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GUERRA SOTTOMARINA

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Ed eccoci al 20° ed ultimo episodio di guerra sul mare raccontato da Michele Vocino

nel suo libro " Bandiere sul mare - Episodi della Grande Guerra "

 

GUERRA SOTTOMARINA

 

L'ammiraglio Tirpitz, Ministro della marina tedesca, era un ardente fautore della guerra sottomarina al traffico, ad oltranza, senza riserve; egli, fin dallo scoppio delle ostilità, aveva fatto presente la necessità d'infliggere i massimi danni al naviglio mercantile inglese usando il sommergibile come arma di blocco.

" Poichè gli inglesi - egli diceva - ci hanno chiuso la Manica mediante un campo minato con evidente violazione del diritto internazionale, noi, per misura di rappresaglia, iniziamo la guerra al traffico con i sommergibili su tutte le coste inglesi bloccandole; e, poichè il blocco sarà tenuto per la massima parte da sommergibili, le navi che cercheranno di violare il blocco correranno grave pericolo di essere affondate senza preavviso " .

   La proposta lasciò perplessi gli uomini politici responsabili e specialmente il Cancelliere dell'Impero, il quale considerava il siluramento, per lo meno per le navi neutrali, giuridicamente illecito, e il Ministro degli Esteri, il quale adduceva considerazioni prevalentemente d'ordine politico, prevedendo come conseguenza il boicottaggio commerciale da parte dell'America, la chiusura dei porti olandesi, la ostilità dell'Italia.

   L'Imperatore era tentennante tra il desiderio di produrre il massimo danno all'avversario e la preoccupazione degli atteggiamenti neutrali.

Tirpitz insisteva, ragionando: " Il diritto marittimo internazionale ora vigente non conosce ancora il sommergibile. A nessuno verrebbe in mente di sollevare obiezioni se una nave,

fosse anche il più grande dei piroscafi da passeggeri, nell'avvicinarsi alle coste di una potenza belligerante rimanesse danneggiata da una torpedine e andasse a picco con passeggeri ed equipaggio; ebbene, quando quella determinata zona fosse stata preventivamente dichiarata pericolosa, non dovrebbe apparire diversamente contrario alle norme non solamente etiche e umanitarie ma anche giuridiche un affondamento, in quella zona, d'una nave mercantile per opera d'un sommergibile il quale della torpedine è certo arma meno cieca e meno crudele ".

   Forse il ragionamento persuase. E allora, anzichè dichiarare un " blocco sottomarino " , nel quale tanta analogia poteva riscontrarsi col " blocco di gabinetto sulla carta " esplicitamente escluso dal diritto di guerra, fu adottata, il 4 febbraio 1915, questa formula di notificazione : " Le acque circostanti la Gran Bretagna e l'Irlanda sono dichiarate 

" area di guerra ( come, cioè, le aree minate ); quindi qualsiasi nave mercantile nemica, incontrata all'interno di tale area, sarà distrutta, senza che sia possibile eliminare i pericoli che deriveranno all'equipaggio ed ai passeggeri ; nell'interno di tale area anche le navi neutrali sono minacciate da pericolo ( il testo originale diceva " da distruzione ", e fu modificato per volere del Ministro degli Esteri ), perchè, dato l'abuso di bandiere neutrali ordinato dal governo britannico, non sarà sempre possibile evitare che gli attacchi, supposti diretti contro unità nemiche, colpiscano invece anche navi neutrali "

   Fu così iniziata la guerra sottomarina al traffico, che però ebbe subito arresti, tentennamenti, deviazioni, perplessità. L'indecisione nocque più che il sistema stesso alla Germania. Si sarebbe forse potuto non adottare il sistema per più o meno fondati scrupoli giuridici o umanitari, ma quanto adottato dovevasi condurre ad oltranza; solo così si sarebbe potuto ottenere un risultato bellico decisivo, e forse anche, visto che lo Stato pel moderno diritto internazionale positivo se agisce come costitutore e non come destinatario di norme, e può farlo, agisce evidentemente in condizione pregiuridica, forse si sarebbe con abilità di giuristi potuto ingenerare nell'opinione pubblica il convincimento della liceità giuridica dell'atto, trattandosi di una arma nuova.

   Il clamoroso siluramento del " Lusitania ", aumentò il disorientamento e la perplessità. Quindi note e contro note che scusavano e non scusavano, per quanto subito Tirpitz avesse fatto presente che non la lunga prima nota del 28 maggio avrebbe dovuto scriversi agli Stati Uniti in risposta ala prima protesta contro il siluramento, ma, più conforme

al carattere americano propenso a farsi persuadere meglio dalle cifre che dalle scuse e dai lunghi ragionamenti, avrebbe dovuto rispondersi così : " Il " Lusitania " portava in Inghilterra 150 mila granate; secondo gli insegnamenti ricavati finora, 150 mila granate permettono al nemico di infliggerci una perdita di non meno di 150 mila uomini; dunque di fronte a ciò, la perdita di mille passeggeri, " i quali si sono volontariamente esposti al pericolo malgrado gli avvertimenti ricevuti, non ha assolutamente nessuna importanza ".

Questa circostanza degli esplosivi esistenti nel carico del grande transatlantico, undici tonnellate di polvere nera ripartita in cinquemila casse di munizioni, poi confermata in un rapporto pubblicato nella " Chicago Tribune " il 30 ottobre 1920 da Dudley Field Malone, il controllore del porto di New York , era infatti esattissima; circostanza in tempo esattamente comunicata a Berlino dagli oscuri informatori d'America !

   Invece, in Germania, " Lo spirito di rinuncia - disse Tirpitz - spirito spinto fino alla mancanza di qualsiasi senso di dignità che ispirava il governo tedesco, la cui politica " da giardino d'infanzia " si riduceva a mettere sempre in evidenza le zelanti promesse di tenere buona condotta, doveva ben condurre all'unico risultato di svegliare ed intensificare le pretese della contro parte . "

   Un ordine di arresto alla guerra sottomarina dato dall'Imperatore il 1° giugno, provocato dal Cancelliere, determinò l'ammiraglio Tirpitz e, l'ammiraglio Bachman, Capo di Stato Maggiore della Marina, a presentare le loro dimissioni.

   L'Imperatore andò su tutte le furie. " No ! - scrisse in margine alla domanda del primo - In simili momenti questa è fellonia. Egli rimane e deve ubbidire. No! Rimanere ed ubbidire ! " e dell'altro : " No ! Questi signori debbono ubbidire e rimanere. Vero e proprio complotto militare ! Montato da Tirpitz " .

   A Tirpitz rispose ufficialmente : " Rifiuto di dare un seguito alla Sua domanda di dimissioni ecc..... Io ho assolutamente bisogno dei suoi servigi per il raggiungimento dell'obiettivo della guerra e nutro la speranza che Ella continuerà a dedicare al bene della patria le sue eminenti facoltà e la sua salda volontà "

   Tirpitz naturalmente rimase; ma le cose, in seguito, non presero una piega migliore per le sue vedute. La terza nota americana, pel " Lusitania ", del 23 luglio, per quanto avesse irritato più delle altre l'Imperatore da fargli scrivere in margine " questa è la nota più insolente nel tono e nell'espressione ch'io abbia mai avuto occasione di leggere dopo la nota giapponese dell'agosto scorso " , non lo indusse ad un atteggiamento più risoluto.

   Gli amici di Tirpitz allora gli si strinsero intorno, dando un pò la sensazione di oscuri maneggi, riunendosi, la sera di ogni sabato, in casa del direttore generale civile Ballin, il famoso costruttore della grandezza marittima mercantile tedesca anteguerra, il quale fin dal gennaio s'era dichiarato " partigiano della più brutale attuazione di un blocco sottomarino ". 

La divergenza di vedute diventò sempre più insanabile. Mentre gli uomini di governo ritenevano con ogni sicurezza  che i risultati della guerra sottomarina avrebbero spinto gli Stati Uniti all'intervento, gli altri continuavano ad essere fermamente convinti che il governo americano avrebbe in ogni caso trovato un qualsiasi pretesto, della guerra sottomarina o d'altro, per intervenire nel conflitto solo nel momento che avrebbe ritenuto più conveniente, e che comunque Wilson non l'avrebbe fatto prima della sua rielezione.

   L'incidente " dell'Arabic " acuì il dissenso.

Tirptz il 27 agosto presentò per la seconda volta le dimissioni.

   L'Imperatore gli rispose : " .....respingo nel modo più netto la Sua richiesta di esonero dalla carica.....;....non posso ammettere che un ufficiale presenti in tempo di guerra le proprie dimissioni, motivandole con divergenze di opinioni relativamente all'impiego delle forze navali, impiego sul quale io, nella mia veste di comandante supremo, prendo ogni decisione definitiva con completa coscienza delle mie responsabilità ".

   E ordinò, il 30 agosto, " che, fino a nuovo avviso, tutti i piroscafi da passeggeri, e non soltanto quelli grossi, fossero affondati unicamente dopo preavviso e salvataggio di passeggeri ed equipaggi ".

Il dissidio diventò drammatico nell'inverno successivo.

L'8 di marzo, quando Tirptz ebbe la sicurezza che il Cancelliere era riuscito a far prevalere definitivamente sull'animo tentennante del Sovrano le sue direttive escludendo il grande ammiraglio fin dalla possibilità d'essere ascoltato, notifica all'Imperatore di aver dovuto, per le sue condizioni di salute tanto peggiorate, cedere il suo ufficio di Ministro all'ammiraglio Buchsel.

E Guglielmo, dopo aver annotato sulla lettera " La terza richiesta di dimissioni davanti al nemico ! Nell'anniversario della morte di mio nonno ! Gesto pieno di tatto ! ", gli risponde il 10 finalmente : " .....nell'esprimerLe il mio profondo rammarico per la necessità in cui mi trovo di rinunciare ai suoi così preziosi servigi, che ricorderò sempre con la massima riconoscenza. Le comunico che accoglierò favorevolmente la sua domanda di dimissioni ".

Cosa che fa cinque giorni dopo.

In questo aspro travaglio di coscienze e di responsabilità, di personalismi e di ambizioni, d'arrivismi e di pettegolezzi, personalità politiche e personalità militari in dissenso, e militari tra loro per intrighi di corridoio, per invidiucce, per caparbietà, mentre si giocava, e si giocò il destino della patria, una figura femminile s'affaccia per un momento tra le pagine del libro di memorie del grande ammiraglio, con cuore di bontà, fuori dalle avvelenate passioni politiche: quella dell'Imperatrice Vittoria. Dopo la seconda lettera di dimissioni, ella scrive a Tirpitz : ".......sono messa a conoscenza da varie parti,non da S.M., della sua presunta intenzione di presentare le dimissioni. Spero che questo non risponda al vero. Lei ricorda che in primavera od in estate ne abbiamo già parlato. Non conosco neppure quali siano le ragioni che La spingono ora a questo passo.

Le mie righe sono ispirate unicamente al desiderio che Ella non abbandoni S.M. in questi gravi momenti. So che Lei pensa soltanto al bene di S.M. e dell'Impero. Ella è affezionato all'Imperatore ed anche negli anni scorsi lo ha aiutato spesso , ed in maniera tanto efficace. La prego di riflettere ciò . Ella può fare ancora molto bene alla patria e alla marina. L'Imperatore non mi ha scritto nulla e non sa neppure nulla di questa mia lettera. Le sarei molto riconoscente se volesse rispondermi brevemente.

Dio consigli a tutti la via migliore in questi momenti, così gravi e difficili per la patria ! "

   E, a dimissioni accettate, malinconicamente: " Non le nascondo che la notizia che la Sua situazione richiedeva il Suo ritiro mi ha profondamente rattristata. Ella sa bene che durante i lunghi anni, nei quali Lei ha dato la sua collaborazione all'Imperatore, ho sempre avuto la sensazione che Lei traducesse fedelmente in atto i progetti e gli intendimenti dell'Imperatore per il maggior bene per la patria. Comprendo perfettamente quanto le debba pesare di non essere più in grado di dare il contributo della sua attività in quest dura lotta affrontata dalla nostra patria. Ma sono convinta che, anche dal suo ritiro, Ella vorrà sempre esercitare la sua influenza in favore dell'Imperatore e non contribuire a rendergli ancora più difficili i suoi compiti: questo è il mio ardente voto ".

   Il libro di memorie di von Tirptz, per altro intensissimo di notizie e di particolari anche del periodo successivi al ritiro del grande ammiraglio, è assai interessante non solo pel suo sapore storico e aneddotico, ma sopratutto perchè lascia pensosi sulla scottante questione circa le regole giuridiche dell'impiego del sommergibile nella guerra al traffico.

    Una sentimentalità forse eccessiva e sopratutto il nostro punto di vista nel gioco bellico ci fecero il problema non certo nei suoi veri termini mentre divampava il conflitto.

Ora, con animo spassionato, in possesso di molti elementi che allora non si avevano o non si vedevano, da un esame prettamente obiettivo e da presupposti anche rigorosamente giuridici noi forse potremmo giungere ad ammettere una tesi molto vicina alla tedesca, e quindi non perfettamente consona ai principii adottati dal trattato di Washington del '22 che impone al sommergibile nella preda le stesse modalità sancite per le navi di superficie e ne condanna ogni infrazione come reato di pirateria, senza tener conto delle evidenti peculiarità del sommergibile il quale, per la sua stessa velocità inferiore alla normale dei piroscafi e per il pericolo di rimanere emerso, assai difficilmente e certo assai pericolosamente può procedere ad una visita minuziosa, e in ogni caso si trova nella quasi impossibilità di scortare, emerso, la preda in un porto nazionale od alleato.

Il diritto di guerra non deve proibire la crudeltà per la crudeltà, il che sarebbe una contraddizione in termini, ma la crudeltà inutili ai fini bellici.

Il siluramento senza preavviso non è una crudeltà inutile , e non sarebbe nemmeno un atto iniquo quando si fosse prima rigorosamente notificato a belligeranti e neutrali 

" non passate questa zona, diversamente correte il rischio d'essere affondati " ; lo stesso rischio che urtando contro una invisibile mina !

   Ma ora sembra, col patto Kellogg , che le norme di guerra debbano essere bandite dal diritto. Meglio così.

Poichè la guerra, deprecata e deprecabile, è un fenomeno umano che potrà forse rarefatto nel tempo ed anche considerato antigiuridico, ma non certo eliminato del tutto dalle possibilità umane, meglio, quando bisogna combatterla, d'essere guidati non da norme freddamente giuridiche, che i combattenti non sanno intendere, e per giunta minate dalla liceità della rappresaglia, ma da norme imposte dalla cavalleria d'ogni esercito, ferree appunto perchè cavalleresche, spontaneamente seguite per sentimento di onore militare e per evitare squalifiche; come ora, fuori dal diritto, si usa in ogni duello sia pure rusticano; come, per gli " usi di guerra ", s'usava nel buon tempo antico.

 

FINE

 

RED

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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