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L'agonia D'un Colosso

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Decimo racconto tratto dal libro " Bandiere sul mare " -

Episodi della Grande Guerra -

di Michele Vocino.

 

E' questo il racconto di un episodio significativo per l'orgoglio della nostra Marina

e per l'Italia che ancora oggi lo ricordano !

Leggiamo come lo racconta Michele Vocino :

 

L'AGONIA D'UN COLOSSO

 

" Alle 2 del 10 giugno - dice il rapporto del tenente di vascello Titz, che era imbarcato sulla " Szent Istvàn " - montai di guardia : il comandante era seduto a dritta, sopra u punto elevato della plancia inferiore. Verso le 3,30 cominciava ad albeggiare a ponente, ma c'era un poco di foschia. Il comandante mi disse di controllare la posizione delle siluranti di scorta.

Eseguii l'ordine; e mentre stavo dicendo che le siluranti erano in vista al loro posto, sentimmo sotto la plancia a dritta due colpi. Credetti da prima che fossero colpi d'allarme, ma quasi contemporaneamente alle detonazioni la nave si sbandò.

Un grido dell'equipaggio ne fu la risposta.... "

Un grido: è il panico ! Ma il panico durò solo un istante : i marinai sotto ogni bandiera sul mare debbono avere, ed hanno,

i nervi a prova.

- Tutti ripresero subito il loro posto, gli armamenti ai pezzi, lo sguardo fisso sull'acqua pronti a sparare.

Ma nulla si vide sul mare.......

Con un salto Titz fu presso al telegrafo delle macchine e girò la freccia sul " ferma ". Poi per telefono chiese giù notizie :

e dal microfono s'irradiò chioccia la voce, dalle macchine, come l'oltre tomba : " L'acqua è penetrata nel locale delle caldaie di poppa; pressione 6 atmosfere ; si può procedere adagio " .

Rapidamente il comandante accertò la distanza dalla prossima isola Melada, e comandò, breve , al timone ed alle macchine per mettere in rotta verso quell'isola.

- Avanti adagio..... -

La nave intanto sbandava di 7 gradi a dritta.

Si era appena in rotta quando da giù venne telefonato in plancia che l'acqua era penetrata anche nelle caldaie di prora,

in tutte le caldaie, e si chiedeva di fermare le macchine.

Dunque s'era ormai senza vapore, senza luce, senza corrente elettrica, senza radio: con gli esaurimenti fermi; con la nave che sbandava sempre più.

Si ordinò allora, col megafono, ad una silurante di raggiungere la " Tegetthoff ", lontana un diecimila metri, per comunicarle l'ordine di accorrere a prendere a rimorchio la nave ferita; ed alle altre di tenersi intorno, pronte al da farsi.

- E la nave sbandava.-

Col crescere dello sbandamento due caldaie uscirono fuori d'acqua, e furono subito accese per avere un pò di vapore

per l'esaurimento caldaie; caldaie che rimasero poi sempre accese, finchè la nave si capovolse, inabissando il personale

addettovi rimasto al suo posto di dovere.

Ma le tre pompe centrifughe non riuscivano a domare l'enorme quantità d'acqua che la nave beveva.

Si tentò di bilanciare la nave, ma non fu possibile raggiungere le manovre di bilanciamento che erano nei locali delle caldaie allagate.

Con sforzi inauditi si tentò di mettere i paglietti sulle falle, ma le falle erano troppo grandi, e non tutte individuate, ed i paglietti riuscivano quindi insufficienti......

Si resero stagni gli ombrinali e i coperchi delle carbonaie. Si girarono le quattro torri trinate a sinistra e si cominciò, con fatica per lo sbandamento, a gittare in mare i proietti da 305.

- E la nave sbandava.....-

Si decise allora di allagare la Santa Barbara di sinistra, ciò che valse solo a raddrizzare il colosso d'un mezzo grado.

Ogni tanto sulla plancia giungevano notizie di paratie sfondate, di coperchi corazzati delle Sante Barbare divelti e dell'acqua che ormai allagava quasi tutta la nave.

L'equipaggio, fin'allora infaticabile, ormai perdeva ogni speranza e scemava di zelo. Ognuno era convinto dell'inutilità

dei sforzi.

- E la nave sbandava.....-

Quasi un'ora di sforzi e di agonia.

Quando i coperchi delle carbonaie s'infransero, i torrenti d'acqua che irruppero nella batteria aumentarono lo sbandamento d'un subito.

L'ultima inclinazione che fu gridata era di 24 gradi !

Null'altro da fare.

La " Tegetthoff " , che era subito accorsa, aveva tentato più d'una volta a prendere la nave a rimorchio senza riuscirvi.

Qualcuno segnalò prossimo un periscopio. E allora la " Tegetthoff " si scostò a tutta forza e cominciò a sparare sul supposto avversario. Quando fu segnalato invece ch'era un galleggiante d'una antisommergibile, non si decideva a desistere dall'inutile fuoco.

Si riavvicinò finalmente al colosso agonizzante, ma nella manovra la scia d'una torpediniera fu scambiata per un siluro, e si riprese a sparare.

Quando la gomena fu portata finalmente a bordo e l'occhiello del cavo d'acciaio entrava nella cubia, lo sbandamento

era tale da non dar più speranze di poter mantenere a galla la nave. Si dovette quindi recidere la gomena.

Ed ammainare le lance di salvataggio.

Era ormai imminente la fine.

In coperta tutti gli oggetti non legati ruzzolavano.

Camminar dritto era quasi impossibile. Gli uomini chiamati tutti in coperta dalle trombe per ordine del comandante, s'erano in gran parte spogliati, e si cacciavano in mare. A poppa il cappellano benediceva. E il comandante era sempre sulla plancia, lì , impietrito, tenendosi aggrappato alla battagliola, gli occhi smarriti sul dramma della sua bella nave.......

Dal fondo saliva un gorgoglio cupo.

L'orlo della coperta, a dritta, era già in acqua......

Sul mare, intorno ora sciamavano i naufraghi.

" Camminando con le mani e coi piedi - scrive Titz - arrivai alla parte elevata della nave......Vidi dinanzi a me la carena

che s'alzava e la chiglia laterale : scivolai sino ad essa. E quando fui giunto, la nave fece un moto brusco, e la chiglia s'affacciò verticale innanzi a me.....Scavalcai la chiglia e mi gettai nel gorgo. Vi fui tratto in fondo ; poi spinto con forza dal gorgo, mi capovolsi più volte; e dopo poco l'acqua si chetò e la cintura di salvataggio mi riportò a galla......

Mi levai il cappotto e provai a raggiungere una torpediniera. Appena fatte alcune bracciate, la " Szent Istvan " , lomtana da me un cento metri, cominciò ad affondare.

La poppa si sollevò fino alle eliche e poi sparì nell'abisso. Sulla carena vidi ancora alcuni marinai che si tenevano avvinti

alla nave, disperatamente......Poi non si vide più nulla. Solo alcuni pezzi di legno galleggiavano " .

 

Alcuni pezzi di legno: quel che rimaneva al sole del colosso - la I.R. nave da battaglia " Szent Istvan ", lunga 151 metri, larga 28, di 20.000 tonnellate, con dodici cannoni da 305, 12 da 152, 18 da 70 e quattro tubi di lancio - che fu colato a picco nelle acque di Premuda, il 10 giugno 1918, da un minuscolo M.A.S., 12 metri, 16 tonnellate, al comando di

Luigi Rizzo.

 

FINE

 

RED

Edited by Red

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