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Sul Confine Del Regno Della Morte

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Nono racconto tratto dal libro " Bandiere sul mare "

di Michele Vocino.

 

SUL CONFINE DEL REGNO DELLA MORTE

 

Dalla prossima costa nemica un fascio di riflettore lo investì.

Lo seguì per un poco nella sua lenta avanzata in emersione, illuminandolo con luce così viva che sulla coperta pareva di essere in pieno giorno. E si spense.

Poi si riaccese di nuovo, d'un subito e lo riprese immediatamente nel suo raggio, senza incertezze.

Ancora si spense, e non si riaccese più.

Perciò il comandante del " Velella " in missione d'agguato, capitano di corvetta Vincenzo De Feo, non ebbe dubbi ch'era stato avvistato da terra, e che immantinenti si sarebbero precipitati sulla rotta, ad attaccarlo, navi e velivoli.

E quindi s'immerse. Infatti non passò molto che sentì alla superficie il rombo delle torpediniere, giunte a tutta forza, ed ora

braccheggianti smaniose d'avvistare una qualsiasi traccia della preda per addentarla..

Allora discese più giù negli abissi : e ancora udì nei silenzi prossimo o lontano a tratti quel rombo, finchè, dopo lungo tempo,

gli parve di non udire più nulla.

Ed emerse.

La notte era nera. Sull'estremo orizzonte ogni tanto un chiarore di lampi s'accendeva e si spegneva sbiancando le nubi

e disegnandone di qualcuna per un momento i profili; ed il caratteristico odore di pioggia e d'elettricità era nell'aria, come si sente nell'imminenza d'un temporale.

Il buio temporalesco poteva ben essere favorevole al sommergibile consentendogli di navigare emerso, ora che le vicende di quella notte e del giorno innanzi lo avevano obbligato a consumare in immersione tanta parte delle sue riserve

elettriche da imporgli l'assoluta necessità di risparmiare le poche rimastegli per raggiungere la sua base.

E il comandante subito ne profittò, riprendendo la navigazione in superficie, fermando per lunghi tratti i motori.

Ma un fenomeno strano, nuovo per lui, imprevisto, gli impedì quella indispensabile economia.

Il buio della notte annuvolata non valeva più a cingere d'impenetrabili ombre la sua nave. Ora era la sua nave che brillave nell'oscurità.

" Il sommergibile è sede di persistenti scariche elettriche silenziose - egli ha scritto nella sua relazione - che si localizzano

in tutte le asperità della torretta e dell'estremo del cleptoscopio, nonchè sulle spalle e sulle teste delle vedette e del comandante; tali scariche hanno la forma di coni di luce violacea, alti dai dieci ai trenta centimetri, col vertice in basso.

Aumentando l'intensità delle scariche e divenendo l'estremo del cleptoscopio troppo luminose per questo fenomeno, m'immergo restando fra due acque fino all'alba. ".....

 

Vi restò molte ore, aspettando che avanzasse il giorno.

Ma ad un tratto la vedetta ai vetri superiori della torretta diede l'allarme :

- Una mina la traverso della dritta -.

Distintamente si percepì il contatto del cavo metallico dell'ormeggio che strisciò fortemente sullo scafo.

E subito il comandante, sperando di scapolare le mortale minaccia :

- Tutto il timone a dritta ! A tutta forza......-

Non bastò. La vedetta, con gli occhi inchiodati alla corda, tragicamente aggiunse :

- Incocciata ! -

Seguì il comando :

- Ferma i motori ! -

Ma ormai il sommergibile poteva dirsi perduto; quasi sicuramente perduto. Eppure un tenuissimo filo di speranza, il miracolo, ancora rimaneva sotteso, ancora per un momento, sull'estremo limite del regno della Morte.

Il comandante e la vedetta erano lì, i soli, a vedere sotteso quel filo innanzi ai loro occhi sbarrati, prossimo da un momento all'altro a spezzarsi.

Per quanto adusati al pericolo mortale, quella tragica agonia arrestò loro il palpito del cuore : troncò loro il respiro.

Entrambi, i soli che, consci, potevano vedere, uno dai vetri della torretta e l'altro dal periscopio seguivano con l'anima

negli occhi la piega del cavo, che, impigliato nella difesa dei timoni orizzontali, tutto s'incurvava di mano in mano che il sommergibile, appoggiandosi ad esso ed avanzando, lo piegava tirando la torpedine in basso.

Gli altri, trattenendo il respiro, aspettavano in silenzio l'evento e la morte, senza darsi precisamente conto di quel di secondo in secondo avveniva e che i due vedevano.

L'ombra della torpedine apparve....... I due videro prima l'attacco delle catene disegnarsi nella diafanità delle acque

chiomato d'alghe...Null'altro più da sperare.....Inesorabilmente, come il battello avanzava incurvando il cavo, la mina sempre più scendeva verso il suo fianco poppiero, inesorabilmente, ad inabissarlo....I due la videro dondolarsi a guisa d'un piccolo

pallone frenato.....La videro tutta.....E si avvicinava....avvicinava....Era lì per toccare.....Uno scoppio e la fine !.....

I due chiusero gli occhi......Ogni speranza, ogni folle speranza era caduta......

Avvertirono, o parve, il primo contatto....uno strappo.....Ecco che, urtando più forte, la mina era per esplodere ; non poteva

non esplodere.......

E non esplose.

Quale invisibile mano di Sirena o d'un'altra Divinità abissale o del Fato volle e riuscì in tempo, nel momento estremo, sull'estremo confine del regno la Morte, quale mano riuscì a rompere il cavo ?

Certo in quel momento, il cavo, fortemente tesato, si spezzò. E la torpedine, libera, riassommò e scomparve.

- Avanti, seicento ampères - ordinò calmo il comandante, con voce che tradiva appena l'ansia vissuta nell'istante tragico.

Poi scrisse nel rapporto, semplicemente : " Appena libero dirigo verso sud, allontanandomi ed eseguendo l'esplorazione

sistematica " .

 

Ma non finirono lì le avventure di quella missione.

Ecco che,iniziando l'esplorazione, il secondo scorse dritto in prora a meno di cinquanta metri un caccia nemico, " l'Uszoke ";

e, non trovandosi in posizione adatta per il lancio, s'immerse.

Navigarono immersi per oltre un miglio. Poi, al momento che ritenne opportuno il comandante fermò i motori, e, non udendo rumore di eliche , emerse col periscopio per l'attacco. Esplorata la superficie delle acque tutt'intorno, dopo pochi secondi scorse prossimo il caccia e udì subito numerosi proiettili cadere in prossimità dello scafo.

Ma nemmeno questa volta si trovava in posizione di lancio.

Ordinò quindi l'immersione a tutta forza; e mentre il periscopio discendeva egli potè vedere nitidamente il comandante del caccia a dar l'ordine di lancio al tubo a poppavia della a sinistra; vide l'uscita del siluro, ne seguì la caduta in acqua in posizione esattissima verso il suo battello.

S'udì il siluro passare strisciando sulla torretta a sinistra e percorrere tutta la metà prodiera del sommergibile a piccolissima distanza dalla coperta.....S'udì subito dopo, il caccia a tutta forza, passare sulla dritta della torretta....senza investirla....E continuava l'esplosione di proiettili sott'acqua !

" L'essere stato seguito sott'acqua con tanta esattezza - continua serenamente il rapporto del comandante De Feo - mi fece supporre con certezza che l'attacco veniva guidato da idrovolanti che, per la limpidezza delle acque, potevano esattamente seguire la posizione e il moto del sommergibile, oppure che il caccia avesse disposizioni microfoniche tali da seguire anche sott'acqua la posizione di questo.

Perciò, invece di ritentare subito l'attacco mi sono allontanato a lentissimo moto, arrestando di frequente per non far sentire

il rumore delle mie eliche e per cercare di sentire invece quelle del nemico, navigando a ventun metri per non farmi possibilmente scorgere da idrovolanti.

Dopo un'ora, non udendo più nessun rumore, il " Velella " emerse. Ma nulla più si scorgeva intorno, sulle acque.

E lontano non era più possibile esplorare poichè una scheggia di proiettile scoppiato in prossimità della lente aveva offuscato il periscopio.

S'immerse dinuovo; poi emerse nella notte ; all'una tornò ad immergersi " per riposo - dice il rapporto - e per iniziare

l'agguato all'alba ".

Quando il giorno fu chiaro, volse verso la base.

Era partito da Brindisi il mattino del 16 e ritornava il 19 agosto. " Dopo più di venti ore di immersione - dice il rapporto - il personale del sommergibile apparentemente non sembrava stanco; durante l'immersione non fu eseguito nessun ricambio d'aria; solo dopo sedici ore furono messi in azione i depuratori per assorbire l'acido carbonico , il che diede alquanto benessere " !

 

FINE

 

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