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Per Non Arrendersi

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Ottavo racconto tratto dal libro " Bandiere sul mare " di Michele Vocino.

 

PER NON ARRENDERSI

 

Il " Balilla ", a missione compiuta, doveva rientrare in porto quel giorno di metà luglio; e non tornò. E non se ne seppe notizia

Quanti sommergibili non sono tornati, e nulla si è poi saputo della loro sorte tragica, in guerra !

Affondati chissà come, incocciando una mina, speronati da una nave inconscia, senza che nemmeno il nemico ne avesse

sentore !

Così il " Balilla "......Ancora per qualche giorno, dopo quello in cui era aspettato, un filo di speranza a Brindisi tenne i cuori in ansia, fidando nel miracolo, smaniando di vederlo arrivare d'ora in ora , come per incanto.

E come le ore passavano, e i giorni passavano, la speranza cadeva e si spense.

Si spense del tutto al quarto giorno, brutalmente, per una comunicazione radio nemica : " Volete notizie ? Due sommergibili sono stati affondati, uno nella notte dal 14 al 15, l'altro il 15 mattina; nessuno degli equipaggi si è salvato ".

Due sommergibili: il " Balilla " e l'H 3, britannico; partiti insieme in missione d'agguato, uno verso Capo Planka e l'altro verso Cattaro.

Poi non si seppe null'altro, per due anni.

Notte lunare. Il nostro sommergibile, da poco aggregato alla flottiglia dopo lunghe prove, navigava cautamente a fior d'acqua

verso la costa nemica.

Nessun'ombra sul mare. Una chiarità madreporica era tutt'intorno, fino agli estremi confini delle acque.

Lo sciacquio dell'onda calma sui fianchi del mostro e il palpito soffocato dei motori cantavano una lenta canzone di nostalgia agli uomini tesi come corde, nell'orgasmo dell'aspettazione.

Il comandante dal bel nome dantesco, sporgendosi dalla torretta a ficcare gli occhi aguzzi lontano nei barbagli lunari, vigilava serenamente.

E più per sentire prossimi al suo il cuore degli aspettanti che per richiamarli al dovere, ogni tanto dava la voce :

" Vedette, attente "

Un gruppo di marinai fermi sulla piccola plancia, presso alla ruota esterna del timone, scrutava il filo delle acque, tutt'intorno, pronto all'allarme : ogni uomo nel suo settore di vigilanza, con spasmodica intensità.

Un profilo come di nuvola apparve, visibile appena, di prua, all'orizzonte : un'isola. Forse Lissa.........

- " Vedette attente " -

Come furono avvistati da quell'isola ? Un fascio di proiettore s'accese di là a sventagliare sul mare, più chiaro della chiarità della luna. Passò sulla nave. La illuminò a giorno per un poco. Poi passò oltre; ripassò......Si spense.

- " Vedette attente ! " -

Una delle vedette diede l'allarme : un punto nero, lontano, che avanzava. Poi un altro. Nessun dubbio : due torpediniere nemiche inviate da una prossima base a dar caccia, informante evidentemente della presenza del sommergibile, filavano

a tutta forza per incontrarlo.

Un comando : - " Regolare l'assetto ! " -

S'udì un gorgoglio d'acqua lanciata dalle turbine nei serbatoi di prora e di poppa a dare l'equilibrio della navigazione sottomarina; un muggito selvaggio di sirena, nelle viscere del battello, ad avvisare le macchine. E poi silenzio.

I motori si fermarono. La nave, cessando l'abbrivio, si fermò.

Gli uomini silenziosamente scivolarono dai boccaporti e gli ultimi avvitarono i portelli.

- " Chiuso a prora ? Chiuso a poppa ?....Chiusa la torretta ?...." -

- " Chiuso ! "-

Il comandante, nel piccolo settore di manovra, calmo, dava i suoi ordini brevi, a bassa voce.

Ognuno obbediva, in silenzio.

La lotta mortale era impegnata.

- Bruum......

Un siluro guizzò a fior d'acqua,come un delfino. Subito dopo un altro.

Una delle due torpediniere venne colpita di poppa, ma non affondò.

Allora tutte le artiglierie delle due siluranti rabbiosamente, furono rivolte contro l'invisibile avversario.

L'ha danneggiato un colpo ? O l'avaria è avvenuta per altre cause ?

Certo è che il sommergibile, dopo il primo lancio ha perduto l'assetto. Ed è stato costretto a riemergere.

Sull'acqua battuta dalle cannonate affiorò la prora come il muso di un enorme cetaceo ferito a morte. Anche la torretta emerse. Un momento di perplessità. Gli avversari pensarono subito ad una resa. Ma poi videro che i portelli restavano decisamente chiusi. Videro che il sommergibile tentava invano di riprendere la posizione orizzontale e che, pur non riuscendovi, disperatamente si ostinava a proseguire l'attacco.

E allora ripresero a cannoneggiarlo.

L'altro non cedeva. Ripetutamente colpito, votato ormai alla ineluttabile morte, ancora riuscì a lanciare due siluri contro gli avversari , mentre già il cleptoscopio era fracassato e la coperta crivellata dai colpi delle due siluranti che lo stringevano in un cerchio di fuoco sempre più prossimo.

Ma i portelli rimasero ostinatamente serrati.

" Tutti ci aspettavamo - dice il rapporto ufficiale austriaco - che da un istante all'altro il portello della torretta venisse aperto

e gli uomini si arrendessero. Si udivano voci di comando e gemiti uscire dall'interno del sommergibile, che si ostinava ad evoluire ancora, per attaccare, quando un siluro lanciato da una delle due torpediniere lo colpì in pieno; ne seguì un'esplosione sorda accompagnata da una colonna d'acqua e di fumo: lo scafo si spezzò in centro e scomparve in un'enorme chiazza di nafta ".

Non vollero arrendersi. Nessuno !

Sei mesi prima un altro sommergibile alleato, il " Monge ", francese, in un agguato notturno presso Cattaro investito improvvisamente e casualmente da un caccia nemico mentre s'immergeva per attaccare una squadriglia di siluranti austriache, fu costretto dalle gravi avarie ad emergere d'urgenza per salvare l'equipaggio.

Gli uomini fecero appena in tempo a spingersi fuori dai portelli mentre il sommergibile appena emerso rapidamente affondava.

- Il comandante, il tenente di vascello Morillot, ultimo ad affacciarsi alla torretta, diede un ultimo sguardo ai compagni naufraghi ed alla vita. Gridò ai suoi marinai : " Adieu, mes enfants ! " Senza buttarsi in mare.....

E, vivo, si chiuse nel suo tremendo e glorioso sepolcro, inabissandosi con la nave.

Pochi giorni prima dell'ultima uscita del " Balilla " - ricorda l'ammiraglio De Feo - nella sala di convegno degli ufficiali dei sommergibili a Brindisi, mentre si ricordava il gesto di Morillot e venivano espressi per lui i sensi della più alta ammirazione, uno dei nostri disse che anch'egli non avrebbe abbandonato nella sorte avversa il suo battello, ma prima avrebbe lanciato tutti i siluri; e aggiunse d'esser certo che tutto il suo equipaggio l'avrebbe seguito nel sacrificio estremo,

per non arrendersi.

E così avvenne. Così ha fatto quel comandante, il comandante del " Balilla ", per non arrendersi egli ed il suo equipaggio, nella notte del 15 luglio 1916.

Egli : Tolosetto Farinati degli Uberti, da Verona.

E i suoi compagni : tenenti di vascello Carlo Faldi ed Emilio Borsi, sottotenente macchinista Midio Lolli, due radiotelegrafisti, tredici sottufficiali e una ventina di sottocapi e comuni delle varie specialità.

Tanto eroismo fu ignorato in Italia fin che è durata la guerra.

Dopo l'armistizio qualche cosa si seppe da racconti di austriaci. Ma la conferma ufficiale ed inequivocabile s'ebbe dalla conoscenza del rapporto del comandante d'una delle due siluranti affondatrici. Il quale conclude così :

" Apprezzo pienamente il valore del mio prode avversario per l'attacco seguito con molto slancio nella notte, e che per pura fatalità fu reso nullo ! E' mio dovere attestare che tutti del " Balilla ", con ammirevole disprezzo della morte, hanno compiuto il loro dovere nella lotta durata mezz'ora, e con ciò hanno trovato pace onorevole, da eroi, in fondo all'Adriatico "

In fondo all'Adriatico, presso Lissa, a santificarlo per il buon nome d'Italia.

 

FINE

 

RED

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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