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Red

In Onta Alla Cautissima Flotta

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Approfittando di un momentaneo rientro nella" base casalinga "

posto il settimo racconto tratto dal libro " Bandiere sul mare " di Michele Vocino

che ha per titolo :

 

IN ONTA ALLA CAUTISSIMA FLOTTA

 

Un nostro osservatore che il 14 febbraio 1918 aveva fatta una ricognizione in volo sul Quarnaro, riferì : " ......nella baia di Buccari si notano quattro navi........Quella più vicina a Buccari è un piroscafo assai grande, di lunghezza superiore ai cento metri. Quella posta nel centro della base è pitturata di grigio, ha due alberi con pennoni, ha due fumaioli, e si ha ragione di ritenere che sia una nave da guerra.. Essa è di dimensioni inferiori a quelle delle rimanenti tre navi ed è ormeggiata su gavitelli a poppa e prora come nella unita fotografia......." .

Allora il Comando in Capo della Piazza di Venezia, specialmente per la notizia di quella presunta nave da guerra, decide di affrettare l'incursione già divisata pel periodo di lunazione oscura del mese innanzi e non effettuata per le condizioni del tempo.

L'impresa era rischiosissima. L'attacco alle navi in quella baia offriva infatti la grave difficoltà di dover percorrere non meno di cinquanta miglia, per andare e tornare, in canali ristretti, compresi fra isole nemiche, dove oltre la sorveglianza in mare avrebbe potuto essere intensa quella di terra : tragitto non certo nei limiti dell'autonomia dei motori elettrici, mentre non era prudente nè conveniente eseguire nella zona il rimorchio dei M.A.S. con naviglio leggero, che avrebbe potuto essere facilmente udito ed attaccato dalle postazioni difensive terrestri.

Per quanto l'impresa presentava una particolare fisionomia d'azione piena d'imprevisti, nella quale i motoscafi dovevano porre in efficienza tutti i mezzi di cui erano dotati, procedendo al massimo possibile coi motori a scoppio pur usando per essi lo scarico subacqueo silenzioso, ed impiegando quelli elettrici solo nel raggio della loro autonomia.

D'altra parte, pur giocando sulla sorpresa, era ovvio che, ad azione compiuta, il nemico avrebbe potuto, anche nell'incertezza del mezzo usato, uscire in forza dalla base di Pola e facilmente presso le sue coste, allo sbocco dei canali,

aver ragione dei violatori del loro ben munito ancoraggio. Occorreva perciò che la spedizione fosse appoggiata da sufficiente naviglio atto a frustare gli eventuali tentativi nemici di riscossa.

La missione fu quindi approntata con ogni cura d'uomini e di materiali : tre caccia, " Animoso ", " Audace ", " Abba "; tre torpediniere, " 18 O.S., 13 O.S., 12 P.N."; e tre M.A.S..

" L'atmosfera nebbiosa alla partenza da Venezia - scrisse nel rapporto ufficiale il comandante Ciano dei M.A.S. - si mantenne sempre fosca fino all'altezza di Prestenizze.

Il mare lievemente mosso e le apparenze meteorologiche non tutte completamente favorevoli lasciarono qualche dubbio sulle previsioni del tempo; pur tuttavia fu deciso di proseguire per constatare il vero stato del tempo dentro il Quarnaro, per prendere la decisione di continuare o meno.

Avvistata l'isola di Unie si accosta per passare fra essa e la Galiola ed al traverso di Punta Sottile si fa rotta per la Farasina aumentando la velocità ".

Quando vennero bene individuati il massiccio di Prestenizze e l'imboccatura della Fianona, i rimorchi vennero mollati.

Mezzanotte. I tre motoscafi, ormai soli col loro destino, in formazione a triangolo imboccando il canale, sorpassano l'estrema punta di Cherso, rasentano la costa, aumentando gradualmente la velocità da 11 a 17 miglia, verso la baia di Buccari.

Il golfo di Fiume, da Volosca a Zurkovo è tutto illuminato, con sfarzo di luce, nella sicurezza che mai l'audacia nemica avrebbe nemmeno pensato di penetrare fin là.

Per sfuggire alla vigilanza della batteria di Porto Re ed alla luce diffusa del centro della baia, i nostri navigano a pochi metri dalla costa di ponente.

Silenzio. Nulla si sente......Ed ecco che nel silenzio si leva un gorgheggio......Poi tace.

Rizzo, sul primo M.A.S., mormora appuntando ed occhi nel buio:

- " Chi razza di cugghiuni sunnu sti austriaci ! "-

Nel buio, a fatica, s'individuano i bersagli. Ma la nave da guerra segnalata non c'è.

Son lanciati i siluri contro i piroscafi; ma, impigliati evidentemente in ostacoli retali, non scoppiano.

Uno solo esplode. E dà l'allarme. Un agitarsi di fanali, un'eco di voci vicine e lontane, un mormorio confuso, un affaccendarsi di luci sulla batteria di Porto Re.

Indugiarsi sarebbe la morte ; o la cattura.

I motoscafi riprendono la rotta del ritorno, a 22 miglia, verso la Farasina. All'altezza di Prestenizze sono fatti segno ad un rabbioso fuoco di fucileria ; invano.

Ecco che uno dei tre si ferma per un improvviso guasto al carburatore. Un momento di spasimo....Ma il guasto è subito riparato. E si riprende la rotta......

 

" Come è noto a V.S.- chiude la sua relazione al Comando della Divisione Alto Adriatico il comandante Ciano - sul mio

motoscafo ( M.A.S. 36 ) era volontariamente imbarcato il maggiore di cavalleria Gabriele d'Annunzio il quale alla partenza, con ispirate parole di fervido patriottismo, seppe imprimere nell'animo dei partecipanti all'azione tutta la nobiltà

della dedizione assoluta alla Patria, rilevando specialmente la grande importanza morale che l'impresa avrebbe avuto nei riguardi della stessa Marina austro-ungarica. In tre bottiglie sigillate ed ornate dei colori nazionali, furono abbandonate galleggianti nella parte più interna della baia di Buccari, fu da d'Annunzio posto un messaggio che mi onoro quì sotto di trascrivere : " In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro porti sicuri la gloriuzza di Lissa,

sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d'Italia, che ridono d,ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre ad osare " l'inosabile ". E un buon compagno, ben noto, il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e Cattaro, è venuto con loro a beffarsi della taglia : Gabriele d'Annunzio " .

 

"..... Per ben misurare l'ardimento degli esecutori di così audace ed ardua impresa - si legge fra l'altro, nel rapporto del

Comando in Capo di Venezia al Capo di Stato Maggiore della Marina - basta porre mente che i M.A.S. hanno dovuto compiere un percorso di oltre cinquanta miglia tra terre nemiche correndo su acque disseminate d'insidie, sorpassare la ben guardata strettoia della Farasina larga meno di due miglia, e spingersi dentro l'angusta gola dalle sponde munite e distanti meno di trecento metri, che mette nella baia di Buccari, dove rimasero oltre un'ora.

L'azione mirabilmente compiuta in ogni suo particolare, ha sorpreso completamente il nemico che non ha manco tentato

di reagire.......Mentre fo riserva ecc., mi è grato segnalare in modo speciale il comandante Costanzo Ciano, che fu mente e cuore dell'azione; il capitano di corvetta Luigi Rizzo, il tenente di vascello Profeta De Santis e il sottotenente timoniere

Andrea Ferrarini, comandanti dei M.A.S., che furono compagni d'audacia e mirabili coadiutori del comandante Ciano; il capitano di corvetta Matteo Spano, comandante il gruppo torpediniere, e tenenti di vascello Ernesto Sesia ed Edoardo

Roggeri, comandanti delle torpediniere , che rimorchiarono i M.A.S. fin oltre l'imboccatura del canale di Farasina.

Degno altresì di alto plauso è il maggiore d'Annunzio che volontariamente partecipò all'impresa audacissima, divenendo attore sereno e forte; anche negli istanti di maggiore rischio egli trovò modo di irridere ai pericoli che sovrastavano pur conoscendo l'indubbio epilogo che avrebbe avuto per lui l'azione, ove fosse rimasto in mano al nemico".

In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa.......

 

FINE

 

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Grazie per aver letto C.te Vigile

 

Un saluto

 

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Edited by Red

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Vi ringrazio tanto cari Comandanti !

In questo periodo sono presente a " singhiozzo "

e vi prego di scusarmi se rispondo in ritardo !

 

RED

Edited by Red

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A quanto so, il danno fatto fu limitato, ma l'effetto propagandistico e psicologico in entrambi i fronti fu notevole. Ovvio, per la marina del Kaiser lo scorno fu duro da digerire... :biggrin: Non so bene quale fu la nave colpita dal siluro e se causò delle vittime.

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Non vi furono vittime.

Con un primo siluro si ruppe la rete di sbarramento e con un secondo che riuscì a passare

furono provocati danni ad un piroscafo.

Il danno maggiore credo sia stato quello provocato al morale della flotta Austro-Ungarica.

 

Grazie per aver letto !

 

Un saluto

 

RED

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