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Red

Un Urlo

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Sesto racconto

 

Ecco, cari C.ti, che mi accingo a riportarvi una della più emozionanti e commoventi

storie svoltasi durante la 1^ G.M.-

Riguarda quella di uno dei maggiori nostri Eroi della Marina Militare, da noi da sempre amato

ed onorato,dalla quale possiamo ancor di più intendere quale potesse essere l'amore ed il coraggio

per la nostra Patria e quello di una mamma che, con animo scuro, rinnegava il proprio figlio per cercare

di salvarlo dall'infame forca dell'odiato nemico austriaco.

Ormai sono più di cento anni che l'Italia lo onora, ne parla e ne scrive, ed a Lui la nostra Marina Militare

ha dedicato alcune sue Unità.

Cosciente che questa storia i più la conoscono , ( mio padre me ne parlava già quand'ero piccolo ), ritorno

però a ricordarla con il racconto che Michele Vocino scrisse nel suo " Bandiere sul Mare ".

 

UN URLO

 

...........

- Ammogliato ?

- No

- Dove sono i suoi parenti ?

- Non ne ho nessuno.

- Chi è il suo congiunto più prossimo ? E il suo indirizzo ?

- Antonietta Bianchini ; Venezia, Frizzeria, 16-92.

- Che cosa era suo padre ?

- Negoziante.

Così si chiude l'interrogatorio della Commissione dei prigionieri.. Poi segue la nota : " A questo punto egli viene riconosciuto dall'I.R. aggiunto di porto Giuseppe Zacevich e dal pilota di porto Antonio Pozzello, e perciò è consegnato

al maggiore auditore Kahler per l'istruttoria e per il procedimento penale " .

 

Quella mattina, il 30 luglio del '916, il sommergibile sul quale egli imbarcava partì da Venezia alle dieci. Come la altre volte

egli era venuto, qualche ora prima, di casa al Comando in Capo, sorridente e smanioso della rischiosa missione; alla porta

dell'arsenale lo aveva atteso, come le altre volte, suo figlio che usava portargli una borsetta, in ogni missione, all'imbarco.

Egli lo salutò, lo baciò con più passione, gli disse: " Ti raccomando la mamma " .

E il ragazzo, come preso da un presentimento, come non pago di quell'addio e di quel bacio del babbo, corse all'isola

di Sant'Elena per rivedere il sommergibile che usciva. E salutò ancora, ancora, lungamente.

Il sommergibile avrebbe dovuto imboccare il Quarnaro, tra la Galiola e Unie, a mezzanotte, per silurare i piroscafi che stavano nel porto di Fiume.

A mezzanotte infatti era lì : notte di caligine, afosa.

Gli occhi spasmodicamente s'aguzzavano a scrutare nella foschia, ma la foschia impedì loro di avvistare terra di prua.

E il sommergibile incagliò........

Quando ogni ulteriore tentativo di strappare la nave alla morsa degli scogli apparve vano, nelle prime luci dell'alba, appena avvistata prossima dell'isola di Galiola, furono mandati a nuoto quattro marinai ad impadronirsi di una barca a vela

ch'era sulla spiaggia.

Si vide un battello staccarsi dalla riva e muovere verso Unie

E poichè parve sulla riva si muovessero persone armate, furono richiamati i quattro marinai. Poi ne fu mandato uno solo,

in esplorazione, il quale dopo poco tornò con un battellino, riferendo ch'era stato ricevuto cortesemente dal personale del faro. Su quel battellino si recarono subito a terra l'ufficiale in seconda, Carlo Alberto Coraggio, ed alcuni marinai, che riuscirono ad impadronirsi della lancia, sulla quale poi tutti presero imbarco dopo che ebbero distrutto i documenti riservati

e danneggiato quanto più possibile il sommergibile facendo fuoco col pezzo da 75 contro lo scafo.

Ma egli non volle seguire i compagni. Con una strana caparbietà, anzichè imbarcarsi con loro per tentare, a vela, di ritornare in Italia, egli volle rimaner solo sul battellino, sperando di raggiungere la costa di Unie e sfuggire così più facilmente alla cattura.

" Troppo delicata era la sua posizione e la sua condizione di irredento - scrisse nel suo rapporto il comandante del sommergibile, Ubaldo degli Uberti - troppo delicata per non lasciargli ampia libertà di regolarsi come meglio credeva; io mi sono limitato a dirgli francamente più volte la mia opinione contraria. Si è infatti imbarcato dicendomi : - In ogni modo, qualunque cosa succeda, non è certo la mia morte che potrà arrecare male all'Italia ; viva l'Italia ! "

Intanto il nemico aveva già avuto notizia dell'incaglio.

Evidentemente il battello che s'era visto allontanarsi all'alba dalla Galiola, aveva portato la notizia alla prossima stazione radio per farla comunicare a Pola d'urgenza. Infatti da Pola e da Lussin subito uscirono la torpediniera " 4 T.B." e la nave

" Satellit " dirigendo sull'isola.

Dice il rapporto del comandante Steinhart della " Satellit " : ".........Mi recai alla Galiola dove fui informato che il sottomarino

era stato abbandonato, che l'equipaggio era fuggito su due barche e che la torpediniera 4 inseguiva quella barche.

Feci rotta a 230° , e, dopo circa 3 miglia, fu scoperta una piccola barca dal sottocapo timoniere Stefano Leib.

In essa si trovava, sotto una tela cerata, un ufficiale italiano. Al momento di essere catturato, egli gittò da bordo un piccolo

involto verde, che subito affondò. Io rilevai la località con un galleggiante.

Poichè l'ufficiale appariva malato e leggermente ferito alla faccia, fu preso a bordo; e a bordo fu caricata la barca. Quindi proseguì la rotta......"

Gli altri erano stati raggiunti e catturati dalla torpediniera.

" L'ufficiale italiano - continua il rapporto del comandante Steinhart - dichiarò di essere il primo ufficiale del sottomarino e di chiamarsi Nicolò Sambo " .

Così tutti del nostro disgraziato sommergibile, il " Pullino ", ufficiale e marinai, furono condotti prigionieri a Pola.

A Pola, come trofeo di guerra, gli austriaci, avrebbero voluto portare anche la nave incagliata : infatti, ad onta che i nostri ne ostacolassero con ripetuti attacchi i lavori, erano riusciti dopo un pò di tempo ad ibracarla e a sollevarla.

Ma già in rotta per Pola, spezzatisi improvvisamente i cavi, essa libera dal rimorchio, rapidamente si inabissò, e trasse nel gorgo, per ultima vedetta, quattro marinai nemici.

 

- Mi chiamo Nicolò Sambo; - rispose alla Commissione che l'interrogava- nato il 4 ottobre 1878 in Venezia; celibe; sono tenente di vascello nella riserva; mi trovavo a bordo per mia istruzione e sarei stato nominato a breve ufficiale in seconda, sostituendo un altro ufficiale che doveva presto sbarcare per prendere il comando di un sottomarino. Servì per circa cinque anni quale ufficiale nel servizio attivo, e poi feci passaggio nella riserva e comandavo piroscafi italiani.

- In che epoca è passato nella riserva ?

- ( imbarazzato ) Avevo allora 25 anni........

- Come va che avendo 38 anni, e già nella riserva, e da così lungo tempo fuori dal servizio attivo, è stata assegnata ad un sottomarino?

- Fui comandato; da noi non vi sono ufficiali di sottomarini che hanno 45 anni; ora non si procede più ad una scelta speciale, e ve ne sono alcuni chiamati " tappa-buchi ".

L'interrogatorio continuò per due giorni, sotto un'ombra di sospetto.

Poi venne, non so come , quel pilota del porto e lo riconobbe : Nazario Sauro di Capodistria !

Egli negò. Il riconoscimento fu subito confermato da molti altri. Egli continuò a negare. Ma non v'era più scampo: tanto era sicura la sua condanna che, prima ancora che egli fosse avviato alla Corte marziale, giungevano istruzioni telefoniche

da Vienna al Tribunale per sollecitare la richiesta del boia.

Diceva il fonogramma : " Il boia sia sia chiamato telegraficamente alla Presidenza del Tribunale Territoriale, Affari penali, in Vienna, poichè si trovi a Pola 24 ore prima dell'esecuzione. Egli deve procurarsi i documenti di viaggio presso il Tribunale Territoriale e presso la Sezione di Marina. Non prenda con sè nessuno strumento. La Direzione del Genio Militare deve provvedere alla erezione della forca e del capestro......."

Tuttavia, prima di procedere alla esecuzione, si volle un'ultima tremenda conferma. E si chiamò la madre a riconoscere il figlio morituro.

La madre di Nazario Sauro si trovava in Valle Oltre presso Capodistria, donde fu chiamata a Pola.

" Quando fu introdotto nella mia camera il mio Nazario - ella poi raccontò, poco prima di morire, all'ammiraglio Pignatti Morano che amorevolmente ha ricostruito la vita e il martirio dell'Eroe dai documenti ufficiali del processo - il mio cuore

sobbalzò e fu sul punto di mancare.

Lo riconobbi immediatamente. Era proprio lui, il mio Nazario, che non rivedevo da due anni. Sentii una voglia tremenda di balzargli al collo, di coprirlo di baci, ma mi trattenni e mi feci ripetendo fra me e me : Dio mio, aiutatemi; datemi la forza, datemi la forza ! Pensai che anche solo il mio turbamento lo avrebbe potuto perdere e mi frenai, ma per un momento ebbi timore che, se interrogata, non avrei potuto articolare una parola. Subito i suoi occhi s'incontrarono con i miei......

Fu una lunga occhiata con la quale ci dicevamo tante cose, tante cose; con la quale ci promettemmo reciprocamente di essere forti. Nessun segno di turbamento apparse sul suo viso; rimanemmo impassibili.........Quel suo sguardo amorevole

ma severo, il suo freddo contegno verso di me, mi spiegarono chiaramente come avrei dovuto regolarmi. Capii che dovevo negare. Il cuore mi batteva così forte che credevo mi spezzasse........Uno degli ufficiali interrogò mio figlio :

- Conoscete questa signora per vostra madre ?

Egli rispose :

- Non conosco questa signora.

E a me :

- Conoscete quest'uomo per vostro figlio ?

- Non lo conosco.

" Data questa risposta, visto che la mia bocca aveva potuto articolare qualche parola, mi sentii più rinfrancata e potei soggiungere spontaneamente che mio figlio era più alto di statura, che era più bruno di capelli e di carnagione........." .

Può concepirsi supplizio più atroce per una madre ?

Più atroce ancora fu il supplizio di questa madre, poichè ella, ad evitare che la su assenza fosse interpretata a danno del suo figliolo, trovò la forza d'assistere anche all'udienza in cui egli fu condannato a morte. E la mattina dopo dell'esecuzione

si sentì annunziare dalla cameriera del suo albergo , semplicemente, così: " Siora, la sà ? quel poareto che i diseva so fio,

i lo ga impicà ieri a sera ! " E non è morta.

 

Dinanzi alla forca, Sauro, tranquillo , sprezzante, urlò a gran voce :

- Viva l'Italia ! Morte all'Austria !

E ancora egli urlò ripetutamente, incessantemente, senza mai smettere :

- Viva l'Italia, Viva l'Italia, Viva l'italia ! Morte all'Austria, morte a Francesco Giuseppe, morte all'imperatore degli impiccati Uno dei secondini gli assestò ,l'altro gli cacciò una mano sulla bocca, ma egli gliela morse tanto forte, tanto rabbiosamente

da obbligarlo a correre a farsi medicare la ferita.

 

Era già notte.

Quando il boia gli strinse alla gola il capestro, egli gittò ancora un ultimo urlo strozzato a metà :

- Viva l'It........

 

Le lettere che aveva affidato ad un suo intimo amico a Venezia, Silvio Stringari, perchè le consegnasse ai suoi qualora

egli fosse morto in guerra, dicevano alla moglie :

" Cara Nina,

Non posso che chiederti perdono per averti lasciata con i nostri cinque bambini ancora col latte sulle labbra; e so quanto dovrai lottare e patire per portarli, che li farà proseguire su quella del loro padre; ma non mi resta a dire altro, che io muoio

contento di aver fatto soltanto il mio dovere d'italiano.

Siate pur felici, che la mia felicità è soltanto quella che gli italiani hanno saputo e voluto fare il loro dovere.

Cara consorte, insegna ai nostri figli che il loro padre fu prima italiano, poi padre e poi uomo.

Nazario "

 

E al primo genito :

 

" Caro Nino,

Tu forse comprendi, o altrimenti comprenderai fra qualche anno quale era il mio dovere d'italiano.

Diedi a te a Libero ad Anita a Italo ad Albania nomi di libertà, ma non solo sulla carta, questi nomi avevano bisogno

del suggello ed il mio giuramento l'ho mantenuto. Io muoio col solo dispiacere di privare i miei carissimi e buonissimi

figli del loro amato padre, ma vi viene in aiuto la Patria che è il plurale di padre, e su questa Patria giura, o Nino, e farai giurare i tuoi fratelli, quando avranno l'età per ben comprendere, che sarete sempre, ovunque e prima di tutto italiani.

I miei baci e la mia benedizione.

Papà " .

 

 

FINE

 

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