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La Tragedia Della " Sterope "

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Proseguo con il quinto racconto tratto dal libro " Bandiere sul mare "

Episodi della Grande Guerra.

di Michele Vocino

 

LA TRAGEDIA DELLA " STEROPE "

 

La " Sterope " era una regia nave carboniera d'oltre novecento tonnellate, gemella della " Bronte ", ch'ebbe questo ciclopico nome nel '905 al varo, e che perì tragicamente in Atlantico, fra le Azzorre e la costa europea, il 7 aprile '918,

di ritorno da Pensacola, dov'era andata a caricare nafta per l'Armata.

" Alle ore 7,15 - narra nel suo rapporto il superstite ufficiale di rotta - dopo aver preso il punto della nave, stimato non avendo potuto osservare il sole, latitudine 39° 31' N., longitudine 18° 40' W., stavo per scendere dalla plancia, quando sulla sinistra ho visto un lampo, e poi subito dopo si è inteso un colpo di cannone ".

- Un sommergibile !

- Il comandante, capitano di fregata Agostino Scaparro, al rombo uscì fuori dal casotto, dov'era, e domandò notizie.

E diede, naturalmente, l'ordine immediato di sparare.

Ma non ci fu bisogno di chiamare la gente a posto di combattimento, poichè già vi si era spontaneamente precipitata.

Il duello s'iniziò; a condizioni impari.

Il primo colpo del sommergibile che giunse a bordo smantellò il pezzo poppiero di dritta, e uccise l'armamento.

Il terzo colpo piombò sulla plancia e uccise il timoniere.

Il comandante ordinò all'ufficiale di prendere la barra, e, accertata la posizione del sommergibile, venne un poco a dritta per mettersi in filo e diminuire così il bersaglio.

Ma ecco che qualcuno sale su a riferire come anche l'altro pezzo di poppa a sinistra è stato messo fuori combattimento......

Allora il comandante passò il timone ad un sottufficiale e mandò l'ufficiale a prender conto di quel che succedeva sul ponte di coperta ed a verificare come procedeva il rifornimento dei due superstiti pezzi prodieri.

Il rifornimento procedeva bene per lo zelo degli uomini che, sotto il grandinare delle granate, facevano a gara a portar proiettili dalle riservette. Uno dell'armamento di sinistra, il marinaio De Bari, ferito alla testa corse a medicarsi e ritornò al suo pezzo.

Tornato in plancia, l'ufficiale ebbe l'ordine di far lanciare l' S.O.S.; ma presso la stazione radio venne colpito al collo e ad un'orecchia; cadde; si rialzò, e fu di nuovo colpito alle gambe. Perdeva sangue da tutte le ferite. Il comandante, che lo vide, gli disse : " Figlio mio, vada a medicarsi ".

Carponi, come meglio potè, si trascinò fino alla sua cabina.

Il duello continuava implacabile.

Il sommergibile, ch'era il famoso " Deuteschland ", quello col quale la Germania aveva tentato il tipo di sommergibile commerciale per rifornimenti transatlantici, ma che fallito il tentativo, era stato poi trasformato in sommergibile da guerra cambiando il nome in U-155, era armato, oltre che con tubi di lancio, con pezzi da 150. La " Sterope " non aveva che quattro pezzi da 76; di questi i due poppieri erano stati subito smantellati, e i colpi degli altri, anche messi alla massima elevazione, erano corti.

Sulla nave piovevano le granate. L'albero di maestra, colpito, si reggeva a stento, trattenuto dalle sartie per miracolo; colpito il fumaiolo; il quadrato sottufficiali a poppa devastato........

Il comandante, considerando perduta la partita, si sporse per buttare in mare il cifrario e documenti riservatissimi, ma una scheggia lo prese in pieno, e gli troncò la testa a taglio netto.

Il secondo, tenente di vascello Schiappacasse, mentre ordinava che fossero ammainate le imbarcazioni, fu abbattuto anch'esso da una scheggia.

Ora la nave non governava più per una grave avaria al timone; girata su se stessa, s'era posta a bersaglio più facile pel nemico.

Unico ufficiale di coperta superstite, l'ufficiale di rotta: guardiamarina Giuseppe Palmegiano, di complemento; un ragazzo ventenne.

Egli era in camerino a fasciarsi da sè alla meglio le ferite, quando gli vennero a dire che il comandante era stato ucciso, che la Santa Barbara era allagata, che il timone non funzionava più.

S'avviò verso la plancia barcollando. Mentre stava per uscire dal corridoio di dritta, udì uno schianto verso prora, e sentì la nave sbandare sulla sinistra tanto che gli cadde contro la paratia.......Quando giunse sul cassero vide il tenente stramazzare ucciso, reggendosi la testa con le mani.

E guardò i pochi superstiti che continuavano ad ammainare le imbarcazioni. Ultimo tentò anch'egli di filarsi in mare dal paranco della lancia ma cadde in acqua. Un marinaio lo afferrò e lo mise in un battello.

S'erano appena scostate le imbarcazioni dalla nave prossima ad affondare, quando il sommergibile le raggiunse.

Il comandante, capitano di fregata Eckelmann, visto il giovanissimo ufficiale ferito, lo prese a bordo e lo mandò in infermeria dove il medico gli estrasse una scheggia dal collo, gli cucì l'orecchia ch'era spaccata, gli fasciò le ferite alle gambe. Poi il comandante gli domandò se volesse rimanere a bordo.

Non volle.

L'altro gli diede la rotta; ed insistette nell'invito a restare, visto che egli era malamente ferito e che stavano lontani dalla costa un trecento miglia.

Ancora rifiutò.

- Bien, bonne chance - disse l'altro. E col megafono richiamò il battello sotto il bordo per lasciarlo andare.

 

Cominciò l'odissea.

La lancia a vela, dove prese posto l'ufficiale, rimorchiava le altre più piccole. Ma le barbette ogni tanto si spezzavano.

Il vento rinfrescava; il mare si faceva sempre più agitato.

Dopo due giorni il rimorchio diventò impossibile.

Le cime, tante volte rotte, non potettero più essere annodate.

La lancia veliera vide a poco a poco distanziarsi di poppa le altre nella foschia e nei piovaschi; le vide scomparire e ricomparire tra onda e onda mentre annottava.

Poi non le vide più: scomparse nel mistero della paurosa oscura notte oceanica.

Fame e freddo: un pò di galletta bagnata e un poco d'acqua; questi erano tutti i viveri di cui disponevano, tolti alla loro nave e non offerti dal tedesco come le narrazioni tedesche poi dissero: mezza galletta con un sorso d'acqua era la razione di ognuno.

E il mare si faceva sempre più grosso.

Cinque giorni così. Ormai era caduta ogni speranza.

Le forze venivano a mancare. Uno solo, il fuochista Merinelli, era ancora capace di stare alla barra, con quel mare.

Ma ecco, all'alba del quinto giorno, una vela apparve all'orizzonte. Raggiungerla......Riuscire a farsi vedere.........

Ancora un ultimo sforzo. Non ne potevano più. Merinelli, al timone, lottava disperatamente; gli altri aiutavano come potevano, per forza di volontà e per istinto di conservazione.

S'accostarono al veliero. Era un brigantino danese, che, con audace manovra, virando tre volte, finalmente riuscì a trarli in salvo.

Dopo si scatenò l'uragano.

 

FINE

 

P.S.: Prego correggere " Dello " con " Della " nel titolo.

Grazie

 

RED

Edited by Red

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Davvero un bel racconto, credo sconosciuto ai più

P.S.: Prego correggere " Dello " con " Della " nel titolo.

fatto Gianni

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Un tragico racconto, ma alla fine, per alcuni, è arrivata la salvezza.....

 

Ottimo... grazie, Red..

 

:smiley19: :smiley19: :smiley19: :smiley19: :smiley19:

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