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La Guerra Dei Radar

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La guerra dei radar

Piero Baroni

La guerra dei radar

Greco & Greco Editori

Milano, 2007

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290 pagine

12,50 euro

 

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Giornalista ed inviato speciale, Piero Baroni affronta il tema della sconfitta italiana nella Seconda Guerra Mondiale, mettendone in luce alcune delle cause meno frequentemente approfondite.

"Vedere di notte", scoprire l'insidia, la minaccia nell'oscurità impenetrabile delle notti illumi, usando gli "occhi" delle onde elettromagnetiche. 1935-1943, l'alba della guerra elettronica. Il duello delle intelligenze, il confronto delle comunità scientifiche, delle organizzazioni industriali, dei governi, delle intuizioni e percezioni dottrinarie degli Stati Maggiori degli schieramenti in campo prima e durante la Seconda Guerra mondiale. Obiettivo strategico il RADAR.

L'Italia nel 1939 aveva il Radar, ma non lo usò. Arroganza, alterigia, oscuri interessi ne impedirono lo sviluppo, ne sabotarono l'impiego bellico, negando all'Italia, tra i primissimi paesi a disporne grazie ai suoi scienziati, una formidabile arma vincente. Una storia al limite dell'incredibile, che getta molte ombre in particolare sui vertici della Regia Marina.

Questo libro (il titolo completo è: La guerra dei radar - Il suicidio dell'Italia 1935/1943) non è e vuol essere un saggio tecnico sulla storia del radar in Italia ma un'inchiesta sui motivi per i quali le forze armate italiane condussero le operazioni dei primi anni di guerra praticamente prive di radar. Questo fatto ha risvolti paradossali, poiché i ricercatori italiani, tra cui in particolare il Prof. Ugo Tiberio, erano stati pionieri nel campo delle applicazioni delle onde elettromagnetiche e. disponevano già di apparati radar ma, per una complessa serie di cause (che sono appunto quelle indagate in profondità da Baroni) arrivarono tardivamente e con poca convinzione a metterli in produzione e ad applicarli.

L'autore, come ha già fatto nei suoi numerosi altri libri, ha compiuto una ricerca approfondita e documentata e ne esce una storia al limite dell'incredibile sui motivi che portarono l'Italia ad essere priva di questo importante strumento.

Certamente l’assenza del radar non fu il solo fattore che portò alla sconfitta militare italiana ma probabilmente fu uno di quelli che contribuirono a rendere la disfatta più pesante, in particolare per quel che concerne le vicende della nostra Marina.

Il testo, in formato “pocket” ed in brossura, non è illustrato, ma riporta integralmente diversi documenti dell’epoca, utili per comprendere l'atteggiamento nei riguardi del radar dei personaggi al potere.

Il volume può essere richiesto nelle librerie oppure a Greco & Greco Editori, via Verona 10, 20135 Milano (www.grecoegrecoeditori.it).

La guerra dei radar

di Piero Baroni

di Piero Baroni

Greco & Greco Editori, 2007, 290 pagine, in lingua italiana, 12,50 euro

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Non ho letto questo libro, ma soltanto qualche suo estratto che risulta leggibile su Google Books, e devo dire: mi ha fatto una pessima impressione. Da quel che ho letto, Baroni sembra riprendere in toto le datatissime, e semplicemente false, tesi trizziniane sul "tradimento" dei vertici della Marina, oltre a replicare l'altrettanto falsa vulgata secondo cui - in virtù di detto immaginario tradimento - le forze italo-tedesche in A.S. sarebbero rimaste costantemente senza rifornimenti a causa del continuo affondamento di tutti i convogli diretti in Libia (che è una pura e semplice menzogna). Ricordo piuttosto distintamente due scempiaggini difficili da scordare:

 

- si elencano tutte le navi affondate nella primavera-estate 1941, concludendo poi con una frase come "queste perdite impedirono a Rommel di perseguire i suoi obiettivi/paralizzarono le forze italo-tedesche in A.S.", il che è falsissimo, perché la stragrande maggioranza dei rifornimenti inviati in quel periodo giunse regolarmente a destinazione: le navi affondate furono percentualmente poche sul totale di quelle inviate, ma Baroni si cura ovviamente di elencare una per una quelle affondate e di omettere del tutto le decine e decine di convogli giunti indenni, così da far sembrare che tutto quello che partiva veniva affondato;

 

- per criticare le scelte in merito di scorte, e in sostanza dire che la Marina mandava i mercantili poco o punto scortati allo scopo di farli affondare, si diceva, su un convoglio di cinque o sei motonavi inviate con la scorta di sei cacciatorpediniere, qualcosa come "e per queste cinque insostituibili motonavi con i loro preziosi carichi, la scorta fu soltanto di sei cacciatorpediniere". Cosa si doveva usare? Tutta la squadra da battaglia per ogni singolo convoglio? Che poi, se ben ricordo, in occasione di uscite delle FF NN BB a copertura di convogli, Baroni lamenta ovviamente l'inutilità dell'uscita e lo spreco di carburante (ma di quest'ultima cosa non sono sicurissimo).

Edited by LColombo

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Come sempre, focalizzare un solo elemento di una guerra non solo non rende giustizia agli avvenimenti, ma può anche essere fuorviante. Non conosco il libro, ma mi sembra di capire che l'A non abbia letto i volumi di Santoni sull'intelligence britannica (il vero traditore, almeno). Sicuramente, una volta carpito dove doveva passare il convoglio, i britannici si avvantaggiarono delle potenzialità dei radar.

Non credo ai traditori, ma è sicuramente probabile che il radar non sia stato considerato una priorità dagli stati maggiori (evidenzio il plurale) e non abbia, quindi, beneficiato di una corsia preferenziale per i finanziamenti. Qualcosa di simile a quello che successe per le portaerei, per intenderci.

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Confermo, Baroni (che è un giornalista e non uno storico) in questo volume - ma anche e soprattutto in "8 settembre 1943: tradimento"! - rivanga a piene mani vulgate di triziniana memoria quali quella degli ammiragli imbelli e traditori.

È avvilente, sembra che per l'A. la storiografia si sia cristallizzata a "Navi e poltrone" quando invece ci sono stati nel frattempo mezzo secolo di pubblicazioni basate sui documenti via via desecretati e resi disponibili agli studiosi.

Studiosi, appunto...

Insomma, nihil novi sub sole.

Il guaio è che importanti quotidiani lo ripubblicano e nuovi epigoni trizzino-baroniani spuntano come i funghi.

Sob!

Ciao,

C.

Edited by chimera

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Non mi è parso che Baroni abbia seguito Trizzino sulle orme di "Navi e poltrone", soprattutto per quel che riguarda presunti tradimenti.

Ma la domanda che faccio è questa: è vero che noi avevamo prototipi di radar ben prima dell'entrata in guerra?

Se non è vero, Baroni ha raccontato balle.

Se, invece, è vero, quali sono state le cause e le responsabilità per cui non sono entrati in produzione e non sono stati installati già a partire dal 1940?

Il tutto, solo per cercare di (ri)stabilire un punto fermo nella nostra storia

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Ma la domanda che faccio è questa: è vero che noi avevamo prototipi di radar ben prima dell'entrata in guerra?

 

Sì, questo è vero, per quello che ricordo; avevo già letto del prof. Tiberio, credo in un libro di Giorgerini.

 

quali sono state le cause e le responsabilità per cui non sono entrati in produzione e non sono stati installati già a partire dal 1940

 

Direi una gravissima miopia e scarsa fiducia nei confronti dell'innovazione tecnologica da parte dei vertici militari italiani, semplicemente. Non si compresero le potenzialità del progetto (quei primi prototipi erano molto scarsi in termini di risultati) e, anziché investire fondi per permetterne ulteriori sviluppi, si decise di lasciarlo a sé stesso. Una scarsa lungimiranza piuttosto cronica, la stessa ragione per cui fu abbandonato anche lo "snorkel" italiano che si stava già iniziando ad installare su alcuni sommergibili in costruzione negli anni Trenta, così che i nostri battelli ne rimasero sprovvisti per tutta la durata del conflitto.

Edited by LColombo

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Nel 1936 il primo prototipo rudimentale sviluppato a Livorno a cura di Ugo Tiberio, denominato EC1, confermò la validità dell’equazione del radar utilizzata da Tiberio. Si poteva infattiudire l’eco riflesso da un motoscafo a 2000 metri con un trasmettitore che, equipaggiato con due triodi T 800 RCA, erogava soltanto 150 w. Calcolando la portata conpotenze dell’ordine di 15 kw e superfici superiori del bersaglio si poteva arrivare a 40 k.

Al R.I.E.C dal 1936 al 1940 il Tiberio costruì i seguenti dispositivi sperimentali:


a) una serie di apparecchi a modulazione di frequenza, su onde di 2 metri (denominati EC1, ed EC2), sperimentati in varie forme dal ‘36 al 1938; il metodo a ondacontinua si rivelò non adatto per le esigenze della radiotelemetria vera e propria, potevaperò servire per l’identificazione di navi amiche qualora su esse fosse istallato un dipoloemittente.

b) due apparecchi ad impulsi, iniziati alla fine del ‘39 e finiti nel ‘41 (denominatiEC3 “Gufo” ed RDT4 “Folaga”), analoghi a quelli indipendentemente studiati ed utilizzati in Gran Bretagna, Germania e USA;


L’EC3, per uso navale su onda di 70 centimetri, dette risultati soddisfacenti, con portata di 12 chilometri contro navi e di 30 chilometri contro aerei, l’altro, su onda di m.1,50, era concepito per uso costiero.



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Non mi è parso che Baroni abbia seguito Trizzino sulle orme di "Navi e poltrone", soprattutto per quel che riguarda presunti tradimenti.

 

Beh, Baroni, ha pubblicato Una patria venduta: come tradimenti e congiure hanno portato alla disfatta dell'8 settembre, ed. Settimo Sigillo, 1999

e 8 settembre 1943: il tradimento, ed. Greco & Greco, 2005

La corrente storiografica (e ideologica) è esattamente quella trizziniana.

 

Quanto al radar, c'era un prototipo, funzionante dall'ottobre 1939, a Livorno, di radar per avvistamento aereo, non imbarcabile in quanto troppo grosso.
Il primo prototipo marino imbarcabile fu provato in mare con esito positivo nell'aprile 1941 (le prove del febbraio 1941 non avevano dato un esito accettabile o pratico), ma era a rilevamento acustico e a bordo, in condizioni operative e non di laboratorio o di nave per esperienze, non si riusciva a distinguere la nota dell'eco di ritorno. Sbarcato nel settembre 1941 dal Littorio divenne operativo 12 mesi dopo in quanto dotato, ora, di un oscilloscopio efficiente rispetto a quello, sperimentale e adattato alla bisogna, che si era cercato, vanamente, di utilizzare durante l'estate 1941.
La richiesta fatta dalla Marina alla SAFAR (unica impresa italiana in grado di produrre in serie il radar del 1939) nell'ottobre di quello stesso ultimo anno di pace, era stata respinta dall'impresa dell'ingegner Castellani in quanto:
- Il prezzo politico chiesto e imposto dal governo (non dal Ministero della Marina), all'inizio di quell'anno, alla SAFAR per gli ecogoniometri (oggi diremmo Sonar) aveva scoraggiato quell'impresa;
- Il Ministero delle Comunicazioni aveva ottenuto una corsia preferenziale per la produzione di televisori da parte della SAFAR in vista dell'inizio delle trasmissioni regolari da parte dell'EIAR in occasione dell'Esposizione Universale di Roma del 1942. Quella commessa, molto remunerativa, aveva saturato le possibilità della società blindandola politicamente.
Nella primavera 1940 si diede la precedenza, a Marinelettro, alla messa a punto del TPA, ossia a una radio in fonia con miscelatore (scamble) che si propagava in linea ottica come il TBS statunitense (apparato, questo, che gli inglesi non avevano e che ricevettero dagli USA solo nel 1943). Il lavoro di Tiberio e Carrara sul radar riprese, così, solo nell'estate 1940.
Quanto sopra è documentato sin dal 1995 (Enrico Cernuschi, "Marinelettro Ordine segreto RDT", supplemento della Rivista Marittima), ma come dice Chimera, i soliti noti sono rimasti pietrificati sul loro passato. Perchè stupirsi?

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"GMAndrea Posted 19 September 2017 - 02:17 PM

Beh, Baroni, ha pubblicato Una patria venduta: come tradimenti e congiure hanno portato alla disfatta dell'8 settembre, ed. Settimo Sigillo, 1999 e 8 settembre 1943: il tradimento, ed. Greco & Greco, 2005 La corrente storiografica (e ideologica) è esattamente quella trizziniana."

 

Non avendo letto nessuno dei due libri citati non posso esprimermi in proposito

La mia affermazione era ed è riferita al libro "La guerra dei radar", dalla cui lettura, alla fin fine, si traggono considerazioni molto simili a quelle espresse da LColombo e sandrored

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