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Totiano

Giacinto Pullino

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Parliamo di una persona speciale, non è stato sommergibilista ma lo si puo considerare il capostitpite
nato a Castellamonte (Ivrea) il 24 gennaio 1837 e deceduto a Baldissero Canavese (TO) il 16 agosto 1898, si laurea ingegnere nel 1858 ed inizia la sua brillante carriera nel 1864 come sottoingegnere di 2° classe e insegnate nella scuola di applicazione per gli allievi ingegneri.
Dopo varie destinazioni, tornò di nuovo a Castellammare nel 1874 come vicedirettore delle costruzioni navali. Nel cantiere stabiese mise a frutto le sue qualità di insigne matematico studiando, con l’ausilio di modellini, la resistenza dei liquidi sugli scafi in movimento. Primo esperimento di vasca navale in Italia, Pullino utilizzo le vasche con acque minerali dove venivano sistemati i tronchi utilizzati per lo scafo delle navi in legno.
Come vicedirettore diresse il varo della prima corazzata a torri girevoli progettata da Benedetto Brin.
Al varo dell’unità, la più potente del mondo in quel periodo, parteciparo ambasciatori e regnanti e il Re volle premiarlo nominandolo, motu proprio, direttore del regio cantiere. Con tale incarico, sempre a Castellammare, perfezionò le tecniche del varo.
Successivamente la carriera di Giacinto Pullico fu tutta in ascesa, nominato in prestigiosi incarichi, fino ad essere eletto deputato nella XVIII legislatura ( a quei tempi la carica era effettivamente onorevole).
Il 14 agosto 1888 nell’arsenale di Spezia il direttore delle costruzioni navale Comm. Giacinto Pullino, sperimentò una variante al varo tradizionale sullo scalo di costruzione.
Due incrociatori torpediniere della classe Goito e precisamente il Montebello e il Monzambano, furono varati nella stessa giornata e sullo stesso scalo.
Solo che il Montebello, sistemato lungo l’asse longitudinale del piano inclinato, fu varato nel modo tradizionale. Subito dopo il Monzanbano, costruito parallelamente, fu trascinato lateralmente sullo scalo al posto della nave precedente e varato a sua volta.
Il tutto si svolse felicemente nel giro di un paio d’ore.
Le due unità sperimentali e similari, avevano un dislocamento rispettivamente di 801 e 856 tonnellate; erano lunghe 73,4 metri (fuori tutta), larghe 7,88 metri e con un’immersione di 3,60 metri.

 

Ma l'evento che piu ci interessa è che fu ideatore e costruttore, nel 189, del primo sommergibile italiano, il Delfino.

 

Proprio per questo, fu tra i pochissimi ingegneri del Genio Navale ad avere una nave intitolata a suo nome, anzi, un sommergibile, purtroppo tristemente noto per le vicende di Nazario Sauro

 

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In effetti, approfondendo la storia del Regio battello Sottomarino Delfino, sembra forse eccessivo dare la paternità al Pullino che, probabilmente, ha solo dato line di indirizzo poi attuate da un astro nascente dell'ingegneria sommergibilistica italiana: Cesare Laurenti.

Oltre ad alcuni disegni da lui firmati, il dato è ipotizzato anche dall'amm Galuppini in un bell'articolo di qualche anno fa.

 

Per ora non svelerò altro, sarà il calendario Betasom del 2020 a fornire maggiori precisazioni...

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