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La Battaglia Dello Jutland

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Certamente molti di voi avranno letto,magari anche in libri diversi, il racconto della battaglia dello Jutland.

Quì possiamo leggere ancora una volta la narrazione di quell'importante battaglia di guerra sul mare

alla quale Italo Sulliotti ha dedicato un capitolo nel suo libro " Fumi all'orizzonte " del 1931 e nel quale esprime

alcune sue considerazioni.

 

LA BATTAGLIA DELLO JUTLAND

 

Dopo la battaglia di Trafalgar, la battaglia dell'Jutland rappresenta il più grande urto navale della storia moderna : sarebbe più esatto dire che essa è stata una serie di battaglie, con un risultato gigantescamente impari alle forze che vi furono impiegate.

Ancor oggi, a tredici anni di distanza, le sue fasi sono imperfettamente conosciute, sia perchè ognuno degli avversari - giudicando su un settore limitato - ha cercato svalutare le proprie perdite e ingrandire quelle dell'altro, sia perchè gli scrittori tecnici - abituati a considerare il combattimento come un gioco di forze e di quantità matematiche - non hanno lasciato posto a quegli elementi imponderabili che animano sempre, e talvolta decidono la storia.

Sarebbe dunque presuntuoso dare la versione della battaglia dell'Jutland : si può tutt'al più, tentare di offrirne una versione,

traendo - dalla confusione caotica di tempi e di momenti in cui il gran pubblico poco o nulla ha compreso - le linee essenziali della grande giornata. Esse bastano a stabilire come la battaglia dell'Jutland abbia inferto un grave colpo alla vecchia concezione classica della guerra navale, abbia segnato il crepuscolo - se non il tramonto - delle grandi unità pesanti e dimostrato una volta di più come i duelli dell'avvenire siano destinati a combattersi fra sommergibili e naviglio leggero.

E' stato detto che il duello navale fra la Germania e l'Inghilterra può identificarsi - già prima della guerra europea - in una silenziosa preparazione, che ha due esponenti : Guglielmo II° e sir John Fisher. Ma è bene dir subito che, se l'Inghilterra ha creduto sempre di dover intensificare e spingere innanzi la costruzione delle grandi unità di combattimento, la Germania lo ha fatto quasi a malincuore.

Ciò nonostante, allo scoppio della guerra, le due squadre presso a poco si equivalgono.

La flotta tedesca d'alto mare ha sedici " dreadnoughts " e quattro incrociatori da battaglia ; l'Inghilterra ha ventuno "dreadnoughts " . Ma mentre la prima ha tutte le sue forze riunite nel Mare del Nord, ( in Mediterraneo si trovano soltanto il " Goeben " al comando dell'ammiraglio Souchon ), la seconda ha sette grandi unità distaccate a Malta. Non è inutile aggiungere che la Germania, allo scoppio delle ostilità, perde subito un'occasione favorevole : quella di attaccare la divisione dell'ammiraglio sir Berkely Milne, che con cinque navi da battaglia rientra dal Mediterraneo, lasciandovi soltanto

" l'Invincible " e " l'Inflexible " destinati - sotto il comando dell'ammiraglio Troubridge - a inseguire il " Goeben " e.......a lasciarlo scappare.

L'inferiorità tedesca si accentua rapidamente. All'agosto 1914 la Germania non ha in costruzione che sei nuove "drednoughts " ; l'Inghilterra ne ha dodici, e in più ne requisisce quattro, in costruzione nei cantieri Armstrong e Wickers, destinate alla Turchia e al Cile.

Nei primi mesi del 1916, i giornali tedeschi pubblicano notizie dalle quali traspare un'opera di febbrile allestimento della squadra della squadra da battaglia.

Il " raid " degli incrociatori leggeri di Von Hipper sulle coste inglesi, - la squadra degli " uccisori fanciulli " come è chiamata a Londra - solleva un'enorme emozione : sembra il preannuncio d'una grande azione tedesca nel Mare del Nord.

Ha, questa azione, uno scopo preciso ?

Apparentemente sì. I tedeschi sanno che enormi convogli, milioni di tonnellate d'armi e munizioni, dovranno alla fine di maggio costeggiare la Norvegia, diretti verso il porto russo di Arcangelo.

Ma gli Inglesi sono tranquilli. Se mai, Beatty servirà da esca per attirare il nemico. E il suo compito sarà , infatti , terribil-

mente duro. Londra non si lascia cogliere alla sprovvista, dopo il " raid " di Von Hipper.......

Ed ecco che, negli ultimi giorni di maggio del 1916, la squadra tedesca si incammina lungo il canale Kaiser Wilhelm, che,

sboccando a est di Cuxhaven, mette in comunicazione il Baltico col Mare del Nord. Contemporaneamente, per trarre in inganno gli alleati, si fa correre la voce di un attacco contro Riga. I tedeschi hanno tutte le loro forze navali " riunite nel pugno " : cinque incrociatori da battaglia, diciassette " dreadnougths " ; più uno sciame di siluranti e di incrociatori leggeri.

Il grande ammiraglio Scheer alza le sue insegne sul " Friedrich il Grosse ".

Sta per essere tentato il " colpo della disperazione " .

Vediamo la distribuzione delle forze navali inglesi, all'alba del gran giorno.

A sud della Norvegia è sir David Beatty con la prima e la seconda squadra degli incrociatori da battaglia : " Lion ", " Tiger ",

" Princess Royal " , " New Zeland " , " Queen Mary " , " Indefatigable " .

Dalla Base di Scarborough sta uscendo la quinta squadra di linea : è in questo momento, la squadra teoricamente più potente del mondo, perchè la formano quattro corazzate di ventinovemila tonnellate, tipo " Queen Elisabeth ", con corazze di trentatrè centimetri e otto pezzi da trecentoottantuno : " Barham " , " Valiant ", " Warspite " , e " Malaya ", al comando del contrammiraglio Evan Thomas.

A Rosyth, si trova in riserva, con le caldaie sotto pressione, pronta al minimo allarme, la Great Fleet, quattro squadre

di linea, ventotto " dreadnoughts " comandate da sir John Jellicoe in persona, che batte bandiera ammiraglia sull' " Iron Duke " ed ha ai suoi ordini diretti il vice ammiraglio Sturdee, il vincitore delle Falkland.

Vicino al Dogger Bank in una posizione avanzata, monta la guardia la divisione di incrociatori del contro ammiraglio

sir Robert Arbuthnot. Ad essa spetterà l'onore di avvistare per prima i fumi del nemico, che è uscito alle quattro del mattino

da Cuxhaven. Il sole che sorge illumina in pieno le linee sottili di fumo che segnalano l'avanzata della Divisione leggera

di Von Hipper ; i " detroyers inglesi ne danno immediato avviso a Beatty.

Sir David Beatty è il " leone " della flotta britannica.

Le sue navi si sono già coperte di gloria in tre combattimenti e sono meravigliosamente allenate.

Ma Beatty sente tutta la propria responsabilità e sa che bisogna guadagnare tempo.......tantopiù che il commodoro Sinclair, comandante dell'incrociatore leggero " Galatea " gli segnala " che il nemico avanza con forze considerevoli " .

In verità il grosso della squadra tedesca avanza verso l'ovest con velocità ridotta. Gli incrociatori rapidi di Von Hipper

" segnano il passo " per non distanziarsi dai tipi " Nassau " e " Deutscland ", che camminano soltanto a diciotto o venti miglia. Beatty decide subito di collocarsi fra i tedeschi e le loro Basi : fa rotta a sud-est marciando in linea di fila, a venticinque nodi.

Beatty ritiene che la sua rotta sia leggermente convergente con quella degli incrociatori nemici e confida nella sua superiorità di calibro e di velocità. E' solo. La squadra di linea di Evan Thomas è a molte miglia più a nord.

Manovra imprudente, è stato detto. Forse. Ma non si può non ammirarne l'audacia........

Perchè ad est e a nord spesseggiano colonne di fumo, e l'inglese non sa quanto siano i tedeschi che l'orizzonte nasconde ancora.

Il mare è calmo; il tempo chiaro. Soffia una leggera brezza da nord-ovest.

Alle tre e quarantanove precise, la nave di testa della formazione tedesca, il " Lutzow ", apre il fuoco, ad una distanza che si può calcolare fra i tredicimila e i sedicimila metri. Immediatamente il " Lion " risponde.

Durante il primo quarto d'ora il tiro tedesco è innegabilmente più efficace , gli inglesi " incassano ". E per di più Von Hipper,

che con le sue navi leggere precede di circa venti miglia le corazzate tedesche, tende ad attirare verso l'est la squadra di

Beatty : verso l'est dove, - ancora nascosta da un velo di bruma - sta spuntando la flotta tedesca d'alto mare al completo.

Momento gravissimo. Ma, alle quattro e otto minuti, le cose cominciano a cambiare. E' l'arrivo di Desaix sul campo di Marengo........La divisione di Evan Thomas entra in scena e apre il fuoco da diciottomila metri, coi suoi pezzi da trecentoottanta : Beatty e Thomas hanno, ora, il triplice vantaggio del numero, del calibro, della velocità.

Eppure è proprio in questo momento della battaglia che gli inglesi perdono due delle loro più belle unità........

Sulla passerella del " New Zealand ", il contro ammiraglio Pakenham sta osservando gli effetti del tiro.

Per una di quelle bizzarre eccentricità di cui si compiacciono i vecchi inglesi, porta sull'uniforme una serie di trecce bizzarre che un capo maori della Nuova Zelanda gli ha regalato un giorno, esortandolo a portarle i combattimento, come

" mascotte " .

- Osservate l' " Indefatigable " - gli dice un ufficiale porgendogli il binocolo.

L' " Indefatigable " che segue a quattrocento metri, è stato toccato in quel momento da due proiettili ; per trenta secondi

non si vede in coperta che una piccola nube di fumo, poi, bruscamente, un ventaglio di fuoco si leva dal centro nave.

Un'enorme nuvola opaca nasconde il grande incrociatore; si scorge un canotto a vapore lungo sedici metri, proiettato a sessanta metri, nell'aria.

Ed ecco che alle quattro e trentuno, una salva di quattro proiettili inquadra la " Queen Mary ". Nel primo momento non si scorge che un polverio nero. Ma pochi secondi dopo una grande fiamma gialla divampa a bordo; gli alberi e le ciminiere

crollano di colpo. La poppa , sollevandosi in alto, mostra le eliche nell'aria. Si scorgono gli uomini come formiche, calarsi lungo i fianchi. In pochi minuti la " Queen Mary " scompare in un enorme rigurgito d'acqua.

La squadra di Beatty ha perduto fulmineamente due unità. Ma l'ammiraglio alza alle antenne del " Lion " un solo segnale : " Incrociatori da battaglia accostare di venticinque gradi sulla sinistra ".

Sulla sinistra verso il nemico che avanza.......

Si discuterà molto, più tardi, sulla fine dei due incrociatori.

I comunicati tedeschi l'attribuiscono al tiro delle artiglierie. Molti ne dubitano, affermando che difficilmente i cannoni, da tredicimila metri, avrebbero avuto così rapidamente ragione di due grandi navi, provviste di spesse corazze di protezione

della Santa Barbara. I comandanti dei " destroyers " inglesi " Landrail " e " Lydiard " affermano di aver visto, alla stessa ora, i periscopi di due sommergibili : è permesso dubitarne ma non è possibile escluderlo.

Intanto la battaglia si sviluppa e si complica di cento episodi isolati.

Alle quattro e quindici i " destroyers " inglesi che hanno per Capo squadriglia il " Nestor " ricevono l'ordine di attacco e si slanciano a tutto vapore contro il gruppo di quindici caccia tedeschi che precedono la flotta d'alto mare.

La lotta mischia è furiosa; in pochi minuti due tedeschi e due inglesi sono fuori combattimento; rottami coperti di sangue.

Alle quattro e trentotto il commodoro Goddenough da bordo dell'incrociatore leggero "Southampton ", annuncia che a sud-est, il grosso della squadra tedesca è in vista.

Immediatamente Beatty cambia la rotta e mette la prua a nord, telegrafando a Evans Thomas di ritardare a qualunque costo l'avanzata della Hochseeflotte.

Il sole discende sull'orizzonte; la visibilità diminuisce ad est, a tutto svantaggio degli inglesi.

Sono le quattro e quarantadue : il gruppo delle grandi navi tedesche esce dalla bruma .

Le " dreadnoughts " dell'ammiraglio Thomas che ha alzato le sue insegne sul " Barham " , entrano decisamente in azione,

con una manovra brillante e pericolosa : ognuna di loro compie la sua evoluzione passando per lo stesso punto e offrendo

così un facile bersaglio al nemico.

Intanto Beatty cerca di trascinare il nemico verso il nord. Egli lancia a Jellicoe un telegramma dove traspare per la prima volta la preoccupazione : " Sono alle prese con forze nemiche importanti " .

Cinque di sera : la battaglia delle artiglierie si scatena furiosa sul mare, è impossibile seguirne tutti i particolari.

Beatty ha ormai dietro di sè non soltanto gli incrociatori da battaglia tedeschi, ma il grosso della squadra : i tipi " Koening "

e " Ostfriesland ", che martellano coi loro trecentocinque.

Ma in questo momento la squadra di linea di Evan Thomas , compiuta la sua evoluzione, fa fronte al nemico ; lo spettacolo è apocalittico.

Il " Barham " e il " Valiant " aprono il fuoco da quattromila metri e concentrano il tiro sulle navi di coda della formazione tedesca. Gli enormi obici da una tonnellata degli inglesi cadono in tragica cadenza, sulla tolda di un tipo " Pommern "

che affonda in pochi minuti travolgendo ottocento uomini........

Un'altra corazzata tedesca, un tipo " Heligoland ", rasa come un pontone, agonizza a mille metri di distanza.

 

Siamo all'ultima fase della giornata.

Sul grande dramma discende il tramonto.

Le navi combattono in una confusione infernale. Enormi veli opachi di bruma e di fumo nascondono gli avversari : ognuno di essi si trova improvvisamente di fronte ad altri bastimenti senza sapere se si tratti di amici o di avversari.

E l'oscurità d'addensa.......

Alle sei e cinque, Jellicoe è finalmente informato della posizione in cui si trova la flotta tedesca d'alto mare.

Decide di correre in soccorso di Beatty.

Egli "allenta la briglia " alla terza squadra degli incrociatori da battaglia : " L'Invicible ", " l'Inflexible " e " l'Indomable ".

I due primi hanno " cacciato " il " Goeben in Mediterraneo e distrutto la squadra di Von Spee alle Falkland.

Li comanda il contro ammiraglio sir Horace L. Hood. Magnifico soldato e magnifico ammiraglio, egli lancia a tutto vapore

nella fornace i suoi tre incrociatori in aiuto i Beatty. I fuochisti fanno prodigi : le navi volano a ventisette nodi.

Alle sei e trenta Hood sparisce con la sua nave, " l'Invincible ", spezzata in due da una esplosione.

Ma il suo tiro ha colpito a morte la corazzata tedesca " Wiesbaden ", che affonda pochi minuti dopo , con tutto l'equipaggio, mentre - quasi nello stesso tempo - gli inglesi gli incrociatori " Defence " e " Warrior " su cui è scoppiato l'incendio.

Sparisce con essi, gloriosamente, il contro ammiraglio sir Robert Arbuthnot. Con i suoi vecchi incrociatori egli si " infilato "

alle sei e cinque fra le linee nemiche , ingannato dalla bruma, guidandosi soltanto sul fragore delle artiglierie.

Arbuthnot crede di congiungersi con la flotta di Jellicoe.

Vede spuntare all'orizzonte tre alberi tripodi : quelli che caratterizzano - uniche al mondo -le " dreadnoughts " inglesi.......

Sono, invece le tedesche che hanno probabilmente truccato con " pertiche di fortuna " il loro albero.

E le salve da trecentocinque che scoppiano subito sul " Defence " dimostrano il tragico errore.

Ciò nonostante la Divisione Arbuthnot tiene testa per qualche minuto. Essa concentra su di se il fuoco di cinque corazzate nemiche. Il suo sacrificio eroico permette alla squadra di Evans Thomas di prendere il suo posto di combattimento dinanzi

a Beatty. Abbiamo, in questo momento, l'episodio del " Warspite ". Comandato dal capitano Edward Phillpots, l'incrociatore è colpito nel servo motore del timone, che resta bloccato. La nave non governa più ; si arresta perpendicolarmente al nemico, nel cuore della mischia. Tutti i suoi pezzi tirano furiosamente e affondano un incrociatore tedesco, tipo " Seydlitz ".

I tedeschi perdono, nello stesso tempo il " Lutzow " ; il " Derfflinger " deve abbandonare la linea di fuoco.

Si scorge ad un tratto passare in mezzo ai combattimenti una specie di rottame : è un destroyer inglese, " l'Onslow " comandato

dal luogotenente J. C. Towey.

Il ponte è totalmente raso, non più alberi nè ciminiere, nubi di fumo salgono dalla coperta : è un morto che cammina.........

Demolito dalle cannonate, " l'Onslow " sta per ritirarsi, quando un aspirante informa il Comandante che vi è ancora un siluro utilizzabile. Towey, rimette in moto - le macchine funzionano ancora , - torna in mezzo alla mischia, si spinge sotto un incrociatore tedesco e compie l'ultimo lancio : " the last torpedo ".

Sono le sette di sera. Gli inglesi hanno avuto gravi perdite, ma la loro superiorità è, fino a questo momento indubbia.

La flotta di Jollicoe non è ancora entrata in azione........

Soltanto alle cinque e cinquantacinque la " Marloborough " , che marcia in testa al gruppo della dreadnoughts avvista a dritta, sull'orizzonte i lampi del cannone nemico. E solo alle sei e diciassette la squadra di Jellicoe apre il fuoco sulle corazzate tedesche tipo " Kaiser " e tipo " Koening ". " L'Angincourt " spara con quattordici pezzi da trecentocinque piazzati in sette torri ; sembra il tiro rapido della mitragliatrice Maxim.........

Ma l'azione delle grandi unità è piuttosto scarsa.

Se la flotta tedesca dell'ammiraglio Scheer sta già in questo momento, iniziando il ripiegamento, e disperdendosi verso le sue basi, il merito spetta alle unità rapide e leggere della flotta britannica : quelle che si sono battute fin dal principio........

Alle sette e sei Beatty riceve l'ordine di Jellicoe di seguirlo verso il sud. Alle sette e quattordici riprende il contatto col nemico : il sole morente rende l'orizzonte più chiaro.

I tedeschi risalgono verso il nord-ovest col gruppo compatto dei " Koening ". Se i colpi tedeschi provano duramente il "Colossus " e il " Marlborough ", i tedeschi hanno alla loro volta tre bastimenti incendiati. Le torpediniere tedesche emettono immense nuvole di fumo verde, che stende avanti gli incrociatori un velario.

Da questo momento la battaglia è virtualmente finita. Man mano che la notte si addensa, i tedeschi ripiegano combattendo, mentre gli inglesi avanzano cautamente e cercano di aggirarli. Le flottiglie di destroyers si spingono all'attacco; la dodicesima flottiglia del capitano Stirling sorprende in pieno le sei grandi corazzate tipo " Kaiser ", e ne affonda una. La quarta flottiglia silura due incrociatori leggeri, ma perde il " Tipperary " che affonda con il suo eroico comandante Wintour.

Per tutta la notte il mare è pieno di piccole azioni isolate.

Duecento navi errano e si intrecciano in una rapida caccia : l'oscurità è piena di rombi e di lampi.

Quando spunta il giorno, gli inglesi hanno perduto la speranza di raggiungere il nemico.

Alle quattro e quaranta Jellicoe ordina a Beatty di compiere ancora un giro di ricognizione sulle acque, per vedere se vi si trova qualche nave nemica in avaria. Soltanto il " Dublin " incontra il piccolo leggero " Regensburg " , ma non riesce ad attaccarlo.

Parecchie siluranti inglesi, che hanno le macchine avariate, sono prese a rimorchio, e verso mezzogiorno la Great Fleet riprende la via del ritorno.

L'indomani della battaglia dell'Jutland, il mondo segue commosso la seconda battaglia dei comunicati.......Se l'Ammiragliato inglese , con una dichiarazione oltremodo " Fair Play " annuncia subito, tutte le sue perdite, la Germania afferma clamorosamente

la sua vittoria. Comincia quella serie di " interpretazioni " della battaglia dell'Jutland che creerà sul grande urto navale una fantastica confusione di critiche e di apprezzamenti.

Dal punto di vista assoluto, le perdite dei due avversari non si pareggiano ; dal punto di vista relativo, è innegabile che gli inglesi sono riusciti a conservare intatto il grosso della flotta di battaglia e hanno impedito alla Germania il successo strategico dell'audace

azione tentata contro la Great Fleet.

Ciò che importa stabilire si è che lo Jutland è stata una " battaglia manovrata " in cui è crollata la vecchia concezione classica della concentrazione di navi.

Ogni squadra ha manovrato per suo conto e - in ogni momento dell'azione - la velocità ha avuto per gli inglesi il massimo valore strategico e tattico.

Se Evan Thomas , Arbuthnot e Hood fossero arrivati ciascuno con un quarto d'ora di ritardo, se le loro navi non avessero avuto

l'assoluta superiorità di marcia, l'Inghilterra avrebbe ricevuto un colpo mortale.

Sir David Beatty lo riconosce solennemente, quando, nel suo rapporto, rivolge un encomio solenne al personale delle macchine

e delle caldaie, " primary in the tactics of squadrons under my command " .

Se non sembrasse paradossale, si potrebbe dire che la battaglia dell'Jutland è stata vinta dai fuochisti, dalla utilizzazione sapiente del numero e della velocità.

Finisce, con la battaglia dell'Jutland l'era della " dreadnoughts " ; comincia del naviglio leggero e dei sommergibili.

Ma seimila uomini scomparsi nelle acque dell'Jutland non sono morti invano.........

E se navi inglesi, tornando alle basi, affidano al Mare del Nord, ravvolti nelle amache, i cadaveri - come già, trecento anni prima

è stato seppellito sir Francis Drake - i tedeschi possono, con ugual ragione, onorare i loro morti : tutti sono caduti - con uguale anima - per l'onore della bandiera, come sanno cadere i marinai.

Dice un'antica canzone : Per più di mille anni- nutrimmo del nostro sangue il mare - Il mare sempre famelico - vuole sempre nuove prede...... - E' la nostra legge - ed è il nostro orgoglio, uomini del mare......!

 

FINE

 

RED

Edited by Red

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su questa battaglia molto si è detto e scritto, ma una frase salta all'occhio: l'era delle grandi corazzate è finita... eppure continueranno a costruirle ancora per oltre 20 anni...

 

grazie Gianni

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E' vero Totiano !!!

Se ne costruiranno ancora tante dopo quella battaglia !

 

Grazie

 

RED

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Grazie Gianni. Magistrale la descrizione di Sulliotti della battaglia. Pare di avvertire l'odore acre delle poveri e di venire abbagliati dalle vampe delle artiglierie.

Vedo di procurarmi il libro che non deve mancare dalla mia biblioteca !

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Già, anche l'Italia arrivò al secondo conflitto mondiale con una bella squadra di Navi da battaglia, a discapito di altre classi di naviglio....

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