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danilo43

Smg. Macallè-Ritrovati I Resti Del Sottocapo Carlo Acefalo

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Sulla stampa italiana, quasi in sordina, il mese scorso è stata data la notizia del ritrovamento dei resti del marinaio Carlo Acefalo, deceduto sull'isolotto di Bar Moussa Kebir, a seguito dell'affondamento del R. smg. Macallè eppure la scoperta, a cui non era stato dato rilievo, risale al giugno dell'anno scorso.

http://eldiario.com.uy/2015/05/18/una-busqueda-de-pelicula-tras-los-restos-de-un-submarino-de-la-segunda-guerra-mundial-ricardo-preve/

Dobbiamo alla pietas del rinvenitore, il cineasta italo / argentino Ricardo Preve, l'aver onorato il caduto apponendo sul sacello la bandiera italiana e l'essersi fatto carico presso il Ministero della Difesa, per il riconoscimento ufficiale dei resti ed il loro rimpatrio. Purtroppo non è più tra noi l'amm. Sandroni che mi piace pensare abbia guidato i passi di Ricardo.

 

«Bisogna che le ossa siano riconosciute come appartenenti a lui — spiega oggi, quasi alla vigilia di un'altra partenza decisiva per Bar Mousa Kebir — Spero che i tecnici della Marina e della Difesa vengano con me laggiù per riportare a casa Acefalo, e che il ministro Pinotti ci dia una mano in questa operazione di pietà umana».

 

Il battello non è ancora stato ritrovato, ma alla profondità di 60 m, in scarpata degradante a oltre 100, sono stati trovati rottami metallici che molto probabilmente appartengono al Macallè.

 

5JcpB9.jpg

 

L'ultima battaglia del marinaio Carlo il rientro in patria dei resti dimenticati

 

FRANCO MANZITTI http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/03/31/lultima-battaglia-del-marinaio-carlo-il-rientro-in-dimenticatiTorino09.html

 

A capo di quella troupe un cineasta italo-argentino, Ricardo Preve, autore di film, regista del National Geographic, uomo di grandi viaggi e imprese, che ha fatto del progetto di riportare a casa i resti di Acefalo quasi una ragione di vita. Oggi con lui c'è la Marina Militare che ha favorito le ricerche, c'è una pratica aperta all'ufficio "Onor caduti", che a Roma si occupa di recuperare le salme dei soldati italiani disperse nel mondo, c'è l'ambasciatore italiano a Karthoum, Fabrizio Lobasso, che sta convincendo le autorità sudanesi a permettere la traslazione.

E, alla fine di una battaglia, passata anche attraverso le denunce di Enzo Tortora a "Portobello" negli anni Ottanta, ci sono le ultime testimonianze di un gruppo di sub francesi, che hanno raccontato di avere visto recentemente una croce di legno su quella tomba in mezzo al mare. I commilitoni di Carlo Acefalo avevano piantato quella croce, tra la sabbia e le pietre, prima di essere salvati da un altro sommergibile italiano che era riuscito a raggiungerli dopo il naufragio nel giugno del 1940.

La storia del Macallè è tanto avventurosa quanto è speciale la scoperta di quel corpo dimenticato tanti anni dopo. Era un sommergibile di 60 metri, sei tubi lanciasiluri, un cannone e due mitragliatrici, varato al Muggiano nel 1938 con un comandante, tre ufficiali e 35 uomini di equipaggio, tra i quali lui, Carlo Acefalo. Quando scoppia la guerra il sommergibile parte dal porto di Massaua, al comando del tenente di vascello Dante Morone, per la sua prima missione di guerra verso Porto Sudan. Va all'attacco della flotta inglese, ma la missione si complica subito. È difficile trovare la rotta giusta tra le secche e gli scogli e il sommergibile ha un grave guasto. Ci sono fughe di cloruro di metile dall'impianto di condizionamento, esalazioni pericolose che l'equipaggio non riesce subito a classificare. Quando se ne accorge, gli effetti devastanti dei gas hanno già provocato casi di "impazzimento" e di delirio tra i marinai. In queste condizioni il Macallè si infila nella barriera corallina e si incaglia sull'isolotto di Bar Mousa Kebir, la poppa sprofonda, la prua si alza. Gli intossicati, tra i quali il più grave è Carlo Acefalo, vengono sbarcati su quelle rocce, mentre il comandante cerca di disincagliare l'imbarcazione. Operazione impossibile. Il Macallè affonda e il Morone ha appena il tempo di bruciare i documenti segreti che non devono cadere nelle mani degli inglesi. Ma, intontito anche lui, non lancia l'Sos.

Così l'equipaggio si trova con scarsissime scorte di acqua e viveri sullo scoglio sotto il sole, con molti marinai in preda alle intossicazioni. A questo punto la missione diventa un'avventura da film. Come resistere con la sola prospettiva di essere catturati dagli inglesi o di morire di sete e fame?

A bordo di un canotto con una piccola vela tre uomini — il guardiamarina Elio Sandroni, il sergente nocchiere Torchia e il marinaio Paolo Costagliola — con tre bottiglie d'acqua, un po' di gallette e pancetta, vanno a cercare soccorsi. Per cinque giorni e cinque notti cercano disperatamente di tornare verso Massaua. Arrivano a un faro sulla costa, tra Sudan e Eritrea. Sono fortunati, perché la postazione è in mano agli italiani che fanno partire subito i soccorsi. Il 21 giugno 1940 un altro sommergibile, il Guglielmotti, parte e arriva in un giorno sull'isolotto dove salva tutto l'equipaggio del Macallè, meno Carlo Acefalo che il 17 giugno è spirato, indebolito dall'intossicazione e provato dagli stenti. È l'unica vittima dell'equipaggio.

Aveva 24 anni e quella tomba in mezzo al mare è difficilmente identificabile. Forse i suoi compagni hanno messo sopra la sabbia e le pietre il suo auto respiratore marca "Davis". Preve troverà quella mascherà e la userà come prova dell'identificazione. Quali sono le altre tracce che, settant'anni dopo, permetteranno di attribuire quella tomba ai resti dello sciagurato marinaio? Forse parte del casco, forse la stessa croce di legno, forse la piastrina di riconoscimento trovata tra le ossa.

In realtà il silenzio, rotto solo dal vento, dal rumore del mare, dal volo dei gabbiani, è l'unica "firma" di quella sepoltura che viene dimenticata. Nel 1956, a undici anni dalla fine della guerra, una lettera in inglese partita dal Sudan ricorda che c'è un militare italiano sepolto su quell'isola. Nel 1961 un prete lancia un appello perché si vada a recuperare il corpo dimenticato di Acefalo, ma il Sudan non risponde. Nel 1983 Tortora rievoca a "Portobello" la storia del Macallè e invita in tv cinque superstiti di quella avventura. Dal piccolo schermo parte l'appello: «Riportiamo a casa Carlo Acefalo». Ancora silenzio.

Ci vogliono altri 30 anni perché qualcuno si ricordi di quel marinaio, che era già orfano di guerra, figlio di Pietro, a sua volta trovatello e sposato con Francesca De Stefani, piemontesi di Monastero di Vasco, un piccolo comune vicino a Mondovì. Ricardo Preve nell'estate del 2014 parte per quell'isolotto sperduto alla ricerca dei resti del Macallè per raccontare in un film quell'avventura e scopre i resti del sommergibile, ma anche la tomba di sabbia, pietre e legno che copre le ossa dello sventurato sottocapo sommergibilista.

La madre del militare, intanto, è morta nel 1978, al collo il medaglione con la foto del figlio e nel cuore la speranza che i suoi resti tornassero a casa, a Castiglione Falletto dove lei si era trasferita. Qui incomincia la battaglia dei cineasti per riuscire nell'impresa del rimpatrio. Preve sensibilizza la Marina, le autorità diplomatiche, il governo del Sudan, il Ministero della Difesa. «Bisogna che le ossa siano riconosciute come appartenenti a lui — spiega oggi, quasi alla vigilia di un'altra partenza decisiva per Bar Mousa Kebir — Spero che i tecnici della Marina e della Difesa vengano con me laggiù per riportare a casa Acefalo, e che il ministro Pinotti ci dia una mano in questa operazione di pietà umana».

A Castiglione c'è una tomba che aspetta perché un soldato caduto in guerra riposi in pace, settantasei anni dopo. E per accogliere Carlo Acefalo nella sua terra e non in una sepoltura di pietre e sabbia.

LO SCHIANTO

Lo scafo si era incagliato negli scogli dell'isolotto Bar Mousa Kebir nei primi giorni della guerra

LA VITTIMA

Unico a morire il silurista della Granda seppellito sul posto dai commilitoni Lo attende una tomba vuota

IL CINEASTA

Ricardo Preve ha scoperto la tomba di Carlo Acefalo. A sinistra, nella foto di Arne Vanleuvenhaege, quello che potrebbe essere il relitto del Macallè

IL SOMMERGIBILE

Un'immagine della breve vita del sommergibile Macallè, varato nel 1938 al cantiere spezzino del Muggiano e affondato nel Mar Rosso nel giugno del 1940 nei primi giorni della Seconda Guerra Mondiale: a bordo, unica vittima, il piemontese Carlo Acefalo

Edited by danilo43

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Emozionante questo evento. BZ al regista argentino per la sensibilità e cultura dimostrata in questo caso!

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Saranno finalmente rimpatriati i resti mortali del silurista Carlo Acefalo ?

Con piacere ho appreso da un suo post in FB, segnalatomi dall'amico Tiberio Riva, che grazie a un accordo tra il Ministero degli Affari Esteri Italiano ed il Governo della Repubblica del Sudan, la pietosa opera potrebbe realizzarsi entro la fine di quest'anno.

Grazie a Tiberio per la notizia, ma sopratutto a Ricardo Preve che è stato l'instancabile artefice del ritrovamento, di un prossimo documentario e della rievocazione storica della tragedia del Macallè che si effettuerà in Argentina.

Nel nostro paese invece tutto tace.

Mi piace pensare che da lassù l'Ammiraglio Sandroni sarà appagato nel sapere che l'epopea del suo battello, perlomeno da noi, non è stata dimenticata.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1690544917640739&id=100000557411543

http://www.elsnorkel.com/2017/07/filman-en-buenos-aires-volviendo-casa.html?m=1

 

 

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Finalmente ritrovate le credenziali di accesso!

Grazie al caro amico Danilo per la immeritata citazione ma sono a rinnovare la stima e ammirazione per questo meraviglioso gruppo.

La vicenda del Macalle' è davvero interessante, nella incidentalità che coinvolse alcune unità sommergibili all'inizio delle operazioni. Oggi probabilmente non ci rendiamo conto delle difficoltà del tempo con tali gravi avarie ma certamente, se l'intento di riportare i resti del marò Acefalo a riposare accanto ala madre andrà a buon fine, sarà un giusto e commovente riconoscimento per un ragazzo perito così lontano dalla Madre Patria.

Dispiace ancora una volta notare quanto il fatto resti in sordina in Patria, un paese troppo impegnato a vivere senza memoria.

Tiberio

Edited by sandokan

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