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GM Andrea

Malta 1940-1943. La Storia Inconfessabile

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Titolo: .Malta 1940.1943. La storia inconfessabile

Autore: Enrico Cernuschi
Casa editrice: in Edibus
Anno di edizione: 2015
Pagine: 260
Dimensioni(cm): 24x17

Prezzo: €.20,00

Reperibilità: facilissima

 

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In merito al volume in oggetto propongo una recensione, predisposta per un periodico, un po' più dettagliata dell'usuale scheda

 

Dal secondo dopoguerra a oggi l’opinione pubblica, includendo nei limiti di questo termine anche coloro che dovrebbero essere annoverati tra i cultori più avveduti e accorti, si è assuefatta a una vulgata in merito alle vicende del secondo conflitto mondiale che, come tutti i leit motiv, tende a essere ripetuta come un mantra ipnotico diventando, in questo modo, apparentemente indiscutibile e, per ciò stessa, veridica se non addirittura salvifica. Insomma: il trionfo del diabolico Dottor Goebbels, geniale padre padrone della propaganda nazista sin da prima della presa del potere e il cui motto, non a caso, era: “Ripetete mille volte la stessa bugia e questa diventerà una verità”.

Così, per quanto attiene alla guerra sul mare, è normale sentir ripetere a macchinetta che tra il 1940 e il 1943 il Mediterraneo è stato un bacino posto sotto il totale controllo britannico, quasi si trattasse di un loch scozzese. Questa egemonia era determinata, a piacimento delle inclinazioni dei critici e degli indignati speciali di turno (sempre alla ricerca di scandali) o dall’inferiorità tecnologica della Regia Marina (che pure c’era, quantomeno nel settore elettronico), oppure dalla applicazione acritica di concetti strategici superati o errati da parte dei vertici della Forza Armata (per non parlare, of course, di una precisa cattiva volontà di alcuni sconfinante nel tradimento). Altri hanno poi aggiunto a queste accuse già di per se pesantissime gli effetti, definiti strabilianti, dell’organizzazione interforze britannica di decrittazione nota come ULTRA e, ultima ma non ultima, l’eterna questione di Malta. Proprio quest’isola, secondo una versione immutabile nei decenni, sarebbe stata la vera spina nel fianco che impedì a un qualsiasi natante dell’Asse, pattini inclusi, di superare impunemente le infrangibili barriere inglesi poste lungo la “Rotta della Morte” che correva dall’Europa all’Africa Settentrionale.

Questi assunti non devono stupire, per quanto la realtà dei fatti sia pressoché sempre opposta rispetto a questa facile vulgata. In effetti questo desolante piattino è servito a bella posta in tavola, caldo e indigesto, proprio allo scopo di non indurre nessuno a ragionare in merito al reale andamento di certe faccende; perché è quando si incomincia a pensare, a far di conto e a mettere a confronto le esperienze nostre e altrui, che gli effetti perversi e di lungo periodo di una qualsiasi sconfitta vengono cancellati capitalizzando, casomai, al loro posto i sacrifici di quel tempo passato allo scopo di evitare, per il futuro, di commettere quegli stessi errori abilmente camuffati, allora e in seguito, sotto le false etichette della stupidità di alcuni e della malafede di altri. In fin dei conti il nemico di ieri può essere l’amico di oggi e tornare il nemico di domani. In ogni modo è meglio confondergli le idee con generose dosi di disinformazione, anche perché non è detto che un miracolo come la plateale ignoranza militare del fascismo debba necessariamente ripetersi in seguito realizzando quel “Confound their politics, frustrate their knavish tricks, on Thee our hopes we fix, God save us all” recitato quotidianamente, a mo’ di giaculatoria, dall’inno nazionale di Sua Maestà britannica.

Storia e la propaganda sono, infatti, anch’esse un’arma, soprattutto in tempo di pace, come premette Enrico Cernuschi nel proprio Malta 1940-1943. La storia inconfessabile, appena uscito. Dopo avere confutato nel suo «Ultra» La fine di un mito la presunta infallibilità e rilevanza della decrittazione di parte britannica nello scacchiere mediterraneo, il ben noto Autore si dedica, nel volume in parola, a smantellare un’altra consolidata leggenda: quella della presunta importanza decisiva dell’arcipelago maltese nell’economia di quel conflitto. Questo mito è radicato da tempo, se è vero che a soli tre anni dalla fine del conflitto l’allora Capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio Franco Maugeri, in un proprio libro destinato al pubblico anglosassone dedicava un intero capitolo alla questione affermando, senza tema di smentita: “A mio parere, il punto di svolta della guerra è consistito nella nostra decisione di abbandonare il progetto d’invadere Malta. Se l’avessimo conquistata e occupata – riconosco che è un grande “se”, ma le probabilità erano tutte a nostro favore – saremmo stati i padroni del Mediterraneo”.

Cifre e documenti dell’epoca alla mano, l’Autore dimostra l’esatto contrario. Dopo un excursus storico sulle vicende dell’arcipelago maltese dai tempi dei Cavalieri Ospitalieri e sulla situazione politica insulare fra le due guerre mondiali, Cernuschi mette in chiaro, sin dal principio, il fatto che Malta costituì, in realtà, un danno (e un errore) proprio a carico degli stessi inglesi. Dopo aver trasferito nel 1935 e, di nuovo, nel 1939, la Mediterranean Fleet dal Grand Harbour di Malta ad Alessandria, l’arcipelago in questione perse, infatti, lo status di grande base navale, ma fu giudicato, non di meno, sempre importante per il governo di Sua Maestà. La sua funzione era quella, intuitiva, di base di operazioni per attaccare il traffico italiano con l’Africa e l’Albania nel caso, sempre più probabile e, addirittura, auspicato, di conflitto con Roma. Al momento dell’entrata in guerra dell’Italia, Malta era pertanto dotata di un imponente, e convenientemente aggiornato, complesso di difese costieri, per tacere di un’enorme rete di sbarramenti minati che ne rendevano le acque praticamente impraticabili, fin sotto la Sicilia, fatte salve unità, come i MAS, di modestissimo pescaggio. La guarnigione era di tutto rispetto mentre le scorte di viveri, munizioni e carburante erano più che sufficienti per durare almeno fino alla fine del 1940. Quanto alla modesta forza aerea disponibile, essa era superiore ai tre leggendari “Fede, Speranza e Carità”, frutto di un’invenzione giornalistica del 1941.

Non che la Regia Marina avesse sottovalutato la questione di Malta. Fra le due guerre mondiali erano stati redatti diversi studi, compiutamente descritti nel testo, in merito a un’eventuale invasione. Erano state studiate altresì sia le diverse armi da impiegare (dai sommergibili forzatori di basi alle “idrobombe slittanti” passando, naturalmente, per i mezzi d’assalto) sia un eventuale imbottigliamento del Grand Harbour. Esclusa, tuttavia, con ragione, per il giugno 1940, la possibilità di un “colpo di mano” risolutore da eseguire nelle prime ore del conflitto data la mancanza di sorpresa e lo stato delle difese avversarie, fu necessario rinunciare, nei mesi e negli anni seguenti, anche a quello sbarco che molti ormai auspicavano, prima tra tutti la stessa Regia Marina, dai vertici fino ai giovani ufficiali: quest’impresa, come si dimostra nel testo, oltre a non essere dirimente per le sorti della guerra europea, avrebbe comunque richiesto, da parte tedesca, una mai concessa collaborazione reale (se non soltanto cartacea) in termini di uomini, aerei e supporto logistico, senza contare le ragionevoli probabilità di fallimento legate, comunque, all’orografia, non certo favorevole a un’operazione anfibia, delle pareti a picco sul mare e alle notevoli (e sempre intatte) difese costiere dell’isola.

Avvalendosi di una mole di dati statistici, l’Autore dimostra poi che la presenza di Malta, e delle forze in essa stanziate, arrecò all’Asse danni ben minori rispetto a quanto si dà comunemente per scontato e, certamente, non fatali. Né l’aviazione britannica di base nell’isola né, tanto meno, le unità navali, compresa la celebre ed effimera divisione d’incrociatori nota come Forza K, riuscirono a interrompere il flusso di uomini e materiali per l’Africa Settentrionale; ma come fa più rumore il proverbiale albero che cade rispetto alla crescita continua e silenziosa della foresta, rimangono più scolpite, nell’immaginario collettivo, le navi che affondano che non la media, sempre rispettata, di 65.000 tonnellate al mese arrivata indenne sulle coste africane, a dispetto della impenetrabilità della “Rotta della Morte”, saturando ogni volta le capacità di sbarco e immagazzinamento di Tripoli e dei restanti sorgitori libici ed egiziani.

Lungi dal conseguire i risultati sperati, il possesso di Malta si risolse, alla fine, per la Gran Bretagna con un saldo strategico negativo. Gli inglesi, “decisi a resistere fino all’ultimo maltese”, come argutamente evidenzia (verbali delle riunioni ministeriali alla mano) l’Autore per sottolineare la scarsa considerazione con cui il Gabinetto di Sua Maestà tenesse i poco amati abitanti dell’isola, impiegarono, per la difesa e il rifornimento dell’isola, risorse considerevoli a detrimento perfino delle necessità vitali delle isole britanniche, già di per sé messe sotto scacco, sin dall’estate 1940, dagli effetti globali del Mediterranean Stoppage imposto dalla Regia Marina chiudendo il Canale di Sicilia tra il maggio 1940 e il maggio 1943.

Il mito di Malta pagò, probabilmente, i propri maggiori dividendi in termini psicologici e di propaganda; dopo 70 anni si può tuttavia (sempre col dovuto rispetto per chiunque abbia combattuto, come precisato nel volume in parola), far emergere liberamente i fatti al di là delle cortine fumogene di una narrativa corrente generalmente distratta, quando non pesantemente interessata.

Il testo, ultimo in ordine cronologico dell’ormai affermata collana Navalia della casa editrice in Edibus, è completato da una ricca iconografia, spesso inedita, da grafici e da mappe appositamente realizzate per illustrare quanto esposto nel volume e da un’appendice dedicata alle poco note, ma numerose, vicende della guerriglia navale condotta nelle acque maltesi dalle unità minori della Regia Marina, inclusi numerosi scontri, a noi non sfavorevoli, combattuti con lealtà reciproca, nella notte, tra MAS e dragamine dell’isola assediata e rimasti, fino a oggi, assolutamente ignoti.

 

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A fronte di cotanta recensione non rimane altro che acquistarlo :smile:

Edited by danilo43

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Ho avuto modo di leggere il testo e ho apprezzato due suoi aspetti.

1) I rapporti numerici che indicano come i convogli per l'Africa siano giunti a destinazione e di come singoli eventi (come il convogli 'Tarigo') siano stati assunti a regola quando furono solo delle eccezioni. Eccezioni che però influenzarono la condotta della guerra in Mediterraneo.

2) Il ricorso alle fonti d'archivio (come quello del Gabinetto di guerra britannico) che permettono di gettare uno sguardo su come venne gestita la questione di Malta. Queste fonti permettono anche di fare piazza pulita su alcune leggende che si sono propagate per anni e che ancora continuano a sopravvivere (come quella sugli unici tre aerei di stanza sull'isola, Faith, Hope e Charity).

Nell'esaminare se al Regno Unito convenne tenere Malta, l'autore risponde di no seguendo i numeri che furono per i britannici negativi. Io penso invece che fu utile la resistenza dell'isola, poichè nella guerra (vicenda umana), l'aspetto psicologico supera spesso quello razionale. Se il contributo numerico di Malta alla guerra fu minimo, quello psicologico fu fondamentale, proprio per l'influenza che ebbe sulle decisioni belliche dell'Asse.

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