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Chersino

Chersino Racconta: L’Ultima Missione Del Calvi Iniziata Sotto Cattivi Auspici

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Eravamo nell’estate del 1942, quindi nel momento di massima efficienza della base di BETASOM.

Negli anni antecedenti l’entrata in guerra, il comandante Primo Longobardo, con il grado di capitano di corvetta, aveva comandato numerosi sommergibili. Nell’ottobre del 1940, già capitano di fregata, sostituì il pari grado Aldo Cocchia al comando del Torelli e fu in quell’occasione che ebbi modo di conoscerlo. L’ammiraglio Polacchini stava però mettendo a punto un piano di svecchiamento dei comandanti dei sommergibili, sia da un punto di vista dell’età che del grado. Il suo progetto prevedeva in quella posizione dei trentenni, col grado di tenente di vascello: secondo il suo punto di vista avrebbero avuto una maggiore prestanza fisica per affrontare le dure missioni in Atlantico e un grande entusiasmo per l’enorme responsabilità che veniva loro affidata.

Il comandante Longobardo, ormai quarantenne, fu tra i primi ad essere sottoposti ad avvicendamento e nei primi mesi del 1941 venne sostituito nel comando del Torelli dal tenente di vascello Antonio De Giacomo.

La nuova destinazione del comandante Longobardo fu al Comando Squadra Sommergibili presso il Ministero della Marina. Correva voce di una sua prossima promozione a capitano di vascello; prima che questo avvenisse, lui chiese insistentemente di tornare a fare almeno una missione atlantica e finalmente fu accontentato ottenendo il comando del Calvi. Fu per lui un ritorno al suo vecchio battello, che aveva già comandato durante la guerra di Spagna.

Ma torniamo a quei giorni dell’estate 1942. Il Calvi era rientrato a Bordeaux dall’ultima missione in Atlantico sotto il comando del capitano di corvetta Olivieri alla fine di aprile del 1942 ed entrò in bacino per essere sottoposto ai consueti lavori di manutenzione. Frattanto il comandante Longobardo, subentrato ad Olivieri, era impegnato nella formazione del nuovo equipaggio composto in gran parte da giovani reclute al loro primo imbarco. Quando il sommergibile fu approntato per la partenza, riunì i suoi uomini e offrì la possibilità di sbarcare a chi non se la sentiva di partire per questa nuova missione. L’equipaggio al completo rispose che sarebbe rimasto con lui.

Venne così il giorno della partenza e io accompagnai alla Base l’ammiraglio Polacchini e il comandante Longobardo: tutto l’equipaggio era schierato in coperta in attesa del comandante. Arrivati sotto bordo al Calvi, i due si fermarono qualche minuto a parlare in macchina ed io scesi pronto ad aprire la portiera all’ammiraglio quando il colloquio fosse terminato. Fu in quel momento che vidi un giovane guardiamarina mettere sulla torretta del sommergibile una magnolia bianca, forse in segno di festa per l’imminente partenza. Subito il direttore di macchina, un capitano del genio navale, gli urlò: «Buttala via, che porta disgrazia!» Il guardiamarina ubbidì subito e gli altri ufficiali si misero a ridere, ma forse in quel momento il destino del Calvi era già segnato.

Poi il comandante Longobardo salì a bordo, furono mollati gli ormeggi e il sommergibile partì salutato, come era consuetudine, dall’ammiraglio Polacchini.

Una quindicina di giorni dopo, al largo delle Canarie, le vedette del Calvi avvistarono un convoglio e Longobardo si predispose per attaccarlo, ma venne a sua volta individuato da una corvetta della scorta e costretto ad immergersi. Le bombe di profondità sganciate dagli Inglesi procurarono seri danni e il Calvi dovette riemergere. Appena in superficie subì un cannoneggiamento da parte della corvetta appoggiata da altre navi della scorta; Longobardo rispose al fuoco, ma la preponderanza degli Inglesi ebbe il sopravvento: il comandante Longobardo, l’ufficiale in seconda e molti altri membri dell’equipaggio furono falciati dal fuoco nemico; per il Calvi, che era stato immobilizzato a seguito dello speronamento da parte della corvetta che lo aveva individuato, non c’era più nulla da fare.

Un ufficiale e un marinaio della corvetta salirono a bordo del sommergibile per impossessarsi del cifrario, ma nel frattempo era stato dato l’ordine di autoaffondamento e il Calvi si inabissò portando con sé tutti coloro che si trovavano al suo interno, compresi i due Inglesi.

Una volta recuperati i naufraghi, il comandante della corvetta interrogò l’unico ufficiale italiano superstite e gli chiese chi era il comandante del sommergibile: «Il capitano di fregata Primo Longobardo», fu la risposta. Nel sentire quelle parole, l’ufficiale inglese sbiancò in viso ed esclamò: «Mio Dio, ho ucciso uno dei miei migliori amici! Eravamo tutti e due in Cina, a Tientsin, prima della guerra!» e così dicendo estrasse un portasigarette d’argento sul quale era incisa una dedica firmata Primo Longobardo.

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Accidenti, che storia...mi vengono i brividi leggendo le ultime righe!

 

Grazie Chersino per il racconto, una perla di Storia!

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Grazie Chersino!

la storia del portasigarette è famosa, e ci sono anche altri aneddoti sul comportamento del c.te inglese quando scopri di avere ucciso l'amico.

 

però il pregresso penso sia davvero poco noto, e fa venire i brividi!

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