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bezukhov

Count Not The Dead: The Popular Image Of The German Submarine

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Titolo: COUNT NOT THE DEAD - The Popular Image of the German Submarine
Autore: Michael L. Hadley
Casa editrice: Naval Institute Press, Annapolis
Anno di edizione: 1995
Pagine: 240
Dimensioni(cm): 23,5x16,5x3
Prezzo originale: Sconosciuto

Lingua: Inglese
Reperibilità : media (via Internet)

 

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Tra la moltitudine dei libri che trattano la storia degli U-Boote, questo si distingue per la particolarità del soggetto trattato. Infatti Count Not the Dead - il titolo riprende il verso di una poesia di Hölderlin - non racconta direttamente la storia dei sommergibili, ma analizza le principali opere letterarie e cinematografiche aventi come soggetto gli U-Boote.

 

Il volume è diviso in sei capitoli, ciascuno dei quali corrisponde a un intervallo temporale definito dall'apparizione di un'opera particolarmente significativa o da un evento storico importante. Nel suo libro, Hadley cerca di rispondere alla domanda: in che modo, nel corso degli anni e dei decenni, si è modificata la percezione che il grande pubblico (tedesco, ma non solo) ha avuto nei confronti degli U-Boote?

 

Per rispondere al quesito non bisogna analizzare i libri di storia, che non hanno mai avuto una grande diffusione, ma i romanzi di successo, i film di propaganda e quelli commerciali. Quale appassionato di storia navale, di fronte al nome "U-Boot", non pensa immediatamente al film "Das Boot" (U-96) diretto da Wolfgang Petersen?

Hadley, con metodica e scrupolosa attenzione, fornisce al lettore un campionario vastissimo di opere - oltre duecentocinquanta - che hanno contribuito a creare il mito degli U-Boote, cercando di analizzare il messaggio trasmesso da ciascuna di esse, insieme alle ragioni dell'eventuale successo.

 

La parte più interessante del libro di Hadley riguarda gli ultimi capitoli, nei quali viene discussa la rivisitazione del passato in termini di una sensibilità e di un insieme di valori che non erano più quelli degli eventi narrati. Se infatti durante la guerra il sacrificio, il valore e il dovere erano stati glorificati - determinando quindi il successo di opere che oggi definiremmo propagandistiche -, a partire dagli anni '50 i romanzieri iniziarono a prendere le distanze dal recente passato e nel corso del tempo forgiarono una diversa immagine del sommergibilista: non più "Cavaliere degli Abissi" ma "vittima" della sua stessa arma. Uno degli aspetti più paradossali di questa trasformazione di vedute è che essa fu compiuta da un gruppo di autori che durante la guerra avevano lavorato come giornalisti di propaganda.

 

Count Not the Dead aiuta a fare chiarezza sul valore di opere generalmente sopravvalutate o ormai dimenticate; ad esempio Hadley scrive e riporta duri commenti nei confronti di Herbert Werner (autore del famoso libro "Le Bare di Ferro"), accusato senza mezze misure di essere un ipocrita e un voltagabbana, oltre che uno spregiudicato manipolatore della realtà storica - ciò nonostante, il suo libro è stato tradotto nelle principali lingue e ha venduto milioni di copie(*). Ovviamente Hadley dedica molto spazio al lavoro di Büchheim, autore del romanzo "Das Boot", che viene esaminato in dettaglio anche alla luce dello straordinario successo ottenuto dall'omonimo film.

 

La lettura di Count Not the Dead non è facile e presuppone un forte interesse unito a una conoscenza di base sull'argomento. L'autore (professore di Germanistica alla Victoria University) ha svolto una ricerca rigorosa; il volume è arricchito da numerose note, una bibliografia imponente e l'indice analitico. Sono presenti anche 35 fotografie, non tutte di buona qualità ma per la maggior parte inedite.

Nel complesso Count Not the Dead rappresenta un tentativo, onesto e ben riuscito, di analizzare "il culto e la cultura riguardanti una delle armi più mitizzate nella storia della guerra".

 

 

 

 

_____________________________________

(*)Una recensione di "Le Bare di Ferro" è presente in questo forum:

http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=19082

Edited by bezukhov

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Testo senz'altro interessante e valido, da quel che ho capito, anche grazie allo spessore storico di chi lo ha scritto.

Per quel che ho percepito io nel mio piccolo, da noi U-Boote vuol dire "Kattifi": anche tra insegnanti di Storia.

Sorprendente (ma mica tanto) che un americano analizzi il "mito" degli U-Boote (totalmente ignorati, a livello popolare, o generale, di mass media, o come volete dire, in Italia)

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Per quel che ho percepito io nel mio piccolo, da noi U-Boote vuol dire "Kattifi": anche tra insegnanti di Storia.

 

A mio parere la tua giusta osservazione sulla visione italiana riguardo agli U-Boote va inserita in un contesto più ampio: la generale avversione nazionale nei confronti delle armi "d'attacco" e nella visione "offensiva" della guerra (oltre che a una visione distorta della guerra sottomarina tedesca, probabilmente nata dalla propaganda alleata e riproposta poi nei film di Hollywood).

 

Al contrario in Germania - e il libro di Hadley lo comunica in modo efficace - l'epopea degli U-Boote ha avuto un grande seguito popolare (almeno nelle generazioni passate), anche perché si può quasi affermare che l'arma sottomarina sia diventata una sorta di metafora dello stesso stato tedesco: i sottomarini sono entrati tardi nella storia della guerra navale, così come la Germania è arrivata tardi nella disputa per la supremazia tra le Nazioni; essi sono l'arma del più debole, incapace da sola di decidere le sorti di una guerra, così come la Germania non ebbe mai la capacità di ottenere una vittoria decisiva contro il suo nemico inglese; infine un sottomarino è il frutto del più elevato ingegno umano ma crea un tipo di guerra atroce, e questa perversione - fatte le debite proporzioni - assomiglia a quella che spinse alcune delle migliori intelligenze dell'epoca a mettersi al servizio di un'ideologia nefasta.

 

Le mie ricerche mi hanno portato a constatare che sugli U-Boote - ma forse il concetto si può estendere a numerosi altri "soggetti" storici - si può pensare tutto e il contrario di tutto (per quanto riguarda i giudizi ovviamente; i fatti per fortuna sono incontrovertibili nella maggior parte dei casi). Count Not the Dead appartiene a quel prezioso insieme di documenti che, senza fornire giudizi di parte, aiutano il lettore a non cadere nei facili stereotipi confezionati dalla propaganda e dall'immaginario collettivo.

Edited by bezukhov

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Al contrario in Germania - e il libro di Hadley lo comunica in modo efficace - l'epopea degli U-Boote ha avuto un grande seguito popolare

Domanda banale: in Germania, a quanto mi si dice, è assolutamente proibito tutto ciò che ha a che fare anche lontanamente con il nazismo e la guerra.

Ecco, questo non si concilia col seguito popolare dell' epopea U-Boote... :wacko: In quali termini c'è stato seguito popolare?

Edited by malaparte

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Io farei un distinguo tra il divieto della legge e la "cultura popolare". Gli articoli § 86 e § 86a del Codice Penale tedesco (già nominati qui:

http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=42270&p=447324 e riportati in inglese qui: http://en.wikipedia.org/wiki/Strafgesetzbuch_section_86a) vietano la propaganda e l'utilizzo di simboli relativi al regime nazista.

I romanzi e i racconti non infrangono questa legge perchè non mettono in mostra simboli compromettenti, né glorificano il passato - al contrario, come ho specificato nella recensione, dal dopoguerra gli autori sono stati (non sempre in buona fede) molto critici nei confronti del recente passato.


Quantificare il "seguito popolare" è un'impresa ardua, in quanto non si parla di fatti ma di costume o meglio di patrimonio collettivo. Per quanto ho potuto capire da questo libro e da altri mezzi di informazione, gli U-Boote sono entrati a far parte della "memoria collettiva" tedesca relativa al periodo della guerra, forse un pò come - ma ogni paragone inter-nazionale rischia di essere inadeguato - nel nostro caso lo è stato la ritirata di Russia: un evento, o una serie di eventi, che bene o male tutti hanno sentito nominare.

 

L'unica considerazione "quantitativa" che riesco a fare in relazione alla tua domanda è la seguente: se nel periodo 1905-1988 ci sono state in Germania qualcosa come duecento opere - memorie, romanzi, film, serie TV ecc. - relative all'argomento U-Boote, significa che questo ha avuto un certo spazio nella cultura popolare.

Edited by bezukhov

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