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GM Andrea

«Ultra» La Fine Di Un Mito. La Guerra Dei Codici Tra Gli Inglesi E Le Marine Italiane 1934-1945 - Enrico Cernuschi

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Titolo: .«ULTRA» La fine di un mito. La guerra dei codici tra gli inglesi e le Marine italiane 1934-1945

Autore: Enrico Cernuschi
Casa editrice: Mursia
Anno di edizione: 2014
Pagine: 260
Dimensioni(cm): 21x16

Reperibilità: facilissima

65tjzl.jpg

Se è vero che la propaganda è un'arma ben più nociva degli ordigni convenzionali, il mito costruito attorno alla presunta infallibile efficienza di ULTRA, alle soprannaturali capacità dei decrittatori inglesi e ai devastanti risultanti da essi conseguiti nella seconda guerra mondiale ne è un esempio calzante.

Secondo una vulgata alquanto semplicistica gli eventi bellici del 1940-1943, in particolare nello scacchiere mediterraneo, sarebbero stati determinati dall'onniscienza dei cervelloni di Bletchley Park, cui avrebbe fatto da contraltare la totale insipienza e cecità da parte italiana, le cui unità a quanto pare non potevano lasciare i porti senza essere immediatamente distrutte grazie alle infinite capacità di ULTRA (magari per colpa dei soliti ammiragli traditori).

A questo e altri miti si è dedicato Enrico Cernuschi con un volume fresco di stampa che sta già facendo discutere.

Il testo analizza l'effettivo ruolo di ULTRA alla luce di un'attenta lettura della monumentale, quanto autocelebrativa, British Intelligence in the Second World War, nonchè di documenti conservati presso l'Archivio dell'Ufficio Storico della Marina (oltre al diario, spesso poco considerato, del Comando Supremo).

Cifre (è il caso di dirlo) alla mano, si evince come il ruolo di ULTRA non sia stato affatto determinante e risolutivo nella guerra in Mediterraneo. Le capacità di decrittazione da parte inglese concernevano soprattutto (come noto) le comunicazioni tedesche, laddove le cifrature italiane rimasero in buona parte inviolabili. Oltre a ciò, analizzando giorno per giorno le vicende dei trasporti dell'Asse per l'Africa Settentrionale, risulta come pochissime unità siano state effettivamente affondate in diretta di conseguenza dell'operato di ULTRA, che spesso forniva notizie superate (se non erronee) o di carattere generale, inutili sul piano tattico. Per contro, viene documentata l'opera (nemmeno essa risolutiva, ma certo almeno altrettanto utile) del decrittatori italiani, che in moltissime occasioni - cogliendo il senso dei segnali di scoperta lanciati dai ricognitori alleati - riuscirono a mettere in allarme i comandanti in mare consentendo loro di attuare manovre diversive.

Consta inoltre che la metà (circa 2000) dei messaggi italiani che ULTRA avrebbe decrittato furono in realtà decifrati dopo l'armistizio grazie alle chiavi fornite dalla R. Marina.
Non manca un'interessante descrizione delle vicende interne di Bletchley Park e, soprattutto,della sezione "italiana" di quel servizio, cui non si pensò di assegnare ufficiali di Marina ma (pochi) cervelloni e laureati in belle lettere che avevano in mente lo stil novo e non certo il linguaggio tecnico degli uomini di mare. Solo tardivamente si pensò si assegnare ben un ufficiale (della riserva!) al servizio.

La tesi del libro è che, in definitiva, nello scacchiere mediterraneo ULTRA abbia avuto un ruolo marginale enormemente gonfiato in seguito per comprensibili esigenze di propaganda e che, per contro, il nostro analogo servizio non sia stato (per essere modesti) di minore efficienza: d'altra parte, conclude Cernuschi, l'intelligence non è certo l'arma risolutiva, ma uno dei tanti fattori di un gioco che trova infine la sua soluzione sul campo di battaglia.

Il volume, avvincente e colmo d'informazioni inedite, ha il merito di fare luce su un aspetto della guerra navale che si pensava assodato e incontestabile.

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Maledetto Carter! Mi hai preceduto!

Lo sto leggendo ora. Una delle tante cifre interessanti riportate: risulta che la Royal Navy intercettò (non "decrittò": intercettò) 46129 messaggi italiani.
Contemporaneamente, la Marina italiana decrittava più di 36.000 messaggi inglesi.

Però abbiamo perso...

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risulta che la Royal Navy intercettò (non "decrittò": intercettò) 46129 messaggi italiani.
Contemporaneamente, la Marina italiana decrittava più di 36.000 messaggi inglesi.

 

Esatto. Spesso si è allegramente confusa la semplice intercettazione con l'effettiva decrittazione; la quale, se portata a termine, non è detto che avesse necessariamente una qualche utilità.

 

 

Però abbiamo perso...

 

Semplicemente, erano più forti. Ma noi non eravamo fessi.

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Vorrei segnalare che nel libro "Stive ed Egemonia" di Michele Maria Gaetani con Enrico Cernuschi, già nel 2007 si ridimensiona di molto l'importanza strategica di ULTRA in quanto, a prescindere se i nostri messaggi venivano decrittati o meno, resta inconfutabile il fatto che i convogli, obtorto collo, dovevano seguire una rotta assolutamente prevedibile per andare da Napoli a Tunisi e Biserta. Quindi le decrittazioni dei messaggi non avrebbero potuto aggiungere granché a ciò che si poteva facilmente immaginare.

La tanto sbandierata violazione inglese dei nostri codici non è stata quindi determinante e magari si scopre, dalla lettura dei documenti non più coperti da segreto che si rendoro ora disponibili, che si è trattato di un caso gonfiato ad arte dai vincitori.

Ben venga quindi questo nuovo libro di Cernuschi che fa più ampia e dettagliata luce sull'argomento.

Termino dicendo che a mio avviso gran parte della storia della Regia Marina debba essere ri-letta, ri-scoperta, ri-visitata ed infine ri-valutata perché quella che conosciamo, scritta dai vincitori, è stata palesemente manipolata.

 

Ciao,

Antonio

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Tu hai ragione Nichelio.

Chi dice che se scritta dai vinti non venga manipolata nella maniera opposta?

Ci vorrebbe qualcuno che "riporti" le vicende senza aggiungere nulla... non trovi?

Edited by Navy60

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Ben venga tutto quello che porta nuovi elementi e contribuisca a sfatare dei miti che di volta in volta vanno per la maggiore (i traditori che si annidavano in vari luoghi, poi venne appunto Ultra a cui infallibile non sfuggiva nave che muovesse da porti italiani,in tutte queste cose c'era una parte di realtà e anche molti alibi che servirono ( e servono) per giustificare i nostri fallimenti.Nel dicembre 1940 si poteva già constatare che il fallimento della guerra italiana ( la guerra parallela) e del regime era totale, nei sei mesi precedenti malgrado i favorevoli rapporti di forze non riuscimmo a neutralizzare Malta ne per mare e ne per aria, la flotta inglese scorazzò senza grandi contrasti, la flotta nostra silurata a Taranto, l'esercito in rotta in Grecia( o meglio in Albania ) e in Africa Sett.(140.000 prigionieri) la guerra italiana era finita. Ci sarebbero state le condizioni per concludere una pace con relativamente pochi danni. Quella che venne dopo era un'altra guerra, pur con alti e bassi, ma caratterizzata da una sempre maggiore dipendenza (o vassallaggio ) all'alleato tedesco,i fili di quella storia si tessevano ormai a Berlino non a Roma.

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beh, affrontiamo il toro per le corna....

 

se qui si è decrittato quasi 20 volte tanto, da che periodo a che periodo era ?

 

e, molto in specifico, nell ottobre-novembre 1940 ?

 

se qualcuno ha letto la collazione del Mattesini, volume I tomo II, doc.nn. 304-305-306, in particolare, il 306 (ordine d' operazione n.32) non bisogna essere grandi geni della cinematica Navale per capire cosa sarebbe successo alla molto malcapitata Mediterrannean Fleet, che guardacaso si sarebbe trovata nella rotta della Squadra Navale in quell' ordine d' operazione proprio la mattina dopo la Notte di Taranto, con la portaerei priva dei suoi artigli... In questo contesto, il doc. 305, più che prefigurare quanto successo sei mesi dopo a Gaudo, sembra indicare legittime preoccupazioni sulle conseguenze di una errata temporizzazione. In altri termini, il dubbio che si sapeva a grandi linee, forse qualcosa in più, cosa stava bollendo in pentola dalle parti di Alessandria, forse ci potrebbe stare, a maggiore ragione alla luce di 36.000 e più decrittazioni nostre durante il 1940-43.

 

scusate se qui ho scritto non esattamente nel modo migliore, ma mio padre ha avuto contemporeaneamente uno dei suoi momenti di sclero e sfogo... cmq, presumo di aver esposto accettabilmente bene la mia ipotesi.

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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Calma, calma.... le decrittazioni non sono tutte uguali perchè non tutti i codici sono uguali. Decrittare un messaggio cifrato con un codice "strategico", quindi molto "coriaceo" e magari pure sovracifrato, non è la stessa cosa che decrittare un messaggio cifrato con un codice tattico o speditivo.

Mi spiego meglio.

Questo è un esempio (vds. E. Porta, "La mia guerra fra i codici ed altri scritti", Roma, USMM, 2013, pag. 103) di come si presenta un intercettato cifrato con codice a "repertorio" (cioè ogni gruppo ha un significato fisso) non sopracifrato con gruppi di 3 lettere (26 al cubo gruppi = 17.576 parole o frasi possibili):

KRJ INR QYS JXF QYS NER DGB VWI YZM NTA (si tratta del riporto della propria posizione, rotta e velocitá ad una certa ora).

complesso ma non inattaccabile. Si tratta del fleet code che, infatti, fu in parte decrittato, come racconta il c.te Porta nei suoi scritti.

Questo, invece, è un esempio di messaggio cifrato con codice speditivo a basso livello (vds. pag. 34 del sopra citato volume):

J 300 6

Significato: nemico avvistato per 300° a 6 nm. Non è di immediata comprensione ma neanche un rompicapo. Questi messaggi, spesso segnali di avvistamento lanciati dai ricognitori britannici, venivano facilmente intercettati e decrittati dai nuclei di decrittatori di bordo capeggiati dal C.te Porta.

Anche nel testo del Dott. Cernuschi si evidenzia questa eccellente capacitá del SIS della R. Marina, tanto che sono riportati tantissimi documentati esempi di convogli e singole navi salvate grazie alla veloce decritazione e alla altrettanto veloce valorizzazione di questo tipo di messaggi.

E questi sono esempi codici tattici.

Ci sono poi codici, quelli a più alta sicurezza, che sono molto meno attaccabili. Gli ordini di operazioni sono cifrati con codici più sicuri di quelli tattici. E di ordini di operazioni, come specifica sempre lo stesso c.te Porta ne furono decrittati ben pochi e neanche per intero (esempio punta Stilo).

Ciao,

C.

Edited by chimera

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durante il corso di cifra seguito nel periodo militare, ci dissero che l'importante era la chiave, trovata quella non esiste codice indecifrabile. Nel caso della macchina Enigma, la cosa è stata facilitata dal fatto che si trattava di una modifica ad una macchina di libera vendita sul mercato, pertano si poteva facilmente risalire alla chiave. La cifratura con detta macchina riguardava solo i messaggi che interessavano anche i tedeschi, i nostri ordini venivano cifrati con altri metodi, da qui la difficoltà di cifratura inglese.Per quanto riguarda i nostri convogli, propio perchè dovevano tenere una rotta quasi obbligata, la cosa importante era sapere quando sarebbero partiti, al fine di concentrare gli sforsi in un determinato periodo, poi si sà il mare e vasto e ci vuloe una buona dose di fortuna per trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

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Per quanto riguarda i nostri convogli, propio perchè dovevano tenere una rotta quasi obbligata, la cosa importante era sapere quando sarebbero partiti, al fine di concentrare gli sforsi in un determinato periodo, poi si sà il mare e vasto e ci vuloe una buona dose di fortuna per trovarsi nel posto giusto al momento giusto.

 

forse è qua, e non negli eclatanti successi notturni ai danni delle Regie Navi, che si nasconde il vero merito dei RDF di sua maestà... credo sarebbe interessantissimo lo studio della diffusione del RDF nella Mediterranean Fleet in relazione all' efficienza dell' azione notturna (e anche della loro manutenzione, specie campale: mi pare di capire che spesso era la primo e più grave danno autoinflitto a bordo delle HMS a causa della concussione e vibrazione dei tiri, cosa che mi risulta che pare fosse aggravata da un eccesso di segretezza, che pare che spesso gli operatori a bordo, specie sulle unità più leggere, non erano addestrati alla manutenzione, che era devoluta a personale autorizzato non a bordo)

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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@ Chimera: grazie del chiarimento... Io personalmente resto convinto che la solidità di un cifrario risieda nella sua resistenza adeguata allo scopo (gli americani, a quanto ne so, ancora oggi per gli osservatori del fuoco d' artigliera terrestre usano cifrari da topolino, in quanto anche se decrittati in tempo reale, al massimo permettono di urlare "tutti a terra" alla radio, e per converso, un osservatore avanzato, per definizione, è abbastanza esposto alla cattura)

 

del resto sono convinto che codici >> cifrari e con la possibilità di immagazzinare un intero vocabolario, con parecchie nulle e omofonie in una schedina formato francobollo di facile e speditiva distruzione (tacco...) e assoluta introvabilità, se almeno rimosso dalla macchina, (facendo dovuto terque quaterque...) in un relitto, e con anche il più scrauso dei microprocessori dotato di indicizzamento a 32 bit, sarebbe utile almeno fare uno studio di fattibilità secretato [1]

 

[1] omaggio alla politica antianglicismi di Alagi... per quanto mi riguarda, in caso negativo, potrebbe anche essere "riservatissimo"....

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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Su richiesta dell'Autore, che ci legge con attenzione, pubblico queste sue osservazioni agli interventi apparsi sinora.

 

 

"...Chi dice che se scritta dai vinti non venga manipolata nella maniera opposta?
Ci vorrebbe qualcuno che "riporti" le vicende senza aggiungere nulla... non trovi?"

 

Il guaio è che la barca era sbilanciata da trent'anni. Mi sono appeso al trapezio e buttato fuori, altrimenti si scuffiava.

 

"... Nel dicembre 1940 si poteva già constatare che il fallimento della guerra italiana"

 

Si vedano le pagine 238 e 239, nota 6 capitolo decimo.

 

"...malgrado i favorevoli rapporti di forze non riuscimmo a neutralizzare Malta ne per mare e ne per aria"

 

Punta Stilo 2 NB contro 3 e una PA. Le due "Littorio" operative, come artiglierie di g.c., soltanto a ottobre del 1940 (Iachino, Tramonto di una grande Marina, ed. 1959, pagina 235), quindi 8 e 9 1940: 3 NB minori contro Warspite, Malaya, Ramillies e una PA cui si aggiungono, a settembre, il Valiant e la PA Illustrious e a novembre il Barham. Situazione dopo Taranto 3 NB Italiane (in realtà 2, ma gli inglesi non sapevano dello stato addestrativo del Doria, entrato in Squadra a ottobre) contro 5 più 2 PA: risultato niente Punta Stilo bis (era bastata la prima) e traffico invariato nel Mar Jonio e nel Canale d'Otranto. In più fallito lancio di aerei dall'Argus a novembre (in seguito all’intervento della Squadra) e Capo Teulada.

 

"...Ci sarebbero state le condizioni per concludere una pace con relativamente pochi danni"

 

Con i tedeschi che sarebbero stati a guardare proprio mentre avevano le mani libere? Gli inglesi puntavano, nell'inverno 1940-1941, proprio a un conflitto italo-tedesco che avrebbe permesso loro di sbarcare, senza contrasto, in Sicilia. Non a caso il Vaticano, conoscendo le quantità navali e militari in gioco, rifiutò di fare da intermediario nel dicembre 1940 (Aga Rossi, Una nazione allo sbando, ed. 1993, pagina 52 nota 2).

 

"...se qualcuno ha letto la collazione del Mattesini, volume I tomo II, doc.nn. 304-305-306, in particolare, il 306 (ordine d' operazione n.32) non bisogna essere grandi geni della cinematica Navale per capire cosa sarebbe successo alla molto malcapitata Mediterrannean Fleet, che guardacaso si sarebbe trovata nella rotta della Squadra Navale in quell' ordine d'operazione proprio la mattina dopo la Notte di Taranto, con la portaerei priva dei suoi artigli..."

 

La MF se ne sarebbe stata lì ad aspettare senza organizzare il normale servizio di ricognizione con gli aerei imbarcati sulla PA? Il 31 agosto 1940 evitarono lo scontro proprio in seguito alla segnalazione di uno Swordfish il quale aveva avvistato le sue "Cavour" (e solo quelle, Cunningham, in seguito, mentì dicendo che erano 5 NB. Aveva letto il Bragadin il quale aveva ripreso, a sua volta, l'ordine di operazione senza sapere che il Cesare era uscito soltanto il giorno dopo in seguito a noie ai condensatori). E perchè senza artigli? I piloti degli aerosiluranti erano in sciopero?

 

" ...J 300 6"

 

Non veniva trasmesso in chiaro, ma cifrato con la SYKO o con la NIKO machine, ovvero per esempio "8 32l B", poi dovevi decrittarlo convertendolo in "J 300 6" e, infine, interpretarlo.

 

"E di ordini di operazioni, come specifica sempre lo stesso c.te Porta ne furono decrittati ben pochi e neanche per intero (esempio Punta Stilo)"

 

Gli ordini di operazione non si trasmettono via etere. Cunningham fece una fesseria spinto da un eccesso di sicurezza e la pagò cara ritrovandosi le Squadre italiane, mancando l'attacco aeronavale previsto contro la costa siciliana e commettendo l'errore (ripetuto a Gaudo) di farsi cogliere con le forze divise. Ad ogni modo ho documentato gli interventi, favoriti dalle decrittazioni dei messaggi inglesi, a Gaudo, Seconda Sirte, affondamento di 3 CT inglesi nel maggio 1942, Pantelleria e Mezz'agosto, tutte vicende che esulavano dalla competenza tattica, a bordo, del comandante Porta. Quindi 100% degli ordini di operazione (uno di numero) trasmessi via radio e decrittati. Non male.

 

"...macchina di libera vendita sul mercato"

 

La macchina meccanica era una cosa, l'elettromeccanica un'altra.

 

"si poteva facilmente risalire alla chiave".

 

Idem. Esistevano le chiavi interne (ossia la disposizione dei rotori, dei piolini e delle sbarrette) e le chiavi esterne (gli indicatori presi, per la C 38 m, dal Libro Y). Il discorso di Squadrag54 sottintende una chiave meccanica fissa.

 

"... difficoltà di cifratura inglese".

 

Casomai di decrittazione. Se proprio si vuole di decifratura.

 

"...la cosa importante era sapere quando sarebbero partiti"

 

Quotidianamente, basta vedere i volumi dell'USMM sulla guerra del traffico.

 

"...manutenzione, specie campale"

 

Mai sentito parlare di A bordo?

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"...se qualcuno ha letto la collazione del Mattesini, volume I tomo II, doc.nn. 304-305-306, in particolare, il 306 (ordine d' operazione n.32) non bisogna essere grandi geni della cinematica Navale per capire cosa sarebbe successo alla molto malcapitata Mediterrannean Fleet, che guardacaso si sarebbe trovata nella rotta della Squadra Navale in quell' ordine d'operazione proprio la mattina dopo la Notte di Taranto, con la portaerei priva dei suoi artigli..."

 

La MF se ne sarebbe stata lì ad aspettare senza organizzare il normale servizio di ricognizione con gli aerei imbarcati sulla PA? Il 31 agosto 1940 evitarono lo scontro proprio in seguito alla segnalazione di uno Swordfish il quale aveva avvistato le sue "Cavour" (e solo quelle, Cunningham, in seguito, mentì dicendo che erano 5 NB. Aveva letto il Bragadin il quale aveva ripreso, a sua volta, l'ordine di operazione senza sapere che il Cesare era uscito soltanto il giorno dopo in seguito a noie ai condensatori). E perchè senza artigli? I piloti degli aerosiluranti erano in sciopero?

 

Premettendo che quando ho postato NON avevo ancora acquisito il testo in questione (ritirato solo sabato, e fin ora ho solo potuto dare una parziale lettura veloce in condizioni di stato d' assedio felino...) scrivo una prima replica (avvisando preventivamente che ho un penchant per le dispute scolastiche...):

 

Da un lato, è vero che tendo ad essere troppo ermetico, dall' altro, mi pare che ci sia stato un po' di confusione, io scrivevo da una prospettiva più pre-Taranto che post-Punta Stilo; e, siamo onesti, la prospettiva pre-Taranto era 5 corazzate, di cui 2 superiori a qualunque Nb di Sua Maestà e tutte con velocità non solo nettamente superiore ma anche più omogenea (mi si perdoni la frecciatina, ma io Punta Stilo la studierei dalla prospettiva cinematica e non da quella delle ogive...) e dopo aver constatato l' assenza di una vera Linea di Battaglia britannica a Punta Stilo e gli evidenti limiti del combinato Warspite-Malaya-Royal Sovereign, la fiducia in una battaglia decisiva a favore delle armi Italiane ci stava.

 

Quanto ipotizzavo, è che qualche sentore, possibile anche via decrittazione, attorno a Judgement probabilmente ci stava, e l' ordine d' operazioni n.32, letto colla conoscenza del tempo (la cosa più difficile per uno storico...) a me sembra consistente col sentore di un incursione areonavale; rammento che all' epoca la capacità di combattimento notturno della RN era in larga parte poco conosciuta, ancora meno quella di combattimento aeronavale notturno (tralaltro non scevra da difetti, vedasi Matapan stessa, ove la Formidable era nell' ultimo posto dove una Npa dovrebbe stare, in mezzo alla linea di battaglia (!) ma sto già divagando..) e l' ordine di salpare alle 06.00 del giorno X-1 per bombardare Suda e La Canea con le 2 Nb da 41.000 mi sembra consistente con la concezione del tempo di un incursione areonavale, all' alba o comunque alle prime ore del mattino (ed ecco spiegato il senza artigli, che riconosco essere troppo criptico: se le premesse che che io ipotizzo alla base dell' OdO 32 fossero reali e corrette, i siluri britannici non avrebbero trovato bersagli, e data la distanza dall' Eagle, probabilmente lanciati a vuoto, e si sarebbe avuta la certezza che per qualche ora gli swordfish sarebbero stati fuori dalla partita, cosa non da poco già nel contesto della fine del 1940; e non dimentichiamoci che fino al rientro degli areosiluranti l' Eagle, e con essa la squadra Britannica, avrebbe avuto dei vincoli di manovra (e qui entrerebbe pure in gioco la decrittazione tattica Italiana...) e il quadro tattico che si dipingerebbe nello Ionio non sarebbe stato esattamente piacevole per la Mediterranean Fleet, con la Npa temporeaneamente senza molta capacità offensiva e le due 41.000 dirette a tagliare la via di rientro (o scampo, se si preferisce...)

a questo quadro, diciamo indiziario, si aggiunge che la conclusione del doc. 308, pag. 888, rivelatoria che il giorno X-1 era proprio quel fatale 12 Novembre 1940... e un riscontro oggettivo lo si avrebbe nella rapida operazione di spostamento in bassi fondali delle Navi colpite, possibile solo se si stavano già approntando le caldaie per l' uscita, le caldaie dell' epoca essendo necessitanti di fino a 6 ore per andare in pressione. Troppe coincidenze, insomma, che a mio avviso giustificherebbero un lavoro di ricerca storica

 

Spero di aver reso in chiaro :wink: il mio pensiero....

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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A proposito della macchina Enigma ...

 

se qualcuno si vuole dilettare nella realizzazione di un fac simile moderna fatevi un giretto su questo sito

 

http://www.cryptomuseum.com/kits/enigma/desc.htm

 

io quasi quasi un pensierino ce lo faccio !!!

 

comunque sul sito http://www.cryptomuseum.com/index.htm ci sono un'infinità di info suEnigma e altre macchine crittigrafiche

Edited by darth

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Sto seguendo con attenzione perché si tratta di un tema molto interessante che conosco poco.

Peraltro effettuando delle ricerche in rete ho trovato che il tema è, probabilmente, oggetto di studi più estesi di quanto si pensi.

In particolare ho trovato, edito sempre da Mursia, i due volumi scritti da Alberto Santoni: Ultra intelligence e macchine Enigma della guerra di Spagna (2010) e Il vero traditore. Il ruolo documentato di Ultra nella guerra del Mediterraneo (2005).

Qualcuno li conosce e/o li ha letti?

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Qualcuno li conosce e/o li ha letti?

Quello su Ultra in Spagna è stato recensito qui http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=34679

Ul vero traditore è un "classico" (riedito , ma edito nel 1981).

Diciamo che scopo di Cernuschi è dimostrare che Santoni ha amplificato l'importanza di Ultra sugli effetti della guerra navale... Per entrambi gli autori, titoli e sottotitoli sono indicativi: Uno parla di "vero traditore", l'altro ribatte "Fine di un mito"; uno sottotitola su Ultra e il suo (decisivo) ruolo nella guerra, l'altro mette alla pari i due contendenti nella guerra di codici :wink:

Edited by malaparte

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Quello su Ultra in Spagna è stato recensito qui http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=34679

Ul vero traditore è un "classico" (riedito , ma edito nel 1981).

Diciamo che scopo di Cernuschi è dimostrare che Santoni ha amplificato l'importanza di Ultra sugli effetti della guerra navale... Per entrambi gli autori, titoli e sottotitoli sono indicativi: Uno parla di "vero traditore", l'altro ribatte "Fine di un mito"; uno sottotitola su Ultra e il suo (decisivo) ruolo nella guerra, l'altro mette alla pari i due contendenti nella guerra di codici :wink:

 

se ho capito bene i due autori hanno posizioni differenti...

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A parte l'argomento molto interessante, non vorrei che fosse solo un modo di uno per screditare l'altro...

leggendo la recensione postata da Malaparte mi sembra di capire che il Prof Santoni abbia fatto un'ottima ricerca..

Sicuramente dovrò comprare i volumi del Prof. Santoni...

Edited by Navy60

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A parte l'argomento molto interessante, non vorrei che fosse solo un modo di uno per screditare l'altro...

Be', non è proprio cos': anche se gli storici per tradizione si "azzuffano" fra di loro... :smiley24: diciamo che la ricerca continua, e quel che era valido nel 1981 magari può essere superato da nuove ricerche ( io,col prossimo libro,sarò costretta a quasi-contraddirmi...maledizione!)

 

 

Edited by malaparte

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Mi rendo conto che la ricerca storica è bella ma complessa. Anche incrociando con scrupolo e metoto documenti, testimonianze e testi di varia provenienza, la mancanza o la non conoscenza di alcuni elementi (anche un semplice acronimo su un documento) può condurre ad interpretarli in maniera travisata o, quantomeno, non completamente corretta.
Proprio oggi ho racimolato in biblioteca dipartimentale quasi (sottolineo quasi) tutti gli articoli citati nell'ottima bibliografia del dott. Cernuschi comparsi sulla Rivista Marittima. Bene, pur avendo letto giá un bel pò sull'argomento, ho scoperto nuovi particolari e, soprattutto, diatribe e dispute che sono andate avanti per anni, nel periodo a cavallo della pubblicazione di "Il vero traditore", tra il prof. Santoni e alcuni Ufficiali di Marina (soprattutto uno) che furono protagonisti di quelle vicende.
Si scoprono nuovi documenti, si pubblicano testi che, grazie ad essi, rimettono in discussione quanto giá è stato scritto da altri; insomma, la storiografia pian piano progredisce. Ma la Storia non coincide appieno con la storiografia. Ed è proprio questo il bello....
Ciao,
C.

Edited by GM Andrea

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Capisco.

La cosa che mi disturba, non è il fatto che la tua analisi sia errata (non per colpa tua, ma perchè magari nell'81 alcuni documenti non erano disponibili). La cosa che mi disturba, è il fatto che venga "criticato" da chi oggi ha una visione più completa e quindi può, tutto sommato, dire che il tuo lavoro è incompleto o inesatto...

@Chimera, tradotto: non si finisce mai di imparare... e questo per me è bello!

@Malaparte, concordo con te. Come ho detto, quello che non sopporto sono le inutili zuffe... dimmi una cosa: cosè che stai combinando??? Spero, alla fine, ci farai un bel resoconto della tua ultima "fatica".. Ci tengo!

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Navy, Santoni l'ho inserito io, visto che se ne parlava nei post precedenti, e volevo rispondere sinteticamente (appunto...) a una domanda' a di Lazer...Santoni nel libro ovviamente viene citato, in bibliografia! Il termine "zuffa" era abbastanza scherzoso: ci sono "zuffe" tra critici danteschi o petrarcheschi, giuro!

Ricostruisco il messaggio:

anzichè:

Diciamo che scopo di Cernuschi è dimostrare che Santoni ha amplificato l'importanza di Ultra sugli effetti della guerra navale..

metto

Diciamo che scopo di Cernuschi è dimostrare che è stata amplificata 1) l'importanza di Ultra sugli effetti della guerra navale..

 

nota 1) non solo da Santoni, e di conseguenza da altri italiani, vista la validità di rixerca del predetto, ma ovviamente e soprattutto dalla storiografia britannica

Edited by malaparte

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Per chi volesse saperne di più sulla macchina cifrante tedesca segnalo il libro ENIGMA di Robert Harris.

L'ho letto molti anni fa ed ora è da qualche parte in libreria.

Trattava molto bene la storia di scienziati polacchi e poi inglesi (tra cui Turing) i quali costruirono il primo computer (a valvole) per violare i codici di ENIGMA.

E' stata per me una lettura molto interessante, forse avevo già una passione per l'argomento, non so, comunque sia all'epoca non lo immaginavo nemmeno ma anni dopo avrei progettato ACUS un Algoritmo di Cifratura per Uso Sanitario .....

 

Ciao,

Antonio

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Nichelio, bel casino... sarebbe un tipo di cifratura che molto in teoria deve reggere 50 e più anni (stando alla legge sulla privacy...) e potenzialmente gestito da gente capace di lasciare passwords e chiavi accanto al computer.

 

In bocca al lupo per il tuo Lavoro !!

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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Nichelio, bel casino... sarebbe un tipo di cifratura che molto in teoria deve reggere 50 e più anni (stando alla legge sulla privacy...) e potenzialmente gestito da gente capace di lasciare passwords e chiavi accanto al computer.

 

In bocca al lupo per il tuo Lavoro !!

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

Non fu così difficile perché bastava non lasciare i dati sanitari alla mercé di chiunque, inoltre la materia non era così interessante da pensare seriamente alla forzatura dell'algoritmo che comunque era 6 volte più robusto di quello usato dalle spie tedesche.

 

Ciao,

Antonio

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un algoritmo 6 volte più robusto... mha.

 

un comp di oggi, senza molta ottimizzazione ci metterebbe mezz'ora un ora a crackare a forza bruta (ossia provando tutte le combinazioni) un Enigma a 6 dischi e riflettore (il top del periodo) quindi, mi spiace, ma "6 volte più robusto" significa, in questa prospettiva, che basterebbe una mezza giornata al massimo per accedere ai dati ospedalieri (cosa non di secondo piano, se uno ci pensa bene: il sapere che un consigliere comunale o regionale, o un funzionario statale, o un parente stretto dei medesimi, soffre di una malattia, magari richiedente continue e/o costose, è un tipo di informazioni che farebbero gola a troppi....)

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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un algoritmo 6 volte più robusto... mha.

 

un comp di oggi, senza molta ottimizzazione ci metterebbe mezz'ora un ora a crackare a forza bruta (ossia provando tutte le combinazioni) un Enigma a 6 dischi e riflettore (il top del periodo) quindi, mi spiace, ma "6 volte più robusto" significa, in questa prospettiva, che basterebbe una mezza giornata al massimo per accedere ai dati ospedalieri (cosa non di secondo piano, se uno ci pensa bene: il sapere che un consigliere comunale o regionale, o un funzionario statale, o un parente stretto dei medesimi, soffre di una malattia, magari richiedente continue e/o costose, è un tipo di informazioni che farebbero gola a troppi....)

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

 

Sei volte più robusto vuol dire 6 Enigma appaiate. La cifrante americana, rimasta inviolata, era l'equivalente di sole 2 Enigma appaiate.

In ogni caso se scendesse in campo la CIA con i suoi specialisti ed un supercomputer (il PC di casa non basta!) allora, probabilmente, per il mio modesto algoritmo sarebbe la fine.

Comunque se ci vuoi provare ti mando una stringa cifrata.....

E naturalmente ti mando i miei saluti, :smile: :smile:

 

Ciao,

Antonio

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a parte che usare l' Enigma come benchmark sarebbe come misurare la potenza di calcolo di un comp in relazione all' ENIAC, mentre se la C38 (o meglio, il suo algoritmo) è stata sostituita nel corso degli anni 80 per la cifratura delle password in ambito Unix vorrà dire qualcosa... (e sulle password in generale, ricerche sullo stato civile e di famiglia degli autorizzati continuano ad essere troppo produttive nell' ambito statale e parastatale Italiano...)

 

per il resto, ti ringrazio dell' offerta, ma qui la potenza di calcolo è impiegata in ricerche più utili, anche attinenti la Storia Navale (lo sapevate che se a bordo dell' USS Monitor avessero avuto maggiore fiducia (anche se i dubbi erano fondati...) nei nuovissimi Dahlgren, la battaglia di Hampton Roads sarebbe stata molto più breve, e sgradevole, per la Marina Confederata ?)

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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Riporto la recensione pubblicata dall'ammiraglio Paolo Pagnottella, presidente nazionale dell'ANMI

Attendevo con ansia questo libro di Enrico Cernuschi perché, conoscendolo bene come attento ricercatore, sapevo della sua passione per la “caccia” alla verità e immaginavo che nel suo carniere finisse, prima o poi, anche la storia delle decrittazioni. Il segreto Ultra, in altre parole l’insospettata capacità degli Inglesi di leggere i cifrati, fu rivelato in prima mondiale dai polacchi nel 1967 ma fu solo nel 1974 che fece rumore l’uscita dell’ormai classico “Ultra secret” di Frederick William Winterbotham. Da questa “battuta di caccia” di Cernuschi esce per la prima volta un confronto fra le vere decrittazioni navali britanniche e quelle messe a segno dalla Regia Marina (con il doveroso omaggio al troppo trascurato ammiraglio Luigi Donini, il nostro silenzioso asso in materia crittografica) e dalla Marina Repubblicana fra il 1940 e il 1945. Ne risulta, sull’inoppugnabile base dei documenti britannici rintracciati al TNA (ex PRO), che forse la verità non è quella finora sbandierata dall’allora nemico (e presa per oro colato dalla nostra succube letteratura). Il mitico Bletchley Park (almeno la sezione italiana) collezionò anche una ricca serie di “fiaschi” ma, dopo la guerra, questi furono cancellati con disinvoltura e sostituiti con una relazione nella quale furono evidenziati solamente i successi (e, fra questi, anche alcuni inventati di sana pianta). Da questo confronto, da questa lotta condotta senza esclusione di colpi, parallela ma altrettanto impegnativa e decisiva quanto la guerra guerreggiata sopra e sotto il mare, emergono episodi e successi finora ignorati ma che gettano una luce nuova e diversa sulla prospettiva storica e, soprattutto, sulla verità. A me sta a cuore soprattutto segnalare come, dalla lettura di queste pagine e dalla ricostruzione che ne emerge, risulti un quadro del tutto diverso rispetto a quello supinamente accettato in merito alla guerra condotta dalla nostra Regia Marina nel secondo conflitto mondiale, finalmente contrastabile e obbligatoriamente da riscrivere. Questo libro potrebbe aprire (o riaprire) discussioni e polemiche, ma queste potranno essere affrontate finalmente con maggiore cognizione di causa e necessariamente sfrondate da pregiudizi, perché questo lavoro inchioda chiunque voglia parlare di “intelligence” a un approfondito esame di coscienza, necessario sempre, ma ora soprattutto che ci si offre la chiave per rivedere la vulgata fin qui imperante. Mi piace rilevare come Cernuschi non intenda distruggere il lavoro fatto da altri in precedenza ma, dati alla mano, dimostrare che, con le nuove disponibilità d’archivio, si possono trarre diverse e più coerenti deduzioni. Cernuschi è studioso di materia navale, fra i più considerati non solo dal Naval Institute della US Navy, e il frutto di questo suo ultimo lavoro è altamente suggestivo. Prima, la Marina pullulava di traditori – vedasi Trizzino – poi con Santoni si è cercato di scrollarle di dosso tale nomea attribuendo a Ultra poteri e risultati quasi divinatori, come se noi fossimo sprovveduti e ingenui e loro, gli Inglesi, abilissimi decrittatori in grado di prevedere ogni nostra mossa. Il gioco era sempre a scaricare su qualcuno o qualcosa quelle che erano indubbiamente molte delle nostre inefficienze e inadeguatezze. Cernuschi afferma che, avendo il coraggio di guardare bene ai documenti e alle testimonianze, non era né l’una né l’altra cosa perché, semplicemente facendo “due più due” e non avallando leggende, sapendo ben mettere in evidenza quanto spunta dagli archivi, guarda caso non siamo stati né così scarsi né così traditori (caso mai, occorre volgere bene lo sguardo alle macchine cifranti dei Tedeschi e della nostra Regia Aeronautica, finora fuori dal mirino della critica e non si capisce bene perché). Qui si arriva alla conclusione che, nel campo intelligence, abbiamo giocato una partita ad armi almeno pari e anzi, avendo mezzi scarsi (come sempre) ma di uomini adeguati (come sempre) gliele abbiamo anche suonate (cosa questa che, con i condizionamenti del dopoguerra, proseguiti fino ai giorni nostri, non lo potevamo dire, per non dare fastidio a qualcuno). Se le rivelazioni su Ultra avevano lodevolmente aperto una via fino allora inesplorata (ma forse giungendo a conclusioni, con il materiale allora disponibile, un po’ troppo assolutorie) oggi il piatto della verità può tornare in equilibrio, a tutta riparazione dei danni fatti all’onorabilità e alla professionalità della Regia Marina negli anni passati. Conclusione del libro: troppe volte abbiamo assistito all’”innamoramento” di una tesi o di un autore, frutto di una pessima cultura di fondo e di un’approssimata conoscenza della storia navale. Cernuschi rappresenta sicuramente una spina nel fianco della storiografia “ufficiale”, un pungolo che la rimette in discussione, fornisce altri spunti, invoglia a non credere a scatola chiusa, instilla dubbi (ma, se ben ricordo, dubita ergo sum). Chi si voglia confrontare con i suoi dati, con le sue statistiche, con gli elementi da lui riportati farà bene a munirsi di altrettanta pazienza e competenza, andare negli archivi (e non limitarsi a estrarre da opere altrui) e solo munito di queste “armi” provare a confutare quanto lui ci presenta con rara efficacia, determinazione e passione.

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Chi si voglia confrontare con i suoi dati, con le sue statistiche, con gli elementi da lui riportati farà bene a munirsi di altrettanta pazienza e competenza, andare negli archivi (e non limitarsi a estrarre da opere altrui) e solo munito di queste “armi” provare a confutare quanto lui ci presenta con rara efficacia, determinazione e passione.[/b]

Soprattutto, aggiungo, smetterla di denunciare presunti reati di lesa maestá, scendere dal piedistallo, rimboccarsi le maniche, mettersi in discussione e, umilmente, utilizzare il tempo per tornare a fare ricerche negli archivi invece di polemizzare.

Ciao,

C.

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Prima, la Marina pullulava di traditori – vedasi Trizzino – poi con Santoni si è cercato di scrollarle di dosso tale nomea attribuendo a Ultra poteri e risultati quasi divinatori, come se noi fossimo sprovveduti e ingenui e loro, gli Inglesi, abilissimi decrittatori in grado di prevedere ogni nostra mossa. Il gioco era sempre a scaricare su qualcuno o qualcosa quelle che erano indubbiamente molte delle nostre inefficienze e inadeguatezze.

 

In poche parole ha riassunto il problema relativo al "giudizio storico" di Ultra. Grazie a questo nuovo lavoro di Cernuschi, il lettore interessato avrà modo di sentire una terza versione - più recente, documentata e accurata rispetto alle due precedenti.

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Riporto la recensione pubblicata dall'ammiraglio Paolo Pagnottella, presidente nazionale dell'ANMI

 

... guarda caso non siamo stati né così scarsi né così traditori (caso mai, occorre volgere bene lo sguardo alle macchine cifranti dei Tedeschi e della nostra Regia Aeronautica, finora fuori dal mirino della critica e non si capisce bene perché).

Mi pare d' aver letto da qualche parte che alcune nostre sconfitte siano da attribuire alla ENIGMA tedesca, assai meno efficiente di quanto finora si è voluto far credere.

Mi spiego. Quando la REGIA MARINA pianificava un' operazione, giustamente ne informava i Tedeschi in quanto nostri alleati. A loro volta, tramite appunto ENIGMA, essi trasmettevano le informazioni ai loro comandi periferici. E sarebbe a tale livello se certe notizie riservate sian cadute in mano britannica.

 

In ogni caso penso che il vero e determinante motivo della sconfitta sia da attribuire al nostro scarso potenziale industriale di allora. MUSSOLINI ne era consapevole ed infatti sperava di vincere con "qualche migliaio di morti".

 

Infine c' è da dire che mai gli Stati Uniti avrebbero permesso una piena sconfitta dell' Inghilterra: un "ridimensionamento" all' impero Inglese sì, ma mai in modo disastroso e definitivo.

Edited by Alfabravo 59

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Scusate se mi intrometto interrompendo (per un attimo soltanto, ovviamente...) queste disquisizioni tanto tecniche quanto comunque interessanti.

Oggi, partecipando alla cerimonia dell'alzabandiera (io, carrista, in mezzo a tutti marinai...) ho avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con l'ammiraglio Pietro Caricato, Presidente ANMI Milano proprio sul libro di Cernuschi. credo sia interessante quanto l'ammiraglio ha scritto ai soci.

"FINALMENTE LA VERITA’ !

Nel libro “ULTRA, la fine di un mito” di Enrico Cernuschi, recentemente edito dalla casa editrice Mursia, vengono esaminati tutti i documenti del servizio britannico di decrittazione ULTRA sulle intercettazioni e decrittazioni dei messaggi della Regia Marina e dei Comandi tedeschi. Da questo esame si ricava che la guerra dei codici tra gli inglesi e la marina italiana contrariamente a quanto finora noto è stata in realtà vinta dalla Regia Marina la quale, grazie all’abile lavoro dei propri servizi è quasi sempre riuscita a conoscere in anticipo gli avvistamenti dei propri convogli da parte degli aerei britannici e prendere in anticipo le misure per farli arrivare a destinazione.

Alla fine degli anni 70 sono cominciate a trapelare, attraverso pubblicazioni di saggi da parte di operatori che avevano lavorato nel servizio segreto inglese Ultra, notizie sulle attività di decrittazione dei messaggi dei comandi tedeschi e italiani, decrittazione che hanno permesso al governo inglese di conoscere per tempo i movimenti e le intenzioni delle forze armate dell’Asse e di prendere le opportune misure. In sintesi la battaglia aerea d’Inghilterra e le battaglie su tutti su tutti i fronti, compreso il Mediterraneo, sono state vinte dalla Gran Bretagna grazie all’organizzazione ULTRA che decifrava tutte le trasmissioni degli alti comandi. Tale organizzazione è nata nel 1938 quando un ingegnere polacco che aveva lavorato in Germania alla costruzione di una macchina cifrante ENIGMA, dopo essere stato cacciato in quanto polacco, ha offerto alla Gran Bretagna i disegni della macchina.

Gli inglesi hanno ricostruito la macchina e messo su una grossa organizzazione segreta per decifrare i messaggi degli alti comandi dell’Asse. Non vi è dubbio che gli inglesi durante la guerra siano riusciti a decifrare con la macchina Enigma un grande numero di messaggi intercettati sulle reti tedesche sin dai primi mesi di guerra. Il fatto era talmente importante che il massimo segreto doveva essere mantenuto per non fare capire ai tedeschi che i loro messaggi cifrati venivano decrittati. Un esempio è dato da un episodio durante la battaglia aerea d’Inghilterra: il servizio ULTA aveva decrittato gli ordini di operazione della Luftwaffe per la preparazione dell’incursione massiccia per bombardare la zona di Coventry e ne avevano informato il primo ministro; Churcill decise di non emanare alcun ordine per sgomberare Coventry; ciò per non svelare ai tedeschi come gli inglesi fossero venuti a conoscenza. Coventry fu massicciamente bombardata (coventrizzata, come oggi dicono i britannici) ma ULTRA continuò a decifrare i messaggi tedeschi per tutta la guerra.

E i messaggi italiani?

ULTRA aveva una sezione dedicata a decifrare le comunicazioni italiane nel Mediterraneo. Dalle comunicazioni ufficiali del governo britannico nel primo dopoguerra e dai saggi inglesi su ULTRA pubblicati dopo gli anni 70 viene molto spesso esaltato il lavoro della sezione “italiana” dell’ULTRA per avere decrittato durante la guerra i messaggi della Regia Marina, e in sintesi ne emerge un comportamento ambiguo della R. Marina con tesi di tradimento ad oltranza contro il Duce ed il Fuhrer. Certamente nel dopoguerra si è molto parlato e scritto del tradimento degli ammiragli: d’altra parte la battaglia di Gaudo e Matapan, dove furono affondati di notte tre incrociatori e due CCTT italiani e perdemmo 2300 uomini ha sempre lasciato il dubbio che qualcuno abbia dato agli inglesi i movimenti delle navi italiane.

Oggi, a distanza di 70 anni sappiamo la verità: gli inglesi hanno intercettato gli ordini di operazione della X^CAT (Luftwaffe) che doveva proteggere la squadra italiana e su cui venivano riportati i movimenti.Da ciò, con l’aiuto del radar, è stato facile alla Mediterranean Fleet preparare l’agguato notturno di C° Matapan.

Come dimostra poi il Cernuschi nel suo libro, dall’esame dei documenti di ULTRA, contrariamente a quanto affermato nei saggi citati, gli inglesi non riuscirono mai a decifrare i codici italiani principali o se lo fecero fu generalmente riguardo ai codici di 2° livello, cioè codici tattici e con tempi di decrittazione lunghi, tali che le informazioni tattiche contenute diventavano obsolete e quindi non più utilizzabili.

L’efficienza di ULTRA, così elevata nella decrittazione dei messaggi tedeschi, in realtà fu molto scarsa nei riguardi dei codici della Regia Marina. Viceversa il servizio crittografico della Regia Marina ebbe notevoli successi nel decrittare con rapidità i codici britannici, soprattutto i codici tattici.

Per dimostrare ciò il Cernuschi, con l’aiuto dei documenti ufficiali conservati negli archivi, fa una attenta analisi delle operazioni navali di rifornimento del fronte africano con i convoglinel 1942. Occorre ricordare che dopo la presa di Tobruk da parte delle truppe italo-germaniche il 21 giugno 42 e la successiva caduta di Marsa Matruth sembrava che il morale delle forze britanniche in Egitto fosse allo sbando e ciò diede a Rommel l’impulso a proseguire l’offensiva per arrivare a Suez. Per prepararsi a tale offensiva richiese l’approvvigionamento di uomini e materiali. Iniziò pertanto una serie di convogli che in pochi mesi portarono sul fronte libico tutto il materiale e gli uomini richiesti. L’operazione dei convogli durò tutta l’estate e nonostante il forte contrasto della forze navali ed aeree britanniche la Regia Marina è riuscita a consegnare oltremare il 94% del materiale, munizionamento, carburante e soldati richiesto.

Quasi tutti i convogli con le relative scorte riuscirono a eludere il contatto con il nemico grazie all’eccellente lavoro del servizio decrittazione della Marina che riuscì a decifrare quasi tutti i messaggi di avvistamento dei convogli da parte dei ricognitori britannici, e darne immediatamente notizia alle navi interessate che modificarono le rotte dei convogli per farli giungere indenni a destinazione.

L’offensiva di Rommel iniziata il 30 agosto si risolse ben presto nella sconfitta di El Alamein. I motivi di tale fallimento, secondo Rommel dovuti a insufficienza di armamenti e carburante ricevuti dai convogli della Regia Marina, in realtà sono dovuti alla superiorità delle forze britanniche. Il Cernuschi infatti dimostra con dovizia di particolari le vicende di tutti i convogli e tutti i materiali consegnati al fronte libico.

Oggi a 70 anni dalla fine della 2^guerra mondiale possiamo senz’altro affermare che la Regia Marina ha assolto tutte le sue missioni mantenendo aperte le vie di comunicazione per rifornire i fronti oltremare grazie anche al formidabile lavoro dei servizi di decrittazione. Le cause della sconfitta sul fronte libico, sempre attribuite dai tedeschi (Rommel) alla mancanza di rifornimenti per l’incapacità della Regia Marina, si sono finalmente dimostrate grandi falsità diffuse per nascondere gli errori di strategia dell’Asse"

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