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LColombo

Pirocisterne Recco, Dentice Ed Alabama

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Un altro rompicapo cui ho cercato di venire a capo riguarda tre delle 256 navi rimaste bloccate fuori dagli stretti allo scoppio della guerra: le navi cisterna Alabama, Dentice e Recco.

 

Secondo Dobrillo Dupuis nel suo “Forzate il blocco!” del 1976, sia l’Alabama che il Dentice, aventi a bordo rispettivamente 10.000 ed 8.000 t di petrolio, si trovavano in quel momento al largo del Venezuela e fu loro ordinato di rifugiarsi a Maracaibo, dove tuttavia non sarebbero potute entrare a causa del loro elevato pescaggio. L’incrociatore francese Jeanne d’Arc trovò l’Alabama vicino alla costa e le ordinò di seguirlo, ma il comandante dell’Alabama (chi era?) cercò invece di mandare la nave all’incaglio. Il Jeanne d’Arc allora aprì il fuoco, colpendo subito le cisterne prodiere dell’Alabama, che esplosero, incendiando la nave. I naufraghi, molti dei quali gravemente ustionati, andarono alla deriva per giorni su delle zattere prima di raggiungere la costa. Nel frattempo la Jeanne d’Arc aveva trovato anche la Dentice, ma prima che la nave francese avesse il tempo di agire, il comandante della Dentice portò la sua nave ad incagliarsi su un’isoletta, e poi la incendiò per evitarne la cattura. L’equipaggio rifiutò di essere soccorso dal Jeanne d’Arc, per evitare la prigionia, e dopo qualche giorno riuscì a riparare una delle scialuppe ed a raggiungere la costa.

 

“Navi mercantili perdute” dà però una versione completamente differente. L’Alabama si sarebbe rifugiata a Maracaibo e sarebbe stata cannoneggiata da navi francesi, ma senza incendiarsi ed affondare; sarebbe stata invece portata all’incaglio e l’equipaggio avrebbe volutamente allagato sala macchine e cisterne per evitare la cattura. La nave sarebbe poi stata recuperata dal Venezuela e poi rivenduta agli Stati Uniti, per i quali navigò come panamese Osmond sino alla demolizione, avvenuta nel 1946.

La Dentice il 10.6.1940 si sarebbe trovata a Puerto Cabello nel Venezuela e lì sarebbe rimasta sino alla sua cattura (preceduta, probabilmente, da sabotaggio da parte dell’equipaggio) il 3.5.1941, dopo di che il Venezuela l’avrebbe venduta agli Stati Uniti (…e poi?)

 

Ora, come si spiegano queste discrepanze, e quali sono le versioni corrette?

 

Anche più oscuro, se possibile, è il caso della Recco. Al pari di diverse altre unità fu internata a Santa Cruz de Tenerife, ma il 19.4.1941, come altri mercantili italiani prima di lei e come altri avrebbero fatto dopo, lasciò quel porto diretta in Francia insieme alla nave cisterna Sangro. Ora, “Navi mercantili perdute” e fonti Internet tra cui questo pdf con la storia delle navi dell’AGIP: http://www.viverein.org/public/album%20navi%20verticale%20bianco%20finale%201.pdf e, cosa rilevante, un Intellingence Report (http://www.defence.gov.au/sydneyii/FinalReport/Report/images/NAA.006.0335.pdf; pagina 12) ed un Weekly Report del War Cabinet (http://ukwarcabinet.s3.amazonaws.com/documents/cab-66-16-23-0001.pdf), asseriscono che la Recco fu intercettata il 3.5.1941 dall’incrociatore ausiliario HMS Hilary (che qualche tempo dopo catturò anche un’altra pirocisterna sulla stessa rotta, la Gianna M.), si autoaffondò per evitare la cattura e l’equipaggio fu recuperato al completo e fatto prigioniero, passando il resto della guerra in prigionia in Gran Bretagna. Il rapporto dell’Intelligence, in particolare, dà qualche particolare (intercettazione avvenuta alle 11.30 del 3 maggio 350 miglia a nord delle Azzorre, tentativo britannico di salvare la nave) e specifica anche la composizione dell’equipaggio catturato: il comandante (capitano di lungo corso Castagnola, sebbene lì non sia nominato), otto ufficiali e 21 marinai.

Dupuis, invece, in “Forzate il blocco!” descrive la partenza di Recco e Sangro da Santa Cruz, un incidente capitato all’ancora della prima, il momento della loro separazione una volta che ebbero lasciato il porto (la Sangro fu poi catturata dall’HMS Camito ed insieme a questi affondata da un U-Boot mentre dirigeva per l’Inghilterra, con perdita di quasi tutto l’equipaggio) e poi dice che della Recco non si ebbero più notizie: scomparve con tutto l’equipaggio e non è dato sapere se saltò su una mina o fu silurata. Da un utente del Forum Marinearchiv ho appreso che anche l’edizione del “Navi mercantili perdute” del 1977 diceva della Recco che “Nulla si seppe della sua sorte”. Ora, se tutto l’equipaggio della Recco era stato salvato – ed i documenti dell’epoca sopra linkati dovrebbero darne conferma –, al suo rientro della prigionia qualcuno avrà pur dovuto riferire di quanto accaduto, no? Com’è possibile che ancora nel 1976-1977 l’USMM e le fonti italiane sembrassero essere all’oscuro di quanto accaduto alla pirocisterna e la dessero come scomparsa con tutto l’equipaggio?

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Da un utente del Forum Marinearchiv ho appreso che anche l’edizione del “Navi mercantili perdute” del 1977 diceva della Recco che “Nulla si seppe della sua sorte”. Ora, se tutto l’equipaggio della Recco era stato salvato – ed i documenti dell’epoca sopra linkati dovrebbero darne conferma –, al suo rientro della prigionia qualcuno avrà pur dovuto riferire di quanto accaduto, no? Com’è possibile che ancora nel 1976-1977 l’USMM e le fonti italiane sembrassero essere all’oscuro di quanto accaduto alla pirocisterna e la dessero come scomparsa con tutto l’equipaggio?

L'edizione del 1977 (2ª) di Navi mercantili perdute è da lungo tempo superata e, sotto parecchi aspetti, non va utilizzata per ricerche approfondite.

L'edizione più aggiornata è quella del 1997 (3ª) che - per la pirocisterna Recco così riporta:

 

" (...) Allo scoppio del conflitto (...) rimase bloccato a Santa Cruz de Tenerife nelle Canarie. La sera del 19 aprile 1941 lasciò Santa Cruz con lo scopo di violare il blocco nemico e di raggiungere Saint Nazaire, sulla costa atlantica francese.

Il 5 maggio 1941 fu autoaffondato dall'equipaggio a circa 400 miglia dalle Azzorre per evitare la cattura da parte dell'incrociatore britannico Ilaris (*), che si stava avvicinando. L'equipaggio fu recuperato dalla stessa unità britannica".

 

(*) Mia nota: salvo errori, non esiste nessun incrociatore britannico con questo nome, e neppure nessun'altra unità militare che abbia operato con questo nome tra il 1940 e il 1945. Permane quindi un dubbio su quale sia l'unità che ha recuperato i naufraghi del Recco.

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Per l'appunto, il "Navi mercantili perdute" in mio possesso è quello del 1997, che riporta la sorte da te indicata. "Ilaris" direi che è solo una distorsione di Hilary. Ma quello che non capisco è come fosse possibile che ancora più di 25 anni dopo il fatto almeno due libri riportassero la sparizione della nave. Tu avresti il volume dell'USMM relativo ai violatori di blocco? Per vedere come viene riferita lì la vicenda della Recco.

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Io ho il libro sui violatori ma sono fuori casa fino a venerdi... Poi guardo

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