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GM Andrea

Rivista H: Solo Acrobazie Da Circo Equestre? Un'opinione

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Sul noto tema della "Rivista H" del 5 maggio 1938 si leggono tuttora le opinioni più disparate, al netto delle ovvie considerazioni negative sull'ospite d'onore.

In un recente articolo di E. Cernuschi sulla RM (Dietro la rivista, giugno 2010) se ne è evidenziata, a detta dell'autore, la validità dal punto di vista della propaganda esterna.

Quanto alla utilità o meno della stessa dal punto di vista marinaresco è interessante, credo, riportare un'opinione di un ufficiale di Marina del tempo, Vito Sansonetti, nella sua autobiografia Benvenuti a bordo! (http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=17435).

 

Sansonetti, uno dei figli dell'ammiraglio Luigi, era l'ufficiale alle armi subacquee del CT Alfieri, affondato a Matapan e del quale fu uno dei pochi superstiti.

Nello stralcio che allego l'autore - non sospettabile certo di simpatie particolari (nel 1943-45 continuò a combattere con la R.Marina contro i tedeschi) - sostiene che la Rivista H non fu del tutto inutile (o mere "acrobazie da circo equestre"). Nel descrivere le evoluzioni delle squadra navale sotto attacco di aerosiluranti la sera dopo Gaudo, Sansonetti attribuisce il merito della capacità manovriera delle navi italiane anche alla vituperata rivista (e alle altre similari).

Non sono nessuno per giudicare, ma ritengo che un'opinione spassionata come questa - proveniente da un marinaio del tempo e navigante - non sia di poco conto.

 

k9s1.jpg

 

vp5z.jpg

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Per il tramite del nostro com.te Asteria, ho ricevuto questa fotografia di sicuro interesse: si tratta di una stampa da "Agfachrome", con ogni probabilità riferibile al fotografo tedesco Hugo Jaeger, che documentò ampiamente la visita di Hitler in Italia a maggio del 1938, e la "Rivista H" in particolare.

 

xbe4.jpg

 

Raffigura l'incrociatore pesante Trieste ormeggiato nel porto di Napoli nei giorni immediatamente precedenti la "Rivista H", insieme al gemello (e divisionario) Trento.

Con qualche "passata" in Photoshop, l'immagine diventa di ancor maggiore interesse:

 

rpky.jpg

 

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Al di là degli aspetti "fotografici", che ci permettono tuttavia di presentare un documento affatto noto sugli immediati antecedenti dello specifico evento, desidero aggiungere qualche considerazione di carattere personale sulla tanto vituperata "Rivista H".

Ferme restando, associandomi ad Andrea, le ovvie considerazioni negative sull'ospite d'onore, la mia impressione è che la "Rivista H" sia stata destinataria, nel tempo, di una cattiva stampa (e oggi di analoghi negativi commenti sul web) proprio perché venne organizzata in onore di quello "specifico ospite".

Lo scritto del com.te Sansonetti ci conforta invece sul fatto che, non tanto al fine di organizzare la "Rivista H", ma di consentire alle unità della Regia Marina di effettuare manovre all'unisono che spesso evitarono di subire danni o affondamenti, l'addestramento alla manovra di formazioni navali complesse veniva seguito con attenzione dai vertici della Marina di allora, con risultati che in taluni casi portarono a positivi corsi di eventi.

 

Da un punto di vista promozionale e di immagine, tutte le Marine dell'epoca organizzavano eventi analoghi, anche se in versione maggiormente statica come - ad esempio - le numerose riviste navali organizzate dalla Royal Navy nel Solent nei primi decenni del secolo XX, sino agli anni immediatamente precedenti l'inizio della seconda guerra mondiale.

 

A mio avviso, sbaglia chi esprime sulla "Rivista H" un giudizio negativo tout-court solo perché organizzata in onore dell'allora cancelliere tedesco (e non fatemi dire cosa penso anche dell'attuale cancelliere tedesco...).

Conoscendo per esperienza diretta la Marina, di allora e di oggi, posso assicurare che la "Rivista H" sarebbe stata tenuta con la medesima professionalità e con i medesimi buoni esiti anche se vi avessero presenziato - a scelta - il Papa, Stalin, Roosevelt o Churchill (oppure anche il diavolo in persona).

Edited by Alagi

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Concordo con i Comandanti GM Andrea e Alagi. La Rivista H dovrebbe essere vista dal popolo italiano, come una cosa molto positiva, tenendo fuori ogni considerazione politica; anche in maniera superiore, visto i numeri in gioco, delle esibizioni della PAN....

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Le cosidette "manovre cinematiche" cioè l'assunzione di formazioni più o meno complesse e le evoluzioni delle formazioni stesse potrebbero sembrare una coreografica ostentazione di bravura marinaresca fine a se stessa - tant'è che nelle cd "riviste" esse toccano le loro espressioni più vistose e spettacolari - ma, in realtá, sono alla base della stessa capacitá bellica di una flotta ben addestrata.

Le tattiche utilizzate praticamente in tutte le forme di lotta della guerra sul mare, ora come allora, sono basate su l'assunzione di formazioni più o meno ristrette e sulla capacitá di evoluire in maniera rapida e sicura mantenendo compatte e ordinate tali formazioni.

Un esempio? una bella formazione di unitá navali che marcia ed evoluisce in perfetta linea di fronte potrebbe sembrare - ed in effetti lo è - uno bello spettacolo ed una dimostrazione di bravura degli ufficiali di vascello in manovra sulle plance delle varie unitá; in realtá una formazione che effettui la ricerca a "rastrello" per la caccia ad un sommergibile immerso in maniera da non lasciare "buchi" nella copertura dei sonar, apparirebbe, ad un ignaro osservatore, semplicemente una formazione di navi che marciano ed evoluiscono in perfetta linea di fronte. E cosi per tantissime altre tattiche non solo nel campo A/S, non da ultima la manovra per andare al tiro in formazione.

Le manovre cinematiche costituiscono un fondamentale momento addestrativo per gli Ufficiali di vascello tanto che il programma della Scuola di Comando navale, ancora oggi, ne contampla decine per ogni frequentatore. Ciò che si esegue in sicurezza di giorno e col bel tempo in una rivista deve poter essere eseguito con altrettanta sicurezza di notte, a luci attenuate e, magari, col mare agitato, nel contesto di un'azione tattica.

Sbaglia grandemente chi considera questa capacitá una mero esercizio circense fine a se stesso.

Ciao,

C.

Edited by chimera

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Concordo con i pareri espressi in precendenza. Le manovre cinematiche, sono una parte importante della formazione di un ufficiale di stato maggiore, ricordo gli esercizi svolti in Accademia, al fine di preparare le reali evoluzioni, che poi ho regolarmente effettuato in pratica, durante le esercitazioni di dragaggio che necessariamente si svolgevano in formazione. credo che la rivista H, abbia dimostrato l'elevato grado di preparazione non solo degli ufficiali, ma di tutto il team di plancia segnalatori compresi, per effettuare manovra complesse, occorre non solo un buon ufficiale, ma anche un buon timoniere ed un veloce segnalatore.

onestamente non credo che un ufficiale di marina abbia considerato le manovre come acrobazie da circo , conoscendone l'importanza.

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il problema nasce del per chi è stata fatta questa rivista, ed è come un cancro che contamina tutto.

 

Riesce difficile non pensare che significa quella lettera, che non è horty.

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C.te Iscandar, nei termini posti dal C.te GM Andrea, cioè riferendosi alla rivista solo ed esclusivamente in termini di capacitá manovriera e abilitá marinaresca dimostrati dagli Ufficiali della R. Marina, e fatta la dovuta premessa sulla assoluta negativitá di giudizio sulla personalitá in onore della quale il potere politico dell'epoca dispose l'effettuazione della rivista, non vedo quale problema ci sia a parlarne.

Una cosa sono i giudizi storici e morali su Hitler, su cui tutti ci troviamo d'accordo - peraltro non attinenti all'argomento del post - altro le considerazioni sull'ottimo addestramento alla manovra in formazione degli Ufficiali della R. Marina.

E questo non per partigianeria a tutti i costi ma, semplicemente, per amore di veritá. A far da contraltare alla eccellente preparazione e addestramento nel campo delle manovre cinematiche in seno alla R. Marina ci sono, tanto per fare un esempio, le lacune anche addestrative nel combattimento notturno che si sommarono alle carenze tecniche nelle relative dotazioni. Ma, appunto, non si può fare di tutta l'erba un fascio (e non mi riferisco assolutamente a quello Littorio!)....

Ciao,

C.

Edited by chimera

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il problema nasce del per chi è stata fatta questa rivista, ed è come un cancro che contamina tutto.

 

Riesce difficile non pensare che significa quella lettera, che non è horty.

 

Ricordo a Iscandar che dal 1861 la Marina Italiana è sempre stata al servizio della nazione - eseguendo gli ordini - indipendentemente dalle scelte politiche del governo in carica, delle alleanze da esso stipulate e dalla situazione internazionale del momento.

Lo stesso discorso vale per tutte le Forze Armate (Esercito, Aeronautica, Carabinieri ecc.).

 

Guai se non fosse così: esistono un potere legislativo, uno esecutivo e uno giudiziario, e le Forze Armate - da quando c'è l'unità d'Italia - eseguono gli ordini impartiti dall'autorità costituita. Diversamente, si scadrebbe in tentazioni golpiste tanto care a certi regimi, ma che non stanno nella cifra dei nostri militari.

 

Non a caso, coloro che la buttano in politica gettando strame sulla Rivista "H" in quanto tale e in quanto riferita ad Hitler, sono gli stessi che - magari anche giustamente - condannano chi scelse di aderire alla RSI, non ritenendo la RSI (e aggiungerò anche qui "magari giustamente") quale espressione della volontà popolare della maggioranza e latrice di espressioni di cultura democratica.

E difatti, la stragrande maggioranza della Marina non aderì alla RSI, ma ottemperò gli ordini del Governo legittimo, raggiungendo porti alleati, non abbassando la bandiera, e pagando con l'estremo sacrificio di molti suoi uomini (per non parlare dei fatti di Cefalonia e di altri analoghi).

 

Non capisco l'accanimento specifico verso la sola Rivista "H": mi sa di pretesto specioso e di argomento portato avanti per mera e trombonesca vis polemica, in mancanza di argomenti migliori in via generale, di preparazione più approfondita nel campo storico, e - in particolare per quanto riguarda gli aspetti manovrieri e tattici ampiamente già spiegati da professionisti del settore - di conoscenze più dirette per quanto riguarda la specifica operatività della Marina, di allora e di oggi.

 

D'altro canto, se si condanna la Rivista "H" nel suo complesso (e si badi bene, dopo aver condannato giustamente TUTTO il condannabile dei due dittatori che vi presenziarono) allora - per presunta (o soggettiva) onestà intellettuale - bisognerebbe condannare TUTTA la guerra italiana, TUTTA la guerra tedesca (e i suoi campi di concentramento), TUTTA la guerra russa (con parecchi milioni di morti dovuti alla dittatura staliniana), TUTTA la guerra francese e inglese (con massacri perpetrati negli imperi coloniali), TUTTA la guerra giapponese (che non fu condotta da educande), TUTTA la guerra americana (con le due bombe atomiche, tanto per dire) e avanti così, con TUTTI i paesi dell'atlante geografico, dall'Albania allo Zimbabwe.

Anzi, sempre per la medesima presunta (o soggettiva) onestà intellettuale, bisognerebbe allora condannare TUTTE le guerre, dall'epoca neanderthaliana ai nostri giorni: esecrandone ogni loro aspetto e conducendo contro di esse la medesima campagna condotta contro la Rivista "H" ove, tra l'altro, non ci scappò neppure un morto per caso.

 

Viceversa, è inutile dichiararsi appassionati, o studiosi, o cultori di fatti di Marina: se - tanto per fare un esempio - avessi motivi per giudicare negativamente il gioco del calcio, non andrei certo alle partite e non comprerei la Gazzetta dello Sport, dedicandomi ad altre attività più in linea con le mie convinzioni.

Edited by Alagi

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scusate, una domanda tecnico/storica quali furono le principali differenze tra la rivista h e le riviste B (von Blomberg) e H natra vota (Horty)?

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beh, chiunque abbia una conoscenza anche superficiale della sensoristica subacquea del periodo, e direi anche della strumentazione di macchina, non puo' non riconoscere nella "Delfinata" un unicum nella storia della navigazione subacquea, e della navigazione in generale.

 

stiamo parlando di una formazione serrata di 10 file di 8 sottomarini (=160 eliche) preceduti da un singolo battello, di classi molto diverse tra di loro che navigano in immersione: dal pdv tattico è definitivamente fine a sè stesso, ma dimostra un livello di addestramento considerevole.

 

lasciando da parte le polemiche storico-politiche, tra i due caporali quello che era più in gamba politicamente era quello Italiano, anche perchè sapeva scegliere bene i collaboratori e l' entourage, e in analogia con un altro più recente uomo forte italiano, molto della sua caduta risiede in classici vizi italici (dirò solo che non vedo molta differenza tra le c.d. olgettine e la sig.na petacci)

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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scusate, una domanda tecnico/storica quali furono le principali differenze tra la rivista h e le riviste B (von Blomberg) e H natra vota (Horty)?

 

Sostanzialmente, alle riviste in onore del Reggente d'Ungheria amm. Horty (26 novembre 1936) e del maresciallo Von Blomberg (7 giugno 1937) parteciparono un numero inferiore di navi e sommergibili, e non vi presero parte i due "Cavour" che erano ancora ai lavori. Inoltre, le due riviste furono maggiormente "statiche", con le unità delle due squadre che defilarono per linee di controbordo, senza particolari accostate, incroci, o altre manovre complesse.

Dopo la rivista "H", nelle acque di Napoli si tenne un ultimo evento - l'11 maggio 1939 - ossia la rivista navale in onore del Principe Paolo Karagjorgjevic, reggente di Jugoslavia. Anche in questo caso, non erano presenti navi da battaglia ma - per contro - parteciparono i quattro "7.000" della VII Divisione: le manovre furono limitate ad un defilamento delle squadre, e a qualche accostata "a un tempo".

 

La principale bibliografia sull'argomento è la seguente:

 

- T. Marcon, Riviste navali a Napoli negli anni Trenta, in "Bollettino d'Archivio dell'USMM", giugno 1995, (relativo alle tre riviste del 1936, 1938 e 1939)

- E. Bagnasco, E. Cernuschi, Rivista "H", in "STORIA militare" n. 200 (maggio 2010), (sugli aspetti tecnici e tattici della Rivista "H")

- E. Cernuschi, Dietro la Rivista, in "Rivista Marittima", giugno 2010, (sui retroscena e le implicazioni politiche dell'evento)

- M. Brescia, Genova, maggio 1938, in "STORIA militare" n. 202 (luglio 2010), (sulla visita effettuata a Genova dalle due Squadre Navali successivamente alla Rivista "H")

Edited by Alagi

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Guest giovannibandenere

Caro Dottor Piergiorgio,

Potresti fare a meno di equiparare "olgettine" e Signora Petacci?

Grazie, Giovanni

 

(Post n° 10)

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Della Rivista H si è già parlato su questo Forum (titolo: "IL giorno in cui la Marina si è divertita") e mi dispiace che in passato abbia creato qualche problema.

 

Eppure mi sembra tanto semplice ed ovvio SEPARARE il contesto tecnico di quella parata navale dal personaggio in onore del quale tale rivista era stata fatta!

Edited by Alfabravo 59

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Concordo appieno con quanto esposto, in particolare, dai com.ti Chimera, Alagi, Squadrag54.

Come ho specificato sin dall'inizio il tema in questione è l'utilità o meno di tali manovre dal punto di vista dell'addestramento, non tanto se la R. Marina voleva fare un servile omaggio a quel tizio. Come ebbi a scrivere già molto tempo fa, le polemiche che talora si leggono al riguardo sono speciose MA disinformate. Se andiamo a leggere i nomi dei partecipanti a quella rivista sulle varie navi della squadra troviamo ufficiali di origine ebraica cacciati in modo infame giusto otto mesi dopo, altri che dopo l'armistizio presero le armi contro i tedeschi, molti che da essi furono deportati se non fucilati.

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Come ho specificato sin dall'inizio il tema in questione è l'utilità o meno di tali manovre dal punto di vista dell'addestramento...

Caro GM ANDREA, ti sei già risposto fin dall' inizio inserendo quel passo dal libro "Due Flotte sorprese" del C.te SETH...

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A proposito della rivista in onore della visita in Italia Reggente d'Ungheria ammiraglio Horthy ecco come la ricorda l'ammiraglio Tur nel terzo volume del suo libro di memorie Plancia Ammiraglio:

 

uc2r.jpg
g9q1.jpg
hz16.jpg
tratto da: V. Tur, Plancia Ammiraglio vol. III, Canesi, Roma, 1963
Ciao,
C.
Edited by chimera

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Non sembra essere fatto della formazione - o una buona formazione - nonostante un basso numero di occorrenze, per il attacco con siluri delle torpediniere a livello di squadriglia/flotilla.

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Non sembra essere fatto della formazione - o una buona formazione - nonostante un basso numero di occorrenze, per il attacco con siluri delle torpediniere a livello di squadriglia/flotilla.

Unfortunately, it's not easy to understand what you are meaning. If you want, please send your message in English! :smile:

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Traduco la risposta di Pinin:

"L'addestramento all'attacco silurante non sembra fosse particolarmente valido a livello di Squadriglia per le torpediniere"

 

-------------------

Rispondo:

 

Concordo. O meglio, non si tratta tanto dello specifico addestramento tecnico, quanto di una visione tattica e di norme operative che prevedevano - per le unità di superficie - di condurre attacchi a grande distanza, con tutte le problematiche che potevano nascere in relazione alla precisione e all'accuratezza dei lanci, alla possibilità di avarie ai siluri su un lungo percorso, e al rischiò che il moto ondoso alterasse i parametri di rotta e velocità del siluro.

D'altra parte, durante il secondo conflitto mondiale soltanto la Marina giapponese colse risultati eccellenti con attacchi siluranti di superficie (spesso condotti anche di notte): tutte le altre Marine ebbero a soffrire problemi analoghi a quelli che afflissero la Marina italiana, con risultati nel complesso molto al di sotto delle aspettative.

 

I do agree. Or, better, the matter isn't technical training, bu the tactical vision and the operational rules that gave surface ships instructions to attack with torpedoes from long distances: this caused several problems with launching precision and accuracy, as well as risks of mechanical faults underway and chances that a torpedo's course could be affected by waves etc.

It must be pointed out that - during WW II - only the Japanese Navy scored great results with surface torpedo attacks (even in night time): all the other Navies experienced difficulties quite similar to those affecting the Italian Navy, with results far below expectations.

Edited by Alagi

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Traduco la risposta di Pinin:

"L'addestramento all'attacco silurante non sembra fosse particolarmente valido a livello di Squadriglia per le torpediniere"

 

-------------------

Rispondo:

 

Concordo.

Anch' io concordo. E mi spiego.

Per noi il siluro era un' arma di PRECISIONE: infatti le torpediniere cl. SPICA avevan i lanciasiluri (singoli) "a murata" e non "per chiglia". Ora penso che fosse difficile per una nave di simili dimensioni avvicinarsi furtivamente al bersaglio senza esser visti: una torpediniera non è un m.a.s!

 

Per gl' Inglesi, invece, il siluro era un' arma di SATURAZIONE: i loro ct. avevan i lanciasiluri "per chiglia". Ora non ho dati sottomano, ma a Capo Bon (Dicembre 1941) gl' Inglesi lanciarono, mi pare :doh: , una quindicina di siluri. SOLO 4 andarono a bersaglio. Davvero pochi, ma sufficienti a porre le basi per una vittoria navale!

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Anch' io concordo. E mi spiego.

Per noi il siluro era un' arma di PRECISIONE: infatti le torpediniere cl. SPICA avevan i lanciasiluri (singoli) "a murata" e non "per chiglia".

E' vero: i lanciasiluri singoli furono inizialmente installati a bordo delle tp delle serie "Climene" e "Perseo" e delle quattro unità costruite a fiume della serie "Alcione" (Libra, Lira, Lince e Lupo).

Entro il 1941, tutte le unità superstiti furono modificate portandole allo standard delle "Alcione", con due lanciasiluri binati brandeggiabili sulla mezzeria, a conferma del fatto che la Regia Marina iniziava a preferire i lanci a saturazione rispetto a quelli di precisione. Tuttavia, per quell'epoca, le situazioni operative erano radicalmente cambiate, e per le torpediniere (come pure per i ct), il ruolo più importante era diventato quello della scorta a/s e a/a.

Prova ne è il fatto che su molte nostre siluranti (e anche su molte della Royal Navy), fu sbarcato l'impianto tls poppiero, sostituendolo con armi a/a (sulle navi italiane e inglesi) o con sistemazioni per ulteriori cariche di profondità di riserva (solo sulle unità britanniche).

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C'è anche da dire che la concezione dell'attacco silurante "di precisione" anziché "di saturazione" aveva radici nei problemi di stabilità delle nostre siluranti che non potevano sobbarcarsi bancate da 5 tubi come alcuni ct stranieri, quindi si trattava in un certo senso di una scelta obbligata. Sarebbe occorsa una visione più chiara dei compiti da affidare alle siluranti che avrebbe portato in sede di progetto a qualche tubo in più e qualche nodo in meno.

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Rammento che comunque restava l' uso di lanciare i siluri per coppiole... e a quanto pare, esistevano problemi di qualità nel personale e materiale torpediniero, le prorità nell' assegnamento risorse, umane e materiali essendo dato al servizio A.

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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Per noi il siluro era un' arma di PRECISIONE: infatti le torpediniere cl. SPICA avevan i lanciasiluri (singoli) "a murata" e non "per chiglia". Ora penso che fosse difficile per una nave di simili dimensioni avvicinarsi furtivamente al bersaglio senza esser visti: una torpediniera non è un m.a.s!

 

 

Per gl' Inglesi, invece, il siluro era un' arma di SATURAZIONE: i loro ct. avevan i lanciasiluri "per chiglia". Ora non ho dati sottomano, ma a Capo Bon (Dicembre 1941) gl' Inglesi lanciarono, mi pare , una quindicina di siluri. SOLO 4 andarono a bersaglio. Davvero pochi, ma sufficienti a porre le basi per una vittoria navale!

 

 

Grazie.

 

Alagi non c'è bisogno di tradurre, io riesco a capire

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Per quanto riguarda gli attacchi a lunga distanza, ecco cosa scrisse l'ammiraglio Fioravanzo in un suo intervento dal titolo "Quadro della futura battaglia navale" comparso sull'Amanacco Navale del 1938:

«Ognuno dei due combattenti cercherá di colpire l'altro prima di esserne a sua volta colpito, impiegando le armi [intese come artiglierie e siluri, n.d.r] fin dalle massime distanze consentite e colla massima intensitá possibile: in modo che una battaglia navale è, da questo punto di vista, una gara a chi colpisce più presto e meglio».

I due concetti di colpire a lunga distanza prima dell'avversario ed avere una velocitá superiore per decidere se accettare battaglia, quando in situazione di vantaggio, senza dare la possibilitá al nemico di scappare o rompere il contatto senza poter essere raggiunti, quando in situazione d'inferioritá, condizionò non solo il pensiero navale di quegli anni ma anche, come noto, le costruzioni.

Il concetto di colpire a lunga distanza prima di poter essere colpito dal nemico si ritrova, nel pensiero del Di Giamberardino, anche per il lancio dei siluri. Così ne parla nel suo "L'Arte della guerra sul mare" del 1937: «Il tiro antisilurante era giá considerato di sufficiente efficacia prima del Conflitto mondiale, e capace di tenere a debita distanza di giorno le siluranti di superficie, le quali poi erano meno veloci delle attuali ma più piccole, e quindi offrivano un bersaglio minimo, difficile ad essere colpito a distanze non ravvicinate. Ora, se le siluranti sono più veloci, esse sono peraltro di maggiore mole, e il tiro dei cannoni secondari delle grosse unitá ha acquistato una notevole precisione a forti gittate. Inoltre le unitá principali hanno anche aumentata la rapiditá di moto, e quindi la differenza di velocitá col naviglio sottile è minima. Poi con i siluri moderni è possibile lanciare molto più lontano, ma la probabilitá di colpire una nave a grandi distanze è limitata. Tutto considerato, tenendo conto dei vari fattori contrari e favorevoli, la possibilitá di colpire col siluro grosse unitá in schieramento piuttosto serrato è attualmente notevole, ricorrendo non a lanci singoli ma a fasci di molte armi dirette verso l'intera formazione avversaria".

Ciao,

C.

Edited by chimera

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