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Ordini Dei Santi Maurizio E Lazzaro

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Ordini dei Santi Maurizio e Lazzaro

 

È tradizione divenuta ormai storia che l’Ordine sia la fusione di quello di San Maurizio detto dei Cavalieri mauriziani con altro, di San Lazzaro, nato con compiti militari di difesa della Terra Santa ed ospedalieri di assistenza ai lebbrosi di Giudea ed a quanti cristiani ne erano stati contagiati.

Nel 1250, quando le Terre del Vallese divennero domino della Casa di Savoia, l’allora Conte Pietro venne a conoscenza della sorte toccata a San Maurizio che, al comando della Legione Tebana, fu massacrato con i suoi uomini da Diocleziano, perché cristiani.

Divenuto Signore del Vallese, Pietro chiese e ricevette l’anello appartenuto a San Maurizio; per volontà dell’Abate Rodolfo che lo custodiva, questo sarebbe rimasto in perpetuo il simbolo del potere del Principe che avrebbe posseduto quelle terre.

L'anello riportava incisa l’immagine di San Maurizio, raffigurato come un Cavaliere recante un vessillo con croce greca a braccia trifogliate.

Già nel 1350 una bandiera con la croce di San Maurizio era stata portata da Amedeo VI quale vessillo di guerra, dopo aver elevato il Santo a protettore della Savoia, della Borgogna e dei militari.

Fu però sotto Amedeo VIII detto il “Pacifico” che a San Maurizio fu dedicato un Monastero nel Chiablese, sotto le regole agostiniane.

Quando poi rimasto vedovo, abdicò in favore del figlio Ludovico, Amedeo si ritirò nel monastero di Ripaglia dove vide la luce la sacra Milizia di san Maurizio, formata da cinque Cavalieri nobili, vedovi e di età matura che avevano l’incarico di consiglieri di governo.

Alla sua morte, Amedeo VIII, nel dichiarare che la funzione della Milizia era quella di un Consiglio di Stato ancorché di regola religiosa, dispose che la “sua” Milizia venisse regolamentata e potenziata con la nomina di nuovi Cavalieri eletti con il parere di quelli che già ne facevano parte: i neo eletti dovevano essere selezionati per lealtà, età e trascorsi militari.

L'Ordine rimase quasi dimenticato per un secolo fino a quando Emanuele Filiberto lo riformò attribuendogli i compiti di difensore della fede cristiana contro i pirati saraceni, sotto l'aspetto militare, e di esercizio di fraterna carità ed assistenza ospedaliera, per l'attività religiosa.

Nel 1572, il Duca Emanuele Filiberto viene nominato Gran Maestro dell'ordine da Papa Gregorio XIII che oltre a denominarlo Ordine Militare e Religioso, gli assegna sede nei territori di cui il Savoia era Signore.

Seppure i compiti militari soverchiassero di molto quelli religiosi, l’Ordine accettò il controllo spirituale della Chiesa.

Dopo breve tempo, nel 1573, il Pontefice, con una successiva Bolla, associò l’Ordine Mauriziano a quello di San Lazzaro, dipendente dal trono di Pietro e contemporaneamente modificò il titolo conferito al Duca di Savoia, di Gran Maestro del Militare Religioso Ordine di San Maurizio, in quello di Gran Maestro dell’Ordine Militare e Religioso dei Santi Maurizio e Lazzaro.

Successivamente, nell’anno 1575 il Pontefice completò la sua volontà inviando al capo di casa Savoia le insegne dell’Ordine.

Si è già accennato alle origini dell’Ordine di San Lazzaro, la cui attività si sviluppò nell’assistenza ai lebbrosi; il nome di San Lazzaro fu probabilmente assunto dall’Ordine per ricordare il miracolo della resurrezione di Lazzaro, voluto dal Signore.

La divisa di questi Cavalieri, in massima parte contagiati dal male che curavano, consisteva in un manto nero sul quale era applicata una croce verde piena che nel XVI secolo divenne biforcata come quella di Malta.

Al fine di consentire all’Ordine di disporre di ospedali e lebbrosari, molti Principi contribuivano con elemosine e regalie che si aggiungevano alle elargizioni dei Pontefici.

I vantaggi dell’Ordine finalizzati alla sua continuità e prosperità, non si limitarono ai provvedimenti economici ma si articolarono anche in privilegi e diritti quale quello concesso nel 1267 dal Pontefice Clemente V che stabiliva che ai Cavalieri di San Lazzaro venissero “passati” i beni dei lebbrosi assistiti.

Questo provvedimento però, voluto con finalità senza dubbio provvidenziali verso l’Ordine, recò la conseguenza negativa dello spingere alcuni “Cavalieri” che erano pur sempre “uomini”, a tradire le finalità caritatevoli dell’Ordine lottando fra loro per appropriarsi di beni e ricchezze di persone facoltose che, affette da mali diversi, venivano “passate” per lebbrose.

Questo fattore di decadenza morale unito alla perdita dell’Oriente da parte della Cristianità, portò alla disgregazione dell’Ordine ed alla perdita di gran parte dei beni patrimoniali pur continuando ad esistere, anche se unicamente “sulla carta”.

Nel 1565 il Pontefice Pio IV con una sua Bolla, risollevò l’Ordine dalla fase di “buio” nella quale era decaduto, nominando Gran Maestro il Nobile Castiglioni; quando questi nel 1571 rinunciò all’incarico per contrasti con Pio V, il titolo di Gran Maestro fu assunto da Emanuele Filiberto di Savoia che già Gran Maestro dell’Ordine Mauriziano, fu ritenuto dal Papa Gregorio XIII l’uomo adatto alla riunione dei due Ordini.

I compiti assegnati agli Ordini riuniti, rimasero quelli originari che ciascuno possedeva e cioè di difesa della cristianità e di assistenza ai lebbrosi.

I1 nuovo Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro ebbe grande pregio e importanza grazie alla dedizione del Duca Sabaudo che gli ottenne una Chiesa in Torino, due Ospedali in Torino e Nizza e due vascelli per la lotta contro i turchi.

Inoltre fu incrementato notevolmente il numero di Cavalieri, specialmente con l'ingresso di Nobili ed illustri personaggi.

L'opera di Emanuele Filiberto fu continuata e perfezionata dal figlio Carlo Emanuele I che stabilì fra l’altro la nuova insegna dell’Ordine, assiemando le due Croci di San Maurizio bianca e di San Lazzaro verde e disponendo che oltre che sul manto, essa venisse portata sotto forma di gioiello smaltato anche sugli abiti.

Ulteriore sviluppo, soprattutto dal punto di vista patrimoniale, l’Ordine lo ebbe attorno al 1680 ad opera della Reggente Maria Giovanna prima e del figlio Vittorio Amedeo II divenuto intanto maggiorenne ed asceso al trono, dopo.

L'assetto giuridico dell’Ordine fu opera del Re Vittorio Emanuele I che lo regolamentò sotto gli aspetti costituzionali, finanziari e giurisdizionali.

L'ordinamento gerarchico dell’Ordine fu invece opera di Carlo Alberto che nel 1831 lo suddivise in tre classi:

Cavalieri, Commendatori e Cavalieri di Gran Croce, determinando anche le condizioni ed i meriti previsti per ciascuna classe.

Alla prima, quella dei Cavalieri, l'accesso era consentito a chiunque avesse meriti di “giustizia”, ossia per diritto derivato al richiedente da antica nobiltà sia paterna che materna.

Altri meriti per accedere erano quelli detti di “grazia” consistenti in benemerenze acquisite nei confronti della Corona e del Re a seguito di atti di valore militare o meriti civili.

Nelle classi dei Commendatori e dei Cavalieri di Gran Croce il numero dei conferimenti era invece limitato.

Anche la divisa si adeguò alle esigenze ed alle mode dei tempi e divenne una livrea di panno verde con ricami bianchi ed in oro che oltre a riportare l’insegna dell’Ordine, indicavano il grado dell’insignito; la foggia dell’abito era sostanzialmente ispirata alle uniformi dell’Armata Sarda.

Vittorio Emanuele II, succeduto nel 1849 al padre Carlo Alberto, approvò successive e radicali modifiche all’Ordine nelle finalità, uniformi, suddivisione in classi e titoli che consentivano l’ammissione. Queste riforme furono poi in gran parte dovute ad esigenze politiche ed amministrative sorte a seguito della costituzione del Regno d'Italia.

Nel 1851 viene abolita la classe di Giustizia e l'attribuzione di Sacra Religione.

Nel 1855 un secondo decreto modificò le classi nel modo che segue:

 

- Cavaliere di Gran Croce;

- Commendatore di prima e seconda classe;

- Ufficiale;

- Cavaliere.

 

Un successivo decreto del 1865 stabilì che i commendatori di prima classe assumessero la denominazione di Grandi Ufficiali per cui virtualmente le classi divennero cinque.

Nel 1868 cambiarono le regole di ammissione ed i requisiti che la determinavano consistettero in benemerenze acquisite nelle carriere Militari e Civili, nelle scienze, lettere, arti, ecc..

Questa innovazione riservava all’Ordine la prerogativa di essere conferito a cittadini “socialmente nobili”, in pratica alla lite della Nazione; gli altri meriti, più comuni e meno prestigiosi, erano ricompensati da altre onorificenze che furono istituite “ad hoc”.

Nel 1869, quando venne istituito un nuovo Ordine, quello della Corona d’Italia, che come vedremo rappresentava l’onorificenza destinata a ricompensare le benemerenze di classi più numerose ma di ceto inferiore a quelle insignite del Mauriziano, al Consiglio dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro fu affidata pari funzione nell’Ordine della Corona d’Italia.

I1 numero limite delle nomine per ciascuna classe fu regolamentato e decretato con l’esclusione, ossia con l’appartenenza di diritto, fuori numero, dei Cavalieri dell’Ordine della Santissima Annunziata. Questi ultimi, al momento della nomina a Cavalieri del più alto Ordine Italiano, erano autorizzati d’ufficio a fregiarsi del massimo grado dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro.

Altra modifica alle nomine fu apportata nel 1885 dal Re Umberto I aggiungendo a quelle fuori numero quelle conferite “motu proprio”.

 

Le nomine annuali vennero fissate nella seguente misura:

- Cavalieri di Gran Croce 3;

- Grandi Ufficiali 19;

- Commendatori 58;

- Ufficiali 186;

- Cavalieri 514;

 

Tutta questa successione di modifiche e variazioni spesso estemporanee o finalizzate ad esigenze del momento, crearono un certo caos nell’ordinamento. Fu Vittorio Emanuele III, salito al trono nel 1900, ad assumersi il compito di riordinare gli statuti dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia che con il passare e l’evolversi del tempo divenivano sempre più interdipendenti e diffusi nella Nazione.

Pertanto con il R.D. del novembre 1907 fu approvato un nuovo Statuto per entrambi gli Ordini.

Con altro decreto del dicembre 1929, vennero regolati i conferimenti e nel 1930 fu anche riformato il Consiglio dell’Ordine e stabilita esattamente la graduatoria delle cariche gerarchiche dello Stato ai fini dell’attribuzione delle varie classi da conferire.

Per gli insigniti fu anche stabilito che essi godessero, ove previsto, degli onori militari corrispondenti a quelli considerati per i vari gradi delle Forze Armate.

Vennero anche definiti disegno e dimensioni delle insegne, che rimasero da allora invariati, salvo le differenze prodotte dai vari tipi di lavorazione eseguite da artigiani orafi e fabbriche.

 

Insegne

 

L’insegna dell’Ordine consiste nella croce di San Maurizio che è una croce “greca” d’oro, smaltata di bianco e con le estremità dei bracci trifogliati; essa è sovrapposta alla Croce di San Lazzaro, pure d’oro ma smaltata in verde e con i bracci biforcati come quella “maltese”, posta in obliquo rispetto alla prima.

La sovrapposizione delle due croci come si è detto, risale alla fusione tra i due ordini, avvenuta sotto il Gran Magistero di Amedeo VIII e ne costituisce ricordo.

Le due croci sono dunque sovrapposte con un’angolatura tale da porre i bracci verdi della croce di San Lazzaro sulla bisettrice dell’angolo retto formato dai bracci bianchi di quella di San Maurizio.

Questa croce è di due diverse dimensioni; la più piccola, è destinata ai Cavalieri ed agli Ufficiali.

La differenza tra le due croci, è data da una corona reale in oro che sormonta quella degli Ufficiali.

Entrambe vengono portate appese ad un nastro di colore verde smeraldo e collocate al lato sinistro del petto nell’abito civile.

Nell’uniforme militare, quando la giubba è chiusa con doppia fila di bottoni, l’insegna si porta al centro fra le due file di bottoni, come tutte le altre decorazioni.

Quando la giubba è ad una fila di bottoni o a collo “aperto”, essa viene appuntata sul lato sinistro, all’altezza della patta del taschino sinistro, se esterno.

La croce di dimensioni maggiori, sempre sormontata dalla corona reale in oro, è riservata ai Commendatori ed ai Grandi Ufficiali e viene portata, per entrambe le classi appesa ad una cravatta verde intorno al collo.

Nelle uniformi militari a collo “chiuso” la cravatta viene annodata sotto il colletto in modo che dalla fessura anteriore formata dalle due pistagne, sporga solamente l’insegna ed una porzione di cravatta di circa mm. 50; nelle giubbe a collo “aperto” e nell’abito civile l’insegna viene portata sempre annodata sotto il colletto, in modo che la corona reale sia all’altezza del nodo della cravatta all’esterno di esso.

I Grandi Ufficiali, in aggiunta all’insegna da collo, portano anche una stella argentata a quattro raggiere con sovrapposta una croce senza corona reale.

Questa stella, detta anche “placca”, si porta sia sull’uniforme militare che sull’abito civile, al fianco sinistro all’altezza del costato.

I Cavalieri di Gran Croce portano invece la croce grande con corona reale al fianco sinistro annodata al fiocco di una fascia in seta verde che discende dalla spalla destra. A completare l’insegna della classe, viene portata una stella di disegno simile a quella dei Grandi Ufficiali ma di dimensione maggiore in ragione di 1/4 e a otto raggiere.

In epoca recente, in contemporanea all’uso dei “nastrini” delle decorazioni sulle uniformi di servizio dei militari, vennero usate per gli abiti civili le insegne dell’Ordine sotto forma di piccoli bottoni circolari del diametro di 5 - 8 mm., da portare fissati all’asola del risvolto sinistro del collo della giacca.

La distinzione delle varie classi fu rappresentata dalla sovrapposizione al bottone di una piccola corona dorata nel bottone da Ufficiale e da Commendatore e dalla miniatura della stella per Grandi Ufficiali e Cavalieri di Gran Croce; in particolari specifiche occasioni, sugli abiti e sulle uniformi militari da sera e di gala, furono infine portate insegne “mignon” ossia di dimensioni pari a circa 1/20 del normale.

Per i Cavalieri, Ufficiali e Commendatori le insegne mignon erano appese ad un nastro di seta di dimensioni proporzionate alle rispettive croci.

Per i Grandi Ufficiali ed i Cavalieri di Gran Croce, al posto delle croci, erano appese al nastro miniature della stella.

 

Tratto dal volume dell’Ufficio Storico Esercito “Gli ordini cavallereschi italiani” – Edizione Roma 1997

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