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Leopard1

L'u.s. Navy In Mediterraneo E La "gunboats Diplomacy"

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TITOLO: La rivoluzione americana nel Mediterraneo – Prove di politica di potenza

AUTORE: Paolo Soave

CASA ED.: Giuffrè

ANNO: 2004

PAG.: 332

DIM. (cm): 16,7x24

PREZZO DI COPERTINA: 25,00 Euro

 

rivoluzione_zpsa7099bf3.jpg

 

In questo ultimo scorcio d’estate 2013, ho assistito come tanti alle misure adottate da Obama per fare pressione su Assad, misure che si possono sintetizzare con lo schieramento di una forza navale di fronte alle coste siriane e libanesi.

Questo mi ha portato indietro nel tempo, a quando, ragazzo, assistevo periodicamente all’arrivo a Genova delle navi della VI Flotta americana e mi chiedevo perchè mai gli Stati Uniti d’America dovessero tenere stabimente una così grande forza navale a grande distanza dalla madrepatria ed in un bacino ristretto com’è tutto sommato il Mar Mediterraneo. Col tempo ho trovato la risposta, sintetizzata in quella che tutti oramai chiamano “proiezione di potenza”.

Ma da quando gli Stati Uniti hanno adottato questa particolare forma di politica estera e di diplomazia?

Leggendo il libro di Paolo Soave, “La rivoluzione americana nel Mediterraneo”, ho trovato una risposta anche a questa domanda: sin dai primissimi anni del XIX secolo!

Eh, già!

Alla giovanissima Marina americana, nata soltanto 25 anni prima e quasi subiti drasticamente ridimensionata, era stato affidato il compito di perseguire quella particolare forma di diplomazia chiamata “gunboat diplomacy”: così furono inviati nell’ex Mare Nostrum prima lo squadrone del Commodoro Dale (1801), poi quello del Commodoro Morris (1802) e quindi quello del Commodoro Preble (1803).

Scopo ufficiale era la protezione del traffico mercantile dagli attacchi dei pirati berberi di Algeri, Tunisi e Tripoli. Con alti e bassi (la Marina americana subì l’onta di dover ammainare sulla fregata George Washington la propria bandiera per issare quella algerina durante il tragitto da Algeri ad Istanbul, sotto minaccia di sequestro; per non dire della cattura a Tripoli della fregata Philadelphia, con tutto il suo equipaggio che si arrese senza combattere... ) la diplomazia delle cannoniere portò a due conflitti, conosciuti come “Barbary Wars”, ma soprattutto ad un risultato formidabile: la nascita vera e propria di una Marina, l’U.S. Navy.

Il volume di Soave narra con dovizia di particolari tutti i problemi che gli Stati Uniti dovettero affrontare nella loro avventura nel Mar Mediterraneo, non tralasciando gli intrighi delle Grandi Potenze di allora, Gran Bretagna e Francia, ma anche il comportamento degli altri Stati rivieraschi (Regno delle Due Sicilie e Granducato di Toscana) e non (Svezia ed Olanda in particolare).

Edited by malaparte
inserimento immagine

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L'inno dei marine, nella prima strofa ricorda la cosa. dalle stanze di Montezuma alle spiagge di Tripoli.

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eh... all' epoca della IV guerra libica scoprii, con notevole sorpresa, che non è solo italiana la mancanza di memoria storica: in un newsgroup internazionale di cose Navali rimasi sorpreso della mancanza di comprensione dell' Inno dell' USMC (difatti feci notare, che un azione, anche limitata di terra dei Marines avrebbe dato maggiore senso alla libertà poetica del "from the halls of montezuma to the shores of Tripoli", che notoriamente non sono esattamente in corretto ordine cronologico...)

 

Tralaltro gli americani dimenticano molto volentieri il contribuito del Regno di Napoli e Sicilia a queste imprese, che non era da poco. Ma non va assolutamente dimenticato che la contropartita continua ad essere ben tangibile a due secoli di distanza; la differenza tra le FREMM francesi e le nostre è basicamente la stessa tra una fregata da 32 o 36 francese e una Old Ironsides, e questo per tutta la storia post-napoleonica delle Marina delle Due Sicilie e quella italiana; dalla 1° Garibaldi alla 2° (3°) ai Pisa e San Giorgio, agli Zara fino alle FREMM la costante del naviglio incrociatore (e anche da battaglia) Napoletano ed Italiano è rimasta solidamente basata sui concetti operativi delle Old Ironsides.

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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In effetti questo aspetto della storia mediterranea è poco (o punto) noto e ben venga ogni contributo alla sua conoscenza. Compreso quanto fatto dal Regno delle Due Sicilie.

Purtroppo la storiografia nazionale considera negativamente tutto ciò che sia borbonico, cominciando dal facitte ammuina: un falso. Anche qui una rivalutazione, soprattutto in campo navale, sarebbe benvenuta.

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L'appetito vien mangiando...così mi incuriosce questo altro testo che sto cercando di procurarmi: "Una base navale americana nel Golfo di Spezia 1848-1870", di G.P. Pieroni. Qualcuno lo ha letto?

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questo altro testo che sto cercando di procurarmi: "Una base navale americana nel Golfo di Spezia 1848-1870"

Non dovrebbe essere difficile da procurare, credo: è del 2012...ed Giacché di La Spezia.

Ne hai trovato traccia?

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Leopard1: in non alcuni di questi:

 

http://archive.org/search.php?query=title%3A%28Proceedings%20Naval%20Institute%29

 

ci stanno cose interessanti, esempio, nel volume del 1879, in cui ci sta un articolo dal titolo significativo:

 

"Operations of the Mediterranean Squadron under Commodore Edward Preble in 1803-04".

 

Naturalmente, dando in pasto a quel motore di ricerca i titoli ed autori nelle rubriche e recensioni dei libri contenuti nel materiale che ti ho indicato merita largamente. Diciamo che si recuperano quasi tutte le fonti anglosassoni (e non solo...) pubblicate durante le epoche della transizione tra la vela ed il vapore, delle ironclads e delle pre-dreadnought (e, considerando che lo stato pratico dell' Arte militare navale è concettualmente comparabile a quello della fine dell' epoca vittoriana (magnifiche navi, però ben poche cognizioni sul loro uso tattico concreto) reputo tutte queste fonti semiprimarie pure di valore pratico oltre che storico)

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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