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Massimiliano Naressi

Nel Mediterraneo Potevamo Mettere In Ginocchio L'inghilterra!

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Autore: Teucle Meneghini

Titolo: Nel Mediterraneo potevamo mettere in ginocchio l'Inghilterra!

Editore: Schena

Anno: 1999

Formato: 23 x 17 cm, 318 pp.

Reperibilità: discreta (in rete)

 

Il LIBRO: dal titolo si evince subito la tesi sostenute dall'autore che, fin dalle prime pagine, non manca di sottolineare le diverse occasioni perse dalla nostra Marina (e dalla nostra Nazione) durante la seconda guerra mondiale, a cominciare dalla mancanza di un piano per creare problemi al canale di Suez all'atto dell'entrata in guerra, operazione invece presa in considerazione durante la guerra d'Etiopia. Tra le fonti, il più citato è l'ammiraglio Cunningham che, d'altra parte, nella sua biografia non manca di sottolineare le difficoltà in cui incappò la Mediterranean Fleet nel corso del conflitto. Nell'esaminare i diversi scontri navali, l'autore critica fortemente l'azione degli alti comandi e la loro eccessiva prudenza apparsa già dopo la battaglia di Punta Stilo. Sia per la notte di Taranto che per il bombardamento di Genova, continua a criticare la gestione delle informazione da parte degli alti comandi e, nel secondo caso, sottolinea il mancato utilizzo dei mezzi subacquei, da lui vissuto in prima persona. In queste pagine polemizza con Marcantonio Bragadin, colpevole (a suo dire) di voler coprire le mancanze di Supermarina. La notte di Matapan è sviscerata in un lungo capitolo in cui sul banco degli imputati finisce l'ammiraglio Iachino e l'ordine da lui dato alla divisione incrociatori comandata dall'ammiraglio Cattaneo. Iachino rimane sotto tiro anche per le vicende delle due Sirti, mentre l'autore sottolinea i successi dei nostri mezzi d'assalto. Negli ultimi capitoli si analizza la mancata presa di Malta e il non aver saputo sfruttare la superiorità navale acquisita. L'ultimo capitolo è dedicato alle vicende dell'8 settembre e all'affondamento della corazzata Roma, in cui viene sottolineato come la nostra flotta fosse pronta, in quei tragici giorni, per un'ultima battaglia per contrastare lo sbarco di Salerno. L'opera si chiude con la lettera di Carlo Fecia di Cossato in cui annuncia alla madre la sua tragica fine.

Un libro sulle vicende della guerra navale in Mediterraneo che è comunque utile per ripercorrere quei fatti, cosa che l'autore fa potendo giovarsi di numeroso materiale e delle biografie dei protagonisti. Un libro utile dove si sottolinea, ancora una volta, la "serenità [...] dimostrata da tutti gli uomini operanti sul mare nell'andare incontro al nemico" (dalla presentazione di Ernesto Di Martino).

Il volume è impreziosito da numerose foto d'epoca, alcune delle quali provenienti dall'album dell'autore.

 

L?AUTORE: Teucle Meneghini (1906-1984) ebbe da suo padre in dono il nome di un veliero. Allievo fondatore dell'Istituto Nautico di La Spezia (1921), nel 1927 diventa ufficiale di complemento della Regia Marina ed è, fin da subito, impiegato sui sommergibili. Nel 1933 frequenta il Corso Superiore ed entra in servizio permanente effettivo. Durante la Guerra di Spagna, a bordo dell'Iride, si merita la Croce di Guerra VM. Passa su diversi battelli fino alla Scirè con cui si merita la medaglia di bronzo VM per le missioni del primo anno di guerra. Dopo l'armistizio aderisce alla repubblica di Salò ed è nella X Mas. Nel dopoguerra diventa direttore dei servizi navali all'Istituto Nautico di La Spezia e raccoglie le sue memorie di sommergibilista nel volume Cento sommergibili non sono tornati (1958). Dedica il resto della sua vita all'approfondimento delle vicende della nostra guerra sul mare raccolte in questo libro.

Edited by Massimiliano Naressi

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Ho acquistato il testo del Meneghini parecchi anni fa, forse una decina. Ricordavo che, all'epoca, non mi fece grande impressione. Pertanto, prima d'intervenire in questa discussione, viste peraltro le positive recensioni, ho voluto rispolverare il testo dalla libreria e rileggerlo.

Devo dire che, a distanza di anni, l'impressione, purtroppo, non è cambiata.

Intendiamoci, non è che il Meneghini asserisca cose tutto sommato inesatte. Al contrario.

Quello che continua a non piacermi è il metodo utilizzato dall'Autore per dipanare la propria tesi. Si mettono a confronto, in merito agli stessi episodi, le memorialistiche di parte italiana e di parte Britannica. in quest'ultimo caso sarebbe meglio dire "LA" memorialistica britannica, cioè l'«Odissea di un marinaio» dell'ammiraglio Cunningham, presa sempre e comunque, nonostante note inesattezze, come oro colato.

Dall'altra parte si attinge a piene mani dai numerosi scritti dell'ammiraglio Jachino, che, anche senza il contributo dell'Autore, sapevamo non brillare per imparzialitá e rigorositá nella ricostruzione degli eventi storici. Nessun cenno a ricerche documentali, ne riferimento - se si escludono un paio di richiami al Santoni e al Giorgerini - ad opere ben documentate o, comunque, frutto di una seria ricerca storico-archivistica.

Del resto, il metodo è funzionale a ciò che si vuole dimostrare. Tesi che si evince dal titolo stesso che non brilla, a mio modo di vedere, per sinteticitá ne per originalitá.

Difatti, è proprio il "SE", implicito al lunghissimo titolo, la chiave di volta dell'opera. "Potevamo mettere in ginocchio l'Inghilterra" SE non fossimo stati guidati da vertici navali - per usare un eufemismo- così poco brillanti.

La tesi non è certo nuova. Da Trizzino a Rocca dal dopoguerra ad oggi la produzione di testi ed articoli che sposano questa tesi è abbastanza nutrita e variegata. Niente di nuovo sotto il sole quindi.

In questo caso però non ci troviamo di fronte ad un giornalista o ad un commentatore di fatti storici, bensì ad un ex Ufficiale di quella organizzazione i cui vertici egli ha - probabilmente a giusta ragione - pesantemente criticato.

Quello che mi sarei aspettato dal Meneghini - cosa che avrebbe dato un bel valore aggiunto alla sua opera - sarebbe stato un tentativo di dare una spiegazione al perchè ammiragli all'epoca riconosciuti come tra i più preparati sotto ogni punto di vista, qual'era Jachino prima di assumere il comando della Squadra, al momento della prova suprema del combattimento abbiano fornito prove per così dire non all'altezza delle aspettative.

E qui non stiamo parlando di radar, portaerei, cobattimento notturno e tutti gli altri motivi da sempre discussi. Il buon Meneghini ha infatti saputo analizzare e scartare uno per uno questi presunti fattori di inferioritá in alcuni degli eventi bellici a noi sfavorevoli che ha analizzato nel testo. Poi, dopo questo ottimo lavoro, si è perso nelle conclusioni. O meglio, non è andato oltre le giá note conclusioni.

Un vero peccato.

Edited by chimera

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Carissimo Piergiorgio,

ti rispondo non rispondendoti. E ti spiego il perchè. Primo perchè la discussione che proponi in questo contesto sarebbe, secondo me, un O/T. Secondo - ma direi primo in ordine d'importanza - una discussione del genere alcuni anni or sono (mi dicono) portò ad un certo numero di flame e conseguenti grattacapi per gli amministratori. Da ultimo - ma non ultimo in ordine d'importanza, ritengo che dare un giudizio personale su una singola opera, a livello di mi è piaciuta o non mi è piaciuta, sia un conto, tutt'altro genere di situazione è invece giudicare le idee di un autore, cosa per la quale non ritengo di aver alcun titolo.

Comunque, se vuoi ne possiamo parlare in privato.

Ciao e buona domenica,

C.

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Anche io sono a conoscenza (per sentito dire) dei problemi passati... e difatti la mia questone (di cui riconosco obiettivamente la pessima impostazione e formulazione) era un balloon d' essai per sondare se i tempi erano maturi per un dibattito più sereno sull' autore.

 

Quindi, se la moderazione preferisce cassare il mio post, è liberissima di farlo.

 

Ovviamente, ti scriverò in privato, ma purtroppo ne' oggi nè nei prossimi due giorni circa :sad:

 

Saluti,

dott. Piergiorgio.

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Tornando a quanto esposto da Chimera sul testo in questione, devo dire che io trovai il libro del Meneghini in una stazioncina della Cinqueterre, mentre ero in gita scolastica. Fu per me una gradita sorpresa e lo lessi con entusiasmo. Sicuramente il testo appartiene alla storiografia "ad disputandum" e mette subito le carte in tavola. Circa la domanda sul perché ufficiali preparati non furono all'altezza non credo che l'autore se la sia posta e, quindi, non mi attendevo di trovare una risposta al quesito. Certo, poiché l'autore poteva giovarsi di tutte le fonti, si poteva prendere in esame la cosa. Non è stato fatto ed è un peccato, ma credo che la questione possa essere sciolta, se mai fosse possibile, solo da autori che non vissero quelle travagliate vicende.

L'autore invece individua in Punta Stilo la svolta del conflitto, in partcolare nel comportamento di Supermarina che non utilizzò, in quello scontro, le Littorio in fase di addestramento e ne sopravvalutò negativamente i risultati.

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