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Reinhard Hardegen

Black Tuesday Over Namsi

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TITOLO: Black Tuesday over Namsi

AUTORE: Earl J. McGill

Editore: Heritage Books

Anno: 2008

PAGINE: 278

PREZZO: 20 euro

REPERIBILITA': Facile

 

 

Un dettagliato ed onesto resoconto della missione aerea su Namsi il 23 Ottobre 1951, durante la Guerra di Corea.

 

Lettura interessante, anche se lo stile è un pò pesante.

 

Il raid su Namsi sancì la fine della strategia di bombardamento strategico diurno a formazioni serrate, retaggio della WWII. Durante questa missione emersero in maniera inequivocabile l’incapacità sia da parte dei bombardieri, con le loro armi difensive, che della scorta caccia (F-86, F-84, Meteor) di contrastare l’offesa nemica costituita dai MiG-15.

 

Gli intercettori sovietici si dimostrarono essere dei formidabili killer di bombardieri, compito per i quali erano stati progettati (più intercettori di difesa di punto che caccia puri). Armati con cannoni di grosso calibro, con eccellenti doti di salita e di tangenza, ed integrati in una efficiente rete GCI, essi furono in grado di attaccare fulmineamente i B-29 americani, evitando la nutrita scorta di caccia. L’autore, veterano della Corea e membro degli equipaggi dei B-29, dichiara senza giri di parole la superiorità Del MiG-15 sui Meteor e sugli F-84. Inoltra il paragone con l’F-86 è reputato improponibile data la diversa filosofia d’impiego delle due macchine: un cacciatore di bombardieri l’uno ed un dog-fighter l’altro. L’autore afferma che la maggior parte dei successi degli F-86 furono ottenuti cogliendo i MiG-15 durante il loro rientro negli aeroporti oltre lo Yalu, quando i caccia sovietici erano a corto di carburante e munizioni.

 

La lezioni di Namsi portò alla concezione del moderno bombardiere strategico, che troverà piena espressione prima nel B-58 e successivamente nel B-52. Ed allo stesso tempo sancirà la morte del bombardiere così come concepito durante la WWII, che troverà la sua massima espressione nel B-36. Il futuro bombardiere dovrà operare indipendentemente, senza scorta caccia, facendo affidamento unicamente sui suoi sistemi di bordo per eludere e/o ingannare le difese dell’avversario.

 

Interessanti ed oneste le considerazioni dell’autore sulla rivendicazione dei successi vantati da ambo le parti durante il conflitto, e qualche frecciatina contro il ruolo propagandistico avuto da Hollywood. Sembra trasparire un’implicita ammissione che le forze aeree sovietiche si siano comportate meglio di quelle americane, anche se un pieno confronto fu limitato e falsato dalle pesanti restrizioni delle regole d’ingaggio che si auto imposero i due contendenti.

 

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