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Reinhard Hardegen

Predator

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TITOLO: Predator

AUTORE: Matt J. Martin

Editore: Zenith Press

Anno: 2010

PAGINE: 320

PREZZO: 25 euro

REPERIBILITA': Facile

 

 

Un libro bellissimo e prezioso, forse uno dei pochissimi che trattano l’impiego operativo degli UAS, visto dalla prospettiva del pilota.

 

L’autore è un pilota americano di Predator, veterano dell’Iraq e dell’Afghanistan.

 

Bellissime le descrizioni delle missioni, dalle quali si evince la straordinaria precisione del sistema MQ-1, dotato di missili Hellfire (soprattutto quelli nella versione spara e dimentica).

 

Parole piuttosto dure verso il personale dell’Aeronautica Militare Italiana, presso la quale l’autore fu distaccato in Iraq come istruttore per rendere operativi i Predator italiani. I velivoli italiani non erano dotati di capacità satellitari ed erano limitati ad un range di 100 miglia, legato alla copertura del datalink LOS. Inoltre le macchine dell’AMI erano del primo lotto produttivo e scarsamente equipaggiate nella parte sistemistica. L’autore è molto critico relativamente al modo di lavorare degli italiani, con pause pranzo di due ore….

 

L’autore critica aspramente la dottrina d’impiego dei Predator durante i primi anni del loro impiego in Iraq, dove gli UAS erano completamente asserviti alle Forze Speciali, con risultati alquanto scarsi. L’altra critica era legata alla farraginosa procedura d’impiego del Predator che doveva richiedere un’autorizzazione dal comando di terra prima di poter ingaggiare un bersaglio. Tale autorizzazione era data solo a seguito dell’analisi delle immagini o dei dati trasmessi dai sensori di bordo da parte di ufficiali dell’esercito che spesso non fornivano in tempo utile la clearance ad attaccare il target.

 

L’autore testimonia l’esponenziale incremento del numero di sistemi UAS nelle FF.AA. dopo i primi anni di guerra. Interessanti anche le considerazioni etiche su questa nuova forma di guerra con combattenti da console a molte migliaia di miglia dal teatro bellico reale.

 

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Parole piuttosto dure verso il personale dell’Aeronautica Militare Italiana, presso la quale l’autore fu distaccato in Iraq come istruttore per rendere operativi i Predator italiani. I velivoli italiani non erano dotati di capacità satellitari ed erano limitati ad un range di 100 miglia, legato alla copertura del datalink LOS. Inoltre le macchine dell’AMI erano del primo lotto produttivo e scarsamente equipaggiate nella parte sistemistica. L’autore è molto critico relativamente al modo di lavorare degli italiani, con pause pranzo di due ore….

 

 

:unsure: Qualcuno è in grado di contraddirlo? :sad:

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