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walter leotta

18 Luglio 1912, Il Raid Nei Dardanelli Di Cinque Torpediniere Italiane

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Non so se sia stato ricordato ma il 18 luglio 2012 ricorreva il centenario dell'incursione attraverso i Dardanelli da parte di cinque torpediniere italiane SPICA, CLIMENE, PERSEO, ASTORE, CENTAURO, al comando del capitanio di vascello Enrico Millo (poi Ministro della Difesa).

 

L'obiettivo militare, il siluramento delle navi da battaglie turche in porto, non venne raggiunto ma l'azione - una delle più brilanti, se non la più brillante, nella storia della Marina Militare - ebbe risonanza internazionale, inducendo il govenro di Istanbul a firmare il trattato di pace.

 

 

DA WIKIPEDIA

 

Fin dall'inizio della guerra la Regia Marina aveva sviluppato piani per il forzamento dei Dardanelli, in modo da costringere la flotta turca (più debole di quella italiana) ad una battaglia risolutiva, tuttavia le analisi avevano mostrato che il forzamento effettuato con le navi maggiori (corazzate e incrociatori) avrebbe comunque comportato gravi danni alle navi e perdite stimate di circa 2000 uomini, quindi il piano era stato sospeso. Nel luglio 1912 le trattative diplomatiche stavano languendo, quindi la Regia Marina decise un'azione dimostrativa forzando gli stretti, azione che, sia che avesse portato al siluramento della navi maggiori turche, sia che si fosse risolta in una semplice azione dimostrativa, avrebbe avuto comunque conseguenze sul piano politico[92]. Si decise di forzare gli stretti con naviglio leggero, scegliendo per condurre l'azione le torpediniere della 3ª squadriglia (Spica, Centauro, Perseo, Astore, Climene) agli ordini del Capitano di Vascello Enrico Millo. Le decisioni ed i piani furono elasborati da Millo a Roma, mentre in Egeo gli unici a conoscere la natura della missione erano gli ammiragli Viale e Corsi[92]. L'isola di Strati fu scelta come base logistica per l'azione, l'appoggio indiretto (tenendosi comunque fuori dalle acque dello stretto) sarebbe stato fornito dall'incrociatore Vettor Pisani e dai cacciatorpediniere Borea e Nembo. Le torpediniere si portarono all'imbocco dello stretto il giorno 18 luglio alle 22:30, navigando in linea di fila a 12 nodi, con Millo imbarcato sulla Spica, che era anche la nave in testa alla fila. Fino alle 24:40 le navi non ebbero problemi, ma a quel punto il proiettore di Capo Helles sulla costa europea inquadrò la torpediniera Astore, iniziando il cannoneggiamento e dando l'allarme. Le torpediniere riuscirono ad eludere i tiri di artiglieria dei turchi, manovrando prima a 20 e successivamente a 23 nodi, ed arrivarono in vista della baia di Chanak, dove si trovava la flotta turca. A quel punto la Spica fu bloccata presso Kilid Bar da un cavo di acciaio (probabilmente una rete parasiluri) danneggiando le eliche. Dopo diversi tentativi, quando già Millo stava per dare l'ordine di abbandonare la nave, la Spica riuscì a disincagliarsi, ma, a quel punto le probabilità di successo erano molto ridotte, quindi la missione venne interrotta e, dopo aver percorso a ritroso i 20 km dello stretto, le torpediniere superarono anche l'imbocco sotto il fuoco dei forti di Capo Helles e Kum Kalé, operando a tutta forza ed in formazione completamente aperta. Superati i forti le torpediniere si ricongiunsero con le navi di appoggio, senza aver subito altri danni. I danni riportati della torpediniere nell'azione, secondo la relazione di Millo[93] furono: Spica - colpi al fumaiolo (uno da 70 mm), Astore - un colpo da 57 mm nelle sovrastrutture e due colpi di piccolo calibro nello scafo, Perseo - una decina di colpi da 25 mm in coperta e nello scafo.

Edited by walter leotta

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Correzione doverosa: Enrico Millo fu Ministro della Marina, non della Difesa (carica istituita solo nel secondo dopoguerra)

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Ecco come descrive l'impresa (pur non avendovi partecipato) l'ammiraglio TUR nel secondo volume del suo libro di memorie "Plancia ammiraglio":

 

 

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(da Vittorio TUR, Plancia ammiraglio, Edizioni moderne, Roma, 1960)

 

Incredibilmente, nonostante il Tur sia noto per parlar bene anche di colui che, per rubargli l'autoradio, gli ha appena sfondato il finestrino dell'auto nuova, qua qualche velatissima critica al Millo sembra far capolino.

 

Molto meno deferente verso i vertici della Marina, pur ammettendo che l'impresa fu comunque compiuta con "grande ardimento", è Angelo Del BOCA nel suo "Gli italiani in Libia (Tripoli bel suol d'amore 1860-1922):

 

delboca1.jpg

 

delboca2.jpg

 

(da Angelo del BOCA, Gli italiani in Libia - Tripoli bel suol d'amore 1860-1922, Oscar Mondadori, Milano, 2011)

 

Un buon Ferragosto a tutti!

Saluti,

C.

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