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GM Andrea

Il paradiso dei marinai - Corrado De Vita

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Titolo: Il paradiso dei marinai

Autore: Corrado De Vita

Casa editrice: Garzanti

Anno di edizione: 1942

Pagine: 353

Dimensioni(cm): 18 x 12

Reperibilità: medio-difficile

 

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Corrado De Vita (Noto 1905 - Roma 1987) fu giornalista, scrittore, editore e intellettuale molto attivonel panorama culturale dagli anni '40 in poi.

Vice-caporedattore del Corriere della Sera, diresse dal 1945 Milano-Sera, giornale apertamente schierato a sinistra.

Per tratteggiarne la figura propongo l'articolo che L'Unità gli dedicò il 22 settembre 1987, il giorno dopo la scomparsa

 

UN BREVE RICORDO DI CORRADO DE VITA, INTELLETTUALE MILITANTE

Vittorio Spinazzola

 

Corrado De Vita ha legato il suo nome a due imprese importanti, l'una giornalistica l'altra editoriale, di rinnovamento, democratizzazione, divulgazione culturale. La prima fu realizzata con il quotidiano Milano-sera, che diresse per nove anni, dal 1945 ai 1954, facendone un giornale del pomeriggio efficacemente moderno, all'altezza dei migliori esempi della stampa europea per vivacità di impianto grafico, spregiudicatezza di scrittura, valorizzazione del dato fotografico. Questa popolarità accentuata non intendeva però andare a scapito dell'impegno culturale: la «terza pagina» si avvaleva di firme prestigiose, affiancate a quelle dì giovani collaboratori scelti con acume. Milano-sera era, come si diceva allora, un giornale fiancheggiatore, in quanto si rifaceva alla linea polìtico-ideologica del Pei, articolandone la strategia di alleanze. Ma appunto ciò vuol dire che largo spazio era concesso al dibattito delle idee sui temi d'attualità dì maggior respiro, chiamando a parteciparvi le personalità più note della sinistra italiana. A fianco del quotidiano. De Vita fondò negli stessi anni la Cooperativa del Libro Popolare, all'insegna del Canguro: la prima universale economica del dopoguerra, nata dal proposito di riprendere e ammodernare ta grande tradizione dell'editoria divulgativa prefascìsta. Un volumetto la settimana, al prezzo di cento lire, un catalogo di classici ma anche di testi contemporanei di importanza sicura, e anche qui, la preoccupazione dì una leggibilità agevole si combinava con una istanza di serietà culturale, garantita dalla qualità delle introduzioni che accompagnavanoogni libro.

L'orientamento della collana era di render disponibili a tutti i caposaldi della grande cultura italiana ed europea d'ispirazionelaica, democratica, progressista, ma senza conceder nulla ai pregiudizi, né agli equivoci e alle confusioni di valori.

La personalità di De Vita non si esaurisce però in questa attività di dirigente e organizzatore culturale. C'era in luì un'ansia di comunicare, un bisogno di parlare agli altn e per gli altri, che chiedeva di esprimersi direttamente, nelle formedel linguaggio letterario.

Egli potè dedicarvi soprattutto nella fase precedente e in quella successiva al perìodo di lavoro professionale più intenso: il periodo del dopoguerra, quando le sue energie erano assorbite dall'impegnoa partecipare concretamente, tangibilmente alle battaglie dì civiltà allora In corso. Del 1942 sono i racconti Il paradiso dei marinai, del 1946 il romanzo Io sono vivo; poi si passa al 1971 con l'altro romanzo Wl'i., cui seguono le due raccolte poetiche Conoscenza di Stefano, 1972, e Sopra

è la terra. 1980. In tutti questi libri vibra un pathos autobiografico che conferisce alla pagina una tensione visionaria a forte coloritura espressionista, oltrepassando

i canoni della sintassi logica per dare corposità magmatica all'affollarsi degli stati d'animo, L'Inquietudine insopprimibile da cui era abitato si trasfigurava in una carica dì vitalità, nel fare riferimento all'ideale socialista, come a un motivo dì fede, diciamolo pure, e di speranza, ma anche e innanzitutto di attiva paternità umana. La generosità gentile dì cui diede costante,candida prova trovava qui la sua radice indefettibile.

 

Tanto premesso per delineare la figura dell'Autore, veniamo al libro.

Nei primi anni della guerra De Vita fu imbarcato, come molti altri colleghi di vaglia, su unità della R. Marina, nel suo caso quale corrispondente del Giornale d'Italia.

A conflitto in corso, nei primi mesi del 1942, raccolse alcune impressioni in questo volume, che devo dire merita davvero.

Manca completamente la retorica fine a se stessa, mentre colpisce l'introspezione psicologica e la comprensione che l'Autore ha dei compiti, dei sacrifici, della vita dei marinai: un ambiente a lui tutto sommato estraneo sia per formazione professionale che per predisposizione ideologica, anche se in fieri.

De Vita prese parte a diversi episodi di guerra in mare, su unità che non menziona ma che è facile indentificare grazie agli indizi sparsi qua e là: Punta Stilo (RN Eugenio di Savoia), Capo Teulada (Cesare) e la notte di Taranto (Duilio). A ciascuno di questi eventi è dedicato un capitolo a sè.

Fra gli altri capitoli cito La sposa è scesa al porto, breve racconto dedicato alle mogli dei marinai; L'ultima guardia, ricordo di un giovane guardiamarina caduto in combattimento; Dentro la nave si cammina tutta la vita e Oggi spareremo, sulla vita di bordo in porto e in missione; Quelli che non vedono, bellissima descrizione delle "zampe nere" di macchina; Approdo, uno schizzo di Argostoli e di Cefalonia appena conquistata dall'Asse.

 

Trent'anni dopo l'Autore riprenderà le sue memorie per un romanzo tratto dalle sue esperienze di mare, W L'i..., in cui s'immedesima in un corrispondente di guerra chiuso in un camerino del Fiume in affondamento a Matapan. Il libro è decisamente complesso, pieno di divagazioni psicologiche e di considerazioni che certo la censura di guerra allora non poteva consentire; e tuttavia, a ben vedere, se ne possono cogliere i prodromi già nel Paradiso dei marinai.

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