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sagu7755

Silurificio Di Baia

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Premetto che non sono portatore di nessuna verità e che non so come effettivamente siano andate le cose nell’immediato secondo dopoguerra. Però penso che molti autori facciano confusione tra Pozzuoli, Baia, Fusaro ed Isolotto di San Martino. Detta confusione continua poi con le ragioni sociali del Silurificio Italiano, la Industria Meccanica Napoletana, la Microlambda; ed altre realtà industriali sorti dalle loro ceneri.

Il vecchio Silurificio Italiano, con sede a Napoli in via Emanuele Gianturco, nel 1935 trasferisce lo stabilimento principale a Baia (frazione del comune di Bacoli); nel contempo continua ad utilizzare il vicino e rammodernato siluripedio posto sull’isolotto di San Martino (frazione del comune di Monte di Procida).

Con le esigenze belliche e l’accresciuta produzione, come giustamente riporta Wikipedia, la direzione del silurificio decide di realizzare un nuovo impianto nella zona pianeggiante del Fusaro a tre chilometri dal siluripedio di S. Martino e altrettanti dallo stabilimento di Baia. Al Fusaro vengono trasferite le lavorazioni meccaniche e la fonderia mentre a Baia continuano le prove alla vasca oltre al montaggio delle parti dell'arma. Lo stabilimento del Fusaro viene collegato a quello di Baia mediante una galleria lunga 1.300 metri che non collega direttamente i due impianti perché bisogna servirsi per un breve tratto della viabilità ordinaria; comunque si evita un più lungo e tortuoso percorso. Questa galleria viene utilizzata anche quale deposito (anti aereo) per i siluri completati dallo stabilimento.

Inoltre per agevolare l’andata al siluripedio di S. Martino (in precedenza raggiungibile solo via mare) viene realizzata un’altra galleria che in località Fusaro/Cappella trafora il promontorio sottostante la cittadina di Monte di Procida e sbuca sulla costa a strapiombo dove viene costruito un pontile che collega quest’ultima galleria con l’isolotto di San Martino.

Anche quest’opera non collega direttamente Fusaro e San Martino poiché anche in questo caso ci si serve in parte della viabilità ordinaria. Pertanto i tre stabilimenti non costituiscono un unico impianto anche se ora sono meglio collegati tra loro.

C’è poi l’armistizio, l’occupazione tedesca con conseguente distruzione degli impianti, l’occupazione alleata ed una parziale ripresa lavorativa per la revisione di siluri impiegati dall’Italia cobelligerante e riparazioni meccaniche per le truppe dell’impero britannico. Nel dopoguerra si tenta la riconversione e la storia di questa fabbrica diventa un misto di improvvisazione e di straordinario. Sin dalla fine del 1944 si è pensato a delle lavorazioni di tipo meccanico o navale come la costruzione di motori diesel, di motopompe e di compressori oppure di motopescherecci, di motobarche e di motoscafi.

Poi l’allora ministro del lavoro Ivan Matteo Lombardo, in una sua relazione del 1948 dice “Faremo delle macchine per l’industria molitoria”. A Baia fino al 1950 vengono costruite delle macchine per l’industria molitoria che però non incontrano il favore del mercato; quindi si cambia tutto e si decide, unico esempio nel Mezzogiorno d’Italia, di costruirvi dei motocicli. Saranno costruiti motocicli per otto anni; periodo breve ma intenso e mitico.

A dirigere la nuova fabbrica, rinominata Industria Meccanica Napoletana (IMN) ed inquadrata nell’IRI, viene designato l’ingegnere Masi che proviene dall’Alfa Romeo Avio di Pomigliano d’Arco. Nel suo staff, quale capo ufficio direzionale, si trova Peluso Antonio (mio zio) e nel 1952 anche mio Padre Carmine entra in questa Azienda. Io personalmente ho varie volte visitato lo stabilimento e l’ultima volta è stato nel 1958, all’età di 11 anni. Da premettere che sia mio Padre che mio Zio, entrambi appassionati di storia (specialmente quella militare) mai mi hanno riferito di una produzione diversa dai motocicli. Eppure entrambi conoscevano profondamente tutte le unità della Regia Marina, tutti gli aerei della Regia Aeronautica, le caratteristiche delle artiglierie prodotte prima dalla Armstrong e poi dalla Ansaldo di Pozzuoli. Insomma erano appassionati di armi (all’epoca li si riteneva un po’ estremisti); mi parlavano di balistica, di campagne militari; Loro mi hanno iniziato a questa comune passione per la storia militare e locale.

Ora a Baia poteva esserci la sede della “USAS” (che comunque non ha partorito nulla di concreto) e i miei potevano non essere a conoscenza (possibile che ne fosse all’oscuro anche l’ing. Masi?) come tutti quelli intervistati dal nostro amico di Bacoli. Comunque sia mio Padre che mio zio a chi chiedeva dove lavorassero sempre risposero: ”presso il Silurificio di Baia”. Raramente veniva detto l’ex Silurificio ed ancor meno presso la “I.M.N.”.

Certamente nel dopoguerra, presso l’isolotto di San Martino appartenente ora alla Marina Militare, continuano le prove dei siluri e di altre armi utilizzate anche dal gruppo “Teseo Tesei” che aveva un distaccamento nella vicina Miseno, frazione del comune di Bacoli.

Ma esperimenti di elettronica avvengono nell’abbandonato stabilimento del Fusaro dove poi dal 1951 l’ing. Calosi trasferisce le sue cognizioni e crea la Microlambda.

Ora qui il tutto diventa complicato perché ricordo che nel 1958 mio Padre, poco prima della chiusura dello stabilimento IMN di Baia, viene inviato presso lo stabilimento del Fusaro dove per settimane deve dattiloscrivere pagine e pagine di inventari dei beni che la IMN possiede al Fusaro. Dunque una parte del complesso del Fusaro nel 1958 appartiene ancora alla IMN e poi il tutto passa alla Microlambda che a sua volta nel 1960 confluisce nella Selenia.

A questo punto posso pensare che la “USAS” abbia avuto la sede operativa al Fusaro dove è presente anche Calosi (e non a Baia) oppure a San Martino, dove ancora vengono effettuate prove militari.

Nel 1958 la IMN viene chiusa per mancata vendita delle sue moto e non perché la Marina Militare chiude gli uffici “USAS”; non credo che la Marina per coprire i suoi progetti abbia potuto sostenere per anni la IMN ed i suoi oltre 1.500 dipendenti.

Che anni favolosi quelli della IMN, e che bello lo stabilimento nei miei ricordi; possiedo una foto di mio Padre che riprende l’interno dello stabilimento e la costruzione del “Paperino Super Sport”.

Ciao. Peppe

Edited by F21

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@F21: le tue intuizioni sono corrette (era per altro tutto scritto nei link che ho segnalato precedentemente), l’USAS aveva come sedi un edificio sito di fronte agli stabilimenti in Baia (via Lucullo 138, dovrebbe essere ancora in piedi) e l’isolotto di S.Martino, dove venivano sperimentati i prototipi fatti realizzare nelle officine delle lavorazioni meccaniche.

 

USAS.jpg

 

E’ abbastanza normale che i più non fossero a conoscenza del sodalizio con la MMI e la WMF, in fin dei conti era un ufficio segreto che sviluppava ricerche e prodotti classificati con un organico volutamente molto ristretto ma sbilanciato, nella sua composizione, verso l’IMN in quanto fu più facile trovare ingegneri locali disposti a lavorare vicino casa piuttosto che personale di Livorno disposto al trasferimento.

Come già scritto nei soliti link riportati precedentemente, l’USAS, fra tutti i gruppi di ricerca e sviluppo approntati dalla MMI nel dopoguerra, godeva di una posizione privilegiata in quanto assegnava priorità, riceveva e coordinava i prodotti degli altri uffici di studio; lo sviluppo dei prodotti legati all’elettroacustica non avveniva dunque in ambito USAS ma venivano portati avanti da una ramificazione di ditte e uffici (già elencate nei soliti noti, SARA, ARS, USEA (appunto Ufficio Studi Elettro Acustici) e Microlambda) che, una volta sviluppate le specifiche richieste dal coordinatore dei progetti, li inviavano a Baia per l’assemblaggio sul prototipo di interesse e la successiva sperimentazione pratica.

Affinchè possiate fare qualche ulteriore ricerca in loco, mi pare calzante elencare un po’ di nominativi di personale inquadrato nell’USAS: anzi tutto, il firmatario da parte dell’IMN nel Luglio del 1951 dell’adesione all’USAS fu l’ing Ruggero De Ritis, allora AD della società; l’organico ristretto a 22 persone comprendeva, fra i molti, il già citato Whilliam Boes proveniente dalla MMI e a capo dell’ufficio, l’unico uomo fra i dirigenti dell’ufficio proveniente dalla WMF l’ing. Adriano Faracovi (vice direttore), l’ing. Aldo Preti, il capo di sala disegno Alfonso Grassi, il progettista Vincenzo Cotangelo, il disegnatore Andrea Ricci, il responsabile del siluripedio di S.Martino Anzilotti. Ache il resto del personale, di cui nel testo dal quale traggo le informazioni non vi è riferimento alcuno, dovrebbe provenire dall’IMN.

Anche se la partecipazione dell’IMN all’USAS non portò nell’immediato alcuna produzione seriale capace di ossigenare i conti della società, le prospettive delle commesse a breve termine con la MMI erano decisamente stimolanti, c’era una produzione imminente del nuovo lanciabas K113 (una commessa sostanziosa di cui l’IMN aveva già costruito un prototipo) adottato anche dal Venezuela nella versione K112, nel 63 sarebbe arrivata un ordine di produzione su licenza di 444 Mk-44, oppure basti pensare che il siluro A.184 nasce dai primissimi esperimenti condotti a S.Martino e poi trasferiti a Spezia alla WMF dopo che l’Ufficio Studi Armi Subacquee viene chiuso il 30 Giugno del 1958, come del resto accade per tutti gli altri uffici fatta eccezione per l’USEA che continua ancora per molto tempo.

L’IMN oltre a partecipare nell’USAS con la WMF, partecipava anche in USEA assieme alle Officine Galileo di Firenze, una società che per decenni progetterà sistemi elettroacustici con grande profitto. Curioso riportare a proposito un tratto dei verbali del CDA dell’IMN facenti riferimento ai documenti istruttivi della società, dove la decisione di associarsi alla Galileo “..per costituire una apposita società a responsabilità limitata avente per oggetto lo studio dei problemi tecnici di attualità nel campo elettromeccanico e in campi affini.. “ viene motivata con “..l’interesse dimostrato dalle Forze Armate dello Stato di vedere costituito, al di fuori delle amministrazioni statali un centro e studi progetti per impianti ed apparecchi elettrodomestici..” (anzi che elettroacustici).

Certamente l’uscita da questo circuito preferenziale di società operanti nel settore della difesa in grado di generare commesse importanti non avrà concorso positivamente alla precaria situazione dell’IMN, ma concordo nell’affermare che, rappresentando il settore difesa un segmento marginale se pur potenzialmente molto remunerativo degli obiettivi commerciali della società, orientati verso la produzione civile, l’abbandono delle partecipazioni nel settore difesa possono solo aver concorso in parte al fallimento della società.

Non sapevo che l’isolotto di S.Martino fosse di proprietà della MMI, credevo fosse privato e che ci fosse un ristorante negli anni 60, non ricordo dove avevo letto che facevano anche pagare per l’ingresso all’isolotto in tempi più recenti. Ti risulta che sia stato tagliato di una decina abbondante di metri per poter costruire gli edifici della parte superiore?

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Grazie a tutti per queste informazioni.

Solo alcune piccole rettifiche per l'esauriente intervento di Peppe F21.

Dove afferma che "...Lo stabilimento del Fusaro viene collegato a quello di Baia mediante una galleria lunga 1.300 metri che non collega direttamente i due impianti perché bisogna servirsi per un breve tratto della viabilità ordinaria; comunque si evita un più lungo e tortuoso percorso. Questa galleria viene utilizzata anche quale deposito (anti aereo) per i siluri completati dallo stabilimento." ci sono alcune inesattezze; in particolare, il silurificio non si serviva, neanche per un breve tratto, della viabilità ordinaria. Infatti, dal cantiere di Baia, e precisamente dall'area attualmente occupata dal parcheffio antistante l'IRSVEM, usciva un binario, a scartamento ridotto, ricordato da tantissime persone. Questo binario attraversava il tunnel e sbucava nel cantiere del Fusaro. Da qui a San Martino c'era un'altro tratto che è stato difficile da individuare; infatti, benchè ne parlassero in molti, nessuno ne sapeva indicare, con precisione, il percorso. La difficoltà è stata determinata dal fatto che l'area del cantiere del Fusaro fu danneggiata dai tedeschi che minarono i pilastri che reggevano i tetti che quindi crollarono su se stessi. Al momento dei lavori per la costruzione della Microlambda, il punto attraverso cui usciva il binario non fu ripristinato e, di conseguenza, coperto dalle macerie fu dimenticato in pochi anni, ugual cosa avvenne per il restante tratto fino all'ingresso di San Martino. Questo tratto, infatti, che camminava ai piedi della collina di Bellavista fu coperto dal dilavamento in pochi anni. Ho individuato il percorso solo recentemente e grazie alla testimonianza di alcune persone del luogo.

Per quanto riguarda l'uso del tunnel per deposito dei siluri non credo sia una notizia corretta in quanto la sua funzione specifica era quella, come giustamente ha scritto F21, di rendere rapido il collegamento con il Fusaro e San Martino, e la presenza di siluri avrebbe creato intralcio al passaggio. Inoltre, quando suonava l'allarme antiaereo serviva come ricovero, oltre che per gli operai del silurificio, anche per la popolazione di Baia.

Invece, la funzione di deposito temporaneo, per il solo stoccaggio dei carichi di siluri, era svolto da alcuni capannoni del Fusaro dai quali, successivamente, venivano spostati a Miliscola, nel deposito sotto il Monte di Procida, e a Piombino.

Per Lefa: effettivamente l'isolotto è privato e, forse, quando F21 parla di MM probabilmente si riferisce al periodo 1950-1958. Una nota: credo sappiate tutti che, nel periodo del Siliruficio, i reparti erano all'interno della collinetta ad eccezione di uno situato proprio nel punto dove giungeva il ponte.

L'altezza dell'isolotto di San Martino è stata abbassata di molti metri durante l'800 quando si estraeva pozzolana e tufo. Gli edifici costruiti nella parte superiore erano quelli utilizzati come torre di controllo durante i lanci di prova dei siluri e quelli che l'ammiraglio Minisini occupava quando era in loco.

Infine, una curiosità: fino alla fine del 1400 l'isolotto era attaccato alla terraferma in località Acquamorta: si distaccò a seguito di una tempesta che fece sparire il collegamento con la terraferma

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Grazie per queste interessanti precisazioni!

Forse F21 si è confuso e quando parlava del tratto di viabilità stradale pubblica faceva riferimento al pezzo di strada che collega la fine del tunnel che parte da Baia (collegato in seguito col Fusaro) con l'inizio di quello che porta a S.Martino; qui su Betasom era già stata pubblicata una mappa schematica delle gallerie del monte di Procida, ti sembra verosimile?

 

sanm2.jpg

 

In origine il collegamento fra gli impianti pensato da Minisini contemplava una funivia, cito il punto della memoria datata 17/05/1935 e intitolata "Riorganizzazione del Silurificio Italiano" in cui l'Ammiraglio propone delle misure per incrementare l'efficienza della società, fra cui lo spostamento delle produzioni da Napoli a Baia: "..A) Spostamento del silurificio italiano dalla attuale sua sede a quella di Baia, assai vicina al campo di lancio, mediante l'acquisto e l'adattamento di quel cantiere (Società Cantieri ed Officine Meridionali ndr) ed il trasferimento in esso dell'attrezzamento produttivo nuovo e della parte migliore di quello ora esistente a Napoli e collegamento mediante funivia dal silurificio al siluripedio..".

 

[edit]

 

Una domanda: che fine hanno fatto gli stabilimenti di via Gianturco a Napoli dopo il trasferimento a Baia? rimasero sotto il controllo dell'IMN nel dopoguerra? se si, che tipo di produzioni venivano effettuate da quelle officine?

Chiedo perchè nel citato tratto della memoria redatta all'Amm. Minisini, leggo che solo di una parte delle attrezzature (quelle nuove e la parte migliore di quelle già possedute) veniva disposto il trasferimento, quindi forse era nelle intenzioni mantenere anche quella sede (o vendere tutto in blocco con parte dei macchinari peggiori); sto cercando di indagare sui lanciabas trinati, mi sembra strano che nessuna delle maestranze del dopoguerra ricordi della produzione di un impianto, peraltro prodotto in molte unità, che non passa certo inosservato.

Tuttavia non sono riuscito a trovare nessun riferimento sul produttore di quell'arma, neppure sui manuali della MMI di quegli anni, che descrivono minuziosamente il progetto, viene indicato il nome del produttore..

Edited by Lefa

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Ringrazio Lefa, Sagu, Pugio, Chimera, Mandmike e tutti gli altri per i loro interventi in questa discussione che apporta sempre nuove conoscenze a quel poco che sappiamo singolarmente.

Sagu ha già giustamente risposto a Lefa circa l’isolotto a disposizione della Marina Militare nell’immediato dopoguerra. Ed anche sull’abbassamento dello stesso (per la maggior parte effettuato nell’800) di circa 16 metri causa l’estrazione di tufo e pozzolana che veniva trasportata via dalle “bilancelle” che attraccavano a provvisori pontili di legno.

Ma passiamo alla questione tunnel e collegamenti fra i tre impianti del silurificio.

 

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A Baia per imboccare il tunnel bisognava uscire dallo stabilimento, (come giustamente dice Sagu uscendo dal parcheggio dall’attuale IRSVEM , cioè centro di depurazione molluschi) attraversare la provinciale via Miliscola (a destra nella prima foto) e percorrere una stradina tra proprietà private (a sinistra nella foto 1) al termine della quale si imboccava la galleria ancora esistente e che appena si nota sempre nella predetta foto. Secondo me la Galleria, lunga 1300 metri, sottopassa la collina con sopra il parco archeologico delle terme baiane, e sbuca nella piana del Fusaro, che si trova alla stessa altezza di Baia per quanto riguarda il livello sul mare. Quindi forse non arrivava direttamente all’interno del complesso del Fusaro anche perché in questo caso la galleria sarebbe dovuta scendere di livello e dal lato Fusaro sarebbe dovuta sbucare da sotto terra. Lo stesso Simon Pocock (nel suo libro Campania 1943) parlando del silurificio (a pagina 218) parla di un tunnel di 800 metri scavato sotto la collina tra Baia e Fusaro dove fu possibile anche nascondere circa 600 siluri al riparo dalle incursioni.

 

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Ora guardando la foto n. 2, in cui ho tracciato in malo modo il tunnel tratteggiato, si nota benissimo che la distanza fra i due complessi produttivi deve essere ben oltre gli 800 ed anche i 1300 metri. Pertanto sia lato Baia, come abbiamo visto, che lato Fusaro, bisognava per forza attraversare strade o viottoli della viabilità ordinaria.

 

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Stesso discorso per quanto riguarda il collegamento Fusaro – Isolotto S. Martino. Nella foto 3 ho tratteggiato in blu il percorso della galleria, in rosso il sicuro tratto scoperto tra proprietà private, ma poi non saprei come tracciare il percorso accennato da Sagu. Comunque anche in questo caso ci troviamo ad attraversare viabilità ordinaria e sono solo aleatorie le direttrici postate da Lefa su quella vecchia piantina che già da tempo avevo visto su Betasom.

 

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La foto 4 mostra l’ingresso della galleria (che porta a San Martino) lato Cappella dove (come ben ricorda Lefa) richiedevano il pedaggio.

 

16418232.jpg

 

La foto 5 mostra l’interno di questa stretta galleria che una sola volta ho percorso in macchina ma seduto dietro. (Vi sembra di scorgere tracce di binari sul pavimento?).

 

36271615.jpg

 

La foto 6 mostra l’isolotto quando ancora era non collegato.

 

 

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La foto 7 lo mostra nella situazione recente e nella foto 8 si nota l’ulteriore galleria che collega le due estremità dell’isolotto (costruita sempre dal silurificio).

 

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Non sapevo dell’iniziale progetto di funivia (abbandonato per la realizzazione di galleria e pontile) che probabilmente sarebbe dovuta partire non certo da Baia (lontana e non sulla traiettoria) ma dalla vicina Torregaveta dove terminava la sua corsa la Ferrovia Cumana.

 

Scusate della invadenza.

Ciao a tutti

Peppe

Edited by F21

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La rappresentazione dei tunnel che hai fatto non concorda con le informazioni in mio possesso: il completamento del trasferimento delle produzioni da Napoli a Baia avviene nel 1939, sotto la pressione della 2GM col conseguente incremento delle commesse viene deciso di realizzare il complesso del Fusaro, che fu terminato solo a Marzo del 1942.

In quei tre anni abbondanti di produzione che separano il trasferimento e l’apertura del nuovo complesso era già stato realizzato il collegamento via tunnel col siluripedio di S.Martino, solo in seguito con l’ingresso dello stabilimento del Fusaro fu realizzata una terza galleria che innestava quest’ultimo nel sistema di tunnel già esistente. Proprio come mostra l’immagine con la cartina con le gallerie tracciate in rosso, affatto aleatoria ma solo approssimativa e credo proveniente da museo del radar locale, che specifica tra l’altro che fra le due gallerie era necessario utilizzare (l’unica) strada segnata (in mezzo c’è una collina).

Nessuno di voi ci mai stato (nei tunnel)? Meriterebbe una verifica, quantomeno degli ingressi/uscite..

Edited by Lefa

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Allora, sperando di aver capito bene come funziona la procedura per allegare immagini, ho caricato l'immagine della cartina postata da Lefa (in realtà del Prof. Giamminelli Raffaele per qualcuno a cui può interessare la cosa) corretta per quel che riguarda i tunnel di Baia-Fusaro e San Martino (indicati in arancione). Ho indicato in blu, anche, il tracciato del binario che dal cantiere del Fusaro portava a San Martino.

Per quanto riguarda il messaggio 56 di Peppe c'è da dire questo:

1) il tunnel che da Baia portava al Fusaro, è lungo effettivamente 1,3 km circa, arrivava direttamente nel cantiere del Fusaro al tempo del Silurificio, ed arriva alla SELEX, oggi. Dal momento della costruzione della Microlambda e fino a circa 10 anni fa, entrava ancora nel cantiere del Fusaro ed è stato usato per tutti questi anni, e non prima, come deposito della fabbrica che ha assunto, negli anni, svariate dnominazioni (Microlambda, Selenia, Alenia, ...Selex). Circa 10 anni fa, l'imbocco dal Fusaro è stato murato con una tompagnatura "blindata" e la Selex ha fittato il tunnel ad un privato del luogo, che vi accede da Baia e che lo usa come deposito di materiale edile. Sottopassa non il Parco Archeologico delle Terme di Baia ma il Parco Monumentale di Baia, si tratta di due località vicine ma diverse, il primo è adiacente alla Piazza di Baia e si può visitare, il secondo, invece, si trova tra il Parco Archeologico e i Fondi di Baia e non si può visitare. Confondere i due siti, porta anche ad una confusione circa il percorso del tunnel.

2) Per quanto riguarda la notizia riportata da Simon Pocock circa il fatto che il tunnel sia stato usato per deposito di siluri la ritengo perlomeno poco verosimile, e, purtroppo, nel suo libro l' autore fa "qualche" errore. Sarebbe stato per lo meno strano che un tunnel, non molto largo, usato per un passaggio veloce verso il Fusaro, di un trenino su rotaie e, addirittura quale ricovero per la popolazione civile della vicina Baia possa aver funzionato come deposito di siluri. Credo, anzi sono certo, che i siluri, come ho gia detto in un precedente post fossero conservati a Miliscola.

3) la foto 6 risale al 1925, si tratta di una cartolina illustrata, che riporta come didascalia nella faccia posteriore "Siluripedio di San Martino" e costituisce, così una prova certa che già allora il Silirificio Italiano usava l'isolotto per le sueprove.

4) nella foto n° 8, quella che viene indicata come "...ulteriore galleria che collega le due estremità dell’isolotto (costruita sempre dal silurificio)... " non è altro che l'ingresso ai reparti sotterranei di cui parlavo sempre nel mio precedente post. Tra gli altri, c'era il reparto compressori che caricava aria compressa per permettere il movimento del siluro.

5) la funivia di cui parla Minisini doveva partire da Baia, come si evince chiaramente dall'appunto riportato da Lefa, avere la stazione più alta sul crinale della collina dei "Pozzolani" e scendere a San Martino. Probabilmente, Minisini pensò a questa soluzione osservando alcuna funivie che esistevano nelle vicine cave di pozzolana. Quasi certamente, il progetto non fu mai attuato perchè la funivia avrebbe dovuto superare un dislivello ancora maggiore del Parco Monumentale rappresentato dal Monte di Procida.

Chiedo, infine a Lefa, se può, e vuole, postare il link cui fa riferimento quando parla del progetto di Minisini. Di questo personaggio, soprattutto dopo la sua partenza per gli Stati Uniti, si sa pochissimo. Sicuramente rientrò in Italia nel 1946, e quindi prima di Calosi e di alcuni dei tecnici, e, nello stesso anno morì.

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Facciamo un passo indietro, qualcosa non mi torna.

Uno dei problemi che ha portato al trasferimento da Napoli a Baia era la distanza fra gli stabilimenti di produzione e il siluripedio, come riportato nella già citata memoria dell’Amm. Minisini, che identifica fra le molte la seguente mancanza: “..la non adeguatezza dell’attuale sede del Silurificio Italiano (Napoli ndr) alla più economica e migliore produzione del siluro per la eccessiva sua distanza col campo di lancio e perché non sufficiente a contenere oltre all’attrezzamento per la produzione di 120 siluri all’anno, anche quello di un’attività complementare di media meccanica di precisione sufficiente ad assicurare, per se stesso, un fatturato di almeno 15/20 milioni all’anno (con un utile non inferiore al 10%), produzione questa che risulta necessaria ad assicurare l’esercizio bilanciato in tempo di pace..”.

L’idea iniziale era dunque quella di utilizzare una funivia per il collegamento Baia-S.Martino, l’ostacolo che si interpone fra i due siti è il monte di Procida; abbandonata l’idea della funivia in quanto rappresentava un collegamento a rischio di attacco aereo si provvede a scavare due tratti di galleria che, unitamente a un pezzetto di strada, permetteva il collegamento dello stabilimento in Baia con il siluripedio, questo presumibilmente nei quattro anni che hanno impiegato per il trasferimento, 1935-1939.

In quel periodo non c’era ancora nessuna idea relativa ad un ulteriore allargamento degli stabilimenti a Fusaro (si era appena ravvisata la necessità di rilevare la Società Cantieri ed Officine Meridionali), al contrario la necessità di collegare la produzione al siluripedio era già stata manifestata da tempo.

Non vedo dunque verosimile una galleria costruita presumibilmente dal 35 al 39 che da Baia porta a Fusaro, trovo più logica la soluzione rappresentata dalla cartina proposta sopra, quella che mostra un innesto a ‘T’ di una terza galleria costruita sicuramente dopo aver sentito la necessità di espandersi ulteriormente (1941/42), che da Fusaro si collega alla Baia-S.Martino.

Sagu dovresti andare dal costruttore edile che ha preso in affitto la galleria e chiedere di farti fare un giro. Quanto al progetto di cui chiedi, ti riferisci al sommergibile Minisini?

 

[edit]

 

Intermezzo artistico, guardate che bellino questo:

 

1261copiacopia.jpg

 

Alla Whitehead erano molto più marziali:

 

siluro_5g1.jpg

Edited by Lefa

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Allora, recapitolo un attimo: la cartina che ho postato, dove sono segnati i due tunnel ed il tratto scoperto che collegavano Baia con San Martino, non è frutto di una mia ipotesi o di fantasia ma è la rappresentazione della realtà come si può constatare ancora oggi. Il tunnel che da Baia portava al Fusaro, e che oggi è chiusa su quest'ultimo lato, l'ho percorso tre anni fa, quando la Selex l'ha ripulito prima di consegnarlo all'affittuario che non è un costruttore edile ma un grossista di materiale edile, esso non ha alcun innesto a T lungo il suo percorso Per quanto riguarda la costruzione dei due tunnel e del tratto scoperto che dal Fusaro portava a San Martino, i lavori iniziarono nel 1939 e terminarono alla fine dell'anno successivo; nei primi mesi del 1941 iniziarono i lavori di costruzione dello stabilimento del Fusaro, che terminarono all'inizio del 1943.

I lavori furono effettuati, almeno per quanto riguarda il tunnel di San Martino, da una ditta di Bacoli. Queste notizie sono certe al 100 per 100 avendole acquisite da chi ha partecipato ai lavori e confermate da atti conservati presso l'archivio del Comune di Bacoli. In merito a questi lavori, ci fu una fitta corrispondenza tra il Silurificio, il Comune e la Soprintendenza Archeologica che aveva forti perplessità perchè i lavori interessavano aree di alto valore storico-archeologico.

Dal 1937, quando cominciò la produzione a Baia, al 1940 quando il tunnel di San Martino fu completato, i siluri raggiungevano il siluripedio via mare, sia da Torregaveta che da Miseno e Baia stessa con l'uso di pontoni.

Circa la richiesta a Lefa, mi riferisco alle notizie che riguardano il trasferimento del Cantiere a Baia e dei lavori che Minisini presumeva doversi fare.

Edited by sagu7755

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Sarebbe magnifico se potessi rintracciare, presso i fondi o tramite altri canali, una pianta delle gallerie!

Quei brani dell'Ammiraglio, provenienti dalla già citata memoria del 17/05/1935 e intitolata "Riorganizzazione del Silurificio Italiano", di cui ho copiato quasi tutti gli stralci, è discussa nel libro "WASS 133 anni di storia" di Benito Petrucci.

 

..dal gruppo “Teseo Tesei” che aveva un distaccamento nella vicina Miseno, frazione del comune di Bacoli.

 

Hai qualche notizia in più sul distaccamento di Miseno? non tutti conoscono quella parte di storia del Reparto, sarebbe interessante fare un approfondimento..

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per Lefa

mi sono attivato presso gli uffici preposti del Comune di Bacoli e Monte di Procida per avere cartografie con indicate, tratteggiate, le due gallerie di cui parliamo; a riguardo della caserma Teseo Tesei di MIseno ho trovato qualcosa su un testo, di uno storico locale, che, una volta scannerizzato inserirò nella discussione. Infine, un chiarimento in merito alle notizie sulla memoria intitolata "Riorganizzazione del Silurificio Italiano". Se ho capito bene le hai tratte dal testo "WASS 133 anni di storia" di cui ho copiato quasi tutti gli stralci. Me lo confermi?

Grazie e scusatemi la pedanteria ma l'argomento, di cui stiamo trattando, mi interessa molto.

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Scrive Sagu: 1) Sottopassa non il Parco Archeologico delle Terme di Baia ma il Parco Monumentale di Baia, si tratta di due località vicine ma diverse, il primo è adiacente alla Piazza di Baia e si può visitare, il secondo, invece, si trova tra il Parco Archeologico e i Fondi di Baia e non si può visitare. Confondere i due siti, porta anche ad una confusione circa il percorso del tunnel.

Conosco i due siti e la loro differenza; ammetto però di averli confusi in questa occasione.

 

Scrive Sagu: 2) Per quanto riguarda la notizia riportata da Simon Pocock circa il fatto che il tunnel sia stato usato per deposito di siluri la ritengo perlomeno poco verosimile, e, purtroppo, nel suo libro l' autore fa "qualche" errore.

E’ vero. Simon Pocock, bravissimo ricercatore di documenti americani ed inglesi, riporta varie leggende metropolitane raccolte da presunti “testimoni oculari”.

Scrive Sagu: 4) nella foto n° 8, quella che viene indicata come "...ulteriore galleria che collega le due estremità dell’isolotto (costruita sempre dal silurificio)... " non è altro che l'ingresso ai reparti sotterranei di cui parlavo…

Molti riferiscono che si tratta di una galleria, ed unica via praticabile, che collega le due estremità dell’isolotto.

 

Scrive Sagu: 5) la funivia di cui parla Minisini doveva partire da Baia, come si evince chiaramente dall'appunto riportato da Lefa, avere la stazione più alta sul crinale della collina dei "Pozzolani" e scendere a San Martino.

Come pensavo. Il progetto non fu mai attuato perchè la funivia avrebbe dovuto superare un secondo dislivello ancora maggiore del Parco Monumentale rappresentato, come dice Sagu, dal promontorio di Monte di Procida. Probabilmente Minisini pensava ad altri percorsi.

 

Scrive Sagu: Il tunnel che da Baia portava al Fusaro, e che oggi è chiusa su quest'ultimo lato, l'ho percorso tre anni fa, quando la Selex…

 

Ma sei arrivato al punto terminale all’interno dello stabilimento del Fusaro? – Quindi avrebbero perforato con un tunnel il banco tufaceo della collina, su cui sorge il Parco Archeologico, e poi nella pianura del Fusaro avrebbero proseguito nel sottosuolo, magari scavando prima una trincea poi ricoperta?

 

Scrive Sagu: Per quanto riguarda la costruzione dei due tunnel e del tratto scoperto che dal Fusaro portava a San Martino, i lavori iniziarono nel 1939 e terminarono alla fine dell'anno successivo…

Quindi, come suppone Lefa, fu iniziato prima un collegamento diretto Baia – Isolotto San Martino.

Come mai nella cartina postata da Sagu il tunnel devia da una ipotetica linei diretta ed arriva nello stabilimento del Fusaro iniziato a costruire dopo detti lavori?

 

Scrive Sagu: I lavori furono effettuati, almeno per quanto riguarda il tunnel di San Martino, da una ditta di Bacoli. Queste notizie sono certe al 100 per 100 avendole acquisite da chi ha partecipato ai lavori e confermate da atti conservati presso l'archivio del Comune di Bacoli. In merito a questi lavori, ci fu una fitta corrispondenza tra il Silurificio, il Comune e la Soprintendenza Archeologica che aveva forti perplessità perchè i lavori interessavano aree di alto valore storico-archeologico.

 

Ma queste notizie (comune di Bacoli, Sopraintendenza) non riguardano il tunnel di San Martino che fa parte del Comune di Monte di Procida ma il tunnel Baia/Fusaro sito nel comune di Bacoli che si trovava ad interessare la zona archeologica?

 

A breve gli altri argomenti anche per l'amico Lefa.

Ciao. Peppe

Edited by F21

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per Lefa

mi sono attivato presso gli uffici preposti del Comune di Bacoli e Monte di Procida per avere cartografie con indicate, tratteggiate, le due gallerie di cui parliamo; a riguardo della caserma Teseo Tesei di MIseno ho trovato qualcosa su un testo, di uno storico locale, che, una volta scannerizzato inserirò nella discussione. Infine, un chiarimento in merito alle notizie sulla memoria intitolata "Riorganizzazione del Silurificio Italiano". Se ho capito bene le hai tratte dal testo "WASS 133 anni di storia" di cui ho copiato quasi tutti gli stralci. Me lo confermi?

Grazie e scusatemi la pedanteria ma l'argomento, di cui stiamo trattando, mi interessa molto.

 

Ma queste gallerie, saranno accatastate? se ora la Selex le affitta ci dovranno pur pagare le tasse! da qualche parte devono necessariamente esserci i progetti. Riguardo il libro, confermo.

 

..A breve gli altri argomenti anche per l'amico Lefa.

Ciao. Peppe

 

Forse è meglio aprire una discussione separata riguardo al periodo di Bacoli degli incursori e aggiungere la i contributi, provvedo in serata..

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Alcuni chiarimenti:

Il tunnel che collegava Baia con il Fusaro fu iniziato prima di quello di San Martino ed il progetto prevedeva il percoso che poi fu creato, che io ho indicato nella piantina corretta, e che è quello attualmente esistente, lo scavo fu tutto in galleria e, per abbreviare i tempi, furono utilizzati cavamonti del posto tra i più esperti allora esitenti, la galleria ha un percorso rettilineo e sbuca nella parte alta e retrostante dell'attuale Selex dopo aver sottopassato il parcheggio;

I problemi tra Soprintendenza e Comune riguardarono Bacoli e si riferivano al tunnel di cui sopra;

il tunnel sotto San Martino oggi serve, come dice Peppe, a collegare le due estremità dell'isolotto ma, ripeto, negli anni tra il 1940 ed il 1943 ospitava alcuni reparti.

Domani, spero di postare il capitolo sulla Teseo Tesei di Miseno tratto da un libro di uno storico locale.

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Salve.

Aggiungo altri particolari sull'ammiraglio Minisini.

 

La prima parte presa da:

Ammiraglio Antonio Fioravante Volpi – Pari Avanti Turra - Pubblicazione ufficiale del Gruppo A. N. M. I. di Gemona del Friuli - n° 19 Apr.—Set. 2011

Minisini nasce ad Ospedaletto di Gemona il 19 novembre 1878. Il padre Francesco, farmacista, appartiene ad una facoltosa famiglia locale, la madre, Eugenia Fremont, è originaria di Fiume.

A 15 anni entra nell’Accademia Navale di Livorno, uscendone guardiamarina nel 1898, con la nave Elba opera nell’Estremo Oriente per ben tre anni, ove è decorato con l’Ordine di San Stanislao dallo zar per aver partecipato con le truppe russe alla spedizione italiana al Pe-chili (golfo a NW del mar Giallo in Cina), quindi, rientrato in patria, imbarca prima sulla nave Affondatore, poi sulla Regina Margherita ed infine sul primo sommergibile italiano, il “Delfino”, ove mette in mostra il suo talento e la sua ingegnosità sull’ideazione di apparecchiature importanti per quel battello. Creativo, fantasioso, eclettico, Minisini si congeda nel 1907 e lascia la Marina, forse perché appassionato della ricerca ed il servizio militare non gli permette di sviluppare appieno la sua inventiva, tant’è che frequenta corsi, in Italia e all’estero, addirittura sui motori della nascente aeronautica. Egli trova utili impieghi anche in Francia e in Gran Bretagna.

Nel 1914, all’approssimarsi della “Grande Guerra”, è richiamato in servizio e nel periodo bellico è assegnato nella zona costiera tra l’Isonzo ed il Piave.

Per meriti di guerra viene promosso capitano di corvetta e prosegue quindi la sua carriera nella Regia Marina. Da allora la Forza Armata gli permette di sviluppare le sue eccezionali doti intellettive, per cui diviene responsabile nell’Arsenale di Venezia della “Commissione Permanente” per gli esperimenti del materiale bellico.

In Marina viene ricordato per la sua attività nel campo delle applicazioni elettriche, elettroacustiche e in quelle della chimica di guerra. Progetta e realizza impianti di artiglieria navale ed antiarea.......

La seconda parte è tratta da:

Forgotten Battles: Italy's War of Liberation, 1943-1945 - Di Charles T. O'Reilly

Un rapporto dell’O.S.S. del 10 marzo 1944 e diretto al generale Donovan, riferisce che Minisini è inviato negli Stati Uniti dove arriva il 21 ottobre 1943. Il 17 dicembre 1943 lo raggiunge un gruppo di 12 ingegneri italiani, selezionati dallo stesso Minisini, unitamente a 40 tonnellate di materiale tecnico prelevato presso il silurificio di Baia per facilitare il suo lavoro in America. In seguito, per aderire alla richiesta di Minisini, anche il professor Calosi fugge da Roma ed è raccolto in mare da operatori della stessa “O.S.S.” .

L’intero gruppo di italiani è inviato a Newport (Rhode Island) presso la “ U.S. Navy Torpedo School”.

Nel maggio del 1944 viene richiesto alla Regia Marina Militare, per scopi di ricerca, d’inviare verso gli Stati Uniti otto siluri muniti delle famose testate realizzate da Calosi. La Marina Italiana riferisce che non è possibile poiché la documentazione, circa l’uso dei siluri, è a Roma, in quel momento occupata dai tedeschi. Ma tutta la collaborazione tra la “US Navy” e la “Regia Marina” è definita come un “rapporto delicato”, con sbalzi tra il serio ed il comico.

Gli italiano non solo hanno problemi con la “US Navy” ma anche con il proprio servizio segreto. Quando il Tenente Fabio Calcabrini è trasportato dalla “O.S.S.”, da Napoli negli Stati Uniti per lavorare al progetto, è accusato di diserzione dal ministro della Marina. L’ammiraglio de Courten non è ben informato e non concede i relativi permessi.

Nel contempo gli americani sono recalcitranti ad ammettere di avere qualche cosa da imparare dagli italiani ma, come nella migliore tradizione burocratica, ubbidiscono al progetto approvato dal loro segretario alla marina.

La marina americana non può fornire tutto ciò di cui hanno bisogno gli italiani ed è incredibile la quantità di materiale che essi acquistano direttamente a livello locale.

Desta scalpore la vita condotta dalla moglie di Minisini che alloggia presso il “Muenchinger King Hotel di Newport. Ma l’ammiraglio italiano ha richiesto per essa un trattamento a norma del suo rango. A volte sembra che i protagonisti di questa avventura si siano dimenticati di una guerra in corso e che l’importante sarebbe solo quello di collaborare al progetto che riveste una certa importanza per il servizio sottomarino.

Ciao. Peppe

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Ma, come mai questi due/tre sommergibili tascabili non mi pare vengano mai considerati, a differenza dei CA e CB (ed A e B della prima guerra mondiale), tra i sommergibili della Regia Marina?

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Perché non sono stati mai operativi o comunque presi in carico dalla Regia Marina. Non si hanno molte notizie di loro; il terzo sicuramente non fu mai costruito, Comunque esiste qualche foto dei primi due e dei loro resti ripresi sulla banchina del silurificio.

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Ringrazio Lefa, Sagu, Pugio, Chimera, Mandmike e tutti gli altri per i loro interventi in questa discussione che apporta sempre nuove conoscenze a quel poco che sappiamo singolarmente.

Sagu ha già giustamente risposto a Lefa circa l’isolotto a disposizione della Marina Militare nell’immediato dopoguerra. Ed anche sull’abbassamento dello stesso (per la maggior parte effettuato nell’800) di circa 16 metri causa l’estrazione di tufo e pozzolana che veniva trasportata via dalle “bilancelle” che attraccavano a provvisori pontili di legno.

Ma passiamo alla questione tunnel e collegamenti fra i tre impianti del silurificio.

 

zzzbq.jpg

 

 

A Baia per imboccare il tunnel bisognava uscire dallo stabilimento, (come giustamente dice Sagu uscendo dal parcheggio dall’attuale IRSVEM , cioè centro di depurazione molluschi) attraversare la provinciale via Miliscola (a destra nella prima foto) e percorrere una stradina tra proprietà private (a sinistra nella foto 1) al termine della quale si imboccava la galleria ancora esistente e che appena si nota sempre nella predetta foto. Secondo me la Galleria, lunga 1300 metri, sottopassa la collina con sopra il parco archeologico delle terme baiane, e sbuca nella piana del Fusaro, che si trova alla stessa altezza di Baia per quanto riguarda il livello sul mare. Quindi forse non arrivava direttamente all’interno del complesso del Fusaro anche perché in questo caso la galleria sarebbe dovuta scendere di livello e dal lato Fusaro sarebbe dovuta sbucare da sotto terra. Lo stesso Simon Pocock (nel suo libro Campania 1943) parlando del silurificio (a pagina 218) parla di un tunnel di 800 metri scavato sotto la collina tra Baia e Fusaro dove fu possibile anche nascondere circa 600 siluri al riparo dalle incursioni.

 

33040130.jpg

 

Ora guardando la foto n. 2, in cui ho tracciato in malo modo il tunnel tratteggiato, si nota benissimo che la distanza fra i due complessi produttivi deve essere ben oltre gli 800 ed anche i 1300 metri. Pertanto sia lato Baia, come abbiamo visto, che lato Fusaro, bisognava per forza attraversare strade o viottoli della viabilità ordinaria.

 

98854026.jpg

 

Stesso discorso per quanto riguarda il collegamento Fusaro – Isolotto S. Martino. Nella foto 3 ho tratteggiato in blu il percorso della galleria, in rosso il sicuro tratto scoperto tra proprietà private, ma poi non saprei come tracciare il percorso accennato da Sagu. Comunque anche in questo caso ci troviamo ad attraversare viabilità ordinaria e sono solo aleatorie le direttrici postate da Lefa su quella vecchia piantina che già da tempo avevo visto su Betasom.

 

95447443.jpg

 

La foto 4 mostra l’ingresso della galleria (che porta a San Martino) lato Cappella dove (come ben ricorda Lefa) richiedevano il pedaggio.

 

16418232.jpg

 

La foto 5 mostra l’interno di questa stretta galleria che una sola volta ho percorso in macchina ma seduto dietro. (Vi sembra di scorgere tracce di binari sul pavimento?).

 

36271615.jpg

 

La foto 6 mostra l’isolotto quando ancora era non collegato.

 

 

50161675.jpg

 

 

La foto 7 lo mostra nella situazione recente e nella foto 8 si nota l’ulteriore galleria che collega le due estremità dell’isolotto (costruita sempre dal silurificio).

 

65872852.jpg

 

 

Non sapevo dell’iniziale progetto di funivia (abbandonato per la realizzazione di galleria e pontile) che probabilmente sarebbe dovuta partire non certo da Baia (lontana e non sulla traiettoria) ma dalla vicina Torregaveta dove terminava la sua corsa la Ferrovia Cumana.

 

Scusate della invadenza.

Ciao a tutti

Peppe

Buona sera come mai non si vedono piu le foto?

Grazie

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On 6/8/2012 at 22:25, sagu7755 said:

ringrazio quanti hanno risposto ma, purtoppo, le notizie riferite erano da me già conosciute. Soprattutto quelle relative ai sabotaggi che avvenivano, o sarebbero avvenuti, nel Silurificio di Baia (che, per correttezza di informazione non era Whitehead). Ho incontrato ed intervistato alcune persone che, all'epoca dei fatti, lavoravano al Siluripedio di San Martino (il luogo dove si provavano i siluri). Tutti mi hanno confermato l'abitudine di provare i siluri utilizzando una serie di guidasiluri (sei-sette) già controllati e presenti nel reparto allestimento dei siluri situato nel cuore della collinetta di San Martino. Ebbene, tra gli stessi testimoni, intervistati in tempi e luoghi diversi per evitare che potessero influenzarsi l'un l'altro, c'era chi diceva che la procedura era normale e suggerita dai tempi ristretti per le prove, e chi, invece, parlava, apertamente, di atto di sabotaggio in questo comportamento.

Laddove trovo difficoltà a trovare notizie è nella parte che riguarda il comportamento di Minisini e la "vendita" di documenti e materiali già finiti (SIC e SA) agli Americani che li presero e li portarono negli Stati Uniti. Qualche cosa ho trovato negli USA perchè in questo paese è stato revocato il segreto militare nel 2000. In Italia, invece, questo non è ancora avvenuto e i miei tentativi di consultare l'archivio della Marina Militare, in merito al Silurificio, sono andati a vuoto.

Grazie ancora e spero di avere e dare altre informazioni.

Sarebbe estremamente interessante capire se si trattava di una attività intenzionalmente pregiudizievole per la Patria e traditrice dei combattenti.

 

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