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Corto Maltese

Le Armi Delle Navi Italiane Nella Seconda Guerra Mondiale

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Titolo: Le Armi delle Navi Italiane nella Seconda Guerra Mondiale

Autore: E. Bagnasco

Editore: Ermanno Albertelli Editore Parma

Anno: Prima edizione 1978; Ristampe 2003 e 2007

Prezzo: € 20

Reperibilità: Facile

pagine: 200

formato: 24 x 17,50

 

 

Con l’opera in oggetto il Comandante Bagnasco contribuisce a colmare una lacuna della pubblicistica navale italiana che, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, non ha certamente subito il fascino di questo argomento, forse anche in ragione del fatto che la documentazione tecnica necessaria per la compilazione di simili volumi, in quanto originariamente classificata, risulta di non semplice reperibilità per la consultazione e lo studio. Pertanto chi non avesse la fortuna di possedere, nella propria raccolta privata, manuali specifici in argomento troverà, in questa agile monografia, un importante punto di riferimento accompagnato, come di consueto, dalle ottime immagini appartenenti alla collezione dell’Autore (il quale spero prenda in considerazione la possibilità di realizzare una nuova pubblicazione dedicata alle armi delle navi italiane nella Prima Guerra Mondiale*).

 

 

*Francesco non ti consento di fare battute sul fatto che in molti casi non si noterebbe la differenza :laugh:

 

Errata Corrige: Devo segnalare a pag. 114 un errore laddove l’A. riferisce che nel 1940 la Regia Marina avrebbe posato 25.839 mine mentre ufficialmente l’USMM dichiara che “fino a tutto gennaio 1941 ne erano state posate circa 17.000” (fonte USMM, “La Guerra di Mine”, Roma 1988, pag. 54).

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Bel libro, posseggo la prima edizione.

Alla luce di nuovi fatti ed articoli scritti bisognerebbe, parlare un pò estesamenet delle nostre artiglierie che molto spesso vengono un pò bistrattate, specialmente i grossi calibri.

Edited by RN. Pola

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Ma Nicola, anche se con le artiglierie non eravamo proprio all'avanguardia (i 203, i 152 e i 120 a culla unica, i 100/47 Skoda del 1907 e via enumerando), compensavamo con il radar, la telemetria per la direzione del tiro, gli ecogoniometri o sonar, la tenuta del mare (seaworthiness), ....

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Bel libro, posseggo la prima edizione.

Alla luce di nuovi fatti ed articoli scritti bisognerebbe, parlare un pò estesamenet delle nostre artiglierie che molto spesso vengono un pò bistrattate, specialmente i grossi calibri.

 

Non ti nascondo Fassio che una approfondita monografia sui grossi calibri della Regia Marina non mi dispiacerebbe affatto. Anche perché a ben vedere non mancherebbero collegamenti con il Benaco (mi riferisco ai pezzi da 305 portati sul lago di Garda nel corso della Prima Guerra Mondiale).

 

Ma Nicola, anche se con le artiglierie non eravamo proprio all'avanguardia (i 203, i 152 e i 120 a culla unica, i 100/47 Skoda del 1907 e via enumerando), compensavamo con il radar, la telemetria per la direzione del tiro, gli ecogoniometri o sonar, la tenuta del mare (seaworthiness), ....

 

:laugh: :laugh: . Questo però mi spinge a pensare che "mancò la pecunia non il valore": per uscire in mare con simili "articoli" ci vuole del coraggio :Italy:

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