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BUFFOLUTO

La Marina Militare Italiana Dal 1981 Al 1990

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Aviazione per la Marina: Breguet BR-1150 Atlantic

 

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Aviazione per la Marina: Breguet BR-1150 Atlantic

 

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Aviazione per la Marina: Breguet BR-1150 Atlantic

 

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Aviazione della Marina: Agusta-Sikorsky SH-3D/3H

 

Per i velivoli ad ala rotante, gestiti direttamente dalla Marina Militare, trentasei Agusta-Sikorsky SH-3

(24 del modello D e 12 del modello H) sostituitono i vecchi Sikorsky SH-34.

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Aviazione della Marina: Agusta-Sikorsky SH-3D/3H

 

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Aviazione della Marina: Agusta-Sikorsky SH-3D/3H

 

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Aviazione della Marina: Agusta-Sikorsky SH-3D/3H

 

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Aviazione della Marina: Agusta-Bell AB-212/ASW

 

Sessantasette Agusta-Bell AB-212 sostituiscono i vecchi AB-204, una parte dei quali ceduti al Ministero degli Interni

sono convertiti in elicotteri antincendio per i Vigili del Fuoco; altre macchine rimaste in servizio nella Marina sono impiegate per le esigenze operative degli Incursori di Marina e del battaglione San Marco.

 

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Aviazione della Marina

 

 

L’entrata in servizio dell’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi prevede la possibilità di operare con aerei ad ala fissa a decollo ed atterraggio verticali; non si è ancora risolto però il contenzioso tra Aeronautica e Marina, riguardo la competenza della gestione dei velivoli ad ala fissa imbarcati; la questione sorta subito dopo la creazione dell’Arma Aeronautica, il 28 marzo 1923, si protrae per decenni coinvolgendo gli avvenimenti del periodo bellico e del dopoguerra; di fronte alla tenace volontà dei Vertici della Marina, il risultato dell’intesa fra le due Forze Armate è costituito dalla legge

n. 36, approvata in via definitiva dalla Camera dei Deputati il 26 gennaio 1989, e ratificata dal presidente Cossiga il successivo 1° febbraio, il cui Art.1 recita che: "per integrare le capacità di difesa delle proprie unità navali, la Marina Militare può utilizzare aerei imbarcati".

 

Poiché la scelta della macchina d’acquistare è già cosa fatta, nel 1990 si procede all’ordine di acquisto presso la società americana McDonnel Douglas di due velivoli biposto per TAV-8B Harrier II, per procedere in seguito all’acquisizione dei velivoli da combattimento monoposto AV-8B Harrier II Plus.

 



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Aviazione della Marina: Agusta-Westland EH-101

 

Primo volo dell’elicottero Agusta-Westland EH-101 con il prototipo PP1,

effettuato 9 ottobre 1987.

 

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Armi navali - artiglieria

Cannone 127/38 mm a.a./a.n. in impianto binato Mk. 32

 

L’impiego di questo cannone di provenienza U.S.A. è costituito da 14 esemplari, adottati dalle seguenti unità:

 

San Giorgio (3 impianti ) (nota 1)

San Marco (3 impianti)

Impetuoso (2 impianti)

Indomito (2 impianti)

Impavido (2 impianti)

Intrepido (2 impianti)

 

Abbandonato il progetto di sottoporre i primi cacciatorpediniere lanciamissili Impavido ed Intrepido a più estesi lavori di ammodernamento, queste unità continuano ad imbarcare l’obsoleto modello Mk. 32 fino al disarmo.

 

Nota 1

L’impianto sopraelevato di poppa del San Giorgio è sbarcato e sostituito da uno dei tre da 76/62 mm, durante i lavori di trasformazione in nave scuola.

 

 

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Armi navali - artiglieria

Cannone 127/54 mm Compatto O.T.O. Melara

 

Dopo il periodo di sperimentazione e collaudo a bordo della nave esperienze Aviere, negli anni Sessanta, è la principale artiglieria di dotazione per cacciatorpediniere e fregate; i 16 impianti acquistati sono adottati dalle seguenti unità:

 

Audace (2 impianti)

Ardito (2 impianti) (nota 1)

Lupo (1 impianto)

Sagittario (1 impianto)

Perseo (1 impianto)

Orsa (1 impianto)

Maestrale (1 impianto)

Aliseo (1 impianto)

Grecale (1 impianto)

Scirocco (1 impianto)

Libeccio (1 impianto)

Euro (1 impianto)

Espero (1 impianto)

Zeffiro (1 impianto)

 

Nota 1

Su Audace e Ardito, durante i lavori di aggiornamento, viene sbarcato l’impianto sopraelevato per permettere la sistemazione del lanciatore del sistema missilistico Albatros. Le armi recuperate saranno imbarcate negli anni Novanta a bordo dei nuovi cacciatorpediniere Durand de la Penne e Mimbelli.

 

 

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Armi navali - artiglieria

Cannone 76/62 mm a.a. in impianto singolo O.T.O. Melara M.M.I. “Allargato”

 

Risulterebbe che la Marina Militare abbia acquistato un numero di 84 esemplari di questo cannone; all’inzio degli anni Settanta si rendono disponibili, in buone condizioni, dodici di queste artiglierie: otto delle quali sbarcate dal Garibaldi dopo il disarmo, altre quattro rimosse dalle fregate classe “Rizzo”, dopo i lavori di estensione del ponte di volo; la deduzione logica, nel contesto descritto, è quella che almeno una delle due ultime fregatate ammodernate negli anni Settanta (Centauro e Cigno) abbia ricevuto tre pezzi, prelevati dalla dotazione disponibile come “surplus”.

L’elenco completo delle unità che hanno imbarcato il 76/62 MMI “Allargato” è il seguente:

 

Garibaldi (8 impianti) (nota 1)

Rizzo (3 impianti) (nota 2)

Bergamini (3 impianti)

Fasan (3 impianti)

Margottini (3 impianti)

San Giorgio (3 impianti)

Impavido (4 impianti)

Intrepido (4 impianti)

Doria (8 impianti)

Duilio (8 impianti) (nota 3)

De Cristofaro (2 impianti)

Grosso (2 impianti)

Todaro (2 impianti)

Visintini (2 impianti)

Castore (3 impianti)

Canopo (3 impianti)

Centauro (3 impianti)

Cigno (3 impianti)

Alpino (6 impianti)

Carabiniere (6 impianti)

Vittorio Veneto (8 impianti)

 

 

Il totale dell’impianti imbarcati è di 87 pezzi, precisamente tre in più di quelli acquistati; se ne può dedurre quindi che una delle ultime due fregate classe “Castore” ammodernate negli anni settanta abbia imbarcato tre delle armi prelevate dal “surplus”.

L’elenco delle unità che certamente ricevono impianti prelevati dalla disponibilità del “surplus” sono:

 

Stromboli (1 impianto)

Vesuvio (1 impianto)

San Giorgio (1 impianto)

San Marco (1 impianto)

Cassiopea (1 impianto)

Libra (1 impianto)

Spica (1 impianto)

Vega (1 impianto)

 

nota 1

Gl’impianti da 76/62 mm del Garibaldi sono recuperati dopo il disarmo dell’unità.

 

nota 2

La dotazione viene ridotta a due impianti dopo i lavori di estensione del ponte di volo.

 

Nota 3

Due impianti del Duilio sono sbarcati dopo i lavori di trasformazione in nave scuola;

non si conosce la loro sorte.

 

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Armi navali - artiglieria

Cannone 76/62 mm singolo OTO Melara Compatto

 

Dopo il periodo sprimentale e di collaudo effettuato a bordo della motocannoniera Fulmine negli anni Sessanta,

23 impianti del 76/62 Compatto vengono imbarcati sulle seguenti unità:

 

Audace (4 impianti) (nota 1)

Ardito (4 impianti)

Sparviero (1 impianti)

Nibbio (1 impianti)

Falcone (1 impianti)

Astore (1 impianti)

Grifone (1 impianti)

Gheppio (1 impianti)

Condor (1 impianti)

Minerva (1 impianti)

Urania (1 impianti)

Danaide (1 impianti)

Sfinge (1 impianti)

Driade (1 impianti)

Fenice (1 impianti)

Chimera (1 impianti)

Sibilla (1 impianti)

 

nota 1

Durante gli estesi lavori di ammodernamento a cui Ardito e Audace sono a turno sottoposti dal 1987 al 1990, le ariglierie da 76/62 mm sono sostituite con il nuovo modello a tiro rapido.

 

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Armi navali - artiglieria

Mitragliera binata 40/70 mm Breda

 

Trenta impianti binati da 40/70 mm Breda del sistema di difesa di punto Dardo aquistati

dalla Marina Militare sono imbarcati sulle seguenti unità:

 

Lupo (2 impianti)

Sagittario (2 impianti)

Perseo (2 impianti)

Orsa (2 impianti)

Maestrale (2 impianti)

Grecale (2 impianti)

Libeccio (2 impianti)

Scirocco (2 impianti)

Aliseo (2 impianti)

Euro (2 impianti)

Espero (2 impianti)

Zeffiro (2 impianti)

Vittorio Veneto (3 impianti) (nota 1)

Garibaldi (3 impianti)

 

nota 1

Dopo il disarmo gl’impianti da 40/70 mm del Vittorio Veneto saranno sbarcati, evidentemente in previsione di un loro ulteriore utilizzo.

 

 


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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Armi navali - artiglieria


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Armi navali - missili

Missile Raytheon (General Dynamics) RIM-67 Standard ER

 

Il RIM-67 Standard ER (SM-1 ER/SM-2 ER) è un missile terra-aria a lungo raggio,

il cui programma è avviato per l’U.S.Navy per sostituire i missili RIM-2 Terrier e realizzato in maniera da utilizzare la stessa rampa di lancio.

 

Versioni realizzate e previste:

 

RIM-67A SM-1ER Block I (Aggiornamento Terrier)

RIM-67B SM-2ER Block I (Aggiornamento)

RIM-67C SM-2ER Block II (Aggiornamento)

RIM-67D SM-2ER Block III (Aggiornamento)

RIM-156A SM-2ER Block IV (Aegis)

RIM-156B SM-2ER Block IVA (Cancellato)

 

Fonte consultata

http://it.wikipedia.org

 

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Armi navali - missili

Missile Raytheon (General Dynamics) RIM-66 Standard MR

 

Il RIM-66 Standard ER (SM-1 MR) è un missile terra-aria a medio raggio,

il cui programma è avviato per l’U.S.Navy per sostituire i missili RIM-24 Tartar e realizzato in maniera da utilizzare la stessa rampa di lancio; il programma viene avviato nel 1963; le versioni realizzate per le unità con rampa di lancio Tartar sono le seguenti:

 

SM-1 Medium Range (MR) Blocks I/II/III/IV, RIM-66A

 

I primi missili entrano in servizio nel 1967 su unità dell’U.S.Navy; I Block I,II e III sono versioni preliminari, mentre il Block IV costituisce quella di produzione, la prima a sostituire i vecchi missili RIM-24C Tartar.

 

SM-1 Medium Range (MR) Block V, RIM-66B

 

Le migliorie introdotte in questa versione rendono i missili più affidabili: nuovo autopilota più sensibile; motore a doppia spinta più potente; aggiunta di una nuova testata esplosiva;

molti missili della versione RIM-66A sono convertiti nella versione RIM-66B.

 

SM-1 Medium Range (MR) Blocks VI/VIA/VIB, RIM-66E

 

Il RIM-66E costituisce l’ultima versione del missile Standard SM-1, entra il servizio nel 1983 per l’U.S.Navy e per le Marine della NATO, per migliorare ulteriormente la dotazione delle ultime unità con lanciatori Tartar, tra cui fanno parte tutti i cacciatorpediniere italiani compresa la classe “De La Penne” all’epoca in fase di progettazione. La produzione cessa nel 1987.

 

Tutte le versioni riferite ai missili SM-2 sono realizzate per il sistema di combattimento Aegis.

 

SM-2 Medium Range (MR) Block I, RIM-66C/D

 

Il RIM-66C è la prima versione del missile Standard SM-2; operativo dal 1978 per il sistema di combattimento Aegis viene adottato nella U.S.Navy per gl’incrociatori classe “Ticonderoga”; il RIM-66D è dotato di un nuovo autopilota con guida inerziale in tutte le fasi del volo ad eccezione dell’intercettazione finale, in cui è usato un Active radar homing. (nota 1)

 

SM-2 Medium Range (MR) Block II, RIM-66G/H/J

 

Il Block II in servizio dal 1983 ha un nuovo motore a razzo con nuova testata e di gittata maggiore; il RIM-66G è utilizzato per il sistema di combattimento Aegis con lanciatore di missili Mk 26; il RIM-66H è per Aegis con lanciatore verticale Mk 41; il RIM-66J è la versione per il New Threat Upgrade.

 

SM-2 Medium Range (MR) Block III/IIIA/IIIB, RIM-66K/L/M

 

Il RIM-66M è la versione del missile Standard a medio raggio SM-2MR in servizio per la U.S.Navy a bordo degli incrociatori della classe “Ticonderoga” e dei cacciatorpediniere classe “Arleigh Burke”, dotati di sistema di combattimento Aegis e sistema di lancio verticale Mk 41.

 

nota 1

Active radar homing è un sistema di guida del missile costituito da un radar e la necessaria elettrica al fine di creare autonomamente la traccia di guida fino al bersaglio.

 

Fonte consultata

http://en.wikipedia.org

 

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Armi navali - missili

Missile Raytheon (General Dynamics) RIM-66 Standard MR

 

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Armi navali - missili

Missile Raytheon (General Dynamics) RIM-7 Sea Sparrow

denominazione NATO 85 A

 

 

 

 

Il RIM-7 Sea Sparrow nasce nella seconda metà degli anni ’60 come versione navalizzata dell’ AIM-7E.

Viene sviluppato, su richiesta e specifiche NATO, con la partecipazione dell’industria italiana, avvenuta poco prima della decisione di creare il consorzio MBDA, costituito da Matra, Bae, Dynamics ed Alenia, per sviluppare ex novo un sistema missilistico superficie-aria navalizzato, denominato Albatros, analogo al RIM-7.

Il Sea Sparrow condivide essenzialmente la maggior parte dei sistemi della versione terrestre AIM-7, ma a partire dalla versione RIM-7F Block I è necessario introdurre due radar CW (nota 1), che operano in parallelo;

il primo ha un angolo di apertura piccolo e con la sua precisione illumina l’obiettivo; il secondo con angolo di apertura maggiore ha lo scopo di eliminare il Clutter, che si genera per l’effetto riflettente delle onde elettromagnetiche sulla superficie del mare; la necessità di utilizzare una tecnologia così sofisticata nasce dall’esigenza di contrastare velivoli a bassa quota e missili Cruise.

 

Le versioni realizzate sono le seguenti:

 

RIM-7E5: versione base;

RIM-7F Block I: per contrasto di obiettivi a quota inferiore a diciotto metri con due radar CW;

RIM-7F Block II: dotato di migliore capacità ECCM, ma non comprende le migliorie, apportate al Block I;

RIM-7H: versione con sezioni alari modificate per tibi di lancio Mk 29;

RIM-7M: versione modificata per batteria Mk 29 con otto missili;

RIM-7P Block I: versione con capacità di volo a bassa quota migliorate;

RIM-7P Block II: versione con sistema ECCM migliorato e dotata di sistema EPROM;

RIM-7R: versione a puntamento a raggi infrarossi non prodotta;

RIM-7T: nuova generazione di Sea Sparrow denominato RIM-162 ESSM.

 

Nella Marina italiana il Sea Sparrow viene impiegato esclusivamente a bordo delle unità della classe “Lupo”;

le costruzioni destinate al mercato estero imbarcano invece il sistema Albatros.

 

 

nota 1

Contrariamente a tutte le apparecchiature radar che hanno emissione di onde elettromagnetiche di carattere impulsivo, il radar CW funziona in onda continua (Continuous Wave) con lo scopo di permettere la misurazione della distanza del bersaglio, che puo essere determinata mediante l’utilizzo di due formule matematiche; la prima in caso di un obiettivo fisso; la seconda, per effetto Doppler, per obiettivi in movimento.

 

 

Fonte consultata: http://it.wikipedia.org

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Armi navali - missili

Missile Raytheon (General Dynamics) RIM-7 Sea Sparrow

denominazione NATO 85 A

 

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Armi navali - missili

Missile Aspide sistema Albatros MDBA Italy

 

L'Aspide è un missile a medio raggio con guida radar semiattiva, di costruzione italiana realizzato dalla Selenia, poi Alenia Aeronautica, ora MDBA Italy.

Oltre che per l'utilizzo aria-aria, il missile è utilizzato anche dal Sistema Albatros, un sistema missilistico superficie-aria navale con capacità operative in qualsiasi condizione meteorologica, con capacità multiruolo, progettato per combattere le minacce alle unità navali provenienti da aerei e missili fornendo sia capacità di difesa d'area che di punto, con altissima efficienza e probabilità di colpire il bersaglio ed abbatterlo con un singolo colpo, nonché con la capacità di discriminare il singolo bersaglio anche nel caso in cui quest'ultimo voli in formazione chiusa con altri.

Oltre 70 sistemi Albatros sono attualmente in servizio sia nella Marina italiana che in quelle di clienti esteri.

Il missile è molto simile allo Sparrow, ma all'epoca (1977) dell'introduzione in servizio aveva un'innovazione tecnica elettronica, la guida monoimpulso piuttosto che a scansione conica, cosa che lo rendeva molto resistente alle ECM e anche più preciso. Differenza non trascurabile rispetto allo Sparrow era quella di avere tutte e quattro le ali di manovra (quelle a metà fusoliera) completamente indipendenti, a differenza del missile statunitense che ne aveva due accoppiate e due indipendenti.

Questo notevole vantaggio di avere le ali di manovra completamente indipendenti migliorava sensibilmente la manovrabilità dell'Aspide rispetto a tutti i concorrenti ed ha portato alla modifica dei missili che venivano lanciati dalla superficie.

Le prime versioni del missile adottavano delle ali di manovra ripiegabili nel lanciatore che, successivamente all'uscita dallo stesso, grazie ad una barra di torsione si dispiegavano come nello Sparrow. Le barre di torsione erano però soggette a diversi difetti, non ultima la corrosione della barra stessa con la probabilità che non tutte le ali all'uscita del lanciatore di superficie venissero correttamente dispiegate.

 

Grazie però all'ing. Sandro Mazzuca (parte aerodinamica) ed al Dr. Paolo Iudica (parte meccanica) venne sviluppata la cosiddetta "ala corta" che evitava di avere l'ala di manovra in due pezzi e quindi il relativo cinematismo di dispiegamento. Il sistema delle quattro ali indipendenti consentiva quindi anche l'uso di ali fisse di apertura ridotta anche da lanciatori di superficie.

La riprova del grande vantaggio di manovra dell'Aspide sui missili della stessa classe è che gli inglesi, per il loro Skyflash, volevano acquistare da Selenia l'unità di controllo dell'Aspide a quattro ali indipendenti.

Un'altra differenza che allora era molto importante, era la diversa testata che l'Aspide adottava. Lo Sparrow aveva una testata di tipo continous rod o barra continua: tanto per esemplificare, al momento dell'esplosione la testata lanciava una specie di "metro da muratore", un cerchio metallico composto da diverse barrette unite insieme e praticamente dopo l'esplosione della testata si vedeva una specie di "corda metallica" che impattava con il bersaglio. La letalità di questo sistema non era "universale", a differenza dell'Aspide che invece aveva una testata a frammentazione che al momento dell'esplosione, lanciava frammenti metallici in diverse direzioni, aumentando la kill probability.

Per quanto riguarda l'elettronica, solo con lo Sparrow M gli USA introdussero la tecnica di guida mono-pulse, che oltre che dagli italiani era usata anche dagli inglesi con lo Skyflash, un aggiornamento degli Sparrow E, ma ancora con il vecchio e meno potente motore a razzo.

L'Aspide nel modello aria-aria è riconoscibile per le alette triangolari a grande apertura, mentre nelle versioni per lanci da superficie poteva avere alette similari a quelle dello Sparrow o la famosa ala corta

  • Aspide Mk.1 - Simile al missile AIM-7E a ricerca semiattiva e motore a razzo a propellente. Questa versione ebbe un notevole successo di export e venduta in 17 nazioni.[1]
  • Aspide Mk.2 - Versione migliorata con testata radar attiva con antenna asservita della Motorola. Il suo sviluppo venne abbandonato in favore del missile AIM-120 AMRAAM.
  • Aspide 2000 - Versione superficie-aria dell'Aspide Mk.1, usata nel sistema Spada 2000 e venduto all'Egitto, con prestazioni molto incrementate e simili allo Sparrow ESSM.

testo integrale del sito:

http://it.wikipedia.org/wiki/Aspide_(missile)

 

 

Il sistema Albatros è adottato dalla Marina italiana a bordo delle seguenti unità per un totale di 12 sistemi:

classe “Maestrale”: 1 sistema ad 8 celle a prora;

classe “Minerva”: 1 sistema ad 8 celle a poppa;

classe “Audace”: 1 sistema ad 8 celle a prora;

Garibaldi: 2 sistemi ad 8 celle a proravia e poppavia dell’isola.

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Armi navali - missili

Missile Aspide sistema Albatros MDBA Italy

 

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Armi navali - missili

Missile superficie.superficie Teseo Mk. 2 sistema OTOMAT

OTO Melara - Matra (poi MBDA)

 

Nel corso degli anni Ottanta sono due le versione del missile OTOMAT adottate dalla Marina italiana:

 

Il Teseo Mk. 1, missile superficie-superficie in funzione antinave, a lungo valutato a bordo dell’aliscafo Sparviero e adottato, nel 1977 e nel 1980, dalle fregate lanciamissili classe “Lupo”; si tratta della versione base di un missile antinave a lungo raggio sviluppato in seguito ad una collaborazione tra Italia e Francia, nato con il consorzio OTO Melara-Matra da cui deriva l’acronimo OTOMAT; il missile inizia ad essere sperimentato nel 1971; il 28 febbraio 1972 viene effettuato il primo lancio di un esemplare completo; la fase di sviluppo e sperimentazione termina nel 1974, contemporaneamente all’ingresso in servizio dell’aliscafo Sparviero,

in quel periodo denominato P 420; a bordo dell’unità inizia un periodo di attenta valutazione operativa del sistema, destinato a costituire l’armamento principale delle fregate lanciamissili della classe “Lupo” e di una serie di sei aliscafi lanciamissili classe “Nibbio”, anch’essi previsti nella “Legge Navale” del 1975; la versione Mk 1 pur essendo molto valida per un ulteriore sviluppo, è un’arma molto limitata ed inferiore all’Exocet, adottato dalla Marine Nationale; la gittata è di 60 Km ed il missile non può essere controllato dopo il lancio; a differenza di altri vettori, di forma perfettamente cilindrica in grado di poter essere contenuti in lanciatori tubolari, il Teseo è dotato di turbogetto assiale e due booster a razzo laterali e quattro alette fisse disposte a croce;

per queste ragioni il contenitore in vetroresina ha forma di parallelepipedo a base quasi quadrata.

 

Già a partire dal 1973 viene sviluppata la prima nuova versione; il Teseo Mk 2 viene lanciato per la prima volta nel 1974 e lo sviluppo termina nel 1976;

il primo lancio oltre l’orizzonte viene probabilmente effettuato il 19 gennaio 1978 dalla nave esperienze Quarto, presso il poligono di Salto di Quirra.

 

È un missile superficie-superficie a guida ibrida, costituita da un sistema inerziale, un comando radio ed un radar per homing attiva, che può

essere lanciato sia da terra che da bordo di unità navali.

 

Le caratteristiche principali sono:

 

lunghezza: 4,46;

diametro del corpo: 40 cm;

peso al lancio: 770 Kg;

configurazione alare cruciforme ripiegabile;

sistema di propulsione: due booster laterali Roxel a propellente solido per i primi secondi di volo e un turboreattore TR-281 ARBIZON III (400 kg/s) a compressione assiale-centrifuga per il volo di crociera;

gittata massima: 180 Km (con assistenza di aereo o mezzo navale);

gittata minima: 10 Km;

velocità massima: 310 m/s;

testata: 210 Kg di esplosivo;

spoletta: di prossimità o a contatto.

 

L’adozione delle alette ripiegabili consente l’utilizzo di un contenitore di lancio in vetroresina di volume inferiore e quindi più leggero; la forma della sua base è pseudo rettangolare più schiacciata e con angoli arrotondati, che permette la sistemazione di due lanciatori sovrapposti.

 

 

Considerare il Teseo, missile antinave con una gittata di 180 Km e impiegato dalla Marina italiana in un contesto Mediterraneo con un bacino piuttosto limitato, un’arma puramente difensiva è una forzatura di carattere politico e diplomatico; è comunque certo che, al pari dei cannoni di grosso calibro delle navi da battaglia, possa essere considerato un deterrente ed un fattore di dissuasione, con il grande vantaggio di poter essere adottato da imbarcazioni di modesto dislocamento, come risulta evidente dall’elenco delle unità italiane che lo impiegano per un totale di 90 impianti:

 

Sparviero (2 impianti);

classe “Nibbio” (per un tolale di 12 impianti);

classe “Lupo” (per un totale di 32 impianti);

classe “Maestrale” (per un totale di 32 impianti);

Vittorio Veneto (4 impianti);

Garibaldi (8 impianti).

 

fonte consultata

 

wikipedia

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Armi navali - missili

Missile superficie.superficie Teseo Mk. 2 sistema OTOMAT

OTO Melara - Matra (poi MBDA)

 

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Armi navali - missili

Missile superficie.superficie Teseo Mk. 1 sistema OTOMAT

OTO Melara - Matra (poi MBDA)

 

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Armi navali - missili

Missile superficie.superficie Teseo Mk. 2 sistema OTOMAT

OTO Melara - Matra (poi MBDA)

 

 

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Armi navali - missili

Missile aria-superficie Marte Mk. 2 MBDA

 

Sistema missilistico leggero antinave, a media gittata

Il MARTE MK2 è una famiglia di sistemi missilistici su ala fissa/rotante e lanciati da nave, antinave e di media gittata, progettati per soddisfare i requisiti operativi in ambienti litoranei complessi e in acque profonde.

Il missile è disponibile come MARTE MK2/S per gli elicotteri da guerra antinave di nuova generazione, e come MARTE MK2/N per le navi da guerra da 30 a 50 m e oltre di lunghezza. Può anche essere montato su veicoli per il pattugliamento della costa.

Oltre a ciò, la linea comprende anche una nuovissima versione: Marte MK2/S-A, la versione del missile lanciata da ala fissa. In ognuno dei casi, viene usato il medesimo missile. Le forze navali che usano elicotteri medi come l’NH-90 o l’AW.101 potranno dunque mantenere una gamma comune di missili per schierarli, sia sui loro elicotteri, che sulle loro navi, e le forze aeree potranno equipaggiare i loro LCA (aerei combattimento leggero) con il medesimo missile.

Questo nuovo missile è stato sviluppato per una vasta gamma di sistemi d’arma ed è l’ultima versione del Marte MK2 che è entrata in servizio a partire dagli anni ’80 con la flotta elicotteri SH3D della Marina Italiana. I missili MARTE MK2/S e MK2/N includono diverse migliorie a livello tecnologico che permettono una migliore performance operativa.

CARATTERISTICHE MISSILE MARTE MK2

  • Peso: 310 kg
  • Lunghezza: 3,85 m (scomparto 4 m)
  • Massimo Diametro Corpo: 0,316 m
  • Gittata: oltre 30 km
  • Velocità: alta supersonica

Fonte integrale

http://www.finmeccanica.it/Corporate/IT/Corporate/Settori/Sistemi_di_Difesa/Prodotti/Marte_MBDA/index.sdo

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Armi navali - missili

Missile aria-superficie Marte Mk. 2 MBDA

 

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Armi navali antisom - Lanciabas Menon K 113 Mod. 1960

 

Il Menon K 113 Mod. 1960, lanciabas automatico a lunga gittata con canna singola da 305 mm, è adottato a partire dal 1961 dalle fregate della classe “Rizzo”, con collocazione a proravia della plancia; dal 1966 dalle corvette della classe “De Cristofaro”, con collocazione sul cielo della tuga a poppavia del fumaiolo; dal 1969 dalle fregate Alpino e Carabiniere; in totale gli esemplari adottati dalla Marina italiana sono quindi dieci; è l’ultima arma antisommergibili di tipo convenzionale ed è una versione alleggerita rispetto al complesso trinato dello stesso calibro imbarcato negli anni Cinquanta sulle unità delle classi “San Giorgio”, “Impetuoso” e “Centauro”.

Il lanciabas sostituisce nella lotta antisom il sistema “Hedgehog” che in diverse versioni ha costituito l’arma base contro i sommergibili nell’immediato dopoguerra; è in grado di lanciare a lunga distanza, con sequenza automatica e con possibilità di ampio brandeggio, cariche esplosive nell’area di localizzazione del battello avversario.

 

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Armi navali antisom – siluri antisom

 

Già nel corso degli anni Cinquanta è evidente che l’armamento antisommergibile impiegato in quel periodo, risalente alla tecnologia postbellica, non possa ritenersi più idoneo come mezzo di contrasto nei confronti di sommergibili a propulsione nucleare, entrati in servizio negli U.S.A e dotati di tre caratteristiche rivoluzionarie: grande autonomia, notevole velocità subacquea e maggiore quota operativa; le probabilità di colpire e danneggiare, in queste circostanze, un eventuale bersaglio subacqueo con cariche esplosive inerti, pur dotate di sofisticati sistemi d’innesco della carica, risultano piuttosto scarse.

Diviene evidente quindi la necessità di utilizzare il siluro come vettore per portare la carica esplosiva nelle immediate vicinanze del bersaglio, al fine diprocurare il maggior danno possibile; la tecnologia del dopoguerra che ha creato sofisticate apparecchiature elettroniche nel campo della propagazione del suono in mare, viene incontro a questa nuova esigenza e diventa la componente principale di questo nuovo mezzo di offesa.

 

 

La realizzazione del siluro antisom è necessaria soprattutto per essere impiegato a bordo della nuova generazione di battelli S.S.K. (Submarine Submarine-Killer) della classe “Toti”; le nuove armi sono dotate di un cavo di guida, che permette di portare la testata esplosiva fino al punto di contatto del bersaglio.

 

I siluri vengono definiti in due principali categorie:

 

Siluri pesanti, impiegati da unità subacquee e/o di superficie contro unità subacquee e/o di superficie; in questa categoria rientrano i siluri compresi nei calibri da da 533 mm fino a 650 mm.

 

Siluri leggeri, impiegati esclusivamente in funzione antisom da unità di superficie, velivoli ad ala fissa, velivoli ad ala rotante e missili; in questa categoria rientrano i siluri compresi nei calibri da 324 mm fino a 450 mm.

 

A seconda dei sistemi di guida i siluri si dividono in altre due categorie:

 

Siluri dotati di sistema di guida autonoma, che può essere del tipo passivo quando il contatto del battello avversario è possibile tenerlo intercettando segnali provenienti dallo stesso bersaglio (segnatura acustica, magnetica, termica ecc.); è di tipo attivo quando la posizione del besaglio è data dall’eco di ritorno, emesso dal SONAR incorporato nello stesso siluro.

 

Siluri dotati di sistema di guida a filo; sono dotati di cavo di comunicazione con l’unità madre per essere guidati in prossimità del bersaglio; sganciato il cordone ombelicale può terminare l’avvicinamento, avvalendosi della ricerca acustica passiva o attiva con l’ausilio del SONAR.

 

I siluri pesanti, in dotazione alla M.M.I., hanno calibro da 533 mm; sono dotati di filoguida e guida acustica attiva e passiva; costituiscono la dotazione di tutti i sommergibili della Marina italiana e sono imbarcati esclusivamente sui cacciatorpediniere della classe “Audace” (nota 1) e le fregate della classe “Maestrale”.

 

I siluri leggeri, in dotazione alla M.M.I., hanno calibro da 324 mm; non possono essere dotati di filoguida in quanto sono impiegati anche da velivoli ad ala fissa e rotante, per cui hanno guida acustica passiva ed attiva; sullle unità di superficie sono lanciati in mare da un impianto triplo.

 

I primi siluri leggeri antisom sono imbarcati a bordo delle fregate della classe “Rizzo” all’inizio degli anni Sessanta poco prima del 1964, anno in cui entrano in servizio presso la Marina sovietica i primi sottomarini a propulsione nucleare: 10 battelli classe “N”, 13 battelli classe “H” e 8 battelli classe “E”.

 

Siluri impiegati dalla Marina italiana

 

A 184 Whitehead da 533 mm

Mk. 44 da 324 mm (adatto per bassi fondali)

Mk. 46 da 324 mm (più sofisticato del precedente)

A 244 Whitehead da 324 (nota 2)

 

Sistemi di lancio adottati dalla Marina italiana.

 

Impianto lanciasiluri triplo Mk. 32 SVTT (per tutte le unità)

Tubo lanciasiluri singolo B 516A (classi “Maestrale” e “Audace”)

 

Nota 1

Anche le unità della classe “De la Penne” saranno dotate negli anni Novanta di siluri pesanti in funzione antisom.

 

Nota 2

Non è certo che il siluro A 244, destinato al mercato estero, sia adottato dalla MMI.

 

 

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Armi navali antisom – siluri antisom

 

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Armi navali antisom – siluri antisom

 

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Apparecchiature elettroniche – Radiotelemetro EC.3ter “Gufo”

 

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Apparecchiature elettroniche – Radiotelemetro tedesco FuMo 21/40G “De.Te”

 

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Apparecchiature elettroniche – AN/SPS-6C Westinghouse

 

Radar 2D scoperta aeronavale AN/SPS-6C Westinghouse (fino al 1947 denominato ASP/SN-6)

 

Dotazione unità della marina Militare

 

E’ probabile che le apparecchiature radar AN/SPS-6C acquistate dalla Marina Militare siano state un numero di 23 esemplari, che a partire dal 1953 fino al 1958 sono imbarcate sulle seguenti unità: Duca degli Abruzzi, Garibaldi, Montecuccoli, Granatiere, Carabiniere, Grecale, Artigliere, Aviere, Aldebaran, Altair, Andromeda, Orsa, Orione, San Giorgio, San Marco, Centauro, Canopo, Impetuoso, Indomito, Danaide, Cormorano, Sfinge, Cavezzale.

 

A differenza delle altre due unità della stessa classe Castore e Cigno all’entrata in servizio sono dotare di un radar di scoperta aeronavale di produzione italiana il Microlambda MLA-1; per motivi di omogeneità probabilmente tra il 1959 ed il 1960 si decide di effettuare uno scambio di apparecchiature radar con quelle di costruzione americana il Westinghouse AN/SPS-6C, in dotazione del Carabiniere e del Grecale, il primo dei quali destinato ad assolvere il compito di nave esperienze e il secondo al ruolo di unità sede di Comando.

 

Dal 1958 al 1964 si rendono disponibili cinque esemplari del radar, sbarcato da altrettanti unità poste in disarmo (Duca degli Abruzzi, Montecuccoli, Granatiere, Orsa e Orione), che vengono utilizzate dalle seguenti unità: Farfalla, Scimitarra, Sfinge, Sibilla, Etna.

 

L’ultima unità ad imbarcare il radar AN/SPS-6C, allorché nel 1972 si rende disponibile l’apparecchiatura imbarcata sul Garibaldi, posto in disarmo, è la nave trasporto truppe Bafile, che dopo un ciclo di lavori è dotato di un ponte di volo a poppa; si ricorda che l’unità è dotata anche dell’SK 2, vecchio radar di ricerca aerea caratterizzato da un’antenna di forma circolare, imbarcato negli anni Cinquanta sugl’incrociatori Duca degli Abruzzi e Garibaldi.

 

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Apparecchiature elettroniche – AN/SPS-12 R.C.A.

 

Radar 2D scoperta aeronavale AN/SPS-12 R.C.A.

 

Il radar di scoperta aeronavale AN/SPS-12 entra in servizio nel 1961 e diventa l’apparecchia base per tutte le unità costruite negli anni Sessanta: Rizzo, Bergamini, Fasan, Margottini, Impavido, Intrepido, Doria, Duilio, Alpino e Carabiniere; gli esemplari acquistati sono dieci; Audace e Ardito utilizzano invece, provvisoriamente e per pochi anni, gli esemplari smontati da Doria e Duilio; l’ultima unità ad imbarcare questo tipo di radar è la corvetta Albatros, che nel 1983 è trasferita da Taranto alla Spezia per assumere nella base ligure il ruolo di piattaforma di lancio per bersagli radiocomandati; essendo necessario l’impiego di un radar idoneo alla scoperta aerea viene utilizzata, presumibilmente, l’apparecchiatura imbarcata

sul Rizzo, posto fuori servizio nel 1982.

 

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Apparecchiature elettroniche – SK-2

 

Radar 2D scoperta aerea SK-2

 

Il radar SK-2, imbarcato negli anni Cinquanta a bordo degli incrociatori Giuseppe Garibaldi e Duca degli Abruzzi, rappresenta il primo

apparato per la ricerca aerea adottato dalla Marina italiana; dal 1957 l’esemplare del Garibaldi, fermo a La Spezia per i lavori di trasformazione

in unità lanciamissili, viene assegnato al cacciatorpediniere San Marco, che insieme al San Giorgio, a causa del disarmo del Duca degli Abruzzi, esercita funzioni di nave ammiraglia. All’inizio degli anni Settanta la stessa apparecchiatura radar viene assegnata alla nave trasporto da sbarco Andrea Bafile, che dotata di ponte di volo ad estrema poppa, può permettere l’attività di un gruppo da sbarco elitrasportato.

 

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Apparecchiature elettroniche – AN/SPS-40 Lockheed Electronics

 

 

Radar scoperta aerea AN/SPS-40 Lockheed Electronics

 

Il radar di scoperta aerea AN/SPS-40 rappresenta per la Marina Militare un’apparecchiatura di transizione, in attesa della disponibilità del primo radar di ricerca aerea di costruzione nazionale il Selenia RAN-3L, che nella denominazione militare diventerà MM/SPS-768.

Sono tre gli SPS-40 acquistati, dei quali il primo è imbarcato sul Vittorio Veneto; gli altri due esemplari, destinati nei piani originali di costruzione ad Audace e Ardito, vengono imbarcati alla fine degli anni Sessanta a bordo degl’incrociatori Doria e Duilio, per consentire alle due unità di migliorare le capacità della componente radar a media e lunga distanza, in previsione dell’utilizzo dei nuovi missili terra-aria Standard; le due apparecchiature radar AN/SPS-12, che si rendono disponibili, sono provvisoriamente imbarcate sui due nuovi cacciatorpediniere in costruzione.

 

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Apparecchiature elettroniche – MM/SPS-768 (RAN-3L) Selenia

 

 

Radar 2D scoperta aerea a grande distanza

 

MM/SPS-768 (RAN-3L) Selenia in banda L, dotato di secondario IFF associato Mk. XII

Il primo radar di costruzione nazionale nasce da un’intesa del 1965 tra la Selenia e la Marina Militare; disponibile nel 1975 viene immediatamente imbarcato sui cacciatorpediniere Audace e Ardito, per sostituire l’inadeguato AN/SPS-12; durante ulteriori lavori di aggiornamento viene montato su Doria e Duilio; nel corso dei grandi lavori di ammodernamento, tra il 1980 ed il 1982, viene installato a bordo del Vittorio Veneto; nel corso degli anni Ottanta è installato a bordo dell’incrociatore portaeromobili Garibaldi e nel corso dei Novanta sui cacciatorpediniere De la Penne e Mimbelli.

 

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Apparecchiature elettroniche – MM/SPS-774 (RAN-10S) Selenia

 

Radar 2D scoperta aerea a media distanza

MM/SPS-774 (RAN-10S) Selenia in banda S, dotato di secondario IFF associato Mk. XIII con antenna OA-3

(Audace, Ardito, Garibaldi, Lupo, Sagittario, Orsa, Perseo, Maestrale, Grecale, Libeccio, Scirocco, Aliseo, Euro, Espero, Zeffiro).

 

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Apparecchiature elettroniche – MM/SPS-774 (RAN-10S) Selenia

 

Radar 2D scoperta aerea a media distanza

 

MM/SPS-774 (RAN-10S) Selenia in banda S, dotato di secondariMinerva, Urania,o IFF associato Mk. XIII con antenna SMA OA-7104

(Danaide, Sfinge, Driade, Fenice, Chimera, Sibilla, De La Penne, Mimbelli).

 

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Apparecchiature elettroniche – radar di quota

 

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Apparecchiature elettroniche – radar 3D scoperta aerea lontana AN/SPS-39 Frescan

 

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Apparecchiature elettroniche – AN/SPS-52 Hughes

 

Radar 3D scoperta aerea lontana

 

AN/SPS-52 Hughes in banda S

(Vittorio Veneto, Ardito, Audace)

 

AN/SPS-52B Hughes in banda S

(Impavido, Intrepido, Doria, Duilio e Vittorio Veneto dopo ammodernamento)

 

AN/SPS-52C Hughes in banda S

(Audace e Ardito dopo ammodernamento, Garibaldi, De la Penne, Mimbelli)

 

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Apparecchiature elettroniche – AN/SPG-51 Raytheon

 

Radar guidamissili

 

AN/SPG-51 Raytheon

(Impavido, Intrepido)

 

AN/SPG-51B Raytheon

(Audace, Ardito)

 

AN/SPG-51C Raytheon

(Audace, Ardito dopo ammodernamento)

 

AN/SPG-51D Raytheon

(De La Penne, Mimbelli)

 

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Unità di costruzione nazionale a partire dal 1951 in servizio nel periodo 1981-1990

Apparecchiature elettroniche – AN/SPG-55 Sperry

 

AN/SPG-55 Sperry

(Garibaldi)

 

AN/SPG-55A Sperry

(Doria, Duilio, Vittorio Veneto)

 

AN/SPG-55C Sperry

(Vittorio Veneto, Doria, Duilio dopo l’ammodernamento)

 

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