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GM Andrea

La Marina nella tragedia nazionale

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Titolo: La Marina nella tragedia nazionale

Autore: Oscar di Giamberardino

Casa editrice: Danesi

Anno di edizione: 1947

Pagine: 245

Dimensioni: 20 x 14

Reperibilità: difficile

 

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L'Amm. Sq. Oscar di Giamberardino è stato fra i più acuti studiosi e scrittori navali della prima metà del '900.

Il suo L'Arte della guerra in mare, pubblicato nel 1937 e rivisto nel 1958, costituisce un testo essenziale per le acute osservazioni nei campi della strategia, della tattica e dell'organica. Fu il capofila della corrente "offensiva-difensiva" che si contrapponeva alla teoria "difensiva" di Angelo Jachino nel dibattito teorico antecedente la seconda guerra mondiale.

 

In questo volume, scritto subito dopo la fine della guerra ma pubblicato solo nel 1947, l'ammiraglio ripercorre le vicende politico-militari italiane dalla Grande Guerra al 1945, con particolare attenzione naturalmente all'evoluzione, alla preparazione e allì'attività della Regia Marina.

Quel che colpisce in di Giamberardino è la profondità dell'analisi dei fenomeni e degli avvenimenti, siano essi politici o militari, che non è mai solo tecnica ma sempre venata da una profonda conoscenza dell'Uomo; l'ammiraglio era infatti un cultore della filosofia, della sociologia e della morale, e non manca di darne prova.

 

Il leit-motiv del testo è la critica agli errori di impostazione generale della nostra politica estera e della preparazione della Marina. In particolare viene biasimato il reiterato frazionamento delle (poche) forze a disposizione in contrasto al "sempiterno principio" della concentrazione; e soprattutto si lamenta la mancata costituzione di un'aviazione navale.

Di Giamberardino non lamenta il fatto che fosse sorte un'Aeronautica autonoma, bensì che su di essa si sia puntato tutto (in omaggio ai principi douhetiani) senza la creazione in parallelo di un'aviazione navale che potesse cooperare efficacemente con la Marina, di cui avrebbe dovuto evidentemente fare parte.

Per l'Autore l'ultima guerra ha dimostrato ancora una volta che vince chi detiene il potere marittimo, per conseguire il quale si è dimostrata indispensabile l'aviazione: vittoria quindi della cooperazione aero-marittima, e sconfitta dei teorici del potere aereo.

Non viene nel contempo rinnegata l'avversione per la costruzione di navi portaerei, già manifestata nei suoi scritti degli anni '30. In effetti l'Autore ritiene che viste le scarse risorse disponibili ci saremmo potuti permettere ben poche portaerei, le quali sarebbero state vulnerabilissime e messe dopo poco fuori combattimento: e ciò a scapito della realizzazione di altre e più valide unità. Non che per di Giamberardino la politica navale degli anni '20-'30 sia stata esemplare; la costruzione di unità disomogenee, privilegiando la velocità alla solidità, per l'ammiraglio fu un grave danno, tanto che per lui anche gli incrociatori classe Zara e Trieste erano tutto sommato "leggeri".

Molto acuta è anche l'analisi del regime fascista, dei motivi della sua affermazione e del suo fallimento. Si potrà evidenziare che egli stesso aveva pubblicato un volume dal titolo Il Fascismo e gli Ideali di Roma; ma era del 1931, e a leggere bene si intuisce che - per lui - i difetti maggiori del regime si resero più evidenti proprio dall'inizio degli anni '30.

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