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Sotto Il Segno Di Antares - La 7^ Divisione Incrociatori

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Titolo: Sotto il segno di Antares – La 7^ Divisione incrociatori

Autore: Vero Roberti

Casa editrice: Mursia

Anno di edizione: 1976

Pagine: 168

Dimensioni: 21x14

Prezzo originale: £ 4.000

Prezzo sui circuiti internet: circa € 30,00

Reperibilità: difficile

 

antaresi.jpg

 

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Di ormai non facile reperimento, questo libro, mai ripubblicato, ripaga nel leggerlo gli sforzi fatti per venirne in possesso.

Intenso e vibrante, dà la sensazione di toccare con mano il forte intreccio di emozioni vissute dall’autore durante gli avvenimenti di cui narra, rimasti vivi nel ricordo e nella rievocazione anche a distanza di tanti anni.

Vero Roberti durante il secondo conflitto mondiale fu corrispondente di guerra imbarcato per un lungo periodo sull’Eugenio di Savoia, nave ammiraglia della 7^ divisione incrociatori (classe Condottieri) di cui faceva parte anche il Raimondo Montecuccoli.

L’autore ne parla con sentimenti di grande affetto non solo verso gli equipaggi, con i quali instaurò rapporti di cordiale amicizia, ma anche verso tutte le navi della divisione, definita “la più bella della Squadra Navale”.

Nella descrizione della difficile e rischiosa attività di posa di campi minati a largo di capo Bon si percepisce la stessa apprensione di quando fu vissuta.

Con rammarico per quello che gli era sembrato una specie di tradimento non essendo a bordo in quel periodo, l’autore ricostruisce nei dettagli lo scontro di Pantelleria della metà di giugno 1942 quando, al comando dell’ammiraglio Alberto Da Zara, la 7^ divisione causò gravi perdite ad un convoglio inglese diretto a Malta. Fu questo l’unico episodio di guerra in cui navi italiane riuscirono ad affondare a cannonate navi inglesi. Tuttavia, su chi effettivamente colò a picco il CT Bedouin nacque in seguito un’accesa querelle con l’Aeronautica che rivendicò la paternità dell'affondamento dopo che l’aerosilurante SM79 del S.Ten. Aichner inferse il colpo di grazia al CT inglese già colpito e gravemente danneggiato dai numerosi colpi dei nostri incrociatori.

 

Riferito proprio allo scontro di Pantelleria, il titolo del libro ha tratto ispirazione da un passo di “Pelle d’Ammiraglio”. L’Amm. Da Zara nelle sue memorie ricorda, infatti, che durante la navigazione di trasferimento da Palermo alla zona di operazioni, la notte era così limpida che la costellazione dello Scorpione brillava ben visibile dritta di prora. Da Zara interpretò questa visione come un presagio di buona fortuna tanto da commentare con il suo capo di Stato Maggiore: “Combatteremo nel segno di Antares”.

La conferma che si era trattato effettivamente di un buon augurio si ebbe quando durante la battaglia una granata inglese colpì con lievi danni l’incrociatore Montecuccoli. Una scheggia sfregiò l’effige di Raimondo Montecuccoli, che era appesa nel quadrato Ufficiali, mutilando della o il motto del condottiero: centum oculi.

Ricordo ancora di quando mio padre, imbarcato a lungo su quell’unità nel dopoguerra, mi raccontava divertito del motto “centum ..culi” divenuto per forza di cose, dopo lo scontro di Pantelleria, l’indubitabile portafortuna della nave.

 

Degno di nota, a chiusura del libro, il diario di un giovane ufficiale di vascello del CT Legionario che testimonia l’amara esperienza dell’armistizio e le prime operazioni di cobelligeranza con gli alleati, grazie alle quali la Marina, rimasta unita a dispetto di quegli eventi tragici e dolorosi, offrì il suo contributo per la ricostruzione dell’Italia.

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