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ammiraglia88

Malta 2 - 25/26 Luglio 1941

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Titolo: MALTA 2 - 25/26 luglio 1941

Autore: Lino MANCINI

Casa Editrice: Editoriale Lupo http://www.editorialelupo.it

Anno di edizione: 2011

Pag. 151

Dimensioni: 21 x 14,5

Prezzo: Euro 24,00

Codice ISBN: (non presente)

 

 

Lino Mancini ha studiato e poi ricostruito, descrivendolo in questo libro, l’attacco a Malta, avvenuto tra il 25 e il 26 luglio 1941.

L’ho letto perché conosco l’autore, che è stato ufficiale tecnico di COMSUBIN ed è rimasto nel settore anche dopo aver lasciato la MM. Non è un libro “pesante”, anzi si legge volentieri, pur trattando argomenti di guerra, perché i dettagli riportati agevolano la raffigurazione della scena e degli avvenimenti.

 

Vengono descritti i mezzi usati, le varie operazioni che si sono svolte, viene ricostruito l’attacco e vengono presentate le varie motivazioni ed ipotesi per una rilettura di quell’evento.

L’autore ha avuto modo di conoscere bene Fiorenzo Capriotti (medaglia d’argento al valor militare), che partecipò a quella azione, ed inoltre ha acquisito molte notizie dai documenti originali custoditi presso l’archivio storico della MMI.

Il libro è ricco di foto d’epoca, di disegni esplicativi, di copie di documenti ufficiali, e di mappe e grafici nei quali ha ricostruito minuziosamente quell’attacco. La prefazione è stata redatta dall’amm. Paolo Pagnottella. Serve dire altro? Direi che può essere sufficiente per incuriosire un po’.

Una sola cosa potrei aggiungere, i titoli di alcuni capitoli:

- Mezzi disponibili per un attacco a Malta nel 1940

- Cronologia oraria dell’azione di Malta 2

- Ricostruzione dell’attacco

- L’azione del SLC di Teseo Tesei e Alcide Pedretti

- Tre nuovi elementi a favore di Capriotti

 

Buona lettura!

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Ciao! Ho letto con molto interesse il tuo messaggio relativo al libro sull'azione di Malta del lugliio 1941. Anche se fu un'operazione sfortunata e conclusa tragicamente sicuramente servì per acquisire esperienza e conoscenza messe a frutto nei mesi successivi (ad esempio ad Alessandria). Ho sempre avutro molta ammirazione per quei nostri marinai ed aviatori che, pur con mezzi inferiori a quelli del nemico e con alle spalle un sistema paese molto mal organizzato, hanno tenuto alto il prestigio nazionale! Ricordo che in quello stesso giorno su Malta si svolse anche una battaglia aerea tra i nostri Macchi e gli Hurricane inglesi. Hai per caso qualche notizia anche su questo episodio? Grazie ed un caro saluto Arnaldo

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Ho trovato il libro molto ben fatto.

La ricostruzione della missione è particolarmente dettagliata, e grafici e cartine riportati in appendice aiutano nella "visualizzazione" dei vari momenti in cui si svolse l'azione.

Di particolare interesse il confronto tra le tre versioni sinora apparse sulla morte di Tesei e Pedretti:

quella ufficiale della Marina, che si trova nel volume edito dall'USMM sui mezzi d'assalto,

quella dello storico maltese Joseph Caruana, che si trova in un articolo scritto per la rivista Storia Militare e nel libro "The battle of Grand Harbour"

e quella di uno dei protagonisti della missione, Fiorenzo Capriotti, che l'ha riportata nel libro "La mia Decima, da Malta alle Hawaii", per la quale propende l'autore.

A conclusione del suo lavoro, l'autore si pone uno spinoso quesito: ha importanza parlare ancora dell'azione di Malta e voler sapere a tutti i costi come è morto Teseo Tesei?

La risposta, che condivido in pieno, è: sì, è importante, perchè aiuta a non dimenticare uomini che con il loro coraggio e il loro sacrificio, senza distinzioni politiche e in nome di un solo ideale, la Patria, hanno conquistato l'ammirazione degli avversari, convinti che in questo modo si sarebbero ottenute valide credenziali per il futuro. Questa salvaguardia della memoria è ancor più opportuna ai giorni nostri, pensando alle divisioni che ancora affliggono l'Italia che non è ancora riuscita a trovare la sua identità, che non si riconosce in valori condivisi (forse solo il tifo per la nazionale di calcio, ma in 150 anni mi sembra un po' pochino) e che, purtroppo, rimane ancora un Paese unito solo dal punto di vista geografico (e anche questa unità secondo alcuni andrebbe sciolta).

Allora ben vengano libri come questo che occorrerebbe far leggere soprattutto alle nuove generazioni alle quali di quegli avvenimenti e del loro insegnamento quasi mai si è parlato.

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Ricordo che in quello stesso giorno su Malta si svolse anche una battaglia aerea tra i nostri Macchi e gli Hurricane inglesi. Hai per caso qualche notizia anche su questo episodio? Grazie ed un caro saluto Arnaldo

 

Nel libro si parla anche della battaglia aerea tra gli Hurricane inglesi e i Macchi MC 200 italiani.

 

In particolare l’autore scandisce cronologicamente le varie fasi dello scontro che si possono riassumere in questo modo:

 

Alle ore 5.12 del 26 luglio 1941 dieci Macchi MC 200 “Saetta” appartenenti al 54° stormo di stanza a Comiso, in Sicilia, si alzano in volo per garantire la protezione aerea ai MAS durante la rotta di rientro alla base.

 

Alle ore 5.40 trenta Hurricane del 126° e 185° Squadron della R.A.F. (Royal Air Force) di base a Malta si alzano in volo dalle basi di Hal Far e Luqa. Un gruppo si dirige sui barchini italiani (MT) ancora naviganti mentre l’altro gruppo formato da circa 10-11 Hurricane si dirige verso la Sicilia per intercettare eventuali navi italiane d’appoggio.

 

Alle 5,55 inizia la battaglia area tra i Macchi e gli Hurricane. Durante il combattimento vengono abbattuti due Macchi ed un Hurricane (sul numero degli apparecchi abbattuti, tuttavia, le notizie divergono, a seconda delle fonti, da 1 a 3 Hurricane e da 2 a 3 Macchi).

Dei piloti italiani, uno muore mentre l’altro e quello inglese verranno separatamente recuperati vivi in mare.

 

Alle ore 6,00 altri dodici Macchi 200 si alzano in volo da Comiso per correre in aiuto dei primi dieci che sono in difficoltà per via del numero preponderante dei caccia nemici (arrivano però a battaglia conclusa). Il gruppo degli Hurricane che aveva attaccato i barchini nel frattempo si era, infatti, riunito agli altri.

 

Dopo un primo attacco avvenuto alle 6,00, respinto con le mitragliere di bordo, gli aerei inglesi sferrano un secondo attacco ai MAS 451 e 452 tra le 6,15 e le 6,30.

Il MAS 452 viene colpito ai motori e immobilizzato. Tutti gli Ufficiali restano uccisi insieme ad alcuni membri dell’equipaggio mentre altri si salvano raggiungendo le coste della Sicilia a bordo dell’MTS che era a rimorchio del MAS.

Il pilota inglese che era stato abbattuto e che si trovava in mare sul suo battellino di salvataggio, sale a bordo del MAS 452 alla deriva che successivamente viene recuperato dalla Marina inglese e trainato a Malta.

 

Gli aerei inglesi colpiscono anche il MAS 451 che si incendia e poco dopo esplode. Sotto i colpi del mitragliamento inglese muoiono quattro membri dell’equipaggio mentre gli altri, compreso il comandante si gettano in acqua e riescono a salvarsi. Vengono recuperati dopo otto ore trascorse in mare da un’imbarcazione inglese che li prende prigionieri.

 

Per quanto riguarda il contributo fornito dall’Aeronautica italiana alla missione Malta2 esso purtroppo ebbe risultati modesti nonostante l’impegno ed il coraggio mostrati dai piloti a dispetto dell’inferiorità di numero in cui vennero a trovarsi durante la battaglia e della inadeguatezza dei mezzi (il Macchi 200 era sicuramente inferiore all’Hurricane in quanto ad armamento -nel libro sono riportate utili schede degli apparecchi dalle quali è possibile fare un confronto). Inoltre, l’intervento dei bombardieri BR 20 previsto nel piano di operazioni al solo scopo di distrarre i difensori dall'attaco principale condotto da barchini e maiali, non solo si rivelò inutile ma addirittura dannoso. Il primo attacco effettuato alle ore 2,45 fu portato da un solo apparecchio che sganciò le sue bombe a più di tre miglia da La Valletta. Il secondo attacco che avrebbe dovuto avvenire alle 4,30 ad opera di quattro apparecchi, si svolse invece alle 4,15 e con soli due BR 20 in quanto gli altri due avevano accusato inconvenienti tecnici al momento del decollo. Le difese di La Valletta in questo modo, anziché essere distratte, furono messe all’erta e i loro cannoni si trovarono già pronti a sparare al momento dello scoppio delle cariche sotto il viadotto.

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