Jump to content
Sign in to follow this  
Secondo Marchetti

Il Salotto Della Scuola Di Vela

Recommended Posts

Apro qui, in concomitanza con l'apertura della scuola, il topic apposito per i frequentatori, dove potete postare tutto ciò che volete: domande, richieste, commenti.

 

Un po' come il salone dello Yacht Club di San Francisco, tutti assieme attorno ad un tavolino con davanti un bel dipinto

 

meteor_g.jpg

 

Basta che non entriate con la cerata che puzza di cane bagnato :s03:

Share this post


Link to post
Share on other sites
Basta che non entriate con la cerata che puzza di cane bagnato :s03:

 

Con i bermuda zuppi che puzzavano di cane ammuffito hanno preteso che mi sedessi sui divani bianchi dell'Italia di Napoli, solo perché avevo appena finito di condurre una regata (al ristorante del circolo, al contempo, non ti facevano cenare senza giacca e cravatta). Coniugazioni partenopee dell'ospitalità.

Quale che sia la puzza e il colore dei divani, in ogni caso sarà qui che verrò a sedermi e non nell'aula del corso di vela, sebbene tu, napoletaneggiando, me ne abbia riservato esclusivo accesso. Non c'é davvero bisogno delle mie chiacchiere, la tua prima lezione é la cosa più gradevole che abbia mai ascoltato in una scuola di vela, e voglio godermi le prossime in silenzio e dall'ultima fila: sapevo che avevi talento, ma non pensavo che avessi anche quello dell'insegnamento.

Aspetto gli altri, non importa quanti: la vela non é mai stata trainante in questo Paese, e non saremo noi a trasformarla in una Nuova Zelanda mediterranea. Basta e avanza fare le cose come vanno fatte, e tu lo stai facendo almeno al doppio dello standard.

Share this post


Link to post
Share on other sites

Ben trovati Sensei del mare! :s20:

 

Nel complimentarmi per la bella iniziativa che ha finalmente visto la luce, volevo porre la prima domanda da neofita della materia: ho letto con interesse la prima lezione relativa alla direzione del vento e desideravo avere il vostro giudizio su di una pratica che non ho visto descritta.

 

Quando ero piccolo e guardavo con interesse senza poter partecipare le lezioni di barca a vela, ho sentito un metodo per risalire alla direzione del vento che mi ha colpito al punto che ancora oggi, a distanza di decine di anni, utilizzo per valutare da dove spira la brezza per piantare al meglio l'ombrellone senza pericolo che subisca il tenutissimo effetto vela e decolli! :s68:

 

Si tratta di utilizzare l'udito, orientando il naso nella direzione da cui si suppone che il vento stia arrivando, al punto di sentire entrambe le orecchie colpite dalla brezza alla stessa intensità dal fronte: devo confessare che questo metodo è di gran lunga superiore al famoso dito bagnato, ed è applicabile ovunque, anche in assenza di uno specchio d'acqua che possa aiutarci con la vista dei frangenti.

 

Avete mai avuto a che fare con questo metodo? Ritenete sia utile o è uno dei soliti miti che tanto aleggiano sui nostri mari? :s12:

 

E comunque questa tecnica consente di valutare la direzione del vento apparente, non quella reale, giusto? Quindi vale solo a barca ferma o sulla terraferma, corretto?

 

Ringraziandovi in anticipo per il vostro aiuto, rimango al tavolo ammirando il bel dipinto di inizio discussione sorseggindo un bicchierino di Spalletti! :s02:

Edited by sertore

Share this post


Link to post
Share on other sites

Mi permetto di porgerti i miei complimenti per l'iniziativa :s20: :s20: :s20: , l'ho letta con vivo interesse e attendo le prossime lezioni con curiosità :s41: !

Share this post


Link to post
Share on other sites

Mentre mi servo un "Fine ruby" dalla ottima cantina del circolo, mi fermo a considerare la lezione di "mastro" Secondo, di vela so soltanto che fa andare le barche ed i velieri, ma trovo che l'esposizione (di quelle m'intendo) sia lineare, semplice e fruibile con minimo sforzo... i miei complimenti (detto mentre levo il calice in direzione del mastro)

Share this post


Link to post
Share on other sites
Avete mai avuto a che fare con questo metodo? Ritenete sia utile o è uno dei soliti miti che tanto aleggiano sui nostri mari?

 

 

A terra sì, benché io non abbia mai provato, ma in navigazione non serve a molto. In navigazione tu sei una sola cosa con la barca, ed é attraverso le reazioni della barca e dal suo comportamento che "senti" la direzione del vento, e col tempo arrivi a sentire variazioni dell'ordine di pochi gradi. E' un po' come per la bicicletta: non ti chiedi di quanto devi spostarti a destra o a sinistra per non cadere, né di quanto devi inclinare il corpo per impostare quella determinata curva: lo "senti" e basta.

La bicicletta assomiglia molto alla barca: con la prima se sbagli cadi, con la seconda ti pianti, ma in entrambi i casi basta pochissimo per sbagliare, e, se di norma non succede, é perché il tuo software impara prestissimo a elaborare la miriade di dati che lo sommergono e reagisce in tempo reale e senza che tu ne sia consapevole.

E' per questo che, quando sei impegnato a condurre la barca cercando di raggiungere la massima velocità possibile, non ti poni troppe domande sulla direzione del vento (a meno che non cerchi di capire come girerà nel medio termine) e insegui i capricci di ogni refola sentendo sotto le dita come ti parla il timone e sotto il sedere come reagisce la barca. Si potrebbe anche dire che la centralina di elaborazione é tua, ma gli organi di senso ce li mette lei, la barca.

Secondo s'é concesso un pezzo di bravura: ha parlato di vento come deve fare un marinaio quando parla senza supponenza ai terricoli. Per un terricolo il vento o c'é o non c'é, e la direzione serve praticamente a niente (almeno da quando non andiamo più a caccia nella savana). Ma, se si mette in acqua, qualsiasi terricolo intuisce che la direzione del vento é decisiva, e lo é pure se fa il motoscafaro e al limite anche se va a nuoto. Capisce che é obbligato a considerare un elemento che a terra serve a niente, o quasi, e che in acqua é più determinante dell'acqua stessa. Che deve imparare a parlarci col vento, e che deve assolutamente risolvere quel problema che prima non s'era mai posto: da che parte arriva. E' da questo che discenderanno tutte le scelte successive, quelle possibili, quelle arrischiate, e quelle semplicemente precluse.

E' proprio questo che ha fatto Secondo, e lo ha fatto con grande classe.

Share this post


Link to post
Share on other sites
Quando ero piccolo e guardavo con interesse senza poter partecipare le lezioni di barca a vela, ho sentito un metodo per risalire alla direzione del vento che mi ha colpito al punto che ancora oggi, a distanza di decine di anni, utilizzo per valutare da dove spira la brezza per piantare al meglio l'ombrellone senza pericolo che subisca il tenutissimo effetto vela e decolli! :s68:

 

Si tratta di utilizzare l'udito, orientando il naso nella direzione da cui si suppone che il vento stia arrivando, al punto di sentire entrambe le orecchie colpite dalla brezza alla stessa intensità dal fronte: devo confessare che questo metodo è di gran lunga superiore al famoso dito bagnato, ed è applicabile ovunque, anche in assenza di uno specchio d'acqua che possa aiutarci con la vista dei frangenti.

 

Avete mai avuto a che fare con questo metodo? Ritenete sia utile o è uno dei soliti miti che tanto aleggiano sui nostri mari? :s12:

 

E comunque questa tecnica consente di valutare la direzione del vento apparente, non quella reale, giusto? Quindi vale solo a barca ferma o sulla terraferma, corretto?

 

Personalmente non ne ho mai sentito parlare, forse perché il vento deve essere già abbastanza teso per cominciare a farsi sentire nelle orecchie. Di certo non funzionerebbe andando col vento in poppa: a quell'andatura di vento se ne sente ben poco ed è meglio affidarsi alla vista.

 

Per le lezioni, vi ringrazio dei complimenti e spero di riuscire a mantenere tale chiarezza, perché or incominciano le dolenti note, ovvero gli argomenti interconnessi che è difficile trattare in modo chiaro senza accennare ad altri argomenti ancora da spiegare :s06:

Share this post


Link to post
Share on other sites

:s20: :s20: Ottima iniziativa che seguirò con attenzione.....Una domanda:

quindi la foto che hai postato Comandante Secondo, ci fà intendere che la barca stà virando a sinistra per andare di traverso?

(Mi riferisco alla foto dell'Optimist)

Edited by pugio

Share this post


Link to post
Share on other sites
:s20: :s20: Ottima iniziativa che seguirò con attenzione.....Una domanda:

quindi la foto che hai postato Comandante Secondo, ci fà intendere che la barca stà virando a sinistra per andare di traverso?

(Mi riferisco alla foto dell'Optimist)

 

(scusa il trasloco ma vorrei tenere il topic delle lezioni il più coinciso possibile)

 

direzionedelvento.jpg

 

Questo optimist al momento in cui è ritratto si troverebbe controvento: avendo abbrivio ed il timone tutto a sinistra si capisce che sta virando, ma non ci è dato sapere se il timoniere, finita la virata (la virata finisce quando si arriva all'angolo limite del nuovo bordo), continuerà di bolina o se ne andrà al traverso :s01:

I miei, di solito, non finiscono la virata: non capiscono che devono avanzare verso il vento e dunque ripartono in poppa, oppure restano a girare cantando come Edith Piaf

Tu me fais tourner la tête

Mon manège à moi, c'est toi

Share this post


Link to post
Share on other sites

Chiedo venia...non mi ero accorto che avevo postato in area diversa da quella giusta :s68: :s68:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Grazie per queste prime e utilissime lezioni! :s20:

 

Avrei un paio di domande: perchè nelle telecronache delle gare di Coppa America, i commentatori chiamano strambata la manovra con cui si cambiano mure in poppa? Semplice ignoranza o nel gergo comune "strambare" e "abbattere" sono alla lunga diventati sinonimi? Altra domanda, sempre riferita alla terminologia: è corretto chiamare "straorzata" il superamento dell'angolo limite di bolina?

Share this post


Link to post
Share on other sites
Un'ultima distinzione, quella fra abbattere ed il ben più familiare strambare: si usa il verbo strambare quando la manovra accade involontariamente; se la manovra è volontaria e controllata si dice che si abbatte.

 

 

Avrei un paio di domande: perchè nelle telecronache delle gare di Coppa America, i commentatori chiamano strambata la manovra con cui si cambiano mure in poppa? Semplice ignoranza o nel gergo comune "strambare" e "abbattere" sono alla lunga diventati sinonimi? Altra domanda, sempre riferita alla terminologia: è corretto chiamare "straorzata" il superamento dell'angolo limite di bolina?

 

 

Nell'attesa che l'intervento di Francesco sia trasferito in questo salotto, sfrutto qualche spicciolo di libertà agostana e faccio la ruota sostituendomi al docente titolare.

 

Strambare: Che abbattere (abbattuta) sia la manovra controllata e strambare (strambata) sia quella involontaria (e non di rado gravida di danni) mi pare sia chiarissimamente dimostrato dalla voce dialettale meridionale strammare (strammatina, strammato) che ha perso il significato nautico ma conserva quello di disorientato, disturbato, frastornato, stordito. Agettivi tutti applicabili a chi sia appena uscito da una strambata, ed esempo eloquente di come il liguaggio conservi memoria di competenze e mestieri defunti.

Per l'uso televisivo credo che bisognerà farsene una ragione: strambata sta prevalendo sempre più su abbattutta, anche nel gergo degli addetti ai lavori.

 

Straorzare, straorzata: Non é il superamento dell'angolo limite di bolina. E' l'azione della barca che, da una andatura portante, modifica la propria rotta e porta repentinamente la prua verso il vento. La straorzata propriamente detta non é una azione volontaria, e al pari della strambata é l'effetto di un mancato controllo della barca, dipendente a sua volta da una serie di fattori di cui parlerà a suo tempo Secondo (diciamo, per brevità, che c'entra molto lo stallo del timone che, benché portato alla poggia, non risponde più all'azione).

Share this post


Link to post
Share on other sites

Scusate l'errore. Ho provveduto da solo a spostarmi il messaggio, approfittando dei superpoteri... :s57:

 

Grazie Michele per la risposta! :s20:

Share this post


Link to post
Share on other sites

considerandomi, nella maniera più assoluta, un principante, credo sarebbe opportuno un ripasso delle nomeclature. magari partendo proprio dalle cose elementari come fiocco e randa o drizza e scotta.

 

Forse anche un link al salotto, al termne di ogni lezione, potrebbe essere utile :s02:

 

Buon Vento Comandanti!

Share this post


Link to post
Share on other sites

Io credo che Mastro Secondo abbia intenzione di introdurre la terminologia passo a passo, al momento in cui serve e nella misura in cui serve.

Ahi, ho scritto nella misura in cui ...

Share this post


Link to post
Share on other sites
Io credo che Mastro Secondo abbia intenzione di introdurre la terminologia passo a passo, al momento in cui serve e nella misura in cui serve.

Ahi, ho scritto nella misura in cui ...

 

La mia intenzione infatti era questa; ho constatato sul campo che gli allievi bolliti nella nomenclatura prima di salire in barca, senza fissare con la pratica il nome alla funzione, non ricordano nulla.

Comunque ben presto potremo fare una lezione del genere :s01:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Perdona la domanda ingenua Comandante Secondo essendo un neofita di vela,

ma il comportamento a vento nelle manovre è uguale sia se parliamo di barca tipo Optimist con solo randa che anche, che sò, un F.J. che ha anche altre vele tipo fiocco?

Share this post


Link to post
Share on other sites

A dimostrazione che la domanda non è ingenua, la risposta varia a seconda di cosa si intende con "comportamento".

 

Se consideriamo il comportamento il modo in cui la barca reagisce al vento, la risposta è sì: che sia un optimist od un 55 piedi, le regole sono le stesse: i filetti indicano se stiamo facendo la cosa giusta, solo che l'optimist li ha sulla randa ed il 55 piedi sul fiocco. Sulle barche col fiocco c'è la complicazione aggiuntiva di dover manovrare quella vela, ma la manovra sempre quella è.

 

Se invece il comportamento è il temperamento proprio ad ogni classe, la risposta è no. Una barca veloce ha più facilità a virare, perché la virata è una manovra in cui le vele non possono spingere e va dunque fatta confidando sull'inerzia accumulata prima di cominciare ad orzare: se una barca non cammina o se stringe poco al vento (se stringe poco, la sua zona del controvento si allarga, l'angolo da fare per virare si apre), virare può essere un problema che richiederà alcuni accorgimenti speciali per essere risolto.

 

Per abbattere invece non cambia niente su nessuna barca, pure i tappi di sughero possono abbattere. Certo, sul 55 piedi con 20 metri di randa e 70 chili di boma sopra la testa, prenderemo delle precauzioni apposite per non fracassare l'alberatura :s03:

 

Comunque le regole che ho descritto finora sono, o dovrebbero essere, universalmente valide, che voi siate su un dinghy o sul Palinuro

Share this post


Link to post
Share on other sites

Altra domanda... :s01:

ma il candar e il caricabasso hanno la stessa funzione??

Share this post


Link to post
Share on other sites
Altra domanda... :s01:

ma il candar e il caricabasso hanno la stessa funzione??

 

No; il candar agisce sulle sartie, quindi fa parte delle dormienti (anche se in realtà dormono ben poco), il caricabasso è una manovra corrente che, come dice il nome, tira verso il basso qualcosa. Può essere la metà inferiore dell'amantiglio del tangone, cioé la manovra che regola l'altezza del tangone, oppure un paranchetto che tira verso il basso i bomi senza trozza o gli angoli di mura delle rande senza boma.

Il caricabasso ad esempio si trova sull'armo a tarchia del dinghy: qui è lo scottino giallo vicino all'albero

 

dscf3988i.jpg

 

Io ho da chiedere un chiarimento a Maestro Marat: non ricordo come chiamiamo la flessione longitudinale dell'albero. Noialtri giovinastri ormai la chiamiamo sbananamento ed abbiamo dimenticato il termine ufficiale :s68:

Share this post


Link to post
Share on other sites

:s01: :s01: Grazie come sempre delle delucidazioni C.te Secondo :s01:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Mi perdoni, Signore, navigavo acque non esattamente di casa e non avevo volatili nella piccionaia.

Credo che Vossignoria si riferisca alla flessione controllata che viene data all'albero prima di armare la randa, con lo scopo di regolare al meglio il grasso di questa in relazione alle condizioni di vento e di onda. La faccenda viene chiamata pre-bend, ma non do garanzie sulla correttezza dell'etimologia.

Il pre-bend, per i fissati della materia fa miracoli, consente di di andare con un filo d'aria asmatica come se ti spingessero centomila cavalli-vapore, e ti consente di non mollare un centimetro di scotta (e quindi di non perdere un grado di bolina) se il vento schianta invece le querce sul litorale.

Anche io sono stato un fissato del pre-bend, e mi ero pure inventato un sistema per aprire e chiudere le crocette in navigazione, comandato da un kandahar a pozzetto, un cavo d'acciaio che correva dentro l'albero, e due leve alla radice delle crocette. Non funzionava granché ma faceva maledettamente figo.

Per pura e gratuita vanità ti allego un trattato sull'uso del puntone nel pre-bend (una sciccheria inventata dai Fireball: e infatti il trattato é estrapolato dal sito della Classe).

 

 

Il puntone e le zeppe servono ad impedire la libera flessione dell'albero sotto sforzo. Normalmente la flessione dell'albero è generata dall'azione delle crocette che flettono l'albero verso poppa, è importante misurare la flessione dell'albero"pre-bend".

 

Per effettuare la misurazione del pre-bend, mettete in forza la ghinda, lasciando flettere l'albero liberamente. Poi prendete la drizza della randa, tendendola e bloccandola all'altezza della trozza (figura a destra).

 

Verificate la misura della distanza tra la canaletta dell'albero e la drizza randa, all'altezza delle crocette, la misura media è di circa 25MM. Normalmente è opportuno avere il pre-bend fornito dal velaio.

 

Per cambiare il pre-bend, bisogna agire sulle crocette chiudendole o allungandole per ottenere una maggiore flessione o vice versa, per ottenere una minore flessione.

 

Una volta ottenuto il valore di pre-bend voluto, bloccare l'albero con il puntone o le zeppe, annotando la posizione del carrello del puntone o il numero di zeppe utilizzate, per ritrovare sempre questa posizione.

 

Questo perché le vostre vele sono state progettate per lavorare al meglio con una determinata flessione dell'albero. Il puntone e le zeppe sono fondamentali per non vanificare l'azione del vang, che serve per controllare il bordo d'uscita della randa.

 

Se l'albero è libero di flettere, quando cazziamo il vang, e si abbassa il boma, si aumenta la tensione sulla balumina della randa, che tende a tirare indietro la testa dell'albero, assecondando la tensione della balumina vanificando l'azione del vang, ottenendo solo un boma più basso e un albero più flesso, con uno scarso controllo del bordo d'uscita.

 

Nei tempi passati si usavano solo le zeppe, che erano fatte di legno di diversi spessori e numero, con una forma come quella mostrata di lato.

 

Erano poste davanti l'albero impedendone la libera flessione. Ad oggi solo pochi nostalgici usano questo sistema.

 

Questo sistema presenta due problemi, il primo e che bisogna avere più zeppe di diverso spessore e sono difficili da cambiare in navigazione specie con vento forte, il secondo è che non impedisce i movimenti verso poppa dell'albero, ad esempio quando laschiamo il vang o montiamo il tangone dello spinnaker, in entrambi i casi si hanno un raddrizzamento dell'albero non controllato.

 

Le moderne tecniche di regolazione necessitano di un perfetto controllo delle flessioni dell'albero, durante la regata. Per questo motivo è da consigliare l'utilizzo del puntone, che vincola l'albero impedendone flessioni indesiderate.

 

I puntoni sono di due tipi:

 

Due cose sono importanti riguardo al puntone:

 

1. Il puntone deve unirsi all'albero all'altezza della trozza, per contrastare bene le forze generate dal boma, senza interferire sulla naturale flessione dell'albero.

 

2. Il posizionamento più alto interferisce eccessivamente il passaggio del fiocco.

 

Non ci sono grosse differenze tra i due sistemi di puntone, svolgono entrambi bene il loro compito.

Il primo sistema è leggermente meno efficace del secondo, che può essere montato più basso facilitando il passaggio del fiocco, mentre quello con il carrello in coperta richiede un angolo di lavoro di circa 45° Un motivo che potrebbe far preferire un sistema su l'altro, è quello che se uno ha lo scafo troppo leggero, montando il carrello in coperta diventa un'attrezzatura fissa aumentando anche se di poco, il peso dello stesso.

 

Il puntone deve essere solidale sia sull'albero sia sul carrello, e necessita di un paranco di circa 8:1 per la regolazione. Non bisogna dimenticare di liberare il puntone quando si lasca o si cazza la ghinda.

 

Concludendo il puntone è da preferire alle zeppe per chi fa regate, consentendo una regolazione dell'albero più precisa, in tutte le condizioni di vento.

 

Per il pre-bend e le regolazioni del puntone attenersi alle indicazioni del velaio.

 

Share this post


Link to post
Share on other sites

Lo spingialbero a puntone di ITA 2635 Mon Ami, un giorno che si scuffiò con le sartie molle, sotto la spinta dell'albero a cui stava impedendo flessioni indesiderate entrò nella coperta di prua senza bussare. Da allora questo tipo di marchingegno è stato iscritto all'index decipularum prohibitarum, o libro delle trappole proibite. Per perfidia non abbiamo avvisato i colleghi del Fireball riguardo ai pericoli causati dal suo utilizzo.

 

Anche nella nostra classe c'è un personaggio tutto rake, pre-bend, calibro e misuratore di tensione: di solito, quando ancora regatavo, se la fortuna mi portava abbastanza vicino a lui alla parenza non avevo molte difficoltà nel passarlo da sottovento.

Share this post


Link to post
Share on other sites
Lo spingialbero a puntone di ITA 2635 Mon Ami, un giorno che si scuffiò con le sartie molle, sotto la spinta dell'albero a cui stava impedendo flessioni indesiderate entrò nella coperta di prua senza bussare. Da allora questo tipo di marchingegno è stato iscritto all'index decipularum prohibitarum, o libro delle trappole proibite. Per perfidia non abbiamo avvisato i colleghi del Fireball riguardo ai pericoli causati dal suo utilizzo.

 

Quando le barche le costruivo (e costruirle era per me, come per tutti i sofferenti di questa patologia, assai più importante che navigarci sopra) provvedevo a modificare il traliccio longitudinale interno alla cassa di prua, in modo da trasformarlo da semplice supporto per la coperta in struttura appositamente progettata per scaricare lo sforzo di compressione del puntone (che equivale -credo- a quello di un Supercompatto Oto-Melara). Se trovo la fotografia, ti faccio vedere il puntone con comando a leva che avevo realizzato (prototipo mai riprodotto).

 

 

 

Anche nella nostra classe c'è un personaggio tutto rake, pre-bend, calibro e misuratore di tensione: di solito, quando ancora regatavo, se la fortuna mi portava abbastanza vicino a lui alla parenza non avevo molte difficoltà nel passarlo da sottovento.

 

Se ha un'età, é torinese, ha un cognome napoletano e di mestiere fa l'architetto, lo conosco. Viene dai Fireball, e non poteva essere altrimenti.

(In alternativa può essere più giovane, romano e riccetto. Ma sempre dai Fireball viene)

Share this post


Link to post
Share on other sites

Da frequentatore del corso di vela predisposto dai nostri sensei del mare :s20: , come qualcuno li ha giustamente definiti, chiederei a Luciano di pubblicare se possibile (e ritenuto opportuno), lo schema di un'imbarcazione a vela dove siano indicati i nomi di tutte le principali componenti. Quella stessa immagine, con i nomi occultati, potrebbe quindi essere utilizzata dai frequentatori per esercitarsi e memorizzare i termini nautici più ricorrenti. Che ne pensate?

 

P.s.: Sarebbe interessante sondare la fattibilità ed il gradimento di una verifica on line (magari un questionario inviato a mezzo mail ogni 6 lezioni) per chi fosse interessato. Credo che le prime pubblicazioni abbiano già fornito dell'ottimo materiale su cui meditare :s02: .

Share this post


Link to post
Share on other sites

Le proposte sono due:

 

A) Si potrebbero pubblicare degli schemi come questo

 

loscafo1.jpg

 

contestualmente fornendone una versione priva di nomenclatura che potrà essere completata come ripasso dopo avere studiato

 

loscafomod.jpg

 

B) Ogni sei lezioni si potrebbe predisporre un breve questionario che aiuti a riprendere e fissare i concetti più importanti ad es.:

 

1) Cosa significa orzare?

2) Se un timoniere desidera avvicinarsi alla direzione del vento nel corso della manovra dovrà cazzare o lascare la randa?

etc...

Share this post


Link to post
Share on other sites

Anzi tutto complimenti per l'iniziativa, appena avrò finito col reinserimento nella vita quotidiana sarò il più accanito rompiballe della scuola, Secondo dovrai avere pazienza! :s03:

Inoltre volevo chiedere: esiste un simulatore di vela abbastanza serio (io giocavo a VS ma non mi pare proprio serissimo) così da poter aprire una vera accademia tipo quella che c'è per DW? sarebbe il massimo, lezioni e pratica virtuale.. per qualla non virtuale si potrebbero organizzare le licenze della scuola di vela!

Share this post


Link to post
Share on other sites
per qualla non virtuale si potrebbero organizzare le licenze della scuola di vela!

 

Avevamo pensato ad un corso di iniziazione da cinque giorni full-immersion, diciamo per la prossima primavera.

Ma se la cosa funziona, si potrebbe andare assai avanti.

Share this post


Link to post
Share on other sites
Se ha un'età, é torinese, ha un cognome napoletano e di mestiere fa l'architetto, lo conosco. Viene dai Fireball, e non poteva essere altrimenti.

 

Credo proprio sia lui... :s68:

 

Da frequentatore del corso di vela predisposto dai nostri sensei del mare :s20: , come qualcuno li ha giustamente definiti, chiederei a Luciano di pubblicare se possibile (e ritenuto opportuno), lo schema di un'imbarcazione a vela dove siano indicati i nomi di tutte le principali componenti. Quella stessa immagine, con i nomi occultati, potrebbe quindi essere utilizzata dai frequentatori per esercitarsi e memorizzare i termini nautici più ricorrenti. Che ne pensate?

 

P.s.: Sarebbe interessante sondare la fattibilità ed il gradimento di una verifica on line (magari un questionario inviato a mezzo mail ogni 6 lezioni) per chi fosse interessato. Credo che le prime pubblicazioni abbiano già fornito dell'ottimo materiale su cui meditare :s02: .

 

Per il disegno, è difficile trovarne uno chiaro e dettagliato abbastanza da rappresentare tutte le parti di cui ho parlato; in giro se ne trovano ma volevo limitare al massimo, a scanso di noie, il saccheggio di altri corsi di vela in linea.

Or ora GM Andrea mi ha fornito dell'utile materiale, e potrò aggiungere qualcosa del genere.

 

Il questionario faceva parte delle cose in mente dei. L'avevo passato sotto silenzio perché se non c'è l'applicazione pratica le domande non possono che essere o banali o troppo difficili: a farle facili gli allievi possono semplicemente ricopiarsi il corso, a farle difficili non possono rispondere se non hanno l'esperienza della pratica. Ma se mi aiutate a risolvere queste difficoltà pedagogiche, si può fare.

 

Inoltre volevo chiedere: esiste un simulatore di vela abbastanza serio (io giocavo a VS ma non mi pare proprio serissimo) così da poter aprire una vera accademia tipo quella che c'è per DW? sarebbe il massimo, lezioni e pratica virtuale.. per qualla non virtuale si potrebbero organizzare le licenze della scuola di vela!

 

Esiste VS 5 di cui si può pure scaricare un demo gratuito, ma per fare un'accademia bisognerebbe poter editare delle missioni a difficoltà crescente, perché così come lo aprite vi trovate catapultati su una linea di partenza di un match race di coppa America, mentre voi magari volevate solo vedere come si porta una barca di bolina :s22: Certo, nulla vi impedisce di prendere su e di girellare per il campo di regata provando a manovrare infischiandovene della regata.

Per ora infatti non ne ho parlato perché, al livello a cui siamo, non credo sarebbe molto utile. Eventualmente potremo usarlo quando passeremo al livello II del corso col regolamento di regata (che nessuno, nemmeno i giudici, conosce per intero :s03: ).

Edited by Secondo Marchetti

Share this post


Link to post
Share on other sites
Per il disegno, è difficile trovarne uno chiaro e dettagliato abbastanza da rappresentare tutte le parti di cui ho parlato; in giro se ne trovano ma volevo limitare al massimo, a scanso di noie, il saccheggio di altri corsi di vela in linea.

Or ora GM Andrea mi ha fornito dell'utile materiale, e potrò aggiungere qualcosa del genere.

 

Forse sarebbe utile procedere per gradi. Il "Manuale dell'Allievo" edito dalla F.I.V. nel 1989 ne ha di discreti dedicati a singoli argomenti (lo scafo, le manovre dormienti, i possibili giochi di vele ecc..) se serve sono a tua disposizione, posso scannerizzarli ed inviarteli per una valutazione.

 

Il questionario faceva parte delle cose in mente dei. L'avevo passato sotto silenzio perché se non c'è l'applicazione pratica le domande non possono che essere o banali o troppo difficili: a farle facili gli allievi possono semplicemente ricopiarsi il corso, a farle difficili non possono rispondere se non hanno l'esperienza della pratica. Ma se mi aiutate a risolvere queste difficoltà pedagogiche, si può fare.

 

Voglio essere ottimista Luciano: chi desidera realmente sfruttare questo corso per imparare qualcosa di nuovo non copierà e si sforzerà nel tentativo di apprendere le nozioni necessarie a risolvere i quesiti proposti :s02: .

Share this post


Link to post
Share on other sites
Lezione 8: lo scafo

 

Lungo il perimetro superiore dello scafo corre il bordo che è ben più di una lapalissiana demarcazione geometrica: dal bordo bisogna poter prendere di peso la barca intera per caricarla/scaricarla dai carrelli, rovesciarla o tirarla via dal mare mosso; è dunque importante che i bordi siano molto robusti ed ergonomici.

 

 

 

Il bordo serve a molto di più, Mastro Secondo. Serve da airbag nelle fasi di autoscontro, ed é indispensabile supporto (non a caso viene chiamato marciapiedi) alle deambulazioni del galeotto precariamente appeso all'attrezzo di tortura chiamato trapezio. Per queste ragioni spesso diventa una delle strutture più robuste della barca.

In una regata in cui il vento s'era tranquillamente assestato sopra i 12 m/s, e che prometteva di restare per me memorabile dato che con il ventone e addirittura in poppa non mi capitava da una vita di condurre in testa con largo margine, accadde che con una serie di planate magistralmente eseguite il secondo mi venisse a raggiungere e mi si affiancasse a due-tre lunghezze da sopravento.

La cosa non mi creò alcun problema, dato che ero sicuro che nell'ultima bolina (si arrivava ancora di bolina, e non come adesso di poppa) gli avrei dato un quarto di miglio.

Ma lei, la barca, non fu dello stesso avviso. Offesa per il fatto che io le attribuissi grandissime doti boliniere ma la valutassi poco più che una boa di segnalazione nelle andature portanti, ritenne di doversi battere per il proprio onore, e così deliberò di coricarsi sulla dritta, alzare la poppa sulla cresta di un'onda, e partire in straorzata sulla sinistra come se le avessero acceso i postbruciatori. Rotta di collisione a mezza nave di chi aveva osato raggiungerci, ça va sans dire.

La prendemmo un palmo dietro la landa della sartia di sinistra, su quello che appunto si chiama marciapiedi, e senza aver neanche consultato i dati della centralina di lancio.

Quando ebbi il coraggio di riaprie gli occhi, convinto di vedere le due metà dell'unità avversaria inabissarsi, mi resi conto che il corso di corazzatura del ridotto centrale nemico non doveva aver perso nemmeno la vernice, e che a noi, con la prora aperta come quella dello Stokholm a Nantucket, restavano sì e no due minuti di gallegiabilità.

(Ci salvò la cassa stagna di poppa, che ci fece restare col sedere per aria, come le anatre quando sbecchettano sul fondo, per le tre ore che durarono le operazioni di recupero).

Edited by marat

Share this post


Link to post
Share on other sites
Avevamo pensato ad un corso di iniziazione da cinque giorni full-immersion, diciamo per la prossima primavera.

Ma se la cosa funziona, si potrebbe andare assai avanti.

 

Ad esempio si potrebbe organizzare una gitarella al largo della mia isoletta (Lido di Venezia), quando nella primavera 2012 e in quella 2013 ospiteremo alcune regate delle fasi eliminatorie della Coppa America :s43:

 

LINK

Share this post


Link to post
Share on other sites
Ad esempio si potrebbe organizzare una gitarella al largo della mia isoletta (Lido di Venezia), quando nella primavera 2012 e in quella 2013 ospiteremo alcune regate delle fasi eliminatorie della Coppa America :s43:

 

LINK

 

Davvero una bella idea :s02: . Mettiamo in cantiere uno studio di fattibilità :s03: .

Share this post


Link to post
Share on other sites
Forse sarebbe utile procedere per gradi. Il "Manuale dell'Allievo" edito dalla F.I.V. nel 1989 ne ha di discreti dedicati a singoli argomenti (lo scafo, le manovre dormienti, i possibili giochi di vele ecc..) se serve sono a tua disposizione, posso scannerizzarli ed inviarteli per una valutazione.

 

Ti ringrazio, ma GM Andrea ha già provveduto a fare lo stesso; al limite, dal FIV potresti scannerizzarmi la pagina coi disegni del flusso del vento attorno alla vela, che sul materiale di cui dispongo non è chiarissimo mentre sul FIV è più comprensibile :s01:

 

Il bordo serve a molto di più, Mastro Secondo. Serve da airbag nelle fasi di autoscontro, ed é indispensabile supporto (non a caso viene chiamato marciapiedi) alle deambulazioni del galeotto precariamente appeso all'attrezzo di tortura chiamato trapezio. Per queste ragioni spesso diventa una delle strutture più robuste della barca.

 

Il mio Galetti ha subìto un incidente in tutto e per tutto simile a quello occorso allo York contro cui lei aveva lanciato il suo MTM, stesso identico punto d'impatto e quasi la stessa cinematica d'ingaggio; però il mio bordo è andato miserevolmente in pezzi, evidentemente il Galetti, buonanima, doveva avere una concezione troppo ottimista della natura umana e dell'impiego che gli uomini avrebbero fatto delle sue barche e non aveva previsto questo genere di incroci.

Da una parte lo capisco: chi riuscirebbe a concepire una barca per fare in modo che resista agli speronamenti? Sarebbe come mettere al mondo un figlio con l'idea di mandarlo in guerra da grande :s06:

 

Per la cronaca mio padre, che in quell'occasione portava in barca la regata, non ricorse nemmeno alla protesta: dato che l'offensore era un rinomato produttore di salumi, sistemò l'affare in trattativa privata facendosi dare un prosciutto intero :s14:

 

La prendemmo un palmo dietro la landa della sartia di sinistra, su quello che appunto si chiama marciapiedi, e senza aver neanche consultato i dati della centralina di lancio.

Daghe dentro, Nino, che i butemo a fondi! [L'ordine informale dato dall'Ammiraglio Tegetthof al timoniere della Ferdinand Max]

Share this post


Link to post
Share on other sites
al limite, dal FIV potresti scannerizzarmi la pagina coi disegni del flusso del vento attorno alla vela, che sul materiale di cui dispongo non è chiarissimo mentre sul FIV è più comprensibile :s01:

 

Vuoi anche quelli relativi alle tattiche di regata (zona di rifiuto, cono di copertura etc...)?

Share this post


Link to post
Share on other sites
evidentemente il Galetti, buonanima, doveva avere una concezione troppo ottimista della natura umana e dell'impiego che gli uomini avrebbero fatto delle sue barche

 

Il Medici (anche lui buonanima, ahimé, al pari del Galetti) virava decisamente verso la misantropia, e non risparmiava corazzatura al ridotto delle sue barche, sicché a bordo dello York si accorsero a malapena dell'impatto e non batterono neanche il posto di combattimento.

Del resto in cantiere anche io seguivo la scuola del Medici: scartavetravo a morte a prua e a poppa (evidentemente molto al di là del ragionevole) riempivo di buchi qualsiasi struttura interna affascinato dalla scoperta che i buchi pesano zero, ma sul marciapiedi scaricavo ciocchi di rovere, mogano e frassino, lamellati nell'ordine: mi aiutavano a raggiungere il minimo di stazza. Che ne sapevo che lei, la barca, invece di dormire avrebbe passato le notti a leggersi le Memorie di Tegetthof......

 

Edit- La murata dello York era evidentemente quella di dritta, e non di sinistra come ho scritto erroneamente sul rapporto. Per prenderlo a sinistra avrei dovuto completare la straorzata, virare e ripartire in strapoggiata. Sarebbe stato troppo anche per me.

Edited by marat

Share this post


Link to post
Share on other sites

Fantastica la Scuola Vela di Betasom :s20:

 

Ho da poco iniziato a studiare per la patente oltre le 12 miglia ma sono anni che navigo in deriva, faccio parte del panorama estivo d'un tratto di costa sarda!Visita il mio sito

Volevo chiedere a Secondo se sono previste lezioni sulla conduzione di imbarcazioni oltre le 12 miglia, tipo carteggio, navigazione, uso del radiotrasmettitore VHF...insomma cose così. :s02:

Leggere le prime lezioni di Secondo è stato un ripasso utilissimo e un vero piacere.

 

Buon vento a tutti,

 

Francesco

Share this post


Link to post
Share on other sites

Peccato, già stavo pregustando...

Non si potrebbe cercare qualcuno "di fiducia"...naturalmente con la curatela di Secondo :s41:

 

Sono curioso: in cosa consiste il test di sopravvivenza pre la vela d'altura?

Non sarà mica questo... :s12:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Non è quello; quello sta navigando con vento e mare in poppa e su pilota automatico. Il test di sopravvivenza consiste in varie prove:

- Abbattuta notturna

- Pesca a strascico con lo spinnaker da 170 mq.

- Bolina con vento forte ed onda corta formata che prende la rincorsa sulla coperta e spazza il pozzetto

- Salita in testa d'albero col bansigo

- Passeggiata sulla coperta bagnata con la cintura attaccata alla life-line (affine allo schiuma-party che si effettua all'ormeggio)

- Recupero del genoa a mano con la barca sbandata (o dovrei dire coricata)

- Recupero del genoa col rollafiocco, ma con Maestrale scatenato e onde con rincorsa

- Esercizi di equilibrismo sulle draglie per arrivare a mettere un barber al genoa

- Presa di terzaroli a barca coricata

- Governo della ruota del timone col concorso di tre arti (due braccia ed una gamba)

- Dormita sui sacchi delle vele con la barca che beccheggia tanto forte da far sbattere i denti se non si serra la mascella

- Espletamento dei bisogni fisiologici con stabilizzazione dinamica del condotto urinario e gestione della pressione secondo il vento ed il rollio al fine di evitare di orinare sul fuoribordo o, peggio, in coperta

Edited by Secondo Marchetti

Share this post


Link to post
Share on other sites

Pesca a strascico con spinnaker da 170 mq avrei voluto vederla :s07:

Pescare a vela è una doppia soddisfazione, sul Tabur il sughero con la piumetta non manca mai!

Se ho questa fascinazione per l'Indiano meridionale è tutta colpa di Patrick O'Brian, in verità temo di più il perfido Menaggino.

 

Spero di leggere altre tue esperienze sulla vela d'altura, magari anche non sotto forma di elenchi :s02:

 

P.S. parlando di espletare...mi viene in mente fare la bustina del thè :s14:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Domanda per quanto riguarda le vele:

ma la funzione dell'albero di poppa (non sò se si chiama così), come nel caso della Stella Polare, qual'è? E poi, non disturba il vento sulle andature di poppa?

Grazie.

Pugio

258qkue.jpg

Share this post


Link to post
Share on other sites
Domanda per quanto riguarda le vele:

ma la funzione dell'albero di poppa (non sò se si chiama così), come nel caso della Stella Polare, qual'è? E poi, non disturba il vento sulle andature di poppa?

 

Questo tipo di armatura si chiama YAWL , con albero "di poppa" che si chiama albero di mezzana. Lo yawl era utilizzato per la capacità di usare la velatura di mezzana come trim per il timone, molto comoda per le regate oceaniche anni '60 e '70 che si svolgevano quasi sempre con vento di poppa.

Per quanto riguarda l'andatura di poppa si utilizza la velatura di mezzana a farfalla quindi se la randa dell'albero maestro è a dritta la randa di mezzana sarà a sinistra, anzi a volte si usa anche la "cavalla" che altro non è che un genoa per la mezzana.

 

p.s. ho fatto parte del S.V.M.M. proprio sullo Stella Polare.....

Share this post


Link to post
Share on other sites
Pesca a strascico con spinnaker da 170 mq avrei voluto vederla :s07:

 

Lo spinnaker era questo

 

micchioblu14.jpg

 

Ammainarlo era selvaggio ma semplice: uno stroppetto apriva il moschettone della mura, lo spi volava sotto la randa e lo recuperavamo dalla scotta; quindi lo tiravamo dentro dal pozzetto, due a prenderlo dal bordo, uno sottocoperta a riceverlo, uno al winch a frenare la drizza. Solo che a volte il frenatore ci prendeva troppo entusiasmo oppure gli cadeva addosso il malloppo di tessuto e per liberarsi mollava la drizza, lo spi scendeva prima che riuscissimo a tirarlo dentro e finiva in mare. A quel punto per recuperarlo si faceva il doppio della fatica, e dopo in quadrato tutto restava fradicio, una desolazione da naufragio. E bisognava pure giuncarlo :s68:

Meno male che due anni fa è esploso e non se n'è parlato più :s21:

Share this post


Link to post
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
Sign in to follow this  

  • Forum Statistics

    • Total Topics
      44,287
    • Total Posts
      509,893
×