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Alfabravo 59

Contro La Viribus Unitis

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Titolo: CONTRO LA VIRIBUS UNITIS

Autore: Ing. Raffaele ROSSETTI

Casa editrice: ROMA - LIBRERIA POLITICA MODERNA

Anno: 1925

Pag: 158; 11 foto la prima delle quali, ripiegata, è un interessante immagine della "Rada di Pola e la Forza Navale Austro-Ungarica" da una ric. aerea del 30/6/1918.

Dimensioni (cm): 19,5 X 14

Prezzo: 21 Euro. A mio parere il prezzo sarebbe maggiore, ma la mia copia non è messa bene: le pagine, comunque, ci sono tutte.

Reperibilità: difficile

 

contro.jpg

 

Recensione. Son venuto a conoscenza dell' esistenza di questo libro leggendo "Il mio piccolo mondo perduto" (pag. 262) del Prof. R. PAOLUCCI di VALMAGGIORE (R.P.). L' opera è divisa in soli 4 capitoli (110 pag.) che risultano un pò lunghi per i miei gusti. Le successive pagine son occupate dalle "appendici" comprendenti la relazione del Cap. Med. R.P.(già pubblicata ne "Il mio piccolo mondo perduto"); i nomi dei componenti l' Equipaggio del M.A.S. 95, ( unità avvicinatrice alla baia di Pola); il Verbale del Consiglio Superiore di Marina del 19/2/1919 che "ristabilisce" (ma solo parzialmente a sentire l' Ing. R. ROSSETTI (R.R.)) la verità sui meriti dei partecipanti all' azione ed infine c' è la citazione di alcuni documenti stranieri (tutti errati). La "palma" va al JANE' S FIGHTING SHIPS 1919 in cui a pag 832 afferma che ad affondare la VIRIBUS UNITIS è stato il "motoscafo Italiano LOCUSTA" (!!!)

 

Si tratta di un opera polemica con lo scopo "...di far conoscere quale tenace sforzo fu necessario per vincere la resistenza, prevalentemente passiva, oppostami dalle Autorità Militari Marittime per più di due anni e mezzo...a stabilire, con una documentata narrazione, quale parte toccò a ciascuno degli attori...ed esporre in tutte le sue linee non belle l' audace tentativo...di alterare la fisionomia dei fatti a danno di una verità oggettiva..."(pag.9)

 

In linea con lo spirito del libro, nel cap.I a pag. 21 vengono citati alcuni Uff.li che, se non di ostacolo, comunque si dimostrarono "freddi" nei confronti dell' idee di R.R. E così troviamo Giuseppe VIAN, Giuseppe ROTA, Luigi BIANCHERI, Leonardo FEA (quello che poi progettò i "Gabbiano") ed altri.

 

Il cap. II "Il concorso della R. M. - Aprile-Ottobre 1918 tratta dello studio dell' azione tattica e dell' addestramento. Si citano non solo i numerosi contrasti che R.R. ebbe con C. CIANO, ma con lealtà l' Ing. ricorda alcune valide modifiche che quest' ultimo impose alla "Mignatta" (pag 41).

L' Ingeniere fu affiancato da R.P, Uff.le Med. sulla R.N. E. FILIBERTO, che stava studiando ed allenandosi per un impresa simile a quelle che vedremo nella 2° G.M. fatte dai "Nuotatori GAMMA". Eran due Uff.li dai caratteri molto diversi. A tal proposito R.P. scrive nella sua relazione una frase dell' Ing: "Sono convinto, caro Paolucci, che, sopravvivendo, noi non saremo due amici...e forse dopo l' azione non ci rivedremo, perchè io rimarrò quale sono, amante della solitudine...ed ella, invece, avidamente cercherà nelle soddisfazioni esteriori la gioia e la ragione del vivere." Parole profetiche: dopo la guerra e per tutta la vita i due non s' incontrarono più. Comunque, grazie all' indiscussa stima reciproca, completarono l' addestramento senza che tale diversità di carattere fosse di ostacolo.

 

Nel III cap "L' operazione di guerra 31/10-1/11 1918" ci son alcune situazioni e sentimenti degni di nota. Appena catturati e portati a bordo della VIRIBUS UNITIS i due Uff.li vengono trattati dall' Equipaggio non come nemici, ma con una certa curiosità. Da poche ore, infatti, la VIRIBUS UNITIS era di "proprietà" del nuovo Stato Yugoslavo: l' Amm. M. HORTHY era sbarcato avendo al braccio il Vessillo dell' Impero Austroungarico. E tutta la nave era illuminata. Al momento dell' esplosione R.R. ed R.P. chiedono al C.V. IANKO VUKOVICH de PODKAPELSKJ "il permesso" di buttarsi in mare. "Si salvino!" fu la risposta.

A pag. 78 c'è una scena che ricorda la fine del Cap. ACHAB di "MOBY DICK" e che rimarrà per sempre nel sensibile animo di R.R. ("E questa è opera mia!") Mi riferisco al capovolgimento della Corazzata sulla cui chiglia verdognola appare "dritto e fermo" un uomo: è il C.te della VIRIBUS UNITIS che morirà poco dopo colpito da una trave. Questo libro è a Lui dedicato. Anzi sembra che R.R. dopo la guerra abbia donato buona parte del "premio" in denaro (650.000 Lire) alla Vedova.

Una volta in mare i ns. Uff.li assistono alla disperazione dei naufraghi: in particolare quella di un "marinaio italiano" che grida singhiozzando "Nave mia, nave mia bella!". La nave è la "casa" dei marinai: a nessuno piace vedere distrutta la propria abitazione!

Successivamente R.R. ed R.P. son portati prigionieri sulla TEGETOFF, ma trattati piuttosto bene: prendono i pasti in Quadrato Uff.li, ma di notte i camerini dove sono alloggiati vengono chiusi a chiave (! :s01: ) Il capitolo termina con l' ingresso nella baia di Pola della Corazzata Italiana SAINT BON venuta a prenderne il possesso insieme ad altre navi. Nonostante la dura guerra fosse terminata da poche ore, gli Equipaggi ex nemici si schierano in coperta per gli Onori. Fra questi anche i ns. due Uff.li che gridano " W L' ITALIA! W IL RE!"

 

IL IV capitolo "Il tentativo di alterazione della verità Dicembre 1918 - Dicembre 1919" parla delle polemiche sorte specie col C.V. CIANO sulla paternità della "Mignatta". Ancora una volta lascio la parola al libro di R.P. (pag. 261) "L' Ing. ROSSETTI è certo uno degli uomini, forse l' uomo più disinteressato che io abbia mai conosciuto. Il suo spirito francescano costituiva proprio l' antitesi di ogni avidità...non avrebbe mosso un dito per quanto riguardava il premio; ma non volle tollerare che si alterasse la verità circa l' invenzione dell' apparecchio". Il Prof. PAOLUCCI afferma che se avesse saputo dell' imminente pubblicazione di questo libro avrebbe cercato di dissuadere R.R. e ritiene che la colpa nel tentativo di espropriare i meriti dell' Ing. in favore di C. CIANO fosse di quei "leccapiedi" che volevan ingraziarsi l' Uff.le livornese destinato ad una folgorante carriera nell' ambito del regime fascista (pag. 262).

 

Tutte queste vicende allontanarono l' Ing. dalla MARINA, dalla MONARCHIA e dall' ITALIA. Emigrò in Francia ove aderì al movimento "Giustizia e libertà" dei F.lli ROSSELLI, E. LUSSU ecc. ecc. Per il suo appoggio ai Repubblicani nella guerra civile spagnola gli fu ritirata la la M.O.V.M. Provvedimento abrogato nel dopoguerra. Morì a MIlano il 24 Dicembre 1951.

Concludo questa mia insolitamente lunga recensone con le amare parole di R. PAOLUCCI (pag 264) "La Marina non avrebbe dovuto perdere un uomo dell' altezza morale, della capacità tecnica e del valore guerriero dell' Ing ROSSETTI". Grazie per l' attenzione...e la pazienza!

 

P.S. Dei due esemplari di "Mignatte" costruiti uno è esposto al pianterreno del Museo Tecnico Navale di La SPezia.

Edited by Alfabravo 59

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Sul Bollettino d'Archivio dell'Ufficio Storico della M.M., marzo 2011, è stato pubblicato questo interessante saggio di Tiberio Moro sulle diatribe conseguenti all'affondamento della Viribus Unitis:

 

http://www.marina.difesa.it/documentazione..._marzo/Moro.pdf

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Grazie della segnalazione, GM ANDREA! Ho dato un rapido sguardo a questo studio del poliedrico Amm. Tiberio MORO. Mi addolora constatare come per certi "cavilli" noi Italiani siam bravi ad azzuffarci come i polli di Renzo!

 

Ricordo che l' Amm. MORO ha svolto anche un importante studio sul TEOREMA di FERMAT che ha avuto riconoscimenti internazionali.

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Come si evince dal menzionato saggio sul Bollettino d'Archivio dell'USMM, il volume di Rossetti è riportato integralmente (nella sua seconda edizione) in calce al libro di Romain H. Rainero Raffaele Rossetti - Dall'affondamento della "Viribus Unitis" all'impegno antifascista, Marzorati 1989.

 

Tomo che mi sono prontamente accaparrato e che fornisce ulteriori spunti di riflessione su un personaggio davvero ammirevole e singolare

 

ross.jpg

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Ricordo che l' Amm. MORO ha svolto anche un importante studio sul TEOREMA di FERMAT che ha avuto riconoscimenti internazionali.

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:s19: Ehmm...debbo correggermi! L'Autore di tale studio è stato l'Amm. GIOVANNI (non Tiberio) MORO! Vedi suppl. della RIVISTA MARITTIMA del Febbraio 1986.

Edited by Alfabravo 59

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IL IV capitolo "Il tentativo di alterazione della verità Dicembre 1918 - Dicembre 1919" parla delle polemiche sorte specie col C.V. CIANO sulla paternità della "Mignatta". Ancora una volta lascio la parola al libro di R.P. (pag. 261) "L' Ing. ROSSETTI è certo uno degli uomini, forse l' uomo più disinteressato che io abbia mai conosciuto. Il suo spirito francescano costituiva proprio l' antitesi di ogni avidità...non avrebbe mosso un dito per quanto riguardava il premio; ma non volle tollerare che si alterasse la verità circa l' invenzione dell' apparecchio". Il Prof. PAOLUCCI afferma che se avesse saputo dell' imminente pubblicazione di questo libro avrebbe cercato di dissuadere R.R. e ritiene che la colpa nel tentativo di espropriare i meriti dell' Ing. in favore di C. CIANO fosse di quei "leccapiedi" che volevan ingraziarsi l' Uff.le livornese destinato ad una folgorante carriera nell' ambito del regime fascista (pag. 262).

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ciano1.jpg

 

In un mercatino ho trovato questo piccolo "libello" (17 X 11,5 cm; 24 pagine neanche numerate) pubblicato nel 1937 da una ditta confezionatrice di salse, marmellate ecc.ecc.

In questa microscopica biografia dell'Amm. CIANO, a proposito dell'affondamento della VIRIBUS UNITIS è scritto: "Nominato comandante dei mas, Costanzo Ciano si prodiga in questo compito per tutto il resto della guerra. E' lui ad organizzare quasi tutte le imprese navali di questo periodo, compreso il forzamento di Pola e l'affondamento della "Viribus Unitis"".....E c'è anche un "acquerello" (?) di tale operazione:

 

ciano2.jpg

 

:s01: Nessuna meraviglia per i risentimenti dell'Ing. ROSSETTI, conoscendone il "caratterino"! :s03:

Edited by Alfabravo 59

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Segnalo che SARASOTA Editore ha ristampato questo libro arricchendolo di alcune fotografie.

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Leggo su FB, da un ex-generale dell' EI particolarmete acrmonioso contro lo Stato Italiano,, questo commento

 

È opinione comune che la corazzata austroungarica “Viribus Unitis” sia stata eroicamente affondata da prodi incursori italiani il 1° novembre 1918. Falso: il 1° novembre non esisteva più alcuna Marina austroungarica. L’Austria-Ungheria cedette le proprie navi il 30 ottobre ad un nuovo stato, il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni e la ex Viribus Unitis fu immediatamente ribattezzata “Iugoslavia”. Gli italiani pertanto affondarono la corazzata Iugoslavia appartenente ad uno stato neutrale. L’affondamento fu un’azione inutile (le ostilità erano già cessate e mancavano due giorni alla firma dell’armistizio), criminale (restarono uccisi trecento marinai di un paese non belligerante) e autolesionista (l’Italia dopo la guerra avrebbe potuto pretendere la consegna della nave come preda bellica). È una delle tantissime bugie di cui è infarcita la storiografia italiana.

 

Prego, se possibile, contraltari.

Edited by malaparte

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Sul Bollettino d'Archivio dell'Ufficio Storico della M.M., marzo 2011, è stato pubblicato questo interessante saggio di Tiberio Moro sulle diatribe conseguenti all'affondamento della Viribus Unitis:

 

http://www.marina.difesa.it/documentazione..._marzo/Moro.pdf

 

Link aggiornato: http://www.marina.difesa.it/conosciamoci/editoria/bollettino/Pagine/2011_marzo.aspx

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Sì. Letto. Purtroppo, nella folle burocrazia citata, non trovo nulla che mi possa supportare contro il suddetto generale. Che magari ha ragione.

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piccolo pensiero sui fatti dell'impresa di Pola e tanto amata del generale.

quando la disfatta è ormai palese giunge improvvisa la decisione di Carlo I°, di smantellare la kriegsmarine, regalandola al nascente stato multietnico di slavi serbi e croati.

il regno d'italia voleva la dalmazia e una flotta sarebbe stata d'intralcio sia in quanto flotta sia in quanto nuovo stato con possibili mire sull'adriatico.

un generale dovrebbe avere un minimo di pianificazione tattica futura e una coscienza della carne da cannone (termine amato dall'esercito) la guerra non è finita se qualcuno non alza le mani e si arrende. dispiace per i 300 marinai, ma non potevano essere considerati neutrali.

il loro comandante faceva parte della marina imperiale fino al giorno prima, come il resto dell'equipaggio.

è come dire che dopo 8 settembre la regia marina andasse in regalo alla libia, per non farla finire nelle mani dei russi o francesi.

io non sono un genio della tattica come può esserlo un frequentatore la (ex) scuola di guerra di Civitavecchia, pur avendoci vissuto per anni in quella città, ma ipotizzo che qualcuno abbia voluto eliminare a priori la possibilità di eventuali fastidi.

ma ripeto, sono solo un sottufficiale di marina e magari il pensiero del generale è oltre e, la mia, è pura fantasia.

 

vi prego di voler lasciare delle controdeduzioni, che magari mi faranno cambiare opinione.

Edited by nostromodiroma

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La questione è più o meno la seguente, a grandi linee: il 30 ottobre, mentre l'Impero A.U. collassava, si costituì il regno dei serbi, croati e sloveni (futura Jugoslavia) e l'A.U., in un tentativo abbastanza assurdo di "salvare" la propria flotta, la trasferì a tale "stato", dichiaratosi convenientemente neutrale. Il trasferimento avvenne quando la missione di Rossetti e Paolucci aveva già lasciato la base; non poterono essere avvertiti e dunque attaccarono la Viribus Unitis essendo completamente all'oscuro del rivolgimento politico avvenuto poche ore prima. Le affermazioni del generaletto in questione mi paiono abbastanza ridicole: in primis, è semplicemente falso dire che le ostilità fossero già cessate; in quel momento si combatteva ancora tra Italia e Austria-Ungheria, si continuò a farlo fino al 4 novembre. Sul "paese non belligerante" mi permetto di spanciarmi di risate: immaginate che nel 1943 il Regno d'Italia avesse deciso per conto proprio di dichiarare, che so, la Sardegna Stato indipendente e di cederle la propria flotta per sottrarla alle conseguenze della propria sconfitta... quegli uomini e quelle navi avevano combattuto contro l'Italia e l'Intesa fino a poche ore prima, e l'unilaterale "cessione" alla "Jugoslavia" convenientemente dichiaratasi neutrale (stiamo letteralmente parlando di un pezzo di un Paese belligerante che all'ultimo minuto decide di essere indipendente e neutrale, guarda caso, proprio sull'orlo della sconfitta...) fu un tentativo abbastanza patetico di non dover cedere le navi ai vincitori. Quale validità questi ultimi riconoscessero a questa ridicola "cessione" lo si vede dal fatto che, in barba alla "neutralità" del regno dell'ultimo minuto, la flotta "jugoslava" venne giustamente spartita tra i Paesi che avevano sconfitto il suo vero proprietario, l'Impero Austro-Ungarico, lasciando alla Jugoslavia un pugno di unità minori.

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...vedo che nostromodiroma ha fatto più o meno le mie stesse considerazioni. Un piccolo ultimo appunto sulla "criminale" uccisione di 300 marinai che avevano deciso dopo quattro anni di guerra, al momento della sconfitta, di essere neutrali non belligeranti: Rossetti e Paolucci, una volta catturati, dissero loro che la nave stava per saltare e che dovevano abbandonarla. Loro lo fecero, poi si ricredettero (dato che la carica esplosiva detonò in ritardo rispetto a quanto previsto) e, non credendo più ai due italiani, tornarono a bordo, con le note funeste conseguenze. Mi pare che da parte italiana si sia fatto il possibile anche per evitare vittime, dunque, altro che "crimine".

 

Un'altra cosa da dire è che ho notato che una narrativa come quella dello stimato uffiziale si trova soprattutto da parte croata. Quei vili e cattivi italiani che hanno rubato loro per vent'anni le croatissime (sic) Fiume, Pola e Zara Rijeka, Pula e Zadar, secondo loro, avevano vilmente affondato la croatissima Viribus Unitis per invidia e paura che potesse essere usata dalla Jugoslavia, e perché contro di loro potevano ottenere un successo solo a tradimento, contro una nave "neutrale", naturalmente. Sentire certe cose in bocca ad un individuo che sostiene di essere italiano!

 

Il generaletto è arrabbiato perché non gli concedono la pensione o questioni simili, magari? O magari debbo imputarlo all'arteriosclerosi? Piuttosto penoso sentir dire certe cose ad un tizio che ha raggiunto un grado tanto elevato nelle FF.AA. di un Paese che ora offende... magari poteva diventare così critico contro lo Stato italiano prima di scalare la gerarchia dell'Esercito con compensi e prebende concesse da tale odiato Stato.

Edited by LColombo

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Non nuova la posizione di questo sconsiderato "generaletto"; condivido il punto di vista di L.Colombo e nostromodiroma

Vero è che la Viribus, dal giorno precedente l'affondamento, aveva ammainato la bandiera della Marina asburgica, issando quella bianco-rosso-blu a seguito della decisione dell'Imperatore Carlo di “regalare” la flotta ad un “Consiglio Nazionale jugoslavo”, costituitosi a Zagabria, e ciò mentre erano state avviate le trattative per la conclusione di un armistizio, nelle cui clausole era previsto che navi e sommergibili passassero sotto controllo italiano, in attesa che il loro destino venisse definito in accordo con le altre Potenze Alleate.

La situazione è ben inquadrata da Orio di Brazzano nel suo “La Grande Guerra nel mare Adriatico.

[Di Brazzano servì come ufficiale del Genio Navale nel 2° conflitto, poi ingegnere navale a Monfalcone; sotto la sua direzione venne recuperato il smg Jalea].

Il gesto scriteriato dell'Imperatore austriaco era motivato dal tentativo di ingraziarsi le componenti croate e slovene di quel mosaico di popoli che componevano l'Impero asburgico nella speranza irrealistica che quelle componenti, assieme alle altre, avrebbero continuato a far parte dell'Impero che egli immaginava potesse assumere la forma di una federazione di popoli di varie nazionalità.

L'ultimo imperatore degli Asburgo non si era reso conto che, in realtà, la neo costituita nazione jugoslava non rappresentava altro che un ingrandimento di quella Serbia che sloveni e croati consideravano la loro casa madre, a cui lo zio Francesco Giuseppe, quattro anni prima, aveva dichiarato la guerra.

E' chiaro che le condizioni sottoscritte dai plenipotenziari austriaci [clausole navali] contrastassero con l'atto di donazione della flotta nelle mani del “Consiglio Nazionale jugoslavo.

Il capitano di fregata Koch, che nel frattempo si era fatto nominare ammiraglio e comandante della marina jugoslava, lanciava appelli alle Potenze alleate affinchè venissero protetti i diritti del nuovo stato dalle “ambizioni italiane” motivando questi diritti con l'asserzione che quanto stipulato nell'armistizio non aveva alcun valore, perchè l'Austria non poteva più disporre il 3 novembre di quello che aveva liberamente ceduto il 30 ottobre.

La querelle minacciava di prolungarsi finchè il Capo di Stato Maggiore decise di inviare il 4 novembre il vice ammiraglio Cagni a Pola con una formazione navale costituita dalla n.b.Saint Bon ed una squadriglia di cacciatorpediniere che, preceduta da dragamine, penetrò, senza trovare resistenza, nella ex base navale austriaca ed indusse a cedere l'improvvisato ammiraglio Koch obbligandolo, fra l'altro, alla liberazione immediata di Rossetti e Paolucci che erano ancora tenuti prigionieri sulla Habsburg. Progrssivamente vennero presi in consegna i forti della base e le navi che dovevano essere cedute.

Nel trattato di pace, che fu concluso nel 1919, furono stabiliti i termini per la consegna della flotta austroungarica alle Potenze alleate, secondo i quali veniva statuita, oltre alla demolizione di tutti i sommergibili, quella di gran parte delle navi di superficie.

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Ringrazio chi ha contribuito. Purtroppo, come spesso capita, nel frattempo la discussione, a differenza di quanto succede qui, si è nel frattempo evoluta su binari diversissimi e incontrollabili.

Forse il post di Odisseo si riferiva alla data? (26 marzo 1919)? Nin so.

Certo merita di essere inserito nel post sulle "fumate" http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=36439&page=1

 

EDIT: Colombo: in base al suo stato di servizio, non è un "generaletto"

Edited by malaparte

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EDIT: Colombo: in base al suo stato di servizio, non è un "generaletto"

 

Forse non in base al suo stato di servizio, ma di certo secondo il suo modo di interpretare i fatti

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