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de domenico

I Sottomarini Che Non Erano I Sottomarini

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Libro: "The Shipping Board's 'Agency Ships', part I The 'Sub Boats'"

Mark H. Goldberg

Editore: American Merchant Maritime Museum

Anno: 1994

Pagine: 404

Prezzo: Amazon per amatori

 

Questo quarto volume della serie sulla storia della marina mercantile americana di Goldberg parla di 150 navi mercantili da 5.500 tonnellate di portata lorda costruite dalla Submarine Boat Corporation, una filiale della ben nota Electric Boat Company, titolare dei brevetti di John Holland per la costruzione di sommergibili. La società, nota per brevità come Sub Boat, costruì innanzitutto nel 1915-16 qualcosa come 550 cacciasommergibili in legno ordinati dalla Royal Navy, realizzandoli al modesto ritmo di uno al giorno nel cantiere di Bayonne, New Jersey, lo stesso che poi costruì parecchi MAS per la Regia Marina (i tipo ELCO, acronimo di ELectric Boat CO.). Ma questa è un'altra storia.

I Sub Boats, cioè le navi mercantili di cui ci occupiamo qui, nascono come USSB (United States Shipping Board, l'equivalente della Maritime Commission nella prima guerra mondiale)/ Emergency Fleet Corporation design no. #1023. Anche qui, come nel caso del cantiere dell'American International a Hog Island, Pennsylvania (di 50 scali, all'epoca il più grande al mondo) di cui si occupa il primo volume della serie, si trattava preliminarmente di costruire quasi ex novo un cantiere ad hoc.

La Submarine Boat Corporation comprò allo scopo il preesistente cantiere di Newark Bay, proprio di fronte a New York, e vi edificò 28 scali. Uno dei tre cantieri dunque nati dietro sovvenzione pubblica per costruire, sempre su commessa pubblica, naviglio mercantile standard per aiutare lo sforzo bellico, noti come Agency Yards. Nel nostro caso si trattava del modello più piccolo di navi da carico rientranti nel progetto complessivo: navi da 3.500 tonnellate di stazza lorda e 5.500 di portata lorda. Il contratto per la costruzione del cantiere è del settembre 1917, compreso un ordine per le prime 50 navi tipo #1023. Due mesi dopo, il contratto veniva ampliato per ricomprendere altre 100 navi dello stesso modello. Come fossero noccioline: ma il bello è che poi le costruivano davvero, anche a guerra ormai finita.

 

Anche questo libro di Goldberg è quindi un omaggio all’incredibile capacità industriale esibita dall’industria metalmeccanica americana durante un anno e mezzo della prima guerra mondiale e nei due anni successivi. Questo volume ha naturalmente meno glamour degli altri due, perché dedicato esclusivamente a navi da carico e alle loro singole storie. Non ci sono cabine di lusso, caviale o banane qui, né sontuosi menu.

E tuttavia queste navi, pur spartane e non particolarmente eleganti, hanno continuato a navigare per decenni sotto numerose bandiere. Una di esse, la 119ma di 150, ricevette il nome ITALIA in previsione di essere venduta al nostro paese: varata nel marzo 1920, ITALIA non conseguì tuttavia l’obiettivo di trovare un compratore nella penisola, e quindi venne ribattezzata SUCARSECO, in servizio fino alla crisi del 1929; demolita dieci anni dopo.

 

La consueta rubrica di addenda e corrigenda si riferisce in questa occasione al volume sulle bananiere, e quindi viene opportunamente intitolata Caramba!!

 

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Edited by de domenico

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da base artica, marco

 

x modellisti....... ( con spero permesso di De domenico ad introdurmi :s43:)

 

 

subbats.jpg

 

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saluti marco

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realizzandoli al modesto ritmo di uno al giorno nel cantiere di Bayonne, New Jersey,

Non è che utilizzassero lo stesso "trucco" degli arsenalotti? (GM Andrea explicabat atque explicavit)

 

I Sub Boats, cioè le navi mercantili di cui ci occupiamo qui,

 

Vogliamo ammettere che il termine è ambiguo? Immagino il panico nei servizi segreti internazionali all'idea di tutti quei "Sub" in costruzione.... :s03:

 

 

Sui "Caramba" "OOPPS" "Sorry" o quant'altro ....sono entusiasta. Ci sarebbe da imparare.

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