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marat

Pinnace E Pinaccia

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La storia del pennone mi é piaciuta.

E poi in tempi di crisi bisogna trovare il modo per mettere a regime la produzione di risorse: le capacità filologiche di Madame Malaparte sono visibilmente sottoutilizzate.

 

Mi ha sempre intrigato la capacità della vecchia Europa di ricopiare (alla giapponese ante litteram) gli stessi oggetti, strumenti, soluzioni, che avevano avuto successo in uno qualsiasi dei suoi pizzi, e poi di chiamarli nella stessa maniera, traslitterandone per come si poteva il nome.

Pinnace era il nome di una solida barca di servizio che veniva imbarcata sui velieri di Sua Maesta Britannica, e che veniva tra l'altro utilizzata per lavorare sugli ormeggi. Nella nostra penisola é stata riprodotta pressoché identica all'originale, e naturalmente é stata chiamata "pinaccia".

Madame Malaparte, é troppo chiederle una ricerchina sull'etimo pinnace e su quando il nome comincia a diffondersi dalle nostre parti ?

Edited by marat

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Per niente troppo; semmai può essere imbarazzante, non dovessi trovare nulla (dato che le capacità filologiche non sono mie, ma di austeri studiosi)

Per il momento, posso solo dirLe che, secondo il Webster's new Twentieth Century Dictionary, "Pinnace" fr. pinasse, Sp. pinaza, viene attribuito etimologicamente al latino pinus; ovviamente dal materiale di costruzione ( e questa è l'unica genialata di mia pertinenza).

Quanto alla pinaccia, escludo che il Cortellazzo mi sappia dare indicazioni; ha solo 5 volumi, quindi non lo guardo neanche: mi serve indubbiamente il Battaglia. Ma per questo dovrà pazientare un poco, Signore: 21 volumi di 30 cm. x 23 non si tengono normalmente sottomano.

A risentirci.

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pinaccia

pinàccia (dial. pinassa, pinazza) s. f. [dal fr. pinace, pinasse, che a sua volta è dallo spagn. pinaza, der. di pino «pino»] (pl. -ce). – 1. Nome dato un tempo a una grossa imbarcazione impiegata nella sorveglianza delle coste, o a un leggero veliero, con remeggio ausiliario, usato come unità esploratrice di forze navali. 2. In epoca più recente, è stata così chiamata l’imbarcazione maggiore (detta anche barcaccia) in dotazione alle navi a vela, che veniva anche utilizzata per rimorchiare la nave quando mancava il vento.

 

 

bhe purtroppo la frase "in epoca più recente" non da una indicazione temporale, ma il termine risale alla dominazione franco/spagnola dell'italia

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Dunque non avevo capito niente: non é pinaccia (o pinasse o pinaza) che viene da pinnace ma l'esatto contrario.

Per uno che non paga dazi di inferiority complex ad Albione, ma che gli riconosce quello che gli spetta su tutto ciò che é acqua salata, é sfondone che ci può stare (in realtà avevo scoperto il termine inglese nei Diari di bordo di James Coock, lettura imperdibile non per quel che vi si racconta ma per il come, per l'asciuttezza tacitiana di un uomo che parlava delle sue imprese con la stessa enfasi con cui avrebbe descritto l'esplorazione dei giardini di Kensington, e che esigeva dai suoi uomini il massimo rispetto per gli indigeni -e che quindi non poteva finire che infilzato da uno di loro).

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Mon cher Citoyen, ho fatto un po' di ricerche sul pinnace sulla biblioteca vintage di famiglia, anche perché il pinnace me lo ricordavo da C.S. Forester (Hornblower ecc.)

College Standard Dictionary Funk & Wagnalls, 1943: una barca da 6 a 8 remi portata a bordo di una nave da guerra (man of war); ma anche una lancia a vapore usata come tender.

Webster High School Dictionary, 1938: un piccolo battello con velatura leggera a schooner munito di remi; oppure una barca a 8 remi.

Encyclopedia Americana, 1970: una delle barche di bordo di una nave da guerra, un tempo usata per portare gli ufficiali (ma non gli ammiragli ndr: quelli usavano la barge) dalla nave a terra e viceversa (questo mi ricordavo io ndr). Era più piccola della launch, ma più grande del cutter, e spinta da 10 a 16 remi. Inoltre, nell'antichità, individuava qualsiasi piccolo battello a vela.

Vocabolario Lysle: etimologia francese

In tedesco: Pinasse.

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Eccomi qua; sapevo che il Grande Dizionario della Lingua Italiana, a cura di Salvatore Battaglia, UTET, qualche lume l’avrebbe dato. O forse, avrebbe confuso le acque.

Al lemma PINACCIA (pinassa, pinazza), troviamo che nell’accezione di “imbarcazione a remi o a vela usata un tempo per le perlustrazioni e il servizio d vigilanza (soprattutto nei porti) e anche come rimorchiatore” ne parlò, pardon ne scrisse, da quel che risulta, per primo Cesare Campana (1540-1606) in Istorie del mondo, Pavia, 1602: “L’ultima [nave[era una pinassa, cognominata la Colombina, con solo venti persone, due pezzi di bronzo, sei di ferro e sei petriere"; seguito poi da Vittorio Siri (1608-1685) in Il politico soldato monferrino, ovvero Discorso politico sopra gli affari di Casale ( 1641): “Tredici pinasse o barchette cariche di viveri e munizioni traforarono a San Martino per mezzo dell’armata inglese”.

 

Sorvolo sulle citazioni più recenti, che comunque fanno sempre riferimento a un bastimento piccolo, ovvero lancia grande; in ogni caso, mi pare he, a differenza del pinnace, non fosse imbarcazione di servizio ad altra nave più grande, ma fosse autonoma.

 

Lo stesso Battaglia ci informa che l’assai più recente Dizionario di marina (1937) a cura della Reale Accademia d’Italia riporta l’uso di pinaccia come:

 

1) barca armata di 8 remi, addetta al servizio dei vascelli, e che serviva a rimorchiarli in mare.

 

2)bastimento grande con la poppa quadra, del quale si servivano i Francesi e gl’Inglesi nel commercio delle isole dell’America

 

3) grande barca di fondo piatto, usata nell’India per il trasporto dei ricchi viaggiatori sul Gange, anche lunga 26 metri, con 2 alberi (il più piccolo a poppa), alcune vele di forma trapezia, inferite pressappoco come in Europa.

 

Questo è quanto.

 

 

PS.: certo è che ha creato un bel subbuglio, con le sue curiose pinacce monferrine e indogangetiche...

Edited by malaparte

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Accipicchia, due pezzi di bronzo, sei di ferro e sei petriere, altro che imbarcazione di servizio ...

Certo, dopo si deve essere un poco asciugata, nelle dimensioni e nelle ambizioni (i ridimensionamenti in questa benedetta Europa sembrano una ricorrenza pervasiva -da sempre ci raccontano che tendiamo a vivere al disopra delle possibilità date: sudditi, regnanti e pinacce).

Una costante però mi sembra di ravvisarla: la poppa a specchio credo che in una pinaccia sia esigenza irrinunciabile. Se non ce l'hai puoi essere un trabaccolo, una spadara o uno schifazzo, ma non sarai mai una pinaccia.

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