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Roberto Frassetto

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L’amm. Roberto Frassetto, MOVM, è stato pioniere dell’oceanografia fisica in Italia. Nell’ immediato dopoguerra ha cominciato a lavorare per il Naval Ocean Research della Marina statunitense per ricerche idrofoniche nello Stretto di Gibilterra; ha lavorato al centro NATO di La Spezia sullo sviluppo dei correntometri; ha condotto esperimenti e studi che lo hanno portato a diventare direttore dell’Istituto per lo Studio delle Grandi Masse del CNR a Venezia (dove attualmente abita), e presidente del IGBP Italia ( International Geosphere Biosphere Program del Global Change). E’ stato tra i primi in Italia a parlare di Effetto serra (curando diversi lemmi della Enciclopedia della Scienza e della Tecnica Mondadori) e a sostenere che “ la Terra è un sistema integrato di vari fluidi (aria, acqua, terra -nel senso di placche tettoniche)” che interagiscono in continuazione;. Ha collaborato con l’ESA, European Space Agency, per la progettazione del primo satellite europeo.

 

Nel 1956 è sceso, con Jacques Piccard, figlio di Auguste ( pioniere in questo campo) nella fossa di Ponza, a 3000 metri di profondità, con il leggendario batiscafo “Trieste”.

 

Su sua autorizzazione, riporto alcuni ampi passaggi di un articolo “ A 3000 metri con Piccard: la prima missione oceanografica profonda” che l’Amm. Frassetto ha scritto per la rivista HDS (Historical Diving Society) n. 35 , gennaio 2006, pp 6-9.

A mio parere, ciò che colpisce, oltre al contenuto, è la chiarezza, direi la leggerezza, con cui Frassetto espone ai “profani” gli sviluppi delle ricerche, laddove altri accademici, ben meno competenti ma ben più paludati, si sarebbero magari trincerati in un confuso e saccente periodare, irto di tecnicismi. E la divertita curiosità scientifica che ancora mantiene (notate quell’ accenno all’eventualità di studiare il colloquio coi delfini!). Da scienziato, afferma che “il Caos è vita. L’equilibrio è morte”

 

* * *

 

 

Il primo a scendere a grandi profondità fu William Beebe che nel 1948 arrivò a 1360 m., in una batisfera di poco più di un metro di diametro collegata alla superficie con un cavo di acciaio.

Auguste Piccard (che già nel 1932 aveva raggiunto la stratosfera con l’aerostato FNRS 1 per studiare la radiazione cosmica) progettò il batiscafo FNRS 2 (supporto economico del Governo belga) che non era collegato alla superficie e fu provato in diversi mari. Nel 1950, l’FNRS2 fu ceduto alla Marina francese e Piccard accettò l’invito di alcuni industriali triestini di costruire il Trieste.

 

La sfera abitacolo, di acciaio e fusione speciali, veniva affidata alle acciaierie di Terni, lo scafo galleggiante ai cantieri navali di Monfalcone, la benzina preparata dall’AGIP, i servizi forniti dalla FIAT, le batterie esterne, immerse in vaschette di triolina (più pesante dell’acqua) alla Magneti Marelli, e così via. Punti essenziali, sui quali Piccard non transigeva, erano quelli di rispettare un coefficiente di sicurezza di 4 e la alta qualità dei materiali. Fu eseguita infatti anche una radiografia dell’intera sfera per individuare eventuali imperfezioni dell’acciaio.”

 

Il 19 settembre 1957 , dopo diverse prove in mare, si effettuò la prima missione oceanografica profonda, oltre i 3000 metri, per condurre ricerche richieste dall’Office of Naval Research della Marina Americana , con la presenza di ricercatori di diversi Istituti USA.

 

L’interesse era di verificare la capacità del batiscafo come laboratorio di studio, osservazione diretta e misure di fisica del mare (propagazione della luce e del suono) e di biologia e geologia marine.

All’Hudson Laboratory della Columbia University di New York, dove ero impegnato in ricerche di acustica subacquea nell’ambito di programmi di Undersea warfare, veniva offerta l’opportunità di effettuare in acque profonde profili di propagazione del suono e di rumore di fondo da un veicolo in lenta e silenziosa discesa o risalita. Fino allora, usando sensori appesi a cavi calati da navi oceanografiche queste condizioni erano impossibili per le inevitabili vibrazioni dei cavi di acciaio.

L’Hudson Laboratori assegnò l’incarico dell’esperimento al Dr. Morton Lomask e a me.

Sospendemmo con fili elastici numerosi idrofoni tutto intorno al batiscafo, creando un sistema integrato e indisturbato di ascolto, collegato a strumenti di ricezione e misura all’interno della sfera.

Il Mondo del Silenzio, titolo del film di Jacques Y. Cousteau premiato al Festival di Cannes del 1956, per noi era denso di segnali acustici di origine biologica, antropica, geologica e di frequenze acustiche diverse che si propagavano a distanze diverse tra una stratificazione e l’altra dell’oceano, che volevamo decifrare.”

 

L’abitacolo poteva accettare solo 2 persone : Piccard e Frassetto. Durante le immersioni preliminari a medie profondità, fu possibile tenere contatti telefonici con la nave appoggio, il Tenace, del MM italiana, grazie a un telefono senza fili sperimentato per la prima volta dal Dr. Robert Lewis dell’ Undersea Sound Laboratory di New London.

Se ne avvantaggiavano i delfini che, sorpresi dei suoni sui 10 kilocicli e della presenza del nuovo mostro subacqueo, si mettevano a far gran chiasso e feste. Forse con quel telefono si poteva escogitare un modo di colloquiare. Comunque era un allegro saluto all’inizio delle nostre discese operative.La nostra immersione al largo di Ponza, quel 19 settembre 1957, durò circa 6 ore. Seduto su una cassetta di amplificatori e manopole, con la schiena ricurva, selezionavo in continuo frequenza, volume e direzione di ascolto e registravo il variare di diversi parametri fisici ad intervalli fissi, mentre il batiscafo scendeva lentamente e silenzioso. Jacques Piccard manovrava il batiscafo con la destrezza e la rassicurante pignoleria dell’esperto padrone del mezzo.

La leggenda sulla meticolosità e calcolo dei rischi dei Piccare si tramandava da padre in figlio.

Durante una delle missioni preliminari mia moglie, rimasta in compagnia del grande scienziato Auguste, sul Tenace, gli chiese perché portava un orologio ad ogni polso. “Non si sa mai” fu la simpatica risposta.

Intanto il Trieste scendeva sicuro verso i 3000 metri.

La condensa sul soffitto della sfera gocciolava in testa e sulle spalle. Jacques, per prudenza, razionava al massimo l’erogazione di ossigeno e l’assorbimento di vapore e anidride carbonica, come se dovessimo rimanere a lungo nella sfera per eventi imprevisti. Pia illusione! Chi mai sarebbe sceso in profondità a riprenderci?

Dopo circa due ore di lavoro sul fondo e diverse occhiate, attraverso l’oblò, sulla attività e la vita vicino al fondo, illuminato dai forti proiettori esterni, si riprese la lenta risalita con manovra impeccabile.

Intanto i bisogni corporali mi si redevano impellenti. Jacques era attrezzato, io non avevo provveduto al prezioso attrezzo, preso dall’ansia della missione. Quando, all’imbrunire, il Trieste emerse in un mare che ingrossava, dal Tenace ansiosi marinai videro un folle che, aperto il portello di accesso alla sfera si buttava in mare con un grido di sollievo.”

 

L’efficacia dell’esperimento fu tale che l’ONR decise di acquistare il Trieste, che, modificato, raggiunse , il 23 gennaio 1960, 10916 metri nella Fossa delle Marianne.

Con lo sviluppo delle missioni spaziali negli ani 60 e 70, si svilupparono gli studi sulle capacità operative dell’uomo in abitacoli ristretti e in condizioni ambientali particolari. Nel 1965 si tenne a Bruxelles un incontro, promosso da J. Piccare, in cui astronauti ed acquanauti si scambiarono le rispettive esperienze.

Frassetto ricorda altre esperienze oceanografiche uniche, come il smg atomico Nautilus II che nell’estate 1958 si inoltrò sotto l’oceano polare per emergere al Polo Nord; il mesoscafo Benjamin Franklin (progettato in USA da Piccare) che per 30 giorni seguì alla deriva la corrente del Golfo in profondità a 180 metri.

 

“Per noi oceanografi lo studio della propagazione dell’energia acustica nel mare si è arricchita nel secolo scorso al punto tale che si è invertito lo studio. Mentre prima si studiava il comportamento del suono in funzione delle caratteristiche fisiche del mare, oggi si utilizza il suono (la tomografia acustica) per registrare a lungo termine le variazioni di parametri climatologici oceanici; in particolare il crescere della temperatura media interoceanica, connessa, come le misure cominciano a rivelare, all’effetto serra antropogenico.”

 

“Nel momento di tregua, col Trieste poggiato sul fondo melmoso a 3000 metri di profondità, osservavo pensoso lo scenario offertomi dall’oblò. Si presentava l’immagine della lenta concentrazione e sedimentazione dei sedimenti che coi millenni si sarebbero consolidati e coi milioni di anni forse sarebbero riemersi con la dinamica delle placche terrestri.

Avevo l’impressione di assistere alla continuità ed eternità dei processi terrestri.

C’era anche la vita, certamente non estetica e affascinante come quella della zona fotica del mare, ma era segno della capacità di adattamento di forme viventi a un habitat oscuro e impervio per noi ma adatto a loro.”

 

 

Domani spero di avere la possibilità di scannerizzare e postare le foto a corredo dell’articolo. Ma intanto ci tenevo a mandarvi questo stasera.

 

Buonanotte.

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un'icona sotto tanti versi, ti invidio profondamente Valeria! nel frattempo aspettiamo le foto.

 

chiaccherando dell'articolo non posso che essere d'accordo sulla semplicità con cui espone. mi ha anche colpito quello che sembra essere il primo uso del telefono subacqueo che nelle mie ricerche era sempre stato un po confuso.

 

ma ci pensate fino a dove è arrivato?!?

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. mi ha anche colpito quello che sembra essere il primo uso del telefono subacqueo che nelle mie ricerche era sempre stato un po confuso.

 

Ti copio il passaggio integrale:

 

 

"Nelle immersioni preliminari a media profondità un contatto telefonico con la nave appoggio, il Tenace, della Marina Italiana, si era dimostrato possibile, finché il batiscafo era vicino alla verticale della nave, grazie a un telefono acustico senza fili che Dr. Robert Lewis dell'Undersea Sound Laboratory di New London sperimentava per la prima volta su diverse profondità usando una gamma ottimale di frequenze portatrici delle voci"

 

In una delle foto si vede appunto Frassetto che sperimenta il telefono dal Tenace, comunicando col collega Lomask in immersione.

Edited by malaparte

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Ecco le foto. Purtroppo, anche se ho aumentato la risoluzione dello scanner, la qualità è scadente, essendo fotocopie di una stampa... :s06:

 

trieste1.jpg

 

trieste2.jpg

 

trieste3.jpg

Il Trieste in superficie al largo di Ponza dopo l'immersione

 

trieste4.jpg

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OT OT OT Mi chiedevo: sul mio PC (sistema Windows 2000, che non sarà avveniristico, ma....) le mie foto (pessime) di questo post ci mettono un secolo a "caricare": avrei fatto meglio (visto il risultato) ad usare un risoluzione bassa e via che si va....o altro....???avete consigli per il futuro?

Così semmai cambio l'inserimento con Imageshack....e mi regolo per il futuro.

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Infatti: ho seguito (credo) le istruzioni, ma le immagini, quantomeno se postate in formato uguale all'originale , risultano estremamente sgranate, oltre che lente a caricare.

 

Si potrebbe magari provare a scegliere un altro formato (thumbnail o il supreiore), ma forse in questo casi sarebbero illeggibili causa dimensioni...

 

Devo dire che ho avuto un problema simile, inviando materiale da giornale, con altro sito:; ho l'impressione che la scannerizzazione a scopo web di un documento a stampa "giornalistica" dia spesso problemi....ne risultano pixel evidenziati, , giochi di luce, effetti strani tipo scacchiera, ecc... :s14:

 

CaNCELLATE O SPOSTATE, OVVIAMENTE, QUESTI COMMENTI CHE NOn C'ENTRANO CON IL TEMA PRINCIPaLE...vedete voi....

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Cercando qualche altro dato, ho trovato questo

 

http://www.cartage.org.lb/en/themes/scienc...y8/January8.htm

 

Mentre voi vi dilettate sui dati tecnici, ....ma cosa sono quei buchi da un quarto di pollice (circa 5-6 mm, o dico una sciocchezza?) nel fondo del mare a quella profondità??Tane???Animaletti, vermiciattoli??? cosa mangiano???che ci fanno??? :s12: Effetti fisici???

 

Non dico avere l'onniscienza in automatico, ma insomma, qualcosina di più sarebbe simpatico....

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Non avendo ancora visto riportata la triste notizia sul nostro sito, comunico che il 26 dicembre è mancato

l'amm. MOVM Roberto Frassetto.

La cerimonia funebre verrà officiata nella chiesa di San Biagio (Arsenale, a fianco Museo Navale)

domani, lunedì 30 dicembre alle ore 15.30

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Hai ragione e mi dispiace. Cercando in Google, per vedere se on line era stata resa nota la notizia, sono stato rimandato a questo topic.

Mi è parso strano che potesse esser sfuggita ai nostri attenti forumisti..

Prima di inviare il post avevo voluto accertarmi digitando "Roberto Frassetto" in "cerca nel forums" : Nessun risultato trovato per 'Roberto Frassetto'.

Avrei dovuto accertarmi meglio, ma, a volte, il tempo è tiranno.

Avevo conosciuto bene anch'io il Comandante ai tempi del CNR.

Se lo ritieni opportuno, eliminerei questi ultimi post, del tutto inappropriati.

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A proposito di immagini (sparite): leggo su Wikipedia che " Nel Museo di Malta esiste una sua grande foto (????), con la tuta di navigazione, unitamente a un barchino esplosivo identico a quello usato durante l'attacco. ".

A parte che non esiste un "Museo di Malta" ma diversi musei ( ovviamente ci si riferisce al National War Museum),  che il barchino mi risulta non "identico", ma una versione successiva (catturato nel 1943),....ma soprattutto io non ricordo affatto una sua grande foto con "tuta di navigazione". A qualcuno di voi risulta? Non è polemica, è che mi servirebbe conferma, e in tal caso, possibilmente, foto (ma io ricordo di avere visto solo i gradi)

 

Edited by malaparte

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