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de domenico

Scapa Flow

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Titolo: Scapa Flow. The defences of Britain's great fleet anchorage 1914-45

Autore: Angus KONSTAM

Casa editrice: Osprey Publishing

Anno di edizione: 2009

Pagine: 66

Dimensioni(cm): 25 x 18,5

Prezzo: 11.99 GBP

 

La recensione:

 

Gli italiani a Scapa Flow.

 

Mi è arrivato in questi giorni da www.navybooks.com un libretto di Angus Konstam, "Scapa Flow. The Defences of Britain's great fleet anchorage, 1914-1945", Osprey Publishing, 2009 (n. 85 della serie "Fortress").

 

Ricordo che a Scapa Flow ci sono ancora i relitti di HMS ROYAL OAK (833 caduti, 14 ottobre 1939, ad opera dell'U 47 di Guenther Prien), della dreadnought HMS VANGUARD (esplosione interna, 9 luglio 1917, 843 caduti), oltre che di tre corazzate e quattro incrociatori tedeschi mai recuperati dopo l'autoaffondamento dell'intera Hochseeflotte del 21 giugno 1919 (KOENIG, KRONPRINZ WILHELM, MARKGRAF; incrociatori BRUMMER, KARLSRUHE, KOELN ii, DRESDEN ii). Questi relitti (quelli tedeschi, intendo) rappresentano una grande attrazione per i divers.

 

Tutti questi relitti sono completamente immersi, tant'è vero che l'acciaio delle navi tedesche, il cosidetto Scapa Steel, è pregiato perché rappresenta una delle migliori riserve al mondo di acciaio non radioattivo, cioè non contenente gli isotopi radioattivi che si trovano nell'acciaio dal 1945 in poi. Ad esempio elementi dello Scapa Steel furono usati nella costruzione della sonda spaziale americana Voyager. Emergono invece ancora piccole parti dei relitti delle navi mercantili autoaffondate durante la prima e la seconda guerra mondiale come blockships per bloccare i canali di accesso all'ancoraggio, di cui accludo alcune immagini.

 

Merita di essere sottolineato che proprio a Scapa Flow c'erano nella 2^ G.M. due campi di internamento di prigionieri italiani, i quali hanno lasciato di sé un buon ricordo, tanto è vero che l'autore, che è originario dell'arcipelago delle Orkney, esprime molto bene questo atteggiamento positivo. Il libro pubblica infatti due foto: una che rappresenta una squadra di calcio formata da 14 prigionieri italiani (abbastanza ben riconoscibili) e una della Italian Chapel, una bella chiesetta cattolica costruita dagli italiani sulla piccola isola di Lamb Holm, in posizione dominante rispetto al Kirk Sound, che è proprio lo stretto attraversato sia all'andata che al ritorno da Prien con il suo U 47, e mantenuta in perfetto stato di conservazione a tutt'oggi dagli ex prigionieri di guerra (o almeno così dice il libro). I prigionieri avrebbero lavorato alla costruzione delle "Churchill Barriers", quattro sbarramenti artificiali realizzati dal maggio 1940 al novembre 1942 per sigillare definitivamente tutte le vie di accesso al grande ancoraggio dalla parte orientale dell'arcipelago (Kirk Sound, Holm Sound, Weddel Sound, Water Sound).

 

Mi pare una testimonianza significativa e interessante.

 

 

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Edited by Totiano

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ne abbiamo parlato in questo vecchio post, se credi unisco le discussioni.

http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=8309

 

non dimenticare la recensione del libro!

 

Caro Totiano, il post è stato modificato in forma di recensione con diverse immagini.

Grazie,

Francesco De Domenico

Edited by de domenico

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Tra l'altro, un particolare probabilmente ignoto ai più sta nel fatto che tra le navi mercantili affondate come blockships a Scapa ce n'era anche almeno una italiana. Si tratta del piroscafo MARZOCCO (ii) dell'armatore Marino Querci di Genova, 5106 tsl, completato nel novembre 1918 da Harland & Wolff a Glasgow come WAR ARYAN (del tipo British Standard Ship of WWI Type Z) per il British Shipping Controller, poi NERVIER (1919), poi belga KAMBOVE o KAMBOLE (1927), poi MARZOCCO (giugno 1938). Il 10 giugno 1940 la nave si trovava al largo di Sunderland, nel Mare del Nord; l'equipaggio cercò di sabotarla per evitarne la cattura, ma due rimorchiatori inglesi riuscirono a portarla in secca il giorno dopo a Peterhead, dove però il mare la spezzò in due. Le due metà vennero rimorchiate a Scapa per esservi autoaffondate.

Edited by de domenico

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Titolo: SCAPA FLOW – the defences of Britain’s great fleet anchorage 1914-45

Autore: A. Konstam

Editore: Osprey Publishing, Oxford

Anno: 2009

Pagine: 64, numerosissime foto, tavole e cartine in bianco e nero e a colori

Dimensioni: cm 18,5 x 24,5 - brossura

Prezzo: Euro 16,00

reperibilità: facile

 

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Ottantacinquesimo volumetto della serie “Fortress” (dedicata alle fortificazioni di ogni tempo e paese), Scapa Flow – come è consuetudine delle opere della casa editrice Osprey – si presenta in un agile formato che, al tempo stesso, consente all’autore di descrivere e commentare con accuratezza le strutture difensive progettate e costruite, nel corso di entrambi i conflitti mondiali, per la protezione della più importante base della Royal Navy nel Mare del Nord.

Se durante la “Grande Guerra” furono poste in opera soprattutto ostruzioni galleggianti e batterie costiere, tra il 1939 e il 1945 vennero potenziate anche le difese antiaerei procedendo, nel contempo, alla realizzazione di opere e sbarramenti fissi atti a impedire a sommergibili e mezzi insidiosi nemici l’accesso alla rada interna della base. La costruzione di queste ultime difese fu senza dubbio incentivata dal successo ottenuto dal sommergibile tedesco U-47 che, al comando del noto capitano di corvetta Gunther Prien, nella notte sul 14 ottobre 1939 penetrò all’interno della base silurando ed affondando la nave da battaglia britannica Royal Oak.

A discapito del numero delle pagine (64, nello standard dei volumi di questa serie), i testi sono esaustivi ed approfonditi e descrivono nel dettaglio ogni aspetto delle opere difensive di Scapa Flow in entrambi i conflitti mondiali: non mancano interessanti notazioni sui reparti reclutati localmente per equipaggiare batterie e postazioni come pure sui radar, sulle artiglierie antinave e antiaerei e sui reparti della RAF dislocati nelle isole Orcadi a protezione degli ancoraggi delimitati dalle isole di Mainland, Burray, South Ronaldsay, Flotta e Hoy.

Le tavole e le cartine a colori – opera del disegnatore Peter Dennis – illustrano la dislocazione di batterie e sbarramenti in entrambi i conflitti mondiali, come pure l’aspetto di specifiche strutture quali bunker, direzioni del tiro, torri di controllo, moli in cemento armato e relitti di vecchi mercantili utilizzati per ostruire talune direttrici di accesso alla zona interna della base.

I lettori del nostro paese non mancheranno di apprezzare alcune notazioni relative alla poco nota presenza nell’area di Scapa Flow, tra il 1940 e il 1945, di prigionieri italiani che – tra l’altro – costruirono una chiesetta nota come “Italian Chapel”, ancora oggi esistente, nell’area denominata Lamb Holm.

Il corredo fotografico (comprensivo anche di un certo numero di recenti immagini, riferite all’attuale stato delle fortificazioni) è – nella tradizione della casa editrice Osprey – di ottima qualità e costituisce, di per sé, uno dei maggiori elementi di interesse di Scapa Flow: un fascicolo la cui lettura consente di comprendere (e di “visualizzare”) appieno l’importanza strategica di questa base per l’operatività della Marina britannica nelle acque dell’Oceano Atlantico settentrionale.

Edited by Alagi

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