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de domenico

Le Motozattere Mtc Della Marina Italiana: Quelle Italiane E Quelle Tedesche

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Apro un topic su un altro dei miei argomenti "marginali": le motozattere approdate nel 1950 nella Marina italiana come MTC.

 

Sono partito da un argomento ancora più "ostico", quello delle nove MOC (la serie 1200) e tre MTF (la serie 1300) ex LCT inglesi, di cui nessuno sembrava sapere nulla, perché acquistate dalla Marina di seconda mano, sul mercato dell'usato mercantile, attraverso passaggi che sembravano aver fatto perdere le tracce della loro provenienza. E per di più in presenza di indicazioni fuorvianti del classico H.T. Lenton. Ora, grazie alla mia pervicacia e all'aiuto provvidenziale di Giorgio Spazzapan, sono venuto a capo dell'origine di tutte (meno una) le 12 ex LCT inglesi di cui sto parlando. Ma di questo parlerò altrove.

 

Devo anche dire che il "curioso" sistema di designazione usato tra il 1946 e il 1950 dalla Marina italiana non aiuta davvero: si assegnava la sigla MZ più un numero non consecutivo che in genere era solo quello precedente straniero del mezzo da sbarco, fosse esso un MFP (F) o un NSC(L) ex LCT. Alcuni venivano designati GLS, altri no ...

 

Credo che sia questa la ragione per cui i nostri Almanacchi (e, per riflesso, i Jane's, i Weyers, i Flottes de Combat) non riportano mai (non conoscono) le sigle di provenienza di MTC, MOC, MTF. Alcuni parlano a casaccio di LCT ex americani, oppure di LCT inglesi ma tutti del tipo Mark 3, altri accennano a MFP già della Kriegsmarine ma tutte costruite in Italia. Nulla di tutto ciò corrisponde al vero.

 

Ora, per la verità per le nove MTC ex MZ della Regia Marina, quelle della serie 1000 (da 1001 a 1009), chiarezza è stata già fatta. Di ciascuna si conosce benissimo provenienza, storia e vicende. Già l'ottimo libro "I muli del mare" di Tullio Marcon (Mendola, 1982) contiene la situazione completa. Qui la ricorderò solo per scrupolo di completezza.

 

Ma per le motozattere ex tedesche le cose cambiano. Si tratta di dieci unità, tra quelle effettivamente entrate in servizio (sette) e quelle cui era stata già assegnata una sigla ma che sono state in seguito abbandonate, non immesse in servizio (tre).

Sono le MTC della serie 1100, da 1101 a 1109, cui va aggiunta, sempre in omaggio alla confusione all'italiana, la MTC 1010 ex MZ 831 ex F 831, tedesca.

 

(segue)

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carissimo de domenico, allo stato io sulle ex tedesche ho questa situazione:

MTC 1010 (ex MZ 831 - tipo MFP-A) - sigla ottica Nato A 5350

MTC 1101 (ex MZ 1046 - tipo MFP-D - A 5351 - radiata 1° agosto 1968

MTC 1102 (ex GLS 435 - tipo MFP-D) - A 5352

MTC 1103 (ex GLS 436 - tipo MFP-D) - A 5353 - radiata 1° ottobre 1970

MTC 1104 (ex GLS 437 - tipo MFP-D) - A 5354 - radiata 1° luglio 1968

MTC 1105 (ex MZ 1045 - tipo MFP-D) - da questo punto le sigle nato non so se sono assegnate in quanto è probabile che siano state radiate preima del 1953. Comunque non ho notizie sulla loro radiazione.

MTC 1106 (ex MZ 1991 - tipo MFP-D)

MTC 1107 (ex MZ 360 - tipo MFP-D)

MTC 1108 (ex MZ 1155 - tipo MFP-D)

MTC 1109 (ex MZ 943 - tipo MFP-D)

 

per i Cantieri vediamo dopo

ciao Ostro

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(segue)

 

Occorre partire da una considerazione. La ragione per cui, nella Regia Marina, le motozattere erano numerate MZ da 701 a 800, e non, che so io, da 1 a 100 o da 101 a 200 (come i DV) è molto semplice: le motozattere erano un prodotto assolutamente tedesco costruito su licenza, con motori diesel OM del modello BXD progettato per le Littorine e armamento italiano, ma per il resto la 1a serie (MZ 701 a 765, poi ridenominata in 701 a 760) era assolutamente identica al modello tedesco MFP-A (i tedeschi la chiamavano MZ Typ A), per cui la numerazione era una parte di quella delle MFP tedesche. Insomma, siamo in presenza di un'unica classe di navi da sbarco, costruita dai tedeschi in un migliaio di esemplari.

Per questa ragione i tedeschi utilizzeranno ampiamente, dopo l'8 settembre, le MZ italiane catturate, incluse alcune ancora incomplete e completate da loro: almeno 23 MZ (13 della 1a serie e 10 della 2a serie) risultano in servizio con la Kriegsmarine.

Le MFP tedesche erano state realizzate "su licenza forzata", a partire dal 1941, in un gran numero di cantieri, inclusi quelli olandesi, belgi, francesi, italiani. Spesso venivano prima costruite in cantieri tedeschi o olandesi, poi smontate e riassemblate in Francia e in Italia. Ma dopo l'8 settembre, i cantieri italiani del Nord vennero utilizzati per fabbricare (e non più solo per assemblare unità prefabbricate) un buon numero di MFP (Marine Faehr Prahm) di modelli più avanzati per la Kriegsmarine, abbandonando e demolendo quelle italiane non arrivate a buon fine.

E' questa la ragione per cui alla fine della guerra nelle acque italiane del Nord si trovavano un buon numero di MFP di vari modelli in condizioni più o meno utilizzabili. Tra queste la Marina militare cercò di pescare il meglio, per integrare le motozattere italiane superstiti il cui numero era limitato (anche contando qualche recupero).

 

Domani vediamo i dettagli.

(segue)

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Qualche altra immagine di navi un po' dimenticate.

 

Bella immagine dell'MTC 1007 con sullo sfondo un Doria, siamo alla fine degli anni 60

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Un saluto da Stefano

 

Come d'uso, depredo altri topic.

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Vista la classificazione come Moto Trasporti Costieri erano impiegate anche come posamine?

 

Nella Kriegsmarine le MFP adattate a posamine erano il tipo MFP-DM. Due (o tre) di queste sono tra quelle di cui ci occupiamo. Bagnasco e Cernuschi scrivono che alcune MTC furono adattate a posamine costieri.

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Cominciamo come detto dalle MTC, Moto Trasporti Costieri ex motozattere italiane. Va premesso che la designazione MTC è stata attribuita a tutte le unità con decorrenza 1.5.1950, nel corso della riorganizzazione della Marina Militare seguita all’adesione alla NATO (aprile 1949): in precedenza conservavano le vecchie sigle. Sei di queste MTC appartenevano alla prima serie delle motozattere, denominazione tedesca MZ Typ A, corrispondente alle MFP-A. Si tratta delle seguenti unità:

 

MTC 1001, ex MZ 722, costruita dai CRDA di Monfalcone tra febbraio e luglio 1942, nel settembre 1943 a Leros, 15 nov./6 dic. 1943 a Port Said, rimpatrio a giugno 1945, radiata nel 1995.

 

MTC 1002, ex MZ 726, stessi dati di costruzione, nel settembre 1943 alla Maddalena, radiata 1.3.1963.

 

MTC 1003, ex MZ 728, stessi dati di costruzione, affondata a Catania da bombardamento aereo l’11.5.1943, recuperata e riparata. Radiata nel 1984.

 

MTC 1004, ex MZ 729, stessi dati di costruzione, nel settembre 1943 a Leros, nov./dic. 1943 a Port Said con MZ 722, rimpatrio a giugno 1945, radiata 1989.

 

MTC 1005, ex MZ 737, costruita dai CNR di Ancona tra febbraio e giugno 1942, nel settembre 1943 alla Maddalena, radiata nel 1987, cimelio storico a Venezia.

 

MTC 1006, ex MZ 758, costruita da OTO Muggiano tra febbraio e luglio 1942, nel settembre 1943 a Taranto, operazioni da Brindisi, radiata nel 1992.

 

Le motozattere della prima serie, costruita in 65 esemplari (MZ da 701 a 765, in seguito modificata in MZ da 701 (ii) a 760 (ii)), avevano le seguenti caratteristiche: 140 tonn. di dislocamento a vuoto, dislocamento normale 174 tonn., a pieno carico 239 tonn. con 65 tonn. di carico, lunghezza f.t. 47 m, larghezza 6,50 m, 3 motori diesel potenza totale 450 hp, 10/11 nodi (11.5 alle prove), 800 miglia a 11 nodi oppure 1450 a 8 o 9 nodi.

 

 

Altre 3 MTC appartenevano alla seconda serie delle motozattere italiane (denominazione tedesca MZ Typ B), con modifiche al cavallino di prua per migliorarne le qualità marine (certo non eccelse), con una conseguente leggera riduzione della lunghezza f.t. Impostate 40 unità (da MZ 761 (ii) a MZ 800), di cui 30 completate prima dell’armistizio e 5 successivamente dai tedeschi. Tre sono divenute MTC:

 

MTC 1007, ex MZ 776, costruita dai CRDA di Monfalcone tra settembre 1942 e marzo 1943, nel settembre 1943 alla Maddalena, radiata il 31.7.1981.

 

MTC 1008, ex MZ 784, stessi dati di costruzione, nel settembre 1943 a Crotone, operazioni da Taranto e Brindisi, in disarmo l’1.12.1979, radiata nel 1983.

 

MTC 1009, ex MZ 800, stessi dati di costruzione, nel settembre 1943 a Marina di Carrara da dove raggiunge Minorca poi Barcellona (15 settembre). Rientra a Taranto via Algeri nel genn./febb. 1945; radiata nel 1984.

 

Le caratteristiche di queste MZ tipo B erano: dislocamento 174 tonn. a vuoto, 194 in carico normale, 278,5 a pieno carico e 290,9 in sovraccarico, con 77,3 tonn. di carico, lunghezza 46,5 m, altre caratteristiche uguali alla prima serie.

 

mtc2.jpg

Fonte:

"I Muli del Mare", Tullio Marcon, Mendola, 1982

 

 

mtc1.jpg

Fonte:

"Le Navi da Guerra Italiane 1940-1945", Erminio Bagnasco e Enrico Cernuschi, Ermanno Albertelli Editore, 2003

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Veniamo ora alle motozattere MTC ex tedesche.

 

Una unità apparteneva al tipo iniziale MFP-A. Si tratta della MTC 1107, ex MZ 360, ex tedesca F 360. Una unità varata il 28.6.1941 dal cantiere Triton Werft GmbH di Meiderich, poi riassemblata dai CNR a Palermo nell’agosto 1942. Presta servizio con la 2.Landungs-Flottille, poi nell’inverno 1943/44 con la HafenSchutz-Flottille di Venezia. Affondata il 3.7.1944 a Senigallia da bombe di aerei. Recuperata e rimessa in servizio come MZ 360, poi dall’1.5.1950 MTC 1107.

 

Le caratteristiche delle MFP tipo A erano dislocamento 155 tonn. standard e 220 tonn. a pieno carico, lunghezza 47,04 m e larghezza 6,53 m, 10.5 nodi (7.5 a pieno carico), motori diesel da 390 hp, 640 miglia a 10 nodi o 1340 a 7 nodi.

 

 

Tre unità appartenevano al tipo MFP-C. Si tratta di:

 

MTC 1102, ex GLS 435, ex tedesca F 435. Varata il 9.8.1941 dal cantiere J. Smit & Zoon, Foxhol (Olanda), completata nel novembre 1942. Nel giugno 1943 fa parte della 10.L-Flottille, affondata il 12.8.1943 a Gioia Tauro da cacciabombardieri alleati, recuperata e riparata.

 

MTC 1103, ex GLS 436, ex tedesca F 436, stesso cantiere della precedente, varata il 9.8.1941 e completata nell’aprile 1943. Nel giugno 1943 in servizio con la 4.L-Flottille. Affondata forse nel 1944 nel Mediterraneo, recuperata e riparata. Radiata 1.10.1970.

 

MTC 1104, ex GLS 437, ex tedesca F 437, costruita dal cantiere N.W.E. J. Smit & Zoon di Westerbroek (Olanda), varata il 9.8.1941 e completata nel novembre 1942. In servizio nel maggio 1943 con la 10.L-Flottille. Incagliata e poi sabotata vicino a Policastro il 19.8.1943. Recuperata e riparata. La MTC 1104 risulta radiata l’1.7.1968.

 

Le MFP del tipo C avevano le stesse caratteristiche del tipo A, salvo una maggiore altezza del vano di carico (3,29 m contro 2,74 per il tipo A).

 

 

Tre unità appartenevano al tipo MFP-D. Si tratta di:

 

MTC 1010, ex MZ 831, ex tedesca F 831. Cantiere di costruzione non individuato, varata il 21.5.1942 e completata nel dicembre 1943. In servizio con la 11.L-Flottille nel Mare del Nord, poi nel 1944 con la 4.L-Flottille nel Mediterraneo. Autoaffondata il 24.4.1945 a Genova, recuperata e riparata nel dopoguerra, in servizio nel 1946 come MZ 831, poi l’1.5.1950 come MTC 1010.

 

MTC 1108, ex MZ 1155, ex tedesca F 1155, costruita dai cantieri navali del Quarnaro a Fiume, varata il 10.6.1943 e completata il 23.10.1944 per la 10.L-Flottille. Nel 1945 all’Italia come MZ 1155. Prevista l’assegnazione della sigla MTC 1108, ma invece radiata con l’1.5.1950 e demolita nel 1951.

 

MTC 1106, ex MZ 1191, ex tedesca F 1191, costruita dai CRDA San Marco di Venezia, varata il 10.6.1943 e completata l’11.12.1944 per la 10.L-Flottille. Nel 1945 all’Italia come MZ 1191, prevista l’assegnazione della sigla MTC 1106, ma invece radiata con l’1.5.1950.

 

Le MFP-D avevano un dislocamento standard di 168 tonn. e a pieno carico di 239 tonn., lunghezza f.t. di 49,84 m e larghezza di 6,59 m. Motori diesel da 375 hp, 10/10.3 nodi, 520 miglia a 10 nodi o 1120 a 7 nodi.

 

 

Le ultime tre unità appartenevano al tipo MFP-DM, cioè adattate a posamine. Si tratta di:

 

MTC 1105, ex MZ 1045, ex tedesca F 1045, costruita dai CRDA a Monfalcone, varata il 5.4.1943 e completata il 22.12.1944 per la 10.L-Flottille. Nel 1945 all’Italia come MZ 1045, l’1.5.1950 denominata MTC 1105.

 

MTC 1109, ex MZ 943, ex tedesca F 943, costruita dai CRDA di Monfalcone, varata 5.4.1943 e completata il 13.11.1944 per la 10.L-Flottille. Nel 1946 all’Italia come MZ 943, prevista l’assegnazione della sigla MTC 1109 ma invece radiata l’1.5.1950 e demolita subito dopo.

 

Le caratteristiche delle MFP tipo DM erano: dislocamento 215 tonn. standard e 256 a pieno carico, lunghezza 49,44 m, larghezza 8,55 m, stesso apparato a motore delle tipo D ma velocità 7.3/8 nodi. Potevano portare 34 mine con 80 tonn. di carico oppure 54 mine oppure ancora battelli d’assalto delle Kleinkampfverbände.

 

 

L’ultima motozattera di cui ci stiamo occupando è la MTC 1101, ex MZ 1046, ex tedesca AF 1046, ex F 1046, costruita dai CRDA a Monfalcone, varata il 5.4.1943 e completata solo il 23.1.1945 come motozattera cannoniera per la 10.L-Flottille. Nel 1945 all’Italia come MZ 1046. Radiata l’1.8.1968.

 

Si tratta in questo caso ancora di una MFP-DM (cioè un’unità posamine), trasformata in motozattera cannoniera del tipo AF (Artillerie Fährprahm) Typ D 1 o D 2.

 

Le caratteristiche di queste cannoniere erano: dislocamento 353 tonn. standard e 440 a pieno carico, lunghezza 49,44 m, larghezza 6,61 m, motori da 375 hp, 6.5/8 nodi, 372 miglia a 9 nodi o 940 a 8 nodi, armamento 2x88/35, 1x37/30, 8x20 e 1x15.

 

Come si vede, c’era una grande varietà di tipi e di sottovarianti tra le MFP tedesche rimaste all’Italia. Risultano tra l’altro tra queste anche alcune ulteriori MFP: la F 955 del tipo D e la F 944 del tipo DM, quest’ultima impiegata da un armatore mercantile come motonave da carico.

 

 

Fonti:

Tullio Marcon, "I Muli del Mare", Mendola, 1982

 

Erminio Bagnasco e Enrico Cernuschi, "Le Navi da Guerra Italiane 1940-1945", Ermanno Albertelli Editore, 2003

 

Erich Gröner, Dieter Jung e Martin Maass, "Die deutschen Kriegsschiffe 1815-1945", vol.7, Bernard & Graefe Verlag, 1990

 

 

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Stefano è il mio soggetto preferito per i saccheggi.

Tu ne fai buon uso delle foto, complimenti per il lavoro che stai facendo.

Mi metterò a cercare qualche altra foto di MTC.

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Vi allego un interessate articolo scrtto da uno "storico" della Marina Miliare:

 

 

guerra: le Motozattere, i muli del mare

Di Tullio Marcon - Numero 44 del 01/11/1997 Stampa articolo

 

 

Dal progettato sbarco su Malta alla logorante routine lungo le coste africane - L'ultima battaglia in Africa a difesa della testa di ponte tunisina.

 

 

 

 

Se si volesse riassumere in un'espressione sintetica la breve ma intensa stagione vissuta dalle motozattere della Regia Marina nel corso della 2a guerra mondiale, basterebbe dire che esse fecero di tutto ed andarono, in Mediterraneo, dappertutto; salvo che nel luogo cui erano state destinate.

 

Quel luogo aveva lo stesso nome che ricorre inevitabilmente quando si parla della nostra «battaglia dei convogli»: Malta. Sull'intenzione italiana d'impossessarsene, a varie riprese, si sa ogni cosa ormai da tempo, così come si sa - e si riconosce unanimamente - che all'attuazione dei progetti via via elaborati a partire dal 1935 fino all'estate del 1940, mancava un presupposto indispensabile: un mezzo da sbarco per la Forza Navale Speciale, capace di trasportare «da spiaggia a spiaggia» non solo uomini, ma anche mezzi ruotati e corazzati, dotato di qualità nautiche tali da consentirgli di affrontare le bizze del Mediterraneo, ma nel contempo semplice e rapido da costruirsi, e sufficientemente economico da renderlo - come nelle previsioni - spendibile (1).

 

Fu solo agli inizi del 1942, cioè coevamente alla definizione dell'Operazione C.3 (2), che lo S. M. della Marina condensò detti requisiti in una memoria inviata al Comando Supremo; e poiché si dava il caso che, proprio allora, si stessero approntando a Palermo, per conto della Marina germanica, una quindicina di mezzi di progetto tedesco (denominati Marine Fähr Prahm) che rispondevano alla bisogna, si convenne di optare in loro favore a guadagno di tempo e di sicurezza operativa, visto che erano già stati impiegati con successo dall'alleato.

 

Nacquero così (con lievi modifiche rispetto alle M.F.P. vertenti soprattutto sull'apparato motore), le «Bette M.Z.» (Motozattere) oggetto d'una prima serie di 65 unità, classificate di «uso locale» e contraddistinte solo dalla sigla «MZ» e da un numero progressivo, da 701 a 765.

 

Queste le loro caratteristiche essenziali: dislocamento normale di 174 t; capacità di carico di 65 t; lunghezza di m.47; larghezza di m.6,5; altezza (alla tuga) di m.4; immersione media di m. l; 3 motori diesel da 150 CV cad. tipo «Littorina», modificati; velocità di circa 10 nodi; autonomia max. di 1400 mg; armamento composto da 1 cannone da 76/40 d.c. ed una mitragliera da 20 mm; equipaggio formato dal comandante e 12 uomini.

 

A quest'ultimo proposito, va detto che, ad eccezione dei capi squadriglia e capisezione scelti rispettivamente nel grado di tenente di vascello e sottotenente di vascello, i comandanti erano aspiranti g.m. o ufficiali del Corpo Reale Equipaggi Marittimi o, più raramente, sottufficiali nocchieri di provata capacità; l'estrazione degli equipaggi, salvo gli specialisti, non era ovviamente quella delle unità combattenti.

 

In quanto a qualità nautiche, la mancanza di chiglia dovuta al fondo piatto ed il fatto d'essere le tre eliche tutte destrorse, potevano creare dei problemi nel governo di queste barche in certe situazioni (vento o mare al traverso, manovra di disincaglio, etc.), cui si poteva far fronte solo acquisendo la necessaria esperienza.

 

I motori risultarono affidabili, ma ebbero un costante punto debole negli invertitori-riduttori, soggetti spesso a rottura.

 

Mentre a partire dal maggio '42 iniziavano i vari e le consegne delle unità, destinate a concludersi entro il luglio successivo, si costituiva il Comando della 1a Flottiglia, retto da un capitano di vascello ed inquadrato nella F.N.S.; era data infatti per imminente l'operazione C.3, che avrebbe visto l'impiego delle motozattere.

 

A tal fine, le prime unità provenienti dai cantieri liguri affluivano a Livorno, per iniziare l'addestramento con i contingenti destinati all'invasione di Malta. Tuttavia - ed anche questo è ben noto - la travolgente terza offensiva dell'Asse in Africa settentrionale, coronata a fine giugno dalla penetrazione in Egitto tanto profonda da far ritenere imminente il raggiungimento del Nilo, indusse il Comando Supremo a concentrare in detto scacchiere anche le forze già destinate alla C.3, ivi incluse le motozattere; solo esse avrebbero infatti consentito di sbarcare sulla spiaggia di Marsa Matruh molti di quei rifornimenti ammassati nel porto di Tobruk e che altrimenti sarebbero giunti al fronte via terra, con maggior lentezza.

 

Questo provvedimento che avrebbe segnato il destino delle motozattere - doveva avere, nelle intenzioni, carattere temporaneo, ed era favorito dalle condizioni meteomarine della stagione estiva, adatte al loro trasferimento in acque tecnicamente precluse a navi «di uso locale» quali esse erano considerate.

 

Così, il 10 luglio s'insediò a Tobruk il Comando Flottiglia, precedendo di soli dieci giorni l'arrivo delle prime 4 motozattere, convogliate sulla rotta Brindisi-Corfù-Patrasso-Pireo-Creta. Raggiunta la meta, esse ebbero giusto il tempo per rassettarsi, e poi diressero per Marsa Matruh, sbarcandovi i carri armati e l'altro materiale trasportato direttamente dall'Italia.

 

In tal modo, si iniziava tra i due porti africani una spola di 330 miglia tra andata e ritorno, destinata a protrarsi sinché il fronte fosse rimasto fermo ad El Alamein.

 

Entro agosto, tutte le motozattere realizzate avevano raggiunta la nuova destinazione, comprese le ultime due della serie, modificate per il trasporto di materiale ferroviario.

 

La loro presenza nelle acque cirenaiche che, agli inizi, quando l'efficienza era ancora alta, ne vedevano navigare contemporaneamente in convoglio un paio di dozzine per volta, divenne abituale e, naturalmente, non sfuggì al nemico, che subito si dette ad attaccarle dal cielo, sia in porto che in navigazione. Per quanto le modeste dimensioni e la sagoma bassa, quasi sfuggente sull'acqua, non ne facesse dei facili bersagli, le perdite non tardarono a verificarsi, agevolate anche da una certa carenza difensiva nei settori prodieri, cui il bordo pose presto rimedio installando una seconda mitragliera.

 

All'offesa aerea si aggiunsero, poi, i pericoli di mine alla deriva e dell'incaglio, anche a causa delle frequenti mareggiate.

 

Tutto sommato, sempre entro l'agosto '42, già 15 delle 65 unità entrate in servizio erano andate perdute per le predette cause.

 

Ma a falcidiarne le file contribuivano in pari misura i danni subiti per varie ragioni e la stessa, rapida diminuzione dell'efficienza, dovuta al logorio operativo; le motozattere, infatti, concepite e realizzate per uno specifico compito ben limitato nel tempo, quale poteva essere quello d'invadere Malta, si vedevano invece impiegate intensamente senza limitazioni di tempo e di luogo, al pari dell'altro naviglio progettato - a loro differenza - per uso continuativo.

 

Era quindi inevitabile che le avarie si moltiplicassero con l'aumento delle miglia percorse; tanto per esemplificare, nel corso del citato agosto, una dozzina di unità era ferma per porvi rimedio.

 

Fin qui, comunque, trattavasi d'una conseguenza dell'imprevisto bellico - sempre in agguato - il quale imponeva spesso, dinanzi a situazioni particolari, un impiego dei mezzi prossimo ai limiti della loro usura; un impiego, però, pur sempre coerente con le finalità progettuali dei mezzi medesimi che, in questo caso, erano quelle del mero trasporto.

 

Il che aveva lasciato molto perplessi, sul motivo del pezzo da «76» in un natante talora relegato al ruolo di «maona». Fu sempre a Tobruk, in settembre, che i motozatteristi dettero in tal senso una risposta, atta a fugare ogni dubbio sul fatto che, in realtà, le loro erano all'occorrenza delle unità combattenti, senza riserva alcuna.

 

Lo spunto venne offerto dagli inglesi, con la loro complessa operazione speciale «Agreement», destinata a forzare Tobruk da terra e dal mare con una forza articolata in vari gruppi, per complessivi 600 commandos, una ventina di motocannoniere ed alcuni cacciatorpediniere, oltre ad una consistente forza navale d'appoggio.

 

Lo scopo era quello di apportare la distruzione nella piazzaforte, risparmiandovi solo le 17 motozattere presenti al momento; queste, una volta catturate, sarebbero servite per trasportare ad Alessandria d'Egitto le migliaia di prigionieri britannici ancora presenti sul luogo.

 

Come spesso accadeva, il nemico era portato a sopravvalutare le proprie capacità, nella fattispecie esaltate dal fattore sorpresa, ed a sottovalutare la reazione avversaria, tanto più che riteneva il presidio di Tobruk come costituito soltanto da «low grade Italian troops».

 

V'erano invece un contingente - per altro non numeroso - del reggimento San Marco ed altri reparti che, seppur non di punta, dovevano dimostrare altrettanta grinta; tra essi, la gente delle motozattere.

 

Anche sull'operazione «Agreement» è stato scritto tutto quanto v'era da dire, sicché appare superfluo tornare sull'argomento (3).

 

Qui, vale solo rammentare che, trovandosi alla fonda nelle «marse» limitrofe al porto di Tobruk, o di guardia alle ostruzioni del porto medesimo, furono proprio le motozattere a sventare per prime il tentativo nemico di prender terra nella notte, forzando le difese; e che poi furono ancora esse, fattosi giorno, a dirigere spavaldamente sugli inglesi iriritirata verso il largo, salvandone decine di naufraghi che, così, andarono ad aggiungersi ai tanti commilitoni che avrebbero dovuto invece liberare dalla prigionia.

 

Per fare tutto questo, c'era voluto fegato, mentre i «76», che nella notte avevano sparato ad alzo zero, dimostravano infine la loro ragion d'essere. In sostanza, le motozattere s'erano conquistate dopo due soli mesi d'attività, l'ambito ruolo di unità combattenti; non andava infatti a genio della loro gente quel sentirle chiamare - ed avveniva spesso - maone o bettoline. Da allora, esse sarebbero state sempre in prima linea, ultime a lasciarla quando le sorti della guerra l'avrebbero deciso.

 

Di lì a due mesi, Tobruk ne sarebbe stata ancora una volta testimone. Intanto, essa continuava ad essere il capolinea della spola con Marsa Matruh.

 

Col trascorrere delle settimane ed il conseguente, inevitabile aumento delle unità ai lavori, le già limitate capacità d'intervento dei centri libici di riparazione raggiunsero la saturazione.

 

Fu quindi deciso il trasferimento in Italia di tutte le motozattere oggetto di maggiori interventi, assommanti a 16; il loro rientro avvenne ai primi d'ottobre. Nel contempo, con decisione ordinativa, la Marina costituiva una nuova flottiglia MM.ZZ., la 4a, ponendola alle dipendenze di Marilibia e comprendente le unità tuttora in Africa.

 

Quelle ai lavori erano invece raggruppate nella la Fltt., sempre dipendente dalla F.N.S. Inoltre, essendosi constatata la validità di questo naviglio, la Marina provvedeva ad ordinare una 2a serie di 40 unità (numerate da 761(2x) ad 800) che incorporavano le modifiche dettate dall'impiego e ne incrementavano le capacità di trasporto; così, venne installata la seconda mitragliera e la timoneria passò a proravia del cannone; i doppi fondi furono predisposti per accogliere 74 tonn. di liquidi da poter trasferire; certi settori della struttura vennero rinforzati, con modifica della rampa prodiera.

 

In conseguenza del dislocamento a p.c., che ora avrebbe raggiunto le 291 tonn., la velocità perdeva 1 nodo. Ormai,dopo la poderosa offensiva britannica sferrata sul fronte egiziano nella notte del 25 ottobre '42, le sorti dell'Asse in Africa erano segnate.

 

Ai primi di novembre, le motozattere effettuarono un'ultima missione a Marsa Matruh, ma stavolta solo per imbarcarvi il materiale recuperabile della Marina.

 

Poi, alla spicciolata, dovettero abbandonare quella che era stata la loro prima destinazione di guerra; l'ultima di esse lasciò Tobruk il 13 novembre, quando già v'erano in vista le avanguardie nemiche.

 

Delle 24 unità al momento presenti nel settore, 4 ebbero ordine di dirigere per l'Egeo, iniziandovi un'attività che si sarebbe protratta ben dopo le infuocate giornate dell'armistizio. Le altre, seguirono l'arretramento del fronte, da Tobruk a Bengasi, da Bengasi a Sirte, da Sirte a Tripoli ove, entro il 24 novembre, trasportarono oltre 2.100 uomini ed oltre 1.700 tonn. di materiali, per complessive 2.700 ore di moto e 26.600 ore percorse; in media, quindi, in quelle giornate ogni motozattera navigò per 6 ore su 24, con qualunque tempo.

 

Il prezzo in vite umane pagato nell'arco di 3 mesi, risultava di oltre 60 uomini tra dispersi in mare, morti o feriti; certo, una cifra modesta se rapportata al quadro generale, ma pur sempre equivalente ad un terzo del personale imbarcato sulle unità perdute.

 

A Tripoli s'era trasferito anche il Comando della 4a Fltt., tuttora preposto all'impiego delle unità rimaste in Libia: invero poche, visto che a dicembre non raggiungevano neppure la decina. In un mese le bombe nemiche ne avevano distrutte tre, una in Tripolitania e due in Tunisia, nuovo teatro operativo materializzatosi d'urgenza per contrastare lo sbarco alleato in Algeria.

 

Oltre al corpo di spedizione che vi stava affluendo dall'Italia, vi si stavano infatti ritirando anche le truppe ed i mezzi reduci dal deserto, imitati - non poteva essere diversamente - dalle motozattere, il cui Comando a metà gennaio si dislocò a Sfax.

 

Fu qui che, dopo mesi, si ricongiunsero le «barche» superstiti della Cirenaica e quelle che l'avevano lasciata in autunno per eseguire i lavori in Italia; e fu qui che fecero anche scalo, nelle loro prime missioni in terra d'Africa le unità della 2a serie.

 

Si apriva, così, un nuovo capitolo nella storia delle motozattere, destinato a durare fino a maggio ed a registrare difficoltà e peripezie non sempre sperimentate nel periodo cirenaico poiché, ora, tra i nemici andava incluso anche il mare invernale, nient'affatto mite in Mediterraneo: che si trattasse di navi di «uso locale» da far navigare con «tempo assicurato» era ormai un postulato di mero sapore formale.

 

D'altro canto si era constatato - e non solo in Marina - che queste unità, spesso comandate da giovani freschi d'Accademia ma fattisi uomini in fretta, armate da gente talora difficile al tratto, ma rotta ad ogni disagio, abituate a destreggiarsi tra scogli, mine e burrasche, difficili da avvistare in mare aperto ed altrettanto difficili da silurare, si stavano rivelando insostituibili per far fronte alle esigenze del traffico senza il vincolo degli approdi attrezzati.

 

Ed allora, mentre il Comando della 4a Fltt. alzava le tende per la terza volta insediandosi a Palermo e fondendosi, il 1 ° marzo '43, con la l a Fltt. per dar vita ad un unico organismo (MARIZAT), tra la Sicilia occidentale e la Tunisia si dipanò la stessa spola di motozattere in convoglio che s'era già vista tra Tobruk e Marsa Matruh.

 

In cifre, tra il novembre '42 ed il maggio '43, essa si sintetizzò in 81 viaggi effettuati da 36 unità, ovvero in un convoglio ogni 2-3 giorni per trasportare dalla benzina alla «carne in piedi», dai carri armati al cemento; il totale fu di 8.000 tonn., delle quali 1.500 dovettero - ironia della sorte - essere riportate in patria quando era imminente la caduta della Tunisia.

 

Questo ciclo operativo, tanto logorante da vedere ai primi di maggio solo 31 unità efficienti sulle 90 fino allora costruite, costò la perdita di 17 motozattere, di cui 9 per attacco aereo nei porti, 2 per mine, 1 per autoaffondamento e 5 per causa di mare.

 

L'incidenza sugli equipaggi fu del 25%, tra morti, dispersi in mare e feriti.

 

Le motozattere, che erano state le ultime a lasciare la Tunisia, portando - tra l'altro - in Italia 1500 uomini, tra cui alcune centinaia di prigionieri, furono anche le ultime a navigare nel canale di Sicilia per rifornire Pantelleria e Lampedusa, sfidando l'onnipresenza nemica in mare ed in cielo.

 

Il prezzo pagato fu di 3 unità, travolte dagli avvenimenti connessi alla caduta della prima tra le due isole. infine, venne il momento della Sicilia.

 

Nelle settimane precedenti l'invasione, l'isola aveva ricevuto solo dalle motozattere qualche aiuto in derrate, utile per fronteggiare la grave crisi alimentare che l'attanagliava; quelle unità erano infatti le uniche a poter sfidare con buone possibilità di scampo l'assedio che cingeva l'isola a causa dei sommergibili nemici.

 

Poi, ad invasione avvenuta ed essendosi ingaggiata una battaglia d'arresto che avrebbe portato gli Alleati alla conquista della Sicilia solo dopo 38 giorni, l'Asse ravvisò la possibilità di far evacuare dall'isola il maggior numero possibile di uomini e mezzi, sottraendoli alla prigionia e rendendoli utili per le successive battaglie.

 

Lo sgombero dalle spiagge messinesi a quelle antistanti della Calabria, si presentava come un'operazione ad alto rischio visto che gli Alleati, ancorché restii ad avventurarsi nelle acque dello Stretto coi loro mezzi navali, godevano d'una quasi incontrastata superiorità aerea in quello, come negli altri settori. Anche questo era un motivo per impiegarvi le motozattere, costituenti per i velivoli attaccanti un bersaglio ridotto.

 

In luglio, la forza di MARIZAT sfiorava le cinquanta unità, ma tolte quelle ai lavori, ne rimanevano disponibili solo una ventina; tutte si portarono a Messina per partecipare a questa novella Dunkerque che, invero, fu per l'Asse un mezzo successo, visto che si riuscì a traghettare in Calabria 102.000 uomini, 9.800 autoveicoli, 140 cannoni, una cinquantina di carri armati e 18.000 tonnellate di materiali.

 

Per parte italiana, gli uomini erano 62.000, buona parte dei quali imbarcati - appunto - sulle motozattere che, in emulazione con quelle tedesche, sfidarono lo Stretto più volte in un giorno per un paio di settimane.

 

Come già era avvenuto a Tobruk, a Tripoli, a Tunisi, anche a Messina l'ultima unità ad allontanarsi quando già il nemico stava per giungere era una di esse.

 

La data: notte sul 17 agosto 1943.

 

A testimonianza di quell'impresa, rimasero gli scafi di 13 unità, sventrati dalle bombe nemiche sulle rive dello Stretto o vittime di un incaglio irreparabile.

 

Persa la Sicilia e sbarcati gli inglesi in Calabria alla fine dello stesso mese, MARIZAT, che già da maggio s'era trasferito da Palermo a Vico Equense, in Campania, si spostò ancora più a nord; la sua ultima sede sarebbe infatti stata Forte dei Marmi, in Toscana. Vari alberghi requisiti, ne ospitarono l'ormai numeroso personale di oltre 1400 uomini, un quarto dei quali proveniente da unità affondate o sinistrate, e perciò in attesa d'imbarco sulla decina, ancora in corso di costruzione. Ma i programmi saltarono per l'avvento dell'armistizio.

 

Alla data dell'8 settembre, le motozattere in servizio erano 38, tre delle quali dislocate in Egeo.

 

L'efficienza risultava ridotta, come poteva rilevarsi dal numero di unità in cantiere per lavori; e poiché la loro dislocazione gravitava sull'Italia centro-settentrionale, fu più facile per i tedeschi impadronirsene. Alle 17 unità cadute in loro mani (ed in alcuni casi riutilizzate fino al cessare delle ostilità), ne andavano aggiunte altre 5 affondate od autoaffondatesi per evitare la cattura.

 

Con il Sud, quindi, ne rimase uno sparuto manipolo di 14, dato che altre 2 scelsero l'internamento alle Baleari. Numero, per altro, destinato a ridursi ulteriormente prima che spirasse il 1943; ed infatti una finì sotto le bombe tedesche in Egeo, una fece naufragio nel golfo di Salerno e due si persero a causa di mina ed incendio in Corsica.

 

Le superstiti continuarono nella loro alacre e spesso oscura attività, ravvivata - ad esempio - da rischiose missioni in Adriatico, per sbarcarvi oltre le linee, di notte, armi e materiali per i partigiani d'ambo le sponde, e rientrare con profughi o informatori. Ma non solo al Sud. Circa 20 motozattere vennero utilizzate per missioni di trasporto e rifornimento dalla Marina della R.S.I., soprattutto nella fase conclusiva del conflitto (4).

 

Era un compito importante, duro e rischioso, dal momento che il dominio aeronavale alleato nel Mediterraneo era pressoché assoluto.

 

Cessato il conflitto, un'indiretta dimostrazione della validità operativa delle motozattere venne dalla circostanza che ne annoverò 4 cedute all'Unione Sovietica e Jugoslavia, in conto riparazioni danni di guerra; non le avrebbero certamente accettate in caso contrario.

 

Alla Marina Militare ne rimasero 9, tenuto conto di un paio di recuperi avvenuti nel primo dopoguerra. Con la sagoma alterata da nuove sovrastrutture, tanto da renderle spesso irriconoscibili rispetto all'origine, esse erano desti nate - imprevedibilmente, se vogliamo, visto che erano state costruite spesso con materiali autarchici - a servire fino a ieri, ad anni '80 inoltrati. Le avevano ribattezzate ancora con una sigla: M.T.C., in sostituzione della precedente, più gloriosa: MZ. In realtà, ognuna di esse, per quello che aveva fatto, si sarebbe meritata di più. Un nome, comunque, se l'erano conquistate tutte insieme, suggestivo e riassuntivo del loro insostituibile ruolo: i Muli del mare (5).

 

Tullio Marcon

 

 

 

 

R.S.I.

 

Antologia per un'atmosfera

 

 

 

 

Mentre americani e russi celebrano i cinquant'anni della loro vittoria, mentre la cultura antifascista si ostina a puntellare quel che resta dello spirito di Yalta, l'idea fascista mostra di essere, a dispetto delle persecuzioni e del cedimento a meschine seduzioni elettoralistiche dei meno motivati, quanto mai viva, temuta ed attuale.

 

Dell'inestirpabilità della pianta fascista il libro di Longo è la spiegazione. Perforando la cortina fumogena che, negando al fascismo qualsiasi specificità, ha permesso di presentarlo via via compatibile con la destra monarchica, col conservatorismo economico, col golpismo dei «servizi», collocandolo a fianco di quelle stesse demoplutocrazie che ne avevano tenacemente voluta la debellatio, l'autore ha raggiunto del fascismo lo zoccolo duro: quello della R.S.I.

 

Piegato dalla crisi del regime, dal doloroso calvario della sconfitta, dal vergognoso tradimento dell'alleato tedesco, il fascismo è costretto, dopo 1'8 settembre, ad un impietoso esame di coscienza. Si riparte ex novo, i rami secchi vanno sfrondati.

 

E vanno sfrondati anche se sono tanti, tanti da lasciare il tronco quasi nudo. Di questo travaglio, di questa rinascita che sceglie di muovere dall'essenziale, un essenziale ancor oggi irrinunziabile, l'autore è attento testimone.

 

E un viaggio il suo di grande tensione morale tra le fonti del giornalismo di allora, che vengono illustrate e collegate per consentire anche al lettore meno informato di seguire il filo della vicenda storica, ma che sono consegnate, intatte nella loro originalità, alla sua sensibilità ed al suo giudizio.

 

Era finalmente tempo, dopo cinquant'anni, che gli uomini della R.S.I. - combattenti e intellettuali - potessero essere conosciuti attraverso le loro appassionate argomentazioni, stagliati nell'atmosfera tragica ed eroica del loro tempo.

 

LUIGI EMILIO LONGO*

 

 

 

 

*Luigi Emilio Longo, di origine astigiana, neuropsichiatra, già ufficiale paracadutista, si occupa da molti anni di storia politica e militare dell'età contemporanea.

 

Collaboratore de «l'Uomo libero» e di riviste e periodici specializzati. È autore di altri due libri («Francesco Saverio Grazioli», U.S.S.M.E., 1989; «I reparti speciali italiani nella seconda guerra mondiale», Mursia, 1991) e di oltre una cinquantina tra articoli e saggi.

 

(1) Per ulteriori notizie, cfr. E.BAGNASCO: Le motozattere italiane nella seconda guerra mondiale, in Rivista Marittima, aprile 1969.

 

(2) Cfr. M. GABRIELE: Operazione C3: Malta, U.S.M.M., 1965.

 

(3) Ad esempio, cfr. L. FULVI: Appuntamento a Tobruk, in Rivista Marittima, gennaio 1967.

 

(4) Cfr. G. Pisanò, Gli ultimi in grigioverde - Storia delle Forze Armate della R.S.I. (1943-1945), Edizioni F.P.E., vol. II, pag. 1014.

 

(5) Questo è infatti il titolo scelto dall'autore per il volume edito nel 1982 e dedicato all'attività delle motozattere nella seconda guerra mondiale.

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Nella Kriegsmarine le MFP adattate a posamine erano il tipo MFP-DM. Due (o tre) di queste sono tra quelle di cui ci occupiamo. Bagnasco e Cernuschi scrivono che alcune MTC furono adattate a posamine costieri.

 

 

 

da base artica marco

 

intanto complimenti a tutti x ottima ricerca storica e foto e dati, ancora veramente complimenti. :s51: :s20: :s20:

 

se puo aiutare ho quasi tutto in merito a MFP e loro derivati da disegni originali di cantiere a foto a disegni rifatti ect ect ect, poiche .....(questioni di famiglia... :s10: )

 

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ect ect.

 

 

es MFP posa mine disegni rifatti.

 

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marinefhrprahmtypcmineng.png

 

marinefhrprahmtypcminen.png

 

foto di posa mine .....non mi chiedete provenienza, segreto di famiglia :s02: :s02: !!!!

 

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MFP serie c in mare agitatello....

 

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anche come unita anti somm. se propio non vi era altro.

 

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MFP a la spezia

prahmtypdinlaspezia.jpg

 

situazione si fa brutta....

 

 

mfps18.jpg

 

 

indovinello ??.....MFP di passaggio x mediteraneo via canali e terra, a parigi o NY ( vedi statua)?? :s03: :s03: bella la foto e?????

 

0032yov.jpg

 

ect ect ect....................,

salutoni marco

Modificato da bussolino

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da base artica, marco

x de domenico.

prego prego, ee un piacere.

ho parecchia gente di casa e fuori casa che ci ha navigato e le ha pure costruite o riparate,oltre ad andarci di persona(percio a foto ho ....parecchio materiale) di tutti i generi e su tutti i fronti europei. persino passato il bosforo....come chiatta commerciale, o canali francesi o via tir x terra

se hai bisogno fammi sapere,

 

e ancora complimenti sia x tema che tue e vs. fonti. :s20: :s20: saluti marco

Modificato da bussolino

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Apro questo Post nel giorno del compleanno di De Domenico,

in omaggio e riconoscimento per la sua attività nella nostra base:

con la sua conoscenza condisce sapientemente gli argomenti

rendendoli più gustosi ed interessanti.

 

 

:s20: :s20: :s20: AUGURI FRANCESCO

 

 

 

 

PREMESSA

 

La storia delle motozattere della Regia Marina è poco conosciuta per la semplice ragione che realizzate tra il 1942 ed il 1943, anni critici per la nostra esperienza bellica del secondo conflitto mondiale, hanno avuto intensa attività senza che questa potesse essere sufficientemente documentata con notizie ed immagini fotografiche; costruite per essere impiegate in compiti di sbarco, come spesso avviene in tutte le marine e soprattutto in quella italiana, furono utilizzate in altri compiti, soprattutto per il trasporto di truppe e materiali ed in teatri operativi lontani dalle basi nazionali.

 

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Inserisco l'intervento di diplodoco e tutti quelli che in futuro possano chiarire o ampliare le informazioni al riguardo:

Non so se può interessare a qualcuno ma la MTC 1006 mi risulta radiata ufficilamente in data 01.12.1994 con Decreto Ministeriale del 22.02.1995

 

 

 

 

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Modificato da BUFFOLUTO

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MTC 1001

 

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riassumo le informazioni di De Domenico

 

MTC 1001, ex MZ 722, costruita dai CRDA di Monfalcone tra febbraio e luglio 1942,

nel settembre 1943 a Leros, 15 nov./6 dic. 1943 a Port Said,

rimpatrio a giugno 1945, radiata nel 1995.

 

denominazione tedesca MZ Typ A, corrispondente alle MFP-A

caratteristiche: 140 tonn. di dislocamento a vuoto, dislocamento normale 174 tonn.,

a pieno carico 239 tonn. con 65 tonn. di carico,

lunghezza f.t. 47 m, larghezza 6,50 m, 3 motori diesel potenza totale 450 hp,

10/11 nodi (11.5 alle prove), 800 miglia a 11 nodi oppure 1450 a 8 o 9 nodi.

Modificato da BUFFOLUTO

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MTC 1104

 

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riassumo le informazioni di De Domenico

 

MTC 1004, ex MZ 729, costruita dai CRDA di Monfalcone tra febbraio e luglio 1942,

nel settembre 1943 a Leros, nov./dic. 1943 a Port Said con MZ 722, rimpatrio a giugno 1945, radiata 1989.

 

denominazione tedesca MZ Typ A, corrispondente alle MFP-A

caratteristiche: 140 tonn. di dislocamento a vuoto, dislocamento normale 174 tonn.,

a pieno carico 239 tonn. con 65 tonn. di carico,

lunghezza f.t. 47 m, larghezza 6,50 m, 3 motori diesel potenza totale 450 hp,

10/11 nodi (11.5 alle prove), 800 miglia a 11 nodi oppure 1450 a 8 o 9 nodi.

Modificato da BUFFOLUTO

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MTC 1008

 

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riassumo le informazioni di De Domenico

 

MTC 1008, ex MZ 784, costruita dai CRDA di Monfalcone tra settembre 1942 e marzo 1943,

nel settembre 1943 a Crotone, operazioni da Taranto e Brindisi, in disarmo l’1.12.1979, radiata nel 1983.

 

denominazione tedesca MZ Typ A, corrispondente alle MFP-A

caratteristiche: 140 tonn. di dislocamento a vuoto, dislocamento normale 174 tonn.,

a pieno carico 239 tonn. con 65 tonn. di carico,

lunghezza f.t. 47 m, larghezza 6,50 m, 3 motori diesel potenza totale 450 hp,

10/11 nodi (11.5 alle prove), 800 miglia a 11 nodi oppure 1450 a 8 o 9 nodi.

Modificato da BUFFOLUTO

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MTC 1010

 

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riassumo le informazioni di De Domenico

 

tipo MFP-D

MTC 1010, ex MZ 831, ex tedesca F 831. Cantiere di costruzione non individuato,

varata il 21.5.1942 e completata nel dicembre 1943. In servizio con la 11.L-Flottille nel Mare del Nord,

poi nel 1944 con la 4.L-Flottille nel Mediterraneo. Autoaffondata il 24.4.1945 a Genova, recuperata e

riparata nel dopoguerra, in servizio nel 1946 come MZ 831, poi l’1.5.1950 come MTC 1010.

 

dislocamento standard di 168 tonn. e a pieno carico di 239 tonn.,

lunghezza f.t. di 49,84 m e larghezza di 6,59 m. Motori diesel da 375 hp,

10/10.3 nodi, 520 miglia a 10 nodi o 1120 a 7 nodi.

Modificato da BUFFOLUTO

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Non so se può interssare a qualcuno ma la MTC 1006 mi risulta radiata ufficilamente in data 01.12.1994 con Decreto Ministeriale del 22.02.1995...a differenza della tabella postata poco sopra

Modificato da diplodoco

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MTC 1101

 

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riassumo le informazioni di De Domenico

MTC 1101, ex MZ 1046, ex tedesca AF 1046, ex F 1046, costruita dai CRDA a Monfalcone,

varata il 5.4.1943 e completata solo il 23.1.1945 come motozattera cannoniera per la 10.L-Flottille.

Nel 1945 all’Italia come MZ 1046. Radiata l’1.8.1968.

 

tipo MFP-DM (cioè un’unità posamine), trasformata in motozattera cannoniera

del tipo AF (Artillerie Fährprahm) Typ D 1 o D 2.

 

dislocamento 353 tonn. standard e 440 a pieno carico, lunghezza 49,44 m, larghezza 6,61 m,

motori da 375 hp, 6.5/8 nodi, 372 miglia a 9 nodi o 940 a 8 nodi,

armamento 2x88/35, 1x37/30, 8x20 e 1x15.

Modificato da BUFFOLUTO

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MTC 1103

 

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riassumo le informazioni di De Domenico

 

tipo MFP-C

MTC 1103, ex GLS 436, ex tedesca F 436, cantiere J. Smit & Zoon, Foxhol (Olanda),

varata il 9.8.1941 e completata nell’aprile 1943. Nel giugno 1943 in servizio con

la 4.L-Flottille. Affondata forse nel 1944 nel Mediterraneo, recuperata e riparata. Radiata 1.10.1970.

 

dislocamento 155 tonn. standard e 220 tonn. a pieno carico, lunghezza 47,04 m e larghezza 6,53 m,

10.5 nodi (7.5 a pieno carico), motori diesel da 390 hp, 640 miglia a 10 nodi o 1340 a 7 nodi.

Modificato da BUFFOLUTO

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da base artica, marco

 

x de domenico

ciao ho provato a contattarti qui ieri ma non arrivava nulla da te.

foto mando ma devi darmi tua posta indirizzo elettrreonico foto e da sito della marina militare it.

http://www.marina.difesa.it/unita/pagine/n...s/storica03.jpg

 

http://www.marina.difesa.it/unita/ticino.asp

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da base artica, marco

 

x de domenico

ciao ho provato a contattarti qui ieri ma non arrivava nulla da te.

foto mando ma devi darmi tua posta indirizzo elettrreonico foto e da sito della marina militare it.

http://www.marina.difesa.it/unita/pagine/n...s/storica03.jpg

 

http://www.marina.difesa.it/unita/ticino.asp

 

Grazie Marco, mi basta questo invio della TICINO in bacino (alla Spezia?) con ben in vista a poppa la dicitura a rilievo "US ARMY Y-79". Il sito della Marina - che pure pubblica la stessa foto! - si sbaglia (come gli almanacchi, il Jane's per primo), parlando di US Navy YW 79.

 

Francesco

Modificato da de domenico

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Grazie Marco, mi basta questo invio della TICINO in bacino (alla Spezia?) con ben in vista a poppa la dicitura a rilievo "US ARMY Y-79". Il sito della Marina - che pure pubblica la stessa foto! - si sbaglia (come gli almanacchi, il Jane's per primo), parlando di US Navy YW 79.

 

Francesco

 

da base artica, marco

errare ee umano perseverare......e marino!!

salutoni marco

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La storia delle motozattere della Regia Marina è poco conosciuta per la semplice ragione che realizzate tra il 1942 ed il 1943, anni critici per la nostra esperienza bellica del secondo conflitto mondiale, hanno avuto intensa attività senza che questa potesse essere sufficientemente documentata con notizie ed immagini fotografiche; costruite per essere impiegate in compiti di sbarco, come spesso avviene in tutte le marine e soprattutto in quella italiana, furono utilizzate in altri compiti, soprattutto per il trasporto di truppe e materiali ed in teatri operativi lontani dalle basi nazionali.

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Caro Marcello,

la nuova generazione di studiosi tedeschi raccolta intorno a Theodor Dorgeist (cui auguro una sollecita guarigione dopo un lunghissimo e difficile ricovero ospedaliero) e cioè Rene Stenzel, Martin Goretzki, David Eder ha scelto tra le sue principali aree di attività lo studio delle motozattere tedesche e italiane (che sono poi la stessa cosa). Nel settembre 2009 è uscito quindi sul sito historisches-marinearchiv.de un catalogo che, sulla base di una documentazione vastissima ma ancora incompleta, rimette comunque in discussione le apparentemente granitiche certezze del lavoro di Erich Gröner, Dieter Jung e Martin Maass.

 

Per quanto ci riguarda purtroppo i dati relativi alle MTC 1010 e 1103 sono errati. La MTC 1010 non può essere la ex-F 831D per la semplice ragione che questa non è mai venuta nel Mediterraneo, è stata convertita nella cannoniera AF 99 e affondata a Boulogne-sur-Mer il 5 luglio 1944.

 

Così come la MTC 1103 non può essere la ex-F 436C, perché anche questa non è mai arrivata nel Mediterraneo, è stata trasformata nella cannoniera AF 24, si trovava in Norvegia alla fine della guerra ed ha prestato servizio nel dopoguerra come dragamine (GM/SA) e poi come pontone per conto degli alleati.

 

Quali erano allora le sigle tedesche di queste due MTC?

Posso solo avanzare delle ipotesi, sulla base di quanto riportato sul Gröner, sul sito dettagliatissimo che ho appena descritto e sul bel libro di Paolo Valenti “Storia del Cantiere Navale di Monfalcone 1908-2008”, Edizioni Luglio, 2007, perché molte di queste motozattere sono state costruite a Monfalcone, nonché di alcune ulteriori informazioni che debbo alla cortesia di Giorgio Spazzapan.

 

Le ipotesi più verosimili sono che una fosse la ex F 955D, costruita dai CRDA di Monfalcone, che risulterebbe esser stata affondata incompleta per bombardamento aereo al cantiere il 25 maggio 1944, ma poi restaurata, tanto è vero che ne era prevista l’entrata in servizio il 31 marzo 1945 con la 10.L-Flottille di stanza nell’Adriatico. E’ probabile che questa motozattera sia stata tra quelle prese in carico dalla Marina Italiana nel dopoguerra, ipotesi già avanzata dal Gröner.

 

Altre tre ipotesi, tutte da verificare, riguardano la motozattera cannoniera AF/KF 1047, ex posamine F 1047DM, completata a Monfalcone il 22 novembre 1944 per la 10.L-Flottille, autoaffondata sempre a Monfalcone il 1° maggio 1945. Potrebbe essere stata recuperata nel dopoguerra.

 

Poi ci sono le due F 1161D e F 1170D, completate a Monfalcone il 15 marzo 1945 sempre per la 10.L-Flottille, di cui data la grande confusione dei documenti tedeschi delle ultime settimane di guerra non si hanno ulteriori notizie.

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caro Francesco

la trattazione storica di questa discussione è un rompicapo e non ho alcuna

documentazione che possa aiutarti in questa ricerca; piuttosto ho le foto e

qualche disegno che potrebbe essermi utile per poter realizzare qualche

disegno delle MTC e questo è un contributo che vorrei portare a termine, ma

mi serve tempo e concentrazione.

 

Marcello

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26byabenedetticopy.jpg

 

Buon ultimo arrivo io con foto scattate a bordo della M.T.C. 1005 (A 5345), ex M.Z. 737, che la MARINA MILITARE ha "salvato" in extremis. L' unità è ora ricoverata in uno dei capannoni della gloriosa "Arzanà de Viniziani". Purtroppo la decisione di musealizzare la nave è arrivata un pò ( :s02: ) tardi rispetto alla data della radiazione (1987?) per cui attualmente lo stato di conservazione è quello che è. Comunque è pur sempre positivo il fatto di non aver demolito il mezzo. Magari, quando ci saran più soldi si potrà pensare ad un serio restauro. CONTINUA.....

 

P.S. Per ora metto solo queste due: il comp. fa fatica a "caricare" (si dice così?). :s07: :s12: Spero solo che non si tratti di un altra avaria! :s06:

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25byabenedetticopy.jpg

:s20: ottima notizia; la presenza del nominativo MZ 737 fa pensare che la motozattera possa essere restaurata nella configurazione iniziale? sarà possibile dopo le modifiche effettuate nel dopoguerra?

Considerando gli anni trascorsi le condizioni dello scafo non mi sembrano molto cattive; con la pazienza tipica di tutti i marinai seguiremo con attenzione l'evolversi della situazione.

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27byabenedetticopy.jpg

 

Saliamo a bordo. Stiva di carico a mio parere eccessivamente musealizzata. La porta in fondo accede al locale G.E. di cui le due successive foto.

 

28byabenedetticopy.jpg

 

29byabenedetticopy.jpg

 

Ritengo che i gruppi elettrogeni non siano quelli originali. Ed ora saliamo in coperta.

 

34byabenedetticopy.jpg

 

Supporto per bussola senza bussola nè masse di compenso della deviazione.

 

35byabenedetticopy.jpg

 

Cannone AA/AN da 76 (? :s68: ). E' un arma, a mio parere, che è stata installata con la musealizzazione, infatti mi sembra dalle foto di BUFFOLUTOche nel dopoguerra fossero installate solo mitragliere AA da 20 (? :s68: )

 

36byabenedetticopy.jpg

 

Gru di sn per il carico e la movimentazione delle mine. CONTINUA.

Modificato da Alfabravo 59

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LA VISITA CONTINUA...

 

30byabenedetticopy.jpg

 

Plancia

 

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Controplancia

 

32byabenedetticopy.jpg

 

Timoneria ed a sn i tre "telegrafi" dell' app. motore

 

31byabenedetticopy.jpg

 

Plancia con tavolo di carteggio ed alla parete alcuni quadri elettrici. Ed ora scendiamo dabbasso ...in sala macchine!

 

37byabenedetticopy.jpg

 

L' accesso alla sala macchine è solo dall' esterno, cosa non molto pratica in quanto per ovvi motivi tutti gli spazi interni di una nave, anche piccola, debbono essere accessibili dall' interno.

 

38byabenedetticopy.jpg

 

Uno dei tre motori di propulsione: chissà se son quelli originali? CONTINUA...

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da base artica, marco

 

...............ezzezzionale, contina con foto di qualunque dettaglio :s20: :s20: ,

se possibile :s01: ,

dettagli prua rampa ,

timone,

impianto direzionale timone in copertino poppa,

 

camminamento -ponte laterale da poppa a prua (hai foto con teddaglio come e tale copertino, tipo antisdrucciolo o lamierino zigrinato?)

 

:s20: :s20: :s01:

saluti marco

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35byabenedetticopy.jpg

 

Cannone AA/AN da 76 (? :s68: ). E' un arma, a mio parere, che è stata installata con la musealizzazione, infatti mi sembra dalle foto di BUFFOLUTOche nel dopoguerra fossero installate solo mitragliere AA da 20 (? :s68: )

 

Confermo che i cannoni nel dopoguerra sono stati sbarcati; per cui noto con piacere che stanno provvedendo a restaurala come motozattera; spero che rispettino i piani di costruzione originari.

Modificato da BUFFOLUTO

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Per BUSSOLINO: ho anche una foto di quello che Tu chiami "camminamento-ponte laterale da poppa a prua" di sn. E' dello stesso tipo di quella parte di ponte che puoi vedere nelle altre due foto che mostrano il cannone da "76". Ed ora le ultime quattro immagini relative agli ambienti interni della nave. Non è un bel vedere. E questo perchè tra la radiazione (1987 secondo BUFFOLUTO o 31/3/1984 secondo Tullio MARCON) e la decisione di dichiarare il mezzo "Cimelio Storico Navale" (10/11/2000) son passati ben 13 o 16 (! :s07: !) anni (una mezza vita operativa!) in cui l' unità è stata in completo abbandono.

 

39byabenedetticopy.jpg

 

41byabenedetticopy.jpg

 

42byabenedetticopy.jpg

 

40byabenedetticopy.jpg

 

A bordo, a fianco della plancia c' è una targa...

 

"CIMELIO STORICO NAVALE M.Z. 737

In memoria degli eroici marinai della flottiglia motozattere caduti nell' adempimento del loro dovere ed in ricordo dei valorosi equipaggi che operarono dal 1942 al 1945 nei mari del Mediterraneo. Marsa Matruh - Tobruk - Bengasi - Tripoli - Egeo - Tunisia - Sicilia - Vico Equense - Viareggio.

ONORE A LORO Venezia 10 Novembre 2000".

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da base artica, marco

 

penso che a venezia, abbiano uno strano modo di... :s12: :s12: conservare i cimeli storici.

 

una domanda io la avrei, in merito alla 1 serie.

x un ns. amico della base betasom romana sto costruendo (non ee un segreto un MZ in 1:50 con RC), non diventera un pezzo da competizione :s03: :s68: , ma nei laghetti romani fara la sua .........strada :s41: :s10: , vedi foto sotto.

 

<script src='http://img263.imageshack.us/shareable/?i=cimg3402.jpg&p=tl' type='text/javascript'></script><noscript>cimg3402.jpg</noscript>

 

cimg3410t.jpg

 

 

 

 

qualcuno sa dirmi, il tetto della rampa come fare a creare in lamierino ondulato?? ci sto provando con cannucce da bere tagliate a 1/2 , ma... :s14:

 

e poi come colore si sa se la MZ (1942) avevano come colorazione sul ponte della rampa di carico le bande bianche e rosse di riconoscimento aereo?? (come trovata mi sembre piu roba da tiro al bersaglio :s68: , ma come ee che tali idee le abbiamo sempre noi :s12: ??)

salutonie grazie x informazioni, marco

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da base artica, marco

 

 

qualcuno sa dirmi, il tetto della rampa come fare a creare in lamierino ondulato?? ci sto provando con cannucce da bere tagliate a 1/2 , ma... :s14:

 

e poi come colore si sa se la MZ (1942) avevano come colorazione sul ponte della rampa di carico le bande bianche e rosse di riconoscimento aereo?? (come trovata mi sembre piu roba da tiro al bersaglio :s68: , ma come ee che tali idee le abbiamo sempre noi :s12: ??)

salutonie grazie x informazioni, marco

 

Una possibilità, da verificare con le dimensioni e rigidità necessarie, è l'uso del cartone. Togliendo gli strati superficiali, quello che rimane in mezzo è ondulato.

naturalmente per farlo resistere all'acqua bisognerebbe impermeabilizzarlo, oppure usarlo per ottenere un calco riproducendone le forme in resina o altro materiale plasmabile.

 

Ciao,

Rodolfo.

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da base artica, marco

 

grazie x consiglio ma cio ho gia provato e non viene bene inoltre essendo un modello da ...battaglia :s31: :s57: ovvero essendo rc si prevede sovente speronamenti o abbordaggi :s22: da parte di altri navigli, penso di lasciare il primo modello con superfice piatta, tanto a 3 m di distanza e relativo poi su successivi modelli faro in lamierino tramite una forma stampo.

inogni caso grazie x consiglio .

appena finito metto un topic in merito, anche se modello molto rozzo.

 

per colori il nostro magnifico bento, mi ha dato indicazioni in merito, grazie anche a te, bento.

salutoni marco

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:s55Buonasera a Tutti!:

e poi come colore si sa se la MZ (1942) avevano come colorazione sul ponte della rampa di carico le bande bianche e rosse di riconoscimento aereo?? (come trovata mi sembre piu roba da tiro al bersaglio :s68: , ma come ee che tali idee le abbiamo sempre noi :s12: ??)

salutonie grazie x informazioni, marco

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Personalmente non ho mai visto le MZ con le striscie bianche/rosse per il riconoscimento aereo. Ma è meglio sentire anche il parere di altri.

Modificato da Alfabravo 59

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spettacolare e illustratissimo sito sulle motozattere e in generale i mezzi da sbarco tedeschi della IIGM.

 

http://historisches-marinearchiv.de/landun.../uebersicht.php

 

 

Certo, amico mio: è ben quel sito che ha messo in crisi le granitiche certezze del Groener sull'identificazione di almeno tre delle MTC ex MFP tedesche...Per gli almanacchi italiani in compenso il problema non esiste, stanno all'anno zero..

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E' vero, Giuseppe, ma purtroppo non risolve il problema dell'identificazione di quali MFP tedesche siano divenute MTC 1010 e 1103. Nel caso di MTC 1010, Cernuschi riprende pari pari il Groener, dicendo che si tratta della ex F 831 D. Ma, come diimostra Historisches Marinearchiv, questa motozattera non è mai stata dispiegata nel Mediterraneo ed è stata invece trasformata nella cannoniera AF 99 (Mare del Nord). Nel caso di MTC 1103, Groener dice trattarsi della ex F 436 C, anche questa non entrata nel Med. e trasformata in AF 24; Cernuschi dice che MTC 1103 è la ex F 435 C, ma si dimentica del tutto della MTC 1102 (che secondo Groener è la ex F 435 C). The issue remains open, nessun passo avanti. La mia ipotesi (ripeto, ipotesi) è che MTC 1010 sia la ex F 844 D e la MTC 1102 la ex F 955 D (lasciata praticamente completa a Monfalcone nel maggio 1945: sarebbe dovuta entrare in servizio nella KM il 31 marzo precedente).

Modificato da de domenico

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Saluti a tutti,

mi permetto di disturbare, per avere qualche info dettagliata su una motozattera, pare sia la 755 affondata a Capo dell'armi nello stretto di messina, che grazie ad una mareggiata è stata scoperta da circa 3 metri di sabbia. Ho foto che allego per maggiore info. Se tra di voi qualcuno può fornirmi ulteriori dettagli gle ne sarei grato.

Saluti

Filippo Mallamaciimg5270mz755areadiprua.jpg

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Saluti a tutti,

mi permetto di disturbare, per avere qualche info dettagliata su una motozattera, pare sia la 755 affondata a Capo dell'armi nello stretto di messina, che grazie ad una mareggiata è stata scoperta da circa 3 metri di sabbia. Ho foto che allego per maggiore info. Se tra di voi qualcuno può fornirmi ulteriori dettagli gle ne sarei grato.

Saluti

Filippo Mallamaciimg5270mz755areadiprua.jpg

 

MZ 755, costr. Cantieri del Tirreno, Riva Trigoso, varo e consegna 4 luglio 1942, gravemente danneggiata da bomba di aereo a Capo dell'Armi il 14 agosto 1943 durante lo sgombero di Messina (era una di due MZ di rimpiazzo provenienti da Taranto per sostituire altrettante unità appena perdute nello sgombero), portata ad incagliare e semiaffondata, quindi abbandonata. 140 tonn. dislocam. leggero, 239 t dislocam. in carico massimo, dimensioni 47.00 x 6.50 x 1.00 m, tre motori diesel della OM di Milano (versione su licenza dei Saurer BXD), 450 hp complessivi, 11 nodi max., auton. 1450 miglia a 8 nodi, capacità di carico 65 t, equipaggio 13, armam. 1 x 76 mm 2 x 20 mm

 

P.S. In precedenza aveva partecipato all'evacuazione di Tobruk e della Cirenaica (novembre 1942), poi a quella di Tripoli (gennaio 1943 andando a Trapani). A inizio giugno 1943 era ai lavori alla Navalmeccanica di Castellammare di Stabia.

 

scansione0012e.jpg

 

"Tutte le navi militari d'Italia 1861-1986. Repertorio generale delle Unità M.M.I. dal 1861 al 1986", Franco Bargoni, Ufficio Storico della Marina Militare, 1987

Modificato da de domenico

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Caro De Domenico,

la ringrazio per le info, sarà mia cura pubblicare foto e documento finale dell'individuazione.

Sono felice di avere avuto conferme e ulteriori chiarimenti sulla MZ 755.

Altre attività di ricerca, su altri relitti, sono in fase di elaborazione, se possibile vi disturnerò per delle informazioni specifiche.

Chiaramente rimango a disposizione di tutti gli iscritti.

Ancora grazie

Filippo Mallamaci

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Ciao a tutti.

Premetto di essere, seppur simpatizzante della Marina Militare, alquanto a digiuno in tema, tanto da confondere spesso la poppa con la prua. Questa discussione però mi ha acceso la speranza di poter avere qualche informazione in più in merito alle MZ impiegate nel corso del II conflitto mondiale per il trasporto specifico di mezzi ferroviari verso Marsa Matruh. Ho letto che alcune MZ (forse 2?) vennero allestite all'uopo e la prima domanda che mi sorge è quanti metri lineari di carico erano a disposizione su questi mezzi. Qualcuno è in grado di sapere qualcosa di più sul trasporto di ben 32 "Sogliole" (si tratta di minuti locomotori da manovra di costruzione Badoni su licenza tedesca Breuer) avvenuto nel Luglio del 1942 proprio a Marsa Matruh? Temo che 16 locomotori caricati su un unica MZ sia una cifra non compatibile con le caratteristiche del mezzo e quindi quanto riportano le (poche) cronache in merito sono fatti errati. Lo stesso porto non mi risulta poi attrezzato per lo scarico di mercanzia mediante classiche gru; i mezzi vennero "spiaggiati?" E' vero che una delle MZ venne affondata o seriamente danneggiata al termine di questa operazione? (il giorno esatto non lo ricordo a memoria ma posso andare a guardare).

Ho mille domande ma preferisco non inoltrarmi oltre :blush:

 

Mauro

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