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malaparte

Hell Ships - Le Navi Trasporto Prigionieri

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Titolo : HELL SHIPS : la storia delle navi da trasporto prigionieri (1940 – 1945)

Autore: Gabriele PAVAN

Editore: Prospettiva

Anno: 2005

Pag. 139

Formato: 20x14 cm

ISBN: 8874182570

Prezzo: 10 €

Reperibilità : facile

 

hellships.jpg

 

 

 

Il libro presenta le condizioni in cui venivano trasportati i prigionieri militari verso i campi di prigionia. La prima parte (circa metà delle pagine complessive) tratta la situazione del Pacifico, con dettagliate informazioni sulle navi trasporto (nomi, rotte, ecc.) e sul trattamento dei POW da parte giapponese (Hell ships, venivano chiamate, “navi infernali”, ed è poco…) e sui (pochi) soldati giapponesi catturati e trasportati negli USA. Nella seconda e terza parte vengono presentati gli stessi temi , relativi agli altri teatri di guerra.

Interessanti anche le immagini in b/n, anche se talvolta di scarsa qualità grafica.

Utile per una consultazione e una prima informazione sull’argomento.

Un paio di appunti: la bibliografia è in realtà , sostanzialmente, una sitografia (pochissimi e generici i libri utilizzati). Inoltre, l’autore manifesta più volte indignazione per il fatto che le navi trasporto prigionieri non avessero contrassegni della croce rossa in campo bianco “contrariamente alle convenzioni internazionali”; al contrario, le “convenzioni internazionali” (per la precisione, si trattava della Convenzione di Ginevra del 1929) vietavano espressamente l’uso della croce rossa, riservata, e con dettagliate precisazioni, solo ed esclusivamente alle navi-ospedale.

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gia, infatti le navi dovevano portare esclusivamente militari feriti e il cui nominativo era stato preventivamente comunicato alla Croce Rossa.

incredibile ma i civili non saranno in alcun modo tutelati fino al 1949....

 

fonte: "l'onda gridava forte" di tale Valeria Isacchini :s08: :s02:

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gia, infatti le navi dovevano portare esclusivamente militari feriti e il cui nominativo era stato preventivamente comunicato alla Croce Rossa.

incredibile ma i civili non saranno in alcun modo tutelati fino al 1949....

 

fonte: "l'onda gridava forte" di tale Valeria Isacchini :s08: :s02:

E' vero! Prova ne è il fatto che quando in accordo con gl' Inglesi rimpatriammo i nostri connazionali dalla Somalia, le quattro navi furon messe sotto l'insegna della Croce Rossa come navi ospedale.

Edited by Alfabravo 59

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gia, infatti le navi dovevano portare esclusivamente militari feriti e il cui nominativo era stato preventivamente comunicato alla Croce Rossa.

incredibile ma i civili non saranno in alcun modo tutelati fino al 1949....

 

fonte: "l'onda gridava forte" di tale Valeria Isacchini :s08: :s02:

 

:s19: Ehm...da quel che so io, :s19: il testo citato dice, anzi riporta, l'art.41 del Manuale di Oxford del 1913, secondo cui i nominativi da riferire (prima dell'entrata in servizio) erano quelli dei battelli , non quelli degli imbarcati... (facciamo un 6 + :s10: )

 

E' vero! Prova ne è il fatto che quando in accordo con gl' Inglesi rimpatriammo i nostri connazionali dalla Somalia, le quattro navi furon messe sotto l'insegna della Croce Rossa come navi ospedale.

Già, le cosiddette "navi bianche"...Vulcania, Satuirnia, Duilio e Giulio Cesare....partivano da Massaua, in Eritrea...ancora c'è in giro chi c'è stato e le ricorda bene...

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Già, le cosiddette "navi bianche"...Vulcania, Satuirnia, Duilio e Giulio Cesare....partivano da Massaua, in Eritrea...ancora c'è in giro chi c'è stato e le ricorda bene...

Fra coloro che furono rimpatriati c'era l' ex Presidente della Camera dei Deputati Luciano VIOLANTE.

 

P.S. :s68: Non ho capito l' osservazione che hai fatto al post di TOTIANO :s68:

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P.S. :s68: Non ho capito l' osservazione che hai fatto al post di TOTIANO :s68:

 

Niente di che: dal post di Totiano, credevo sembrasse che i nominativi da citare fossero quelli degli imbarcati prigionieri (cosa folle, era un vero caos....) invece bisognava indicare, prima dell'entrata in servizio, i nomi delle navi-ospedale. tutto qui.

Quanto al 6+, magari l'ha capito lui... :s02:

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stavo facendo i complimenti a Valeria per il suo libro, a cui ho dato una prima letta veloce in attesa di una piu approfondita. un dato del genere (ancorche riportato parzialmente corretto) non è certo conosciuto da tutti!

 

ovvio che, da brava prof, mi dovesse riprendere per non avere studiato approfonditamente :s03: :s02:

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E' da rilevare, comunque, come la bibliografia sull'argomento sia in definitiva inesistente, almeno in Italia. Se non fosse stato per i siti commemorativi gestiti dai parenti dei caduti e dalle associazioni dei reduci, non sapremmo quasi niente su tutto questo.

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da base artica, marco

 

si soleva usare navi non ospedale x trasporto prigionieri perche in .quasi segreto si sperava che se solite spie nei porti segnalavano cio alla loro base,<(potete immaginare che il consolato usa nel 1940 -1941 a napoli era sul littorale al porto idem su tutti i principali porti italiani sulle due sponde...certo loro allora non ..erano belligeranti o di ..parte :s68: :s03: :s03: :s03: ) tali unita potessero essere risparmiate da azioni belliche, ma sopratutto gli inglesi non andavano per il sottile, seguiti poi dagli americani, che x ordini o entusiasmo o per modo di fare la guerra, interessava nulla chi viaggiava su tali navi ma solo che bandiera battevano.

inoltre con le navi ospedale anche li sopratutto gli inglesi avevano un loro modo di interpretare la convenzione di ginevra, vedi caso ramb o qualora le m´navi ospedali italiane o tedesche non fossero presentate su piatto d argento visivamente.

da parte ns, fors egli italianoi siamo stati quasi gli unici che per evitare danni a unita croce rossa si faceva un largo giro anche da altre unita se non ben definite...

saluti marco

 

della mursia esiste un vecchi libro sulle navi opedali italiane e gli amici di mare nostrum di camogli stanno organizzando un meting su fuoco amico su unita trasporto prigionieri tipo il bixio nel mediteraneo 1943

Edited by bussolino

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Vorrei segnalare il libro di Martin J. Bollinger "Stalin's Slave Ships. Kolyma, the Gulag Fleet, and the Role of the West", Naval Institute Press, 2008. Parla di una flotta di navi da carico sovietiche utilizzate tra il 1933 e il 1953 (anno della morte di Stalin) per portare complessivamente circa un milione di persone ai lavori forzati nel gulag di Kolyma, sul Circolo Polare Artico nella Siberia nordorientale, che era accessibile solo via mare. Gran parte delle navi utilizzate era di costruzione americana, fornite all'URSS in conto Lend-Lease. L'autore affronta anche il problema di quanto ne sapevano gli americani di questo impiego un po' particolare delle loro navi.

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Vorrei segnalare il libro di Martin J. Bollinger "Stalin's Slave Ships. Kolyma, the Gulag Fleet, and the Role of the West", Naval Institute Press, 2008. Parla di una flotta di navi da carico sovietiche utilizzate tra il 1933 e il 1953 (anno della morte di Stalin) per portare complessivamente circa un milione di persone ai lavori forzati nel gulag di Kolyma, sul Circolo Polare Artico nella Siberia nordorientale, che era accessibile solo via mare. Gran parte delle navi utilizzate era di costruzione americana, fornite all'URSS in conto Lend-Lease. L'autore affronta anche il problema di quanto ne sapevano gli americani di questo impiego un po' particolare delle loro navi.

 

 

Forse è piu opportuno farne una recensione a parte, Francesco :s02:

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