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Totiano

Una Scuola Di Coraggio E Abnegazione

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l'episodio che segue è tratto da Taranto e i suoi sommergibili di N.B.LoMartire e non riguarda direttamenet il c.te Longanesi cattani bensi un suo marinaio. uno di quelli che si imbarco clandestinamente pur di seguire il suo comandante. forse uno dei più bei elogi che puo ricevere un comandante dal suo equipaggio...

 

Una scuola di coraggio e abnegazione

 

Quella volta l'uomo da intervistare era il clandestino

Da Betasom, il "Da Vinci" parti con settanta chili di patate in meno e un uomo in piu; e, quando tornò dalla missione vittoriosa (quattro navi affondate), il "personaggio" a bordo era certamente il marinaio Cacace.

 

Un marinaio scappa dall'ospedale militare e, qualche giorno dopo, viene scoperto sul smg "Da Vinci" in missione di guerra nell' Atlantico. Non è questo l'unico episodio di giovani che, durante il conflitto 1940-43, si imbarcarono, clandestinamente, sui sommergibili per partecipare a missioni oltremodo rischiose, pur essendone esonerati per ragioni di salute o per altri motivi. Tanto accadeva a Bordeaux, in Francia, dove avevano la base le nostre unità subacquee.

Voglio ricordarne oggi, per tutti, uno che ebbe come protagonista un umile marò di Torre del Greco e che, sbarcato al termine di una missione alle Antille dal smg "Da Vinci", era stato ricoverato per "deperimento organico" nell'ospedale militare di Bordeaux, dal quale scomparve, in circostanze alquanto misteriose, alcune ore prima della partenza dell'unità per una nuova azione.

Ricostruisco questo episodio del lontano 1942 non solo perché, nella rievocazione dei ricordi collettivi, mi spinge una laibniziana "voluttà" di narrare cose singolari di quell' epoca ma anche perché ritengo che esse possano, alla luce del passato, far comprendere meglio il presente, soprattutto, laddove riesce difficile dare una risposta al parsoniano "movente di azione". E vengo ai fatti, che ho registrato sulla scorta di testimonianze vissute, in prima persona, dall' amm. di sq. Luigi Angelo Longanesi Cattani, all'epoca comandante del "Da Vinci", e del collega Sergio Bernacconi, in quei giorni corrispondente di guerra a Betasom.

Maggio 1942: sul "Da Vinci" sono finiti i lavori di raddobbo che vengono effettuati a ogni rientro da una missione e sono state, altresi ultimate le prove in mare. L'unità è pronta per una nuova avventura oceanica. Il com.te Longanesi informa l'amm. Polacchini che, d'accordo con l' amm. Doenitz, ha portato la guerra di corsa in prossimità delle coste americane, nell' Atlantico meridionale.

Arriva l'ordine di partenza e, con lo stesso, il saluto all'equipaggio di Polacchini che, fra l'altro, chiede a Longanesi se ha notizie del marinaio Cacace. Questi risultava assente dall'Ospedale militare nel quale era stato ricoverato, come innanzidetto, al rientro dalla missione nelle Antille. Il marò viene cercato a bordo ma inutilmente.

Il "Da Vinci" prende il mare e, quando oramai le coste europee sono già lontane, il ten. di vasco Guido Saccardo, ufficiale in seconda, sale in plancia e comunica al comandante che, in un sacco, è stato trovato il Cacace, invece delle ... patate: «settanta chili di viveri in meno e un uomo in piti. Era stato imbarcato, clandestinamente, complice il cambusiere "paesano"».

Portato di fronte a Longanesi che, per la circostanza, ha messo la maschera della "faccia feroce" mentre, nel cuore, apprezza il gesto dell'uomo, il marò Cacace, con voce tremante e commossa, casi si difende: «Ho fatto tutta la guerra con questo sommergibile e con lei. Non potevo rimanere a terra per un po' di febbre. Ho voluto seguire la sorte del mio battello. Mi dispiace per le patate caricate in meno, vuoi dire che io non ne mangerò».

Resta però, l'atto di indisciplina, che va punito. Ma Longanesi rimanda il tutto al ritorno a terra, che fu, in vero, un ritorno carico di nuove vittorie. Al periscopio del "Da Vinci" sventolavano, infatti, quattro bandierine: le navi affondate (Reine Marie, Stewart, Chile, Alioth e Clan Mc Quarrie) per un totale di 24.500 t ..

Al momento dell' attracco al pontile, come a ogni rientro di un sommergibile che ha registrato dei successi, si presenta, puntualmente, il giornalista Bernacconi, inviato del "Giornale d'Italia", per l'intervista con il comandante. E qui lascio il racconto allo stesso Longanesi.

«Riunii l'equipaggio e dissi ai miei uomini che non mi sembrava giusto dovesse essere intervistato sempre e solo il comandante. Mi sembrava piu giusto intervistare chi, in una missione vittoriosa, avesse avuto l'occasione di dare qualcosa piu degli altri a bordo. Perciò ritenevo che, nel nostro caso, l'uomo del "Da Vinci" da intervistare dovesse essere il marinaio Cacace, il quale, mentre avrebbe potuto restare tranquillamente in un comodo letto di ospedale, sapendo oltretutto di potersi successivamente godere una lunga licenza di convalescenza, aveva, invece, preferito affrontare, per la quinta volta, i rischi e i disagi di una lunga missione di guerra, in precarie condizioni di salute. Ma il marinaio Cacace si oppose fermamente alla mia proposta e rifiutò l'intervista, dicendo: «No, vi prego comandante, non lo fate! Se no, al mio paese, quando leggono il giornale, dicono: mappina, quanto sei fesso,. per una volta che potevi restare a terra in pace, hai voluto partire perfm'e la guerra».

La guerra sul mare è ricca di episodi nei quali, come in questo di Cacace, il comportamento degli uomini non è sempre dettato in "psicologia dell' educazione", come potrebbe essere quella di un militare di carriera che, nelle scuole o nelle accademie, è stato abituato a vincere la paura e, attraverso un assiduo esercizio, a diventare coraggioso. Quale allora il movente? Se il comportamento individuale è il prodotto di determinati processi psichici, sui quali giuoca, secondo la moderna letteratura sociologica, un'influenza fondamentale il tipo di società in cui l'uomo vive, debbo arguire che le motivazioni del gesto di Cacace vanno ricercate nell'ambito socio-culturale della famiglia dei sommergibilisti. E, d'altro canto, quale migliore sede per un' evoluzione del proprio comportamento, considerati gli elementi motivazionali, che aggregano i sommergibilisti e che vanno dalla "medicina eroica" del coraggio, leva di progresso, all'appartenenza ad un gruppo di uomini il quale, nel silenzio degli abissi marini e sulle grandi distese azzurre, impara a vivere, tra le "presenze" invisibili e impalpabili di quel qualcosa di vivo del "pianeta" di J. Cousteau, oltre le frontiere della stessa vita. E di questo gruppo, che Giulio Raiola identifica in un "filone segreto" della Marina, fanno parte ufficiali, sottufficiali e marinai, i quali, da Lissa a Premuda, da Buccari ad Alessandria, sono stati protagonisti delle piu incredibili e assurde imprese, nelle quali "la beffa affiora con i suoi inconfondibili elementi", cosi come il piu alto senso del rispetto della vita umana in mare.

Un ambiente, nel quale il fraterno e generoso cameratismo conduce il simile verso il suo simile e crea, come tutti i grandi fatti della vita, i presupposti per il formarsi di enigmi storici e psicologici come, ad esempio, il sentire, di fronte al comandante, uno dei sentimenti piu semplici, piu puri e piu alti: la gioia di obbedire. E, continuando a enumerarli, anche il piu misterioso dei rebus umani, cioè il sentimento dell' amicizia, intorno al quale, sin dai primi albori della civiltà, dissertano illustri cervelli, riempiendo di "rispettabili opinioni filosofiche" migliaia e migliaia di pagine di trattati per tentarne una fisiologia.

A mio sommesso avviso, è questo sentimento che origina, in Cacace, il bisogno psicologico di reimbarcarsi sul "Da Vinci" e che egli soddisfa, nonostante il divieto dell'autorità sanitaria, orientando il proprio agire e ricorrendo, con la complicità del “paesano”, ad un machiavello. In altre parole, la motivazione del suo agire nasce nel momento stesso in cui, con la notizia della prossima partenza del battello, si sostanzia in lui, in un senso di privazione, quell'amicizia che, su un sommergibile, spinge i membri dell'equipaggio, come le gocce del mercurio, a fondersi in un tutt'uno, piu per un'istintiva tendenza dell'animo, unita al sentimento di fratellanza, e meno per un calcolo, di fronte al pericolo, della maggiore o minore possibilità di vincere quest'ultimo.

Non senza un motivo, in quel di Bordeaux, i nostri sommergibilisti venivano indicati come componenti della "Band of brothers" .

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Un bel ricordo di Lo Martire, mancato poche settimane fa.

 

A proposito di queste righe:

il sentire, di fronte al comandante, uno dei sentimenti piu semplici, piu puri e piu alti: la gioia di obbedire

 

Per converso, in questi giorni va in onda una fastidiosa pubblicità radiofonica. In essa un tizio magnifica il concetto di libertà affermando che ha appreso tale principio dal padre, il quale "nella sua vita non ha mai preso ordini". Un'idiozia che si commenta da sola.

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una fastidiosa pubblicità radiofonica. In essa un tizio magnifica il concetto di libertà affermando che ha appreso tale principio dal padre, il quale "nella sua vita non ha mai preso ordini". Un'idiozia che si commenta da sola.

 

Ci credi se ti dico che l'avevo notata (con pari fastidio) anche io? :s03:

 

Peraltro, nell'italico stivale, sarà senz'altro uno slogan efficace.

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...e mi fa in****are, avendo io un GPL....

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certo .........esite la gioa di obbedire..........ma anche quella di disobbedire............dipende dal contesto. :s10:

 

Cerchiamo di non andare OT :s02:

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