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brin

"l'affare Di San Mun"

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Una breve ricostruzione di un episodio forse poco noto della nostra Storia nazionale, con il quale iniziò il nostro coinvolgimento negli affari dell'Estremo Oriente:

 

All'inizio del XX secolo, molte Potenze erano riuscite ad ottenere in concessione ampie zone del territorio cinese. La gran Bretagna era riuscita ad ottenere, come area di influenza commerciale e politica, i bacini dei fiumi Hsi Chiang e Yang tse Kiang, oltre all'affitto per 99 di 915 chilometri quadrati della costa di fronte ad Hong Kong. La Francia ottenne il prolungamento della ferrovia in costruzione verso Nanning, e ricche concessioni minerarie nel Kuang Tung, nel Juang Hsi e nello Yunnan. I tedeschi erano riusciti ad ottenere l'affitto dell'importante porto di Tsingtao. I russi erano riusciti ad ottenere Port Arthur e la penisola di Liao-tung.

 

Anche noi pensammo che fosse opportuno muoversi; pertanto, il ministro degli Esteri del Ministero Rudinì, l'abile ed accorto Emilio Visconti Venosta, indirizzò una lettera al marchese Giuseppe Salvago Raggi, nostro rappresentate diplomatico a Pechino, chiedendogli se fosse possibile trovare un'aerea verso cui indirizzare un eventuale espansione economica italiana. Salvago Raggi, conoscendo la difficile e tesa situazione cinese e sapendo della mancanza di veri interessi italiani, rispose sconsigliando al Ministro di intraprendere una iniziativa di questi tipo. Visconti Venosta, in seguito a questa risposta, richiamò Raggi in Italia, sostituendolo con Renato De Martino e facendo partire per la Cina l'incrociatore corazzato Marco Polo. Intanto, a causa della difficile situazione interna, il Ministero Di Rudinì cadeva, ed il tenente generale Luigi Girolamo Pelloux costituiva il nuovo Ministero; il viceammiraglio Felice Napoleone Canevaro era nominato nuovo Ministro degli Affari Esteri.

 

Canevaro, riprendendo il precedente progetto di Visconti Venosta e sicuro dell'appoggio diplomatico inglese, fece presentare al governo cinese la richiesta di affitto per 40.000 dollari della baia di San Mun, a circa 180 miglia a sud di Shangai nella provincia di Chekiang, per costruirvi una base e una stazione di rifornimento per le navi italiane, ed il riconoscimento come area d'influenza italiana del resto dello Chekiang orientale. Il governo cinese, che aveva deciso di interrompere le concessioni territoriali ed economiche a Potenze straniere, respinse seccamente il documento italiano; Canevaro fece ripresentare il 10 marzo la nota, ma sotto forma d'ultimatum, autorizzando l'impiego degli incrociatori Marco Polo ed Elba, per occupare militarmente la baia di San Mun. L'ultimatum venne però ancora una volta respinto dal governo cinese, e il deciso intervento del governo conservatore inglese di Lord Salisbury, tramite il proprio ambasciatore a Roma, costrinse l'Italia a ritirarlo. Il Governo, per tentare di uscire con dignità da una situazione incresciosa, decise il ritorno in Cina del precedente ambasciatore, marchese Salvago Raggi, e l'invio nel Mar Giallo di una divisione navale, comandata del contrammiraglio Grenet, composta dall'incrociatore corazzato Marco Polo, dagli incrociatori protetti Elba, Stromboli, Etna, Piemonte, oltre alla nave scuola Amerigo Vespucci. La complessa questione cinese fu poi risolta grazie all'opera di Visconti Venosta, tornato alla guida del Ministero degli Esteri, che assicurò alla Camera l'intenzione del Governo di svolgere in Cina una semplice politica di espansione economica e commerciale. Alla fine del 1899, Marco Polo, Etna, Piemonte e Vespucci rimpatriarono, sostituiti dall'incrociatore corazzato Vettor Pisani e dall'incrociatore protetto Liguria.

 

Luca

Edited by brin

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E' un episodio poco conosciuto oggi, ma che al tempo suscitò grande rumore ed impressione. Se qualcuno ha qualche notizia o correzione da fare posti pure. Ogni contributo è gradito, anzi graditissimo.

 

Luca

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