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Oni

Giuseppe Garibaldi

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Oggi 4 luglio si celebrano i duecento anni dalla nascita di questo grande patriota, ma prima di tutto un uomo eccezionale. Il suo nome non è legato direttamente al mare e spero venga perdonata questa mia "licenza".

Giuseppe Garibaldi simboleggia, oltre che la libertà dei popoli, anche l'Italia unita. E ci rappresenta nel mondo.

Alcuni squallidi individui, nonchè politici, hanno dichiarato che oggi è un giorno di lutto. E' inaccettabile che questi meschini campino con i soldi del popolo italiano... :s05:

 

Dimenticavo:

VIVA GARIBALDI E VIVA L'ITALIA!

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...ONORE PER SEMPRE A LUI...

 

W L'ITALIA UNITA

 

W I MILLE

 

BERILLO

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Condivido le vostre parole e specialmente il fatto che qualcuno abbia osato dire che Garibaldi è stato un male per una certa area del ns. paese! orribile!

Vorrei però sottoporvi una questione: come mai ogni volta che si ricorda Garibaldi (oggi in maniera particolare) si omette di ricordare (volutamente o no) che era un massone!?!?! possibile che esista ancora una tale omertà!? :s02:

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Aggiungo che Giuseppe Garibaldi era anche un Capitano di Lungo Corso, il quale ha navigato diversi anni nel corso della sua avventurosa vita, appunto eroe dei due mondi. uomo eccezionale, spirito libero e patriota assoluto.

Edited by Vadro

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Vorrei però sottoporvi una questione: come mai ogni volta che si ricorda Garibaldi (oggi in maniera particolare) si omette di ricordare (volutamente o no) che era un massone!?!?! possibile che esista ancora una tale omertà!? :s02:

 

Secondo me è una cosa giusta e normale.

Mettere in risalto che era un massone saprebbe molto di volerlo rendere un diverso, fatto questo che al giorno d'oggi non è accettabile (nè per la massoneria, nè per la religione, nè per i gusti sessuali, ecc.).

Che poi, particolare non irrilevante, la maggior parte dei patrioti risorgimentali lo erano e quindi... :s02:

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Secondo me è una cosa giusta e normale.

Mettere in risalto che era un massone saprebbe molto di volerlo rendere un diverso, fatto questo che al giorno d'oggi non è accettabile (nè per la massoneria, nè per la religione, nè per i gusti sessuali, ecc.).

Che poi, particolare non irrilevante, la maggior parte dei patrioti risorgimentali lo erano e quindi... :s02:

 

 

Dunque, precisando, non è che sia giusto mettere in risalto il fatto che era un massone come se uno lo stesse additando...del resto sarà ricordato per aver fatto l'unità d'Italia e non certo per aver preso parte alla Massoneria.

Senza mettere in risalto il suo lato massone, mi riferivo soltanto all'"omertà" che regna intorno alla figura di Garibaldi in merito a questo suo lato che, come giustamente ricordi, era comune alla maggioranza dei patrioti.

Quello che mi chiedo io è: perchè, ad oggi, si ha ancora paura ad ammettere che anche Garibaldi è stato massone!?....senza che ciò voglia significare mettere in risalto (e basta) la sua appartenenza alla Massoneria (che non vedo perchè dovrebbe essere "inaccettabile").

 

:s01:

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Guest Kashin

Perche' non farsi spiegare dai politici i motivi di tale presa di posizione .....??

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Guest Marcuzzo

Si dovrebbero spiegare molte cose su Garibaldi, una fra tante, l'eccidio di contandini a Bronte, in provincia di Catania, i quali chiedevano solo le loro terre....

A seguito dei noti fatti storici, del fatto che il Regno delle Due Sicilie fosse il più ricco ed avanzato nel Mediterraneo (i primi battelli a vapore, le ferrovie, le industrie etc.) e che il banco di Napoli fosse il più ricco d'Europa (poi depredato), continuo a pensare che se Garibaldi si fosse fatto i fatti suoi forse le cose sarebbero ben diverse da oggi...

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In verità oggi ho sentito il dibattito al Senato.

Devo dire che al di là di ogni considerazione su Garibaldi i senatori che hanno protestato avevano ragione da vendere.

E' successo che durante la commemorazione il presidente del Senato ha dichiarato che sulla figura di Garibaldi il Senato stesso esprime unanime consenso.

Alcuni senatori (e in particolare il sen. Pistorio, siciliano) hanno vivacemente protestato, e secondo me a ragione, al di là ripeto di ogni valutazione circa le loro opinioni: se loro nel merito non apprezzano Garibaldi il presidente non può arrogarsi il diritto di parlare di "unanimità".

 

Quanto a Garibaldi, rifuggirei gli eccessi, agiografici o denigratori. Sul Risorgimento vi sarebbe molto da dire, pur senza mettere in discussione il prodotto finale (Unità d'Italia). E così su tanti altri personaggi, in primis Vittorio Emanuele II. Un simpaticone, per carità, ma di qui a definirlo Gentiluomo ce ne corre.

L'assedio di Gaeta, la repressione del "brigantaggio", le deportazioni in Val di Susa etc etc non fanno certo onore al Piemonte (che non mi senta mia mamma, torinese a 24 carati). :s56:

 

Quoto infine Marcuzzo su Bronte e sull'efficienza del vituperato stato borbonico.

Edited by GM Andrea

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Si dovrebbero spiegare molte cose su Garibaldi, una fra tante, l'eccidio di contandini a Bronte, in provincia di Catania, i quali chiedevano solo le loro terre....

A seguito dei noti fatti storici, del fatto che il Regno delle Due Sicilie fosse il più ricco ed avanzato nel Mediterraneo (i primi battelli a vapore, le ferrovie, le industrie etc.) e che il banco di Napoli fosse il più ricco d'Europa (poi depredato), continuo a pensare che se Garibaldi si fosse fatto i fatti suoi forse le cose sarebbero ben diverse da oggi...

 

Hai toccato un punto "dolente"... Purtroppo l'Unità d'Italia è avvenuta troppo tardi e - sotto certi aspetti - ha posto in contrapposizione due entità statali (Regno di Sardegna e Regno delle due Sicilie) forse troppo evolute affinchè il processo di unificazione non denotasse momenti stridenti e talvolta tragici... oggi, sul "Secolo XIX" (il quotidiano di Genova) c'era un bell'articolo dove si evidenziava che - per ottenere l'appoggio francese in senso antiaustriaco - Cavour cedette senza tante storie Nizza e la Savoia alla Francia... Se l'Italia si fosse data una forma unitaria già nel XV°/XVI° secolo forse si sarebbero evitati fatti come quelli riportati da te e da me...

Consoliamoci con alcune fotografie... dei Garibaldi "navali"

 

immagine2kd0.png

Il primo incrociatore Garibaldi, qui ritratto in entrata a Taranto nell'aprile 1912...

 

immagine1yo7.png

Il secondo Garibaldi, sempre a Taranto, nel 1948...

 

immagine3zq5.png

L'attuale portaeromobili Garibaldi...

 

immagine4zt5.png

... l'incrociatore corazzato argentino General Garibaldi (qui in una foto del 1907), gemello del primo Garibaldi italiano.

Edited by Alagi

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Guest ERICH TOPP U-552

....BELLA GENTE (di mare !)....

 

....Garibaldi ha unito l'Italia....durante il "ventennio" hanno cercato di dare un "ordinamento legislativo al Paese e penso che il buon AndreaGM possa confermarlo citando la "percentuale" di leggi che nonostante il tutto sono la base del nostro Codice Civile (bellisscitte,ma allora nonostante fossero "retrogradi",poi così tanto grami,forse non lo erano !? :s45: )....

 

....dal dopoguerra fino a tangentopoli....si sono "mangiati" l'Italia.... :s58:

 

....e oggi ??.... :s07:

 

....quelle quattro beline che ci governano sanno solo puntare il dito contro chi prima di loro "veramente" hanno fatto qualcosa di costruttivo per il nostro Belpaese....loro viceversa sono sempre più incarogniti e frustrati,perchè non sanno più cosa inventarsi per cercare di entrare nei "libri di storia"....ma del resto...."la politica non è acqua" !!.... :s68:

 

....e ad ogni buon intenditore....poche parole....!! :s02:

 

 

:s67: Mau

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Viva l' Italia!

 

Se non siamo neppure d'accordo sull'Unità del nostro Paese e sulla figura di Garibaldi stiamo freschi.

 

Che vorrebbe dire "se si fosse fatto i fatti suoi"?? Marcuzzo, vorresti forse la Sicilia come Stato indipendente?

Scusami ma non capisco. :s06:

 

Polemiche a parte, onore a un Grande Eroe che tutto il mondo ammira e ci invidia!

 

 

:s67: :s15:

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Guest Etna

Si cade sempre nei luoghi comuni e nella deprecabile abitudine che quando ci si trova di fronte a "miti" ritenuti "intoccabili" si verifica sempre,ma proprio sempre , una generale levata di scudi.

Avere qualcosa da obbiettare non è indice di malafede e meno che mai di poca onestà intellettuale.

Come sempre,il torto e la ragione non stanno mai dalla stessa parte.

I fatti citati da Marcuzzo sono verità storiche incontrovertibili.

Il Banco di Napoli fu letteralmente saccheggiato dalle truppe piemontesi entrate in città. !

Era la Banca più ricca e solida d'europa !

Ma il Cavour ritenne di doversi pagare da solo i risarcimenti di guerra !

La strage di Bronte è un'altra verità ! A questo punto poi sarebbe necessario citare tutte la stragi occorse prima e dopo l'avventura garibaldina.

Si è mai vista una guerra incruenta o che non abbia in seguito rivelato delle atrocità commesse in nome di chissà poi cosa?

La stessa unità d'Italia può essere letta con due o almeno tre chiavi di lettura diverse.

L'Italia era ROMA ! E in questo senso era necessario ricomporne la compattezza. L'unità d'Italia non è stato altro che un ripristino di uno status quo ante.

Ma è altresì giusto chiedere con serenità alle proprie coscienze : quanti volevano l'unità ,sia la Nord sia al Sud ?

Qualsiasi disquisizione , nulla sottrae al valore di Garibaldi e delle sue truppe.

Ma riflettiamo e ponderiamo con saggezza e lungimiranza.

ETNA

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Purtroppo l'Unità d'Italia è avvenuta troppo tardi

 

Si e no. Dai massacri di Culloden Moor sono passati appena due secoli e mezzo, e non li ha evitati il fatto che il Regno Unito esistesse già da un pezzo. Ed nanche il Regno di Francia, già in auge, ha impedito che si macellassero catari ed albigesi.

Il fatto è che ci sono nazioni (l'Occitania, il Paese Basco, la Scozia) che la storia d'Europa ha impedito che esistessero, o che continuassero ad esistere. Si potrebbe sostenerlo anche per le Due Sicilie.

Ma non ha senso farlo. Il fatto che la selezione naturale abbia impedito ad organismi politici (più deboli, ma non meno legittimi di altri) di sopravvivere, che questo sia avvenuto più per le ragioni dell'economia che per quelle del cuore, che il prodotto finale sia spesso gestito in maniera discutibile, non toglie che il progetto Italia sia stato perseguito con la passione ed il sangue di uomini che non possono oggi passare per avventurieri di bassa lega.

E' vero che quando passo per Gaeta mi commuovo davanti alla lapide che ricorda insiemei i caduti piemontesi e quelli napoletani (ma se è per questo, mi commuovo ancora di più quando vado per cimiteri di montagna trentini e trovo sempre qualche caduto italiano con nome tedesco, e qualche austriaco con nome italiano). Il perché mi succeda è facile capirlo dal post di Etna: è giusto valutare le ragioni dei vinti e quelle dei vincitori, astenendosi dal saltare sul carro dei secondi e coltivando il rispetto per i primi. Ed è obbligatorio scegliere il proprio campo, ma facendolo con serenità e garantendo agli altri l'onore che quasi sempre meritano: spesso le loro ragioni sono tutt'altro che incompatibili con le nostre.

Ed è per questo (per l'irragionevole e ingiusta irreversibilità della storia, che ha comunque un suo senso) che ho la fierezza di essere nato in una terra che si chiamava Regno delle Due Sicilie, ma che coltivo quella ancora più grande di essere figlio di uno che spese i suoi diciannove anni sulle pietraie del Grappa per una guerra che non gli piaceva fare e che fece bene. E che mi tengo ben stretto Peppino Garibaldi.

Di Calderoli e di Pistorio, fra qualche anno non si ricorderanno nemmeno i loro discendenti in linea retta.

Edited by marat

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Guest Marcuzzo
Che vorrebbe dire "se si fosse fatto i fatti suoi"?? Marcuzzo, vorresti forse la Sicilia come Stato indipendente?

Scusami ma non capisco. :s06:

 

Caro Lupoz, innanzi tutto devo dividere quello che vorrei da quello che è. In linea teorica, la sola Sicilia, dovrebbe avere un PIL personale pari a quello del Belgio o della Grecia. Potrebbe essere uno stato ricchissimo sia in quanto è la terra con la più alta concentrazione di arte, storia e cultura del mondo sia per la posizione strategica al centro del Mediterraneo. Se poi ci dovesse essere una rinascita del Regno delle Due Sicilie retto da politici che siano degni di tale carica vorrei vedere quale stato o coalizione di stati potesse tener testa. Ma questo solo in linea teorica.

Oltretutto, unificare l'Italia in quel periodo, fu una mossa alquanto sbagliata. Infatti ogni Regione ha una sua storia ed una sua cultura diversa dalle altre, ed ancora oggi ne portiamo gli strascichi.

Se in Italia vi fossero signori politici l'Italia potrebbe diventare la prima nazione in assoluto sorpassando anche gli USA. Ma questo solo in teoria. Quello che semplicemente vorrei è che la mia Regione si riscattasse, e questo non avviene solo per i motivi politici che tutti conociamo.

 

Facendo un paragone nel suo contesto storico di cosa era il Regno delle Due Sicilie e cosa è adesso il Meridione mi viene spontaneo desiderare, storicamente parlando, che sarebbe stato meglio se Garibaldi non fosse venuto. In fin dei conti l'unità fu voluta da Cavour per espandere i traffici commerciali senza troppe grane di mezzo ed acquisire nuovi territori e nuove flotte navali a gratis. Non dimentichiamoci che la flotta borbonica fu requisita pari pari, ed erano signore fregate (Etna, correggimi se sbaglio, l'alzheimer gioca brutti scherzi :s11: ).

 

Infine, vedendo lo schifo più atroce della politica italiana, unica al mondo nel suo genere, i danni che ha fatto, è più che naturale diventare un pò nostalgici. Ma tutto questo solo perchè amo la mia Terra.

 

Il 10 Luglio 1848 fu redatto lo statuto fondamentale del Regno di Sicilia. Se volete dateci un'occhiata LINK

 

Allo stesso link sono presenti anche gli statuti delle altre Regioni.

Edited by Marcuzzo

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Mon cher Marcuzzo,

 

Primo: la rivolta dei brontesi (lo ricordi espressamente tu stesso) fu una rivolta a contenuto eminentemente sociale, non politico. Esigevano la restituzione di terre per le quali si battevano da secoli. Ma su quella sottrazione di terre, che risaliva alla fine del Quattrocento e che era imputabile a Papa Innocenzo VII, aveva pesantissime responsablità anche Ferdinando I, che ne aveva fatto graziosa

ed arbitraria donazione a Nelson. Permettimi quindi di avere sostanziose riserve sull'illuminato governo, se non dell'intera dinastia, quanto meno di Ferdinando.

 

Secondo: un episodio di repressione è un episodio di repressione, e non può mai essere commendevole. Ma a giustificazione di Garibaldi dovrebbe militare l'argomento della assoluta necessità di non smarrire il controllo della piazza in una situazione fluida sul piano politico, sociale e militare (i rivoltosi dopotutto qualche borghese lo fecero fuori, e pure a colpi d'ascia) e, a parziale attenuante, il fatto che lui dalle parti di Bronte non c'era (c'era invece Nino Bixio, che a volegli bene si potrebbe affettuosamente definire una testa calda).

Insomma, delle due l'una: o ha ragione Castelli con la sua battuta sulle camicie rosse che sarebbero di moda al Senato oggi come allora (e paradossalmente ne viene che Garibaldi sarebbe quello che io ritengo fosse: un socialista umanitario alle prese con un'impresa più grande delle sue capacità di controllo, travolto dagli eventi, e utilizzato dal Governo di Torino che seppe passare all'incasso senza pagare dazio).

Oppure Castelli ha torto: ma Peppino resta in ogni caso l'uomo che seppe risolvere il nodo politico che né Torino né Napoli avrebbero mai avuto la capacità di sciogliere.

 

Terzo: lo Statuto del 1848 riguarda il regno di Sicilia, non quello delle Due Sicilie. Maturò appunto in un momento in cui la Sicilia si rivoltò con violenza contro Napoli (proprio nel '48 furono registrati episodi di inaudita ferocia fra i rivoltosi messinesi e le truppe governative).

Quindi, ancora una volta: o quello di Napoli era il migliore dei Regni possibili e non avevamo nessuna ragione di insorgere, oppure Napoli non era questo faro di progresso (e quindi qualche ragione perché qualche decina di migliaia di miei e tuoi antenati seguisse Peppino ci dev'essere pure stata).

Edited by marat

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Dimenticavo il quarto:

Il Leone di San Marco, che orgogliosamente lasci garrire nella tua firma non è (e tu lo sai bene) un residuo di spirito di corpo, e tanto meno di goliardia, fra ex dello stesso reparto.

E non è nemmeno il gagliardetto del Venezia, per il quale del resto non tifa nessuno. Nemmeno a Porto Marghera, penso.

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Guest Etna

Caro Cte Marat devo inchinarmi alla tua analisi storica,lucida e attinente.

Che il Regno di Napoli fosse quanto di meglio auspicabile contestualmente è una leggenda metropolitana.

La coscienza di uno storico deve mettere da parte i coinvolgimenti affettivi personali (Io sono di sangue Napoletano )

Ne sono testimoni le opere del Colletta e dell'Acton. Non era precisamente un bel vivere all'epoca dove c'erano si, navi modernissime,nuove e avveniristiche linee ferroviarie,etc..................... ma c'era una ignoranza abissale,perdurata

addirittura fino agli immediati anni del dopoguerra e quelli del pindarico Boom ,tanta fame fra il popolo da cui la leggenda che il napoletano ha portato il concetto di arrangiarsi allo stato dell'arte,tanta miseria e di più ancora !

Ma va altresì riconosciuto,che salvo qualcuno,la dinastia borbonica ha avuto sovrani illuminati e giusti.

Da qui,pensare che le sorti future del regno avrebbero potuto essere diverse e migliori è semplicemente pindarico e utopistico. Non mi pare che noi umani si sia dotati di poteri divinatori .

Semplicisticamente e,probabilmente riduttivamente, viene prepotente una considerazione che l'analisi storica troppo sovente e a malincuore,è costretta ad avvalorare : l'unità d'Italia è stato un semplice sfogo espansionistico del piccolo regno di piemonte.

Se si accetta l'unità d'Italia a guisa di dato incontrovertibile, non è possibile fare altrettanto con quella che è stata la gestione del paese sotto lo scudo sabaudo.

Ecco poi perchè nasce spontaneo il dubbio : se la casa regnante sabauda (visti i risultati della sua gestione) si fosse fatta i fattacci sua , è tanto sconsiderato il pensiero che forse il Sud,nella sua intierezza,poteva avere futuro migliore o quanto meno diverso ??

Si suol dire : ai posteri l'ardua sentenza !

Noi facciamo già parte dei posteri,ma ancora non riusciamo a scremare la storia e percepirne i valori fondamentali.

Ci vorranno ancora più tanti "posteri" forse ,per capire ? Boh !

ETNA

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Se si accetta l'unità d'Italia a guisa di dato incontrovertibile, non è possibile fare altrettanto con quella che è stata la gestione del paese sotto lo scudo sabaudo.

Ecco poi perchè nasce spontaneo il dubbio : se la casa regnante sabauda (visti i risultati della sua gestione) si fosse fatta i fattacci sua , è tanto sconsiderato il pensiero che forse il Sud,nella sua intierezza,poteva avere futuro migliore o quanto meno diverso ??

ETNA

 

 

 

Io il dubbio non ce l'ho: saremmo stati meglio se avessimo avuto l'indipendenza politica. Basti pensare alla produzione enologica che sosteneva buona parte dell'economia siciliana, e di cui le esportazioni si ridussero a zero per la illuminata politica di contrapposizione alla Francia che venne inaugurata dal Regno sabaudo. C'è uno studio di Robert Putnam che dimostra come la percentuale della manodopera impiegata in attività industriali nel 1860 fosse più alta in Calabria che in Emilia Romagna, la mortalità infantile più bassa nel meridione che nel settentrione, lo Stato napoletano l'unico ad avere un bilancio in pareggio (magari a discapito del ... welfare, che peraltro non mi pare fosse di moda negli altri stati preunitari).

Ma sopratutto sono persuaso che saremmo stati meglio perché costretti a sviluppare quella classe dirigente (politica e imprenditoriale) che la subordinazione alla Spagna aveva impedito che crescesse nei secoli precedenti, e che, quando stava per cominciare a nascere, venne decapitata dalla repressione succeduta alla Repubblica Partenopea.

Il punto però a mio avviso è proprio questo. Noi non abbiamo perso la partita perché siamo stati sfortunati. Noi abbiamo perso perché ci siamo presentati all'appuntamento della modernizzazione del paese privi di una classe dirigente (ed anche di una classe media). Dopo, essendo stati utilizzati come polmone di espansione per l'indusria e l'economia della restante parte del paese, quella classe dirigente non ce la potevamo più inventare.

Questi sono i motivi razionali (di quelli emotivi ho già detto) che mi fanno pensare alla sterilità dell'esercizio del "quanto sarebbe stato bello se...". Noi riscatteremo le nostre terre e la nostra dignità quando prenderemo coscienza della necessità di farlo, quando fabbricheremo una classe dirigente reale, quando la pianteremo di sentirci perseguitati dalla malasorte, quando ci sentiremo normalissimi cittadini dell'Italia e dell'Europa e non nobili decaduti e geni incompresi. In questo gli altri, con tutto l'autentico affetto che ho per romani, genovesi o veneziani, statene certi non ci aiuteranno. Non potrebbero, ed è pure giusto che sia così.

 

Comunque grazie Etna, io ci sono nato sotto l'Etna, figurati con che simpatia posso leggerti.

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Dunque, precisando, non è che sia giusto mettere in risalto il fatto che era un massone come se uno lo stesse additando...del resto sarà ricordato per aver fatto l'unità d'Italia e non certo per aver preso parte alla Massoneria.

Senza mettere in risalto il suo lato massone, mi riferivo soltanto all'"omertà" che regna intorno alla figura di Garibaldi in merito a questo suo lato che, come giustamente ricordi, era comune alla maggioranza dei patrioti.

Quello che mi chiedo io è: perchè, ad oggi, si ha ancora paura ad ammettere che anche Garibaldi è stato massone!?....senza che ciò voglia significare mettere in risalto (e basta) la sua appartenenza alla Massoneria (che non vedo perchè dovrebbe essere "inaccettabile").

 

:s01:

 

Forse non mi sono spiegato bene. :s02:

Inaccettabile sarebbe additare un persona come massone... quasi alla stregua di un pedofilo, ecco cosa sarebbe inaccettabile.

Ricordare ogni volta che Garibaldi era un massone, sarebbe come tacciarlo. E invece non c'è nulla di strano.

Poi, francamente, io non la vedo tutta questa omertà: io personalmente lo sapevo che Garibaldi lo era e ti posso assicurare che l'ho letto sui libri di scuola. Normalissimi libri.

 

In verità oggi ho sentito il dibattito al Senato.

Devo dire che al di là di ogni considerazione su Garibaldi i senatori che hanno protestato avevano ragione da vendere.

E' successo che durante la commemorazione il presidente del Senato ha dichiarato che sulla figura di Garibaldi il Senato stesso esprime unanime consenso.

Alcuni senatori (e in particolare il sen. Pistorio, siciliano) hanno vivacemente protestato, e secondo me a ragione, al di là ripeto di ogni valutazione circa le loro opinioni: se loro nel merito non apprezzano Garibaldi il presidente non può arrogarsi il diritto di parlare di "unanimità".

 

Non volevo fare nomi, ma io mi riferivo a dichiarazioni libere rilasciate da una certa parte politica per bocca di un nostro stipendiato. Nostro inteso come di noi cittadini italiani.

Lo stiperndiato in questione era Roberto Calderoli... e non stava commentando le dichiarazioni del Presidente della Camera, ecco.

 

Noi riscatteremo le nostre terre e la nostra dignità quando prenderemo coscienza della necessità di farlo, quando fabbricheremo una classe dirigente reale, quando la pianteremo di sentirci perseguitati dalla malasorte, quando ci sentiremo normalissimi cittadini dell'Italia e dell'Europa e non nobili decaduti e geni incompresi. In questo gli altri, con tutto l'autentico affetto che ho per romani, genovesi o veneziani, statene certi non ci aiuteranno. Non potrebbero, ed è pure giusto che sia così.

 

Questa è una delle cose più belle e interessanti che abbia mai avuto il piacere di leggere in un forum su internet. Ti ringrazio per l'opportunità, davvero complimenti.

Sono d'accordo con te sopratutto quando parli di leggenda metropolitana per quel che riguarda il Regno delle due Sicilie.

Sicuramente era uno stato avanzato e ricco (aveva industrie, sopratutto tessili, prima ferrovia della Penisola, ecc.), ma la ricchezza siamo sicuri che fosse in mano ai cittadini o era a beneficio solo e unicamente di un'oligarchia? E' questa vera ricchezza?

Io una mia idea me la sono fatta.

Consiglio a tutti di leggere il diario di un viaggiatore che vedeva tutto in terza persona, Goethe (Viaggio in Italia).

E anche il romanzo storico di un autore partenopeo, Enzo Striano (Il resto di niente).

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A mio avviso, questo è uno degli argomenti più interessanti - e al tempo stesso trattati più seriamente e con competenza - mai comparsi sulle pagine web di Betasom:

Mi complimento con tutti coloro che sin'ora hanno partecipato!

:s20: :s20:

Alagi

:s67:

Edited by Alagi

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Complimenti a tutti gli intervenuti per la profondità delle argomentazioni e per la passione che si sente sullo sfondo. E' bene che della nostra Unità si parli schiettamente anche degli aspetti più controversi, a volte delle ferite,inevitabili; ciò dimostra la maturità di un popolo. Resto tuttavia convinto di alcune cose:

- la creazione delle Nazioni,di tutte quelle degne di questo nome, nel corso della Storia non è mai stata indolore e quella di molti Paesi ai quali amiamo raffrontarci è stata ben più dolorosa della nostra (Francia,USA la stessa Gran Bretagna); è che loro le guerre civili le hanno fatte prima ed ora non ce le ricordiamo più...

-l'Unità, comunque sia stata raggiunta è un bene così inestimabile,un valore così grande che dovremmo ogni giorno ricordarci e dire grazie a quegli uomini che pur con i loro errori (col senno di poi) e le loro debolezze, le loro crudeltà, i loro interessi magari inconfessabili, la resero possibile. Grazie Peppino.

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Guest Etna

Chiosando l'eccellente replica del Cte Marat,in termini di cervelli pensanti e classe dirigente,va altresì detto che nonostante i secoli trascorsi, continuiamo a patire dello stesso problema,e a quanto pare senza soluzione di continuità.

La causa potrebbe essere individuata in una sorta di smarrimento della propria memoria o dei propri retaggi ; appare alquanto scontata,ancorchè banale, la conclusione che un sorta di sano e costruttivo campanilismo avrebbe potuto consentire la sopravvivenza di determinati e fondamentali valori etnico-politici locali,che viceversa,trasferendosi ad un livello superiore e quindi "nazionale" hanno perso di sostanza e di identità.

A mio avviso non avrebbe potuto essere diversamente.

Un breve excursus in terra d'altri potrebbe forse far germogliare qualche teoria alquanto valida,quanto meno che varrebbe la pena di tentare.

E qui mi fermo, decisamente ,per il semplice fatto che le terre a cui mi riferisco hanno una struttura spiccatamente federalista.Ma attenzione !

Queste strutture federaliste hanno una loro ragione d'esistere e vivere perchè connaturate nel popolo,in altri termini ( e magare banalmente) ce l'hanno nel DNA .

Chissà ! Forse avrebbe potuto essere la strada migliore fin dall'inizio piuttosto che buttare tutto dentro in un unico calderone.

Tutto ciò trova drammatiche analogie nel mondo industriale ed economico : tutte quelle aziende che si consorziano,ovvero che per svilupparsi maggiormente

si fondono con altre o entrano a far parte di un "blocco" e quindi un unico carrozzone,alla fine non fanno altro che calarsi nell'abisso del fallimento,del crack finanziario,in antitesi alle motivazioni che avevano indotto al "gran carrozzone".

Per lo stesso motivo alcune aziende medio-piccole,fintanto che restano dimensionate in armonia con la propria struttura,riescono a sopravvivere.

Viceversa quando fanno o tentano il salto di qualità,e quindi pervengono a dimensioni maggiori ,tutto ciò può risultare fortemente squilibrato e destabilizzante.Alla fine,l'esito non può essere che uno : "il botto" !

Naturalmente,tutto quanto fin'ora scritto ,non trova miglior definizione di : grandi esercizi di funambolia mentale.

Nella sostanza e nella forma, appare tutto irreversibile e compromesso,principalmente volto alla conquista della sopravvivenza .

Non posso non chiedere a me stesso,tanto per tornare in argomento, chissà mai cosa stia pensando don Peppino,vedendo l'Italia di oggi ?

ETNA

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Ricordiamoci pure che Garibaldi,..parti' da Quarto verso Marsala con solo Mille persone,..

e precisamente 1089,...persone di tutti i ceti e

ranghi,..ricchi,..poveri,..ladri..Bergamaschi,..Comaschi,..Genovesi,..Bresciani

e di quasi tutte le regionid'Italia,che allora era divisa in tanti stati e repubbliche..

cosa voleva questa gente eroica?..

Ci si dimentica spesso di questa gente,...

Partirono con la voglia di creare un'Italia Unita,...furono aiutati da gente come

la gente di Sicilia, gente della Calabria,..gente che aiutarono Garibaldi contro Franceschiello che a quanto pare non era tanto ben visto dalla popolazione povera...

Ricordiamoci pure che Garibaldi,..regalo' l'Italia Unita a Vittorio Emanuele II che in cambio lo volle fare Duca di....( non ricordo ),...ma Lui rifiuto'...

Libero' anche Roma dall'oppressione del Papa Re...

Poi si ritiro' a Caprera e mori' cosi',...semplicemente...

Che dire di piu'?

Sin da piccolo,..mi ha sempre affascinato questa storia,..e spero che anche ai miei figli,..venga quella voglia di ricordare per sempre queste persone che io considero EROI..

 

A voi l'ardua sentenza..

 

BERILLO

Edited by BERILLO

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Guest Etna

Sicuramente Vale.

Ma non è in discussione il valore dell'uomo e delle sue gesta.Piuttosto un'analisi,o un tentativo di analisi,di chi lo ha spinto all'impresa,quali motivazioni e appoggi per indurlo a tanto. Se possibile scevro da coinvolgimenti politici,posto che della sua figura se ne sono impossessati in troppi.

ETNA

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Insanamente cedendo alla tentazione di conversare ancora con te, Etna, e giurando poi di finirla. Ma con un pensiero al buon Marcuzzo, e con sincera gratitudine a chi, felicemente vivendo a Savona o a Trento, ha avuto la buona grazia di reggere i nostri sproloqui.

Guardavo sere fa un concerto teletrasmesso da Piazza del Duomo di Catania, e inorgoglivo (vivo da quasi quarant’anni a Roma) di quelle architetture. E di quegli architetti, di quegli amministratori, delle migliai1a di scalpellini e manovali, di quella civiltà che aveva saputo pensarle e renderle possibili a pochissimi anni da un terremoto devastante.

E mi è venuto in mente un flash dimenticato da trent’anni: di un ragazzo di Rimini che mi chiede dove ho fatto l’Università, ed alla mia risposta che l’ho fatta a Catania, mi replica tagliente che mica ce l’ha Catania l’Università. E mi sono ripetuto a distanza di trent’anni: l’Università a Catania c’è dal 1434 e nel resto d’Italia la notizia non è ancora risalita. E ci sono queste scenografie grandiose disegnate da Vaccarini, ma potresti raccontare che Vaccarini era il luogotenente di Bernardo Provenzano e l'Italia quizzarola ci crederebbe.

Ecco Marcuzzo, noi ci siamo fatti prendere da questo legittimo scoramento, dalla amarissima constatazione che avendo bussato alla porta di casa dopo un viaggio di qualche secolo nessuno ha avuto più voglia né di riconoscerci né, meno che mai, di aprirci. Ma è mai servito a qualcosa lo scoramento ?

Ci diceva Pietro Barcellona che insegnava Diritto Privato all’Università: restate qui a lavorare, non andate via, altrimenti sulle carte di Sicilia fra cinquan’anni scriveranno “hic sunt leones†e saremo terra di safari per i cummenda e le sciure. Neanche quello è successo, Marcuzzo. Da noi arrivano i tedeschi con i voli low-cost, ma i cummenda e le sciure se devono rassegnarsi al Mediterraneo vanno a Castelloritzo.

Io dalla lezione di Pietro Barcellona (e da altri suoi scritti che ho letto decenni dopo, quando da Catania me n’ero andato per sempre) questo ho ricavato: che la nostra identità è perduta, e che non ha senso andarne a raccattare i cocci, perché non si fanno rivivere i morti.. Gli Etruschi non sono finiti perché sterminati dai Romani, anzi… Sono svaporati perché ne è stata spenta la lingua, le strutture sociali, il sistema economico, la cultura.. Quando succede qualcosa di questa portata una nazione scende sotto l’orizzonte della storia, e ci resta fintanto che non abbia accumulato energie sufficienti per elaborare una identità del tutto nuova. La Toscana per ricreare una propria civiltà totalmente originale ha pagato con una dozzina di secoli di oblio.

A noi napoletani e siciliani è successo qualcosa del genere, e se non ce ne rendiamo conto è solo perché il processo non è del tutto concluso. Ma è sufficiente raffrontare la ricostruzione di Catania dopo il terremoto di fine Seicento con quella di Messina della prima metà del Novecento per cogliere la sintesi dell’abissale caduta di civiltà. Io non credo, Etna, che se i piani per la ricostruzione di Messina fossero stati elaborati a Napoli o Palermo anziché a Roma sarebbero stati meno desolanti.

La nostra identità, la nostra cultura, erano asfittiche e periferiche già a metà dell’Ottocento, e l’interruttore della modernizzazione ce lo eravamo spento da soli, o se preferisci lo avevano spento i nuovi assetti produttivi e i nuovi modelli politici vigenti in Europa dalla fine del Settecento: non lo hanno spento né a Torino né a Roma. Casomai, né Torino né Roma si sono dati la pena di riaccenderlo, ma questa è comunque un’altra storia. (Ma poi davvero qualcuno crede che i Governi esistano per riaccendere gli interruttori spenti? E non è forse vero che da trent’anni ormai ci ripetiamo ossessivamente che compito di uno Stato è solo quello di creare un sistema di regole, meglio -molto meglio- se ridotto all’osso e che ognuno la sfanghi come meglio sa e può ?).

Sì certo, Etna: una composizione dello stato su basi federali ci avrebbe dato più chance, e oggi quasi certamente staremmo economicamente meglio. Ma così non è stato, e allora che facciamo ce la prendiamo con Peppino e aderiamo alla proclamazione di lutto dei Padani ? Nessuno ci impedisce di farlo: ma quel giorno mi metterò a lutto io, e per la defitiva dipartita della nostra intelligenza.

Più che le immaginette di Garibaldi forse servirebbe cominciare a buttare a mare le nostre raccolte di cartoline illusrate: quelle con il Vesuvio e il pino di Posillipo morto da cinquan'anni e sempre presente, quelle con i mandolini, i fichidindia, i marranzani e i carretti siciliani. Servirà a poco e ci vorranno (come per gli Etruschi diventati Toscani) dieci o dodici secoli. Ma è bene che i Mille restino la favola bella di una modernizzazione che ci era sembrato di poter acchiappare per la coda, e che, per quanto evaporata, ha avuto almeno il merito di porre le condizioni perché cominciassimo a svegliarci.

Il wargame per inchiodarli sulla battigia di Marsala lasciamolo giocare ai signori con la cravatta verdolina.

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Piuttosto un'analisi,o un tentativo di analisi,di chi lo ha spinto all'impresa,quali motivazioni e appoggi per indurlo a tanto.

 

Ecco, questa è un'osservazione veramente interessante.

 

Così come mi sembrerebbe puerile affermare sic et simpliciter che "il fascismo è andato al potere grazie alla marcia su Roma" (senza andare a vedere tutto quel che c'era dietro), trovo altrettanto superficiale affermare che "i 1000 sono partiti da Quarto, sono sbarcati a Marsala ed hanno sbaragliato le armate di Franceschiello".

 

Non sarà che, come ampiamente argomentato in alcuni dei precedenti post, "Franceschiello" era già lì lì per cadere da solo?

 

Adesso che ci penso mi viene un flash...tanti e tanti anni fa vidi un documentario, in cui un gruppo musicale "tradizionale", lucano (mi pare), cantava una melodia che più o meno recitava (in dialetto):

 

"e viva viva Garubbalde, evviva il gran conquistator, venuto a liberare li padruni, e a parlar di libertà..."

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Guest Perla
Parlando un po' tera-tera (e poi la chiudo lì), sinceramente non è che mi sia mai strappato i capelli per Garibaldi...

 

...idem come sopra....ed anche io la chiudo qui!

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Guest Etna

Essendosi ormai esaurito l'argomento,vorrei esprimere il massimo apprezzamento per la qualità degli interventi e la pacatezza degli stessi.

Credo che uno dei pochi piaceri rimasti, nella attuale società ,sia proprio quello di poter dialogare con arguzia e dovizia di considerazioni.

E' sempre più sporadico ciò,e quando accade è un piacere immenso potersi confrontare civilmente ma con argomentazioni intelligenti e super partes.

Al prossimo topic signori ,nella certezza ormai consolidata di avere interlocutori di eccellente brillantezza culturale.

Buone vacanze a tutti,almeno a quelli che vi andranno o vi sono già.

ETNA

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Su Garibaldi si è detto, scritto e favoleggiato moltissimo. Vorrei dire la mia precisando che credo di essere uno dei pochi che si sono lette per intero le sue memorie e hanno

avuto la costanza di leggersi gli altri suoi lavori: discorsi, opere teatrali (!), ecc., tutti di valore estremamente mediocre, sia come stile che come contenuto. Schematicamente, lo definerei così:

-Un militare istintivo, eccezionale nella guerriglia e nell'uso servizi di informazione.

-Un eccellente conoscitore di uomini

-Un generale con un c... formidabile (qualità importantissima!)

-Un uomo sobrio e onestissimo

 

Ma c'erano anche dei difetti:

-Un politico (fu a lungo deputato) ingenuo, facile strumento degli interessi altrui

-Non rubò, ma non si preoccupò mai di controllare che non lo facessero gli altri

-Fondamentalmente ignorante, incapace di valutare il mondo intorno a lui

 

Guglielmo

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Purtroppo sono stato lontano e non ho potuto seguire prima questo tread interessantissimo...

 

Mi permetto alcune considerazioni sul cosiddetto maggior sviluppo economico del regno delle due Sicilie rispetto al Piemone in particolare e al Nord Italia in generale.

 

In realtà chi vuole portare avanti la tesi che il regno delle due Sicilie fosse al pari o addirittura superiore al Piemonte in termini di sviluppo economico cita fondalmentalmente due dati:

1) Il fatto che il Regno delle due sicilie avesse realizzato la prima ferrovia italiana.

2) Il fatto che il regno delle due sicilie aveva il pareggio in bilancio

3) Il fatto che il banco di Napoli fosse "ricchissimo"

 

In realtà le condizioni di arretratezza del Meridione esistevano ed erano ben gravi.

In relazione al punto 1) nel 1860 il Piemonte disponeva di più di 1000 km di ferrovie, il regno delle due sicilie 50km (ovvero dopo il primo esperimento non si era fatto più nulla) Perchè? E' ovvio, l'imprenditoria del nord iniziava ad entrare nell'era indistriale e le ferrovie erano FONDAMENTALI per la movimentazione economica delle merci prodotte. essa pertanto investiva i propri capitali (o cercava la collaborazione di quelli stranieri) per creare quelle infrastrutture indispensabili alla crescita ecomonoca del paese. I capitalisti del sud invece erano per lo più latifondisti a cui interessava unicamente al rendita fondiaria e non investivano in infrastrutture e neanche le chiedevano allo stato.

2) Vero, ma il Piemonte stato peraltro più piccolo (circa in terzo del meridione) in 11 anni aveva combattuto ben due guerre contro l'impero asburgico. Inoltre lo stesso piemonte aveva una politica di incentivazione economica alle imprese piemontesi, che stavano mettendo le basi per trasformare in una nazione industriale l'Italia, paese che prima del 1840 era unicamente agricolo. Tali politiche in genere costano, producono un aumento del debito pubblico, ma alla lunga anche un tale sviluppo economico che dovrebbe ripagare il debito iniziale. lo sviluppo del nord ha radici profonde anche nel tempo.

3) Il ricchissimo Regno delle due SICILIE era talmente ricco che nel 1860 in tutto il regno vi erano ben......DUE BANCHE..... se mi spiegate che tipo di circolazione di denaro vi possa essere in uno stato con solo due banche...... non diciamo panzane, grazie! Inoltre se fosse stato così ricco, perchè solo i mercenari svizzeri e i soldati (professionisti pagati e non di leva) hanno combattuto per difenderlo... Dove erano le elitè intellettuali (nel senso dei borghesi o dei nobili) che avrebbero dovuto combattere e guidare il popolo contro gli invasori?. In realtà mi sembra che fino al Volturno per Garibaldi fù una passeggiata militare, aiutata dalle rivolte di siciliani e calabresi che andarono ad ingrossare le fila dei mille, che 1000 non erano, visto che il Medici portò di rinforzo ben 20000 volontari settentrionali a Garibaldi, dopo che questi era riuscito ad impiantarsi in Sicilia e che questa si era schierata in massa con "l'invasore" settentrionale, volotari ben armati e discretamente equippaggiati dal Piemonte (cioè dalla Società Nazionale, un gruppo politico finanziato da.....Cavour e dal Piemonte). In realtà la spedizione siciliana non fù un'eroica guasconata di un eroico generale e 1000 scalmanati, ma una operazione miltare molto ben organizzata da Cavour e Farina, travestita da spedizione e insurrezione popolare per evitare le reazioni Austriache e soprattutto francesi. Non dimentichiamo che proprio questi ultimi, che pure furono nostri alleati nel 1859 volavano che il piemonte si ingrandisse un pò a spese sell'austria-ungheria per diventare loro i dominatori della penisola. Fu il genio politico di Cavour e la volontà dei patrioti italiani che permisero di indirizzare i nostri due invadenti vicini (o padroni sarebbe il termine migliore) l'uno contro l'altro, mettendoli infine di fronte al fatto compiuto dell'Unità d'Italia.

 

Il mio Veneto, pur sotto la efficiente amministrazione austroungarica, non ha un ricordo dei crucchi cosi buono, certo l'amministarzione era efficente, ma le tasse alte e lo sviluppo economico bloccato da un notevole immobilismo (anche se legato più alla mancanza di capitali che a cattiva volontà dei crucchi). E Venezia nel 1848 fù l'ultima ad arrendersi.... non per niente la nosta bandiera raffigura un Leone.....

 

 

Una ultima considerazione: la perdita di libertà ed indipendenza degli stati della penisola Italiana inzia nel sedicesimo secolo, in concomitanza con la decadenza economica che aveva colpito la penisola dal 1600 in poi, in parte per l'esclusione dei mercati delle americhe (per ragioni geografiche) in parte per la frammentazione politica della Penisola.

Fino al 1848 eravano stati servi (se non schiavi) di: Francesi, Spagnoli, Austriaci. E tutti hanno predato.....

 

Dal 1860 la nostra patria, con tutti i limiti, gli errori (e anche i crimini che sono stati commessi) è tornata a crescere economicamente e anche politica, fino a diventare, per un certo periodo, la 5 potenza ecomonica del mondo (occidentale)

 

Una considerazione su ciò che sarebbe accaduto al sud senza l'unificazione..... io guarderei ad un paese a noi vicino per cultura e carattere nazionale, la Spagna. Stesse situazioni politiche e stesse situazioni sociali. Probabilmente il sud avrebbe avuto una situazione e uno sviluppo politico ed economico simile, cioè 80 anni di guerra civile (latente o manifesta), decadenza economica, arretratezza politica, dittature.....in più con l'aggravante di gravi problemi di criminalità organizzata......

 

Ciao

Ursus

Edited by Ursus Atlanticus

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Effettivamente, Ursus, la dicussione aveva preso una piega un po' filomeridionale. Non viene a sproposito la tua àncora galleggiante. Ma concedimi una replica: breve, dato che avevo giurato il silenzio eterno.

 

Uno- Per ben fondare un’opinione sulle condizioni del Meridione nel 1850 si potrebbe leggere lo studio di Robert Putnam che riporta moltissimi dati oggettivi e poche opinioni. Ne ho già fatto cenno, e nei prossimi giorni ci scriverò sopra dieci righe.

 

Due- Nessuno pensa seriamente (né io, né Marcuzzo, né Etna, se posso permettermi) che le Due Sicilie fossero l’America. Ma se sostenere che fossero l’Africa nell’immediato è servito (le sintesi offrono il vantaggio di consolidare i fatti compiuti) oggi giova solo a perpetuare la supponenza dei settentrionali e il vittimismo dei meridionali.

 

Tre- La Spagna è un buon riferimento per interpretare la realtà del nostro Meridione, non per niente vi ha dominato tanto a lungo. Ma ipotizzare ottant’anni di guerra civile e dittatura ove l’Unità del Paese non avesse avuto luogo è esercizio che porta poco lontano. Dopotutto la Spagna ha recuperato; mentre noi, malgrado la nostra Unità sia cosa compiuta, la criminalità organizzata ce la ritroviamo sullo stomaco tale e quale era centocinquant’anni fa (se non peggio).

 

Quattro- La storia non è reversibile, e di solito le nostre opinioni sul passato non hanno influenza sul futuro. Quindi la Lega ha tutto il diritto di mettersi a lutto per l’Unità d’Italia, ma, nonostante l’impegno, non ce la farà ad arrivare per tempo a Quarto, e, anche se ce la dovesse fare, non riuscirà a convincere Garibaldi a non partire.

 

Cinque- Sono cresciuto nella certezza che l’Unità di questo Paese fosse una condizione che ci proiettava tutti nel futuro; e che di questo futuro non facesse parte l’aria stantia di sagrestia, né le sagre della salsiccia, né i diecimila palii di paese, né i festival della canzonetta dialettale. Credo, con Sergio Romano, che gli ultimi cinquant’anni abbiano segnato il trionfo delle Pro Loco e un sensibile regresso nella civiltà collettiva. Credo anche che a questo risultato abbia contribuito la stura ai nobili sentimenti di solidarietà interregionale che è stata data dai soprannominati movimenti d’opinione.

 

Sei- Non mi ha mai pesato scontare lo svantaggio della partenza ad handycap che è solitamente connessa al nascere in una regione che ha un reddito pro capite uguale alla metà di quello del Piemonte (del resto, nessun regime al mondo ha saputo negli ultimi cent’anni eliminare i gradienti di ricchezza esistenti fra diverse aree dello stesso paese). Ma mi ferisce essere accolto da un francese come un ospite gradito, e da un bergamasco come un parente imbarazzante. E dovrei dire: mi indigna.

Ecco: credo che un recupero di dignità, da parte di noi Meridionali, possa essere una delle chiavi di volta per iun recupero di civiltà che vada a vantaggio di tutti.

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