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malaspina

L'equilibrio Su Di Una Nave In Affondamento

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Comandanti,

ho recentemente visitato il Parco dei Mostri di Bomarzo e oltre a tutte le belle sculture e scenografie presenti, sono stato colpito da quella conosciuta come LA CASA PENDENTE.

Questa, per chi non l'ha vista, è una costruzione di due piani, fortemente inclinata, vuota e si può visitare.

Quello che mi ha colpito è stato il forte senso di squilibrio e compressione della testa, che ho provato entrandovi dentro. Questo stato di malessere limita nella deambulazione e nei movimenti che risultano pesanti e meno precisi.

 

Quando ero lì, ho messo in relazione questo stato di cose di questa abitazione inclinata di circa 20°, con quello che può avvenire su di una nave in affondamento.

Mi piacerebbe che qualcuno competente in materia medica, confermasse questa conseguenza psico- fisica, che porta ad una debilitazione amplificata in quel caso anche dallo schoc della perdita dell'unità.

Non ho mai letto nei libri narranti perdite di unità, di effetti di questo tipo che sicuramente si presentato, mettendo ancora più in crisi la sicurezza della nave dovuta alla difficoltà nell'effettuare le manovre ai congegni all'interno.

 

Mi immagino cosa deve essere successo sul Malaspina al suo primo passaggio dello Stretto di Gibilterra, che per colpa di una corrente rimase per diversi minuti perfettamente verticale.

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Si attribuisce alla perdita dell'assetto andando in verticale prora in giù la perdita di almeno uno dei Daphné francesi nel '68 (anno funesto per i battelli) mi pare. Negli anni successivi vennero aggiunte degli appositi supporti in camera di manovra per impedire al personale di cadere perdendo la capacità di manovrare.

Su qualche battello ci delle apposite cinture di sicurezza.

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Guest Perla
Su qualche battello ci delle apposite cinture di sicurezza.

 

....non deve comunque essere un bel momento....almeno le prime volte! :s44: :s23: :s49: :s14:

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Io sono stato in barca a vela con inclinazione oltre 45° (30 nodi di vento) e non è che si sentisse molto il disagio, era più fastidioso il bccheggio stando in dinette.

Diciamo che un marinaio non alle prime armi dovebbe essere abituato alla nave che si muove ovviamente nei limiti.

In una in affondamento non so.

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Guest Etna

Fortunatamente non è un'esperienza che abbia fatto. :s10:

Ci sono andato vicino con un incendio a bordo di vaste proporzioni,ma alla fine ce la siamo cavata per un soffio.

Ritengo che la maggior discriminante possa essere la condizione di essere all'aperto o al chiuso.

Molto probabilmente ,al chiuso,potrebbe essere implicata una situazione claustrofobica con relative conseguenze.

Certo è, che ,dal punto di vista psicologico, stare a bordo di una nave che affonda non è la migliore delle situazioni,anche perchè su una nave fortemente sbandata,i movimenti sono per forza rallentati e precari e se a ciò si aggiunge una particolare condizione di stress,tutto diventa maledettamente difficile da gestire con la necessaria lucidità.

Credo che in una tale situazione,la preoccupazione più pressante sia quella di salvare la pelle e trovare quindi il modo più opportuno. Questa situazione la si vive, a parer mio, anche dalla diversa collocazione dell'equipaggio , e mi spiego :

quelli di coperta,all'aria aperta, "vedono" quello che accade e quindi psicologicamente hanno un qualcosa da gestire mentre quelli che sono in macchina, non "vedono" nulla e quindi la situazione è ancora peggiore.

In definitva credo che la forte sensazione di disagio fisico sia da addebitare in larga misura quale diretta conseguenza della forte pressione psicologica.

ETNA

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le "inclinazioni" sono parte della vita di ogni marinaio. più che gli sbandamenti trasversali temo quelli longitudinali (ma forse è forma mentis mia, da sommergibilista) e non a caso ci si allena sui simulatori a scuola sommergibili e si fanno esercitazioni di rapide discese o risalite.

immagino che lo stress di una emergenza possa essere ulteriormente devastante ma anche qui posso citare solo l'esperienza personale ho vissuto incendi e allagamenti e in entrambi i casi ho agito prima e solo dopo ho subito lo schock (sotto forma di sudori freddi e tremarelle). l'addestramento si è dimostrato fondamentale e credo che lo sarà sempre in futuro...

 

da rimarcare che anche "quelli di superficie" hanno il loro simulatore, sotto forma di una fetta di nave libera di inclinarsi di alcune decine di gradi all'interno di una vasca ed in cui le falle devono essere tamponate ed esaurite entro tempi determinati.

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Credo che la differenza sia tra chi sta sopra o chi sta sotto, la mancanza di punti di riferimento come un orizzonte o un qualsiasi oggetto porti a un certo Sbandamento :s14:, mi posso immaginare quei poveretti imbarcati nelle corazzate con il mare in tempesta o una foto che e rimasta nei miei incubi dove si vede una portaerei in forte sbandata :s12: :s12: in quei momenti chissa cosa penzavano i marinai :s14:

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Molto interessanti le vs. risposte e de esperienze, ma quello che volevo dire con questo topic sta nella difficoltà di deambulazione e valutazione nei movimenti in ambienti fortemente inclinati (fissi e non alternanti come in nave con mare formato).

Quello che ho provato io nella casa di Bomarzo, mi chiedevo se lo si prova anche a bordo in situazioni di inclinazioni fisse di diversi gradi.

Per la mia esperienza di marinaio, ricordo di aver preso delle notevoli mareggiate (Nave Pioppo) e di aver avuto problemi di equilibrio dovuto ai repentini spostamenti dello scafo. Ma non ho provato quel senso di oppressione alla testa e difficoltà di muovermi, anche in locali chiusi (ero motorista). Proprio, secondo me, per il fatto che l'inclinazione non era statica ma alternante, in questo modo il nostro equilibrio era solo turbato da una causa meccanica e non psichica, come invece è avvenuto nella casa inclinata.

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da rimarcare che anche "quelli di superficie" hanno il loro simulatore, sotto forma di una fetta di nave libera di inclinarsi di alcune decine di gradi all'interno di una vasca ed in cui le falle devono essere tamponate ed esaurite entro tempi determinati.

Esiste ancora?

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be in effetti quello che dici te e in realta una forzatura dei normali parametri di equilibrio, quel senso di oppressione che tu sentivi, credo e ribadisco credo non essendo un medico, si una risposta del nostro organismo al tipo di situazione, ci vorrebbe qualcuno ferrato in voli spaziali dove siquramente avranno sviscerato questo argomento a 360 gradi :s03:

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Esiste ancora?

 

certo, ho mandato poco tempo fà una delle "mie navette" a fare addestramento e fà ancora il suo dovere!

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certo, ho mandato poco tempo fà una delle "mie navette" a fare addestramento e fà ancora il suo dovere!

Prima prova = gran bevuta!

Dimenticai di commutare il boccaglio delle bombole da esterno ad interno! :s43:

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Effettivamente è capitata la stessa cosa anche a me avendo visitato una casa analoga, ad Orlando negli States;

Essendomi posto la stessa domanda a suo tempo, credo di aver capito che effettivamente lo sbandamento all'interno di un immobile è dovuto al fatto di avere i propri punti di riferimento falsati in quanto il cervello è abituato a ricevere informazioni di livello "logistico" di tipo standard.

Lo stesso, invia impulsi sballati all'orecchio interno, che modifica lo status delle famose "pietroline" poste all'interno dello stesso orecchio in seguito al tentativo della persona di posizionarsi in maniera ortostatica relativamente ai punti di riferimento ultimamente acquisiti, ovvero a ripristinare l'equilibrio; da qui una successione di informazioni sbagliate che concatenandosi portano alla totale perdita di equilibrio e sensazione di sbandamento e talvolta di nausea: ed è proprio su questo che gioca l'ideatore di una tale se pur blanda, efficace, attrazione.

Credo pertanto che a bordo di una nave fortemente sbandata o inclinata possa avvenire la stessa cosa in quanto sempre riconducibile al tentativo di ripristinare un equilibrio che diventa instabile proprio grazie alle informazioni sballate che arrivano dal cervello all'orecchio interno, principale responsabile dell'equilibrio, ma penso comunque, paradossalmente, che si possa soffrire con minore intensità grazie al fatto che in una situazione simile non ci si trova fermi ma bensì in movimento, equilibrandosi in maniera tale da non dover avvertire la famosa sensazione di oppressione data da un ambiente inclinato, in quanto l'equilibrio varierebbe da istante a istante.

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Credo che il problema più grosso potrebbe essere fare le scale...

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Guest luciano pietri

Non so se è quello a cui allude Malaspina ma ricordo che in navigazione, con mare molto mosso di prua se ti trovavi su una scala quando l'inclinazione della barca aumentava dovevi fermarti, le gambe si fermavano in automatico mentre poi quando la prua era bassa sentivi una spinta a salire.

Però pensandoci era solo dovuto all'inclinazione della scala, con prua alta superava anche i 90* con prua bassa quasi in piano.

Sono entrato varie volte in ambienti fortemente inclinati ma non ho mai provato malessere fisico.

Scusa Moreno ma a te fa effetto salire sulla cupola del Duomo di <firenze o a S.Pietro a roma?

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Sono entrato varie volte in ambienti fortemente inclinati ma non ho mai provato malessere fisico.

Scusa Moreno ma a te fa effetto salire sulla cupola del Duomo di

 

No Luciano, non ho nessun tipo di problema negli edifici che hai mensionato e non soffro assolutamente di vertigini.

Ma in quella casa a Bomarzo mi sentivo veramente limitato nei movimenti e oppressione alle orecchie, stessa sensazione la provava Maridesigner. Abbiamo anche pensato che il tutto fosse motivato da altra natura, invece che l'inclinazione della casa, ma non sappiamo a cosa attribuirlo.

Se non ci sei stato ti consiglio di prendere in considerazione una gita domenicale...poi se ne riparla.

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Capisco quello che intendi Malaspina, sono stato in quella casa e ho provato le stesse tue sensazioni,diverse da una situazione qualunque di navigazione.

Non sono esperto di navigazioni importanti e non sò dare una risposta tecnica,ipotizzo però che il problema sia esclusivamente psicologico, e non solo legato all'equilibrio, su imbarcazioni di qualunque tipo (quando funzionano bene) dopo un pò di esperienze,noi memorizziamo inconsapevolmente ogni tipo di variazione di assetto,variazioni che rientrano pur sempre in un modello dinamico in evoluzione, riconosciuto dal nostro cervello magari anche come inconsueto o estremo o pericoloso (in relazione allo stato del mare e alla nostra preparazione) ma ancora riconoscibile come "normale".

 

Una nave che affonda non sarà mai una cosa normale, ma sempre un evento terribile,che ti gira il mondo sottosopra,e che annulla le nostre faticosamente costruite certezze, togliendoci le energie da dentro e terrorizzandoci anche perchè appare come evento ineluttabile.

 

Questo io metterei in relazione alla casa che conosciamo,perchè una tra le nostre certezze ataviche è proprio la casa,così come la nave significa sicurezza e rifugio nel grande mare,e dato che una casa non a piombo è una casa che prima o poi crolla,scatta in noi il terrore che possa decidere di farlo con noi dentro!!. Li a Bomarzo se non sapessimo che è un gioco in fondo, usciremmo subito, invece rimaniamo lì a provare quel disagio e quel senso di circospezione un pò animale.(Poi anche il luogo però un pò impressiona!)

 

Concludendo, credo che chi si trovasse su una nave che affonda proverebbe tutte le sensazioni che hai descritto così bene, ma moltiplicate per tre e sommate alla tristezza infinita di vedere una nave che affonda.( l'ultima a patto che si salvi la pellaccia)

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Cosa torna a galla... dal punto di vista medico non posso essere utile , ma da quello che ho appreso posso dire che è tutto soggettivo. Qualsiasi situazione di emergenza provoca ansia per la paura di perdere la vita (della nave poco ce ne cala), non perché la nave è inclinata. Questa subentra quando si ha la certezza che non c'è più nulla da fare. Basti guardare un film in cui si vedono i marinai agitarsi con tutto il possibile per limitare un allagamento, di certo non si preoccupano se sono a 10 o 40 ° di inclinazione. Certamente non si può paragonare il mare agitato all'allagamento, il movimento e le emozioni sono totalmente diverse anche nel solo beccheggiare/rollare, mare vivo oppure onda lunga. Ciascuna Unità navale e membro dell'equipaggio reagisce diversamente e, a bordo, non tutti ne risentono allo stesso modo. Con mare da 4 a salire, spesso rimane in piedi il 30% del personale. Per quanto riguarda l'addestramento, che può aiutare ma non azzera il disagio psicofisico individuale, in marina si affronta "la fetta di nave" posta nel centro addestramento aeronavale di Taranto. Si tratta di una sezione trasversale di nave con cui è possibile simulare forti allagamenti ed incendi. Questa aiuta ad immaginare come può essere affrontare una serie di falle (falla libera o allagamento lento) in condizioni di forte disagio: senza luci, acqua fredda fino a torace, fumo intenso da gasolio incendiato con , ovviamente,  facciale ad aria del tipo pompieri. Si tratta di una sorta di Kobayashi maru, per la quale non esiste possibilità di raggiro informatico. Già quando l'acqua arriva al ginocchio con fumo causato dall'incendio di gasolio e l'inclinazione del piano si accentua si nota la differenza tra chi lo affronta per la prima volta e chi è addestrato. L'attività è organizzata in modo di addestrare sia l'attrezzatore sia il capo zona e gli incarichi vengono fatti ruotare in modo che tutti sappiano cosa e come fare. 

Edited by nostromodiroma

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