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antonio

Tavola 12

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Il termine“Potenze dell'Asse†è usato per indicare gli Stati dell'alleanza militare fra Germania nazista, Italia fascista e Impero giapponese durante la seconda guerra mondiale.

L’intesa fu stipulata e firmata tra la Germania e Italia il 24 ottobre 1936.

Patto d'amicizia formale e vago, ma di grande valore politico, sanciva il primo concreto avvicinamento tra i due paesi, divisi in precedenza dalla questione austriaca e dalla collocazione rispettiva nel quadro delle potenze europee. L'Asse era stato preparato dall'appoggio diplomatico che la Germania aveva offerto all'Italia impegnata nella guerra coloniale con l'Etiopia e nella reazione alle sanzioni.

Le prime conseguenze dell'accordo furono la partecipazione di Italia e Germania alla guerra civile spagnola, in appoggio alle forze franchiste, e l'adesione dell'Italia al patto anticomintern (autunno 1937). Mussolini era però ancora perplesso circa l'opportunità di legarsi alla Germania in una vera e propria alleanza militare. Ma nel maggio 1939, avvenuto l'Anschluss, dopo la conferenza di Monaco e l'occupazione italiana dell'Albania, egli si decise a firmare il cosiddetto Patto d'acciaio con Hitler al quale si unisce poi il Giappone, con la firma, il 27 settembre 1940, del Patto tripartito, nel quale il Giappone riconosce i preminenti interessi tedeschi ed italiani in Europa ricevendo analogo riconoscimento per l'Asia.

La condotta navale, e soprattutto sommergibilistica nei teatri bellici del Mediterraneo e dell’Atlantico fu principalmente diversa per la Germania e l’Italia. Le diversità sostanziali erano molte e quello che accomunava gli interessi delle due marine, soprattutto nel campo sottomarino, era ben poco. Anche se l'Italia aveva una flotta numerosa, non aveva quella base industriale che consentì alla Germania di avere un programma di costruzioni navali di massa. Durante il conflitto, mentre l'Italia fu in grado di produrre a stento 40 battelli, la macchina bellica tedesca ne produsse oltre 1,000. Sorprendentemente, con lo sviluppo della guerra, la Germania che all'inizio aveva chiesto la collaborazione dei sommergibili italiani, più tardi richiederà personale italiano per i suoi u-boot.

Le differenza tattiche furono determinanti per i primi anni di guerra.

Infatti, la dottrina d'impiego dei sommergibili italiani, almeno nel primo anno di belligeranza, si basava sul concetto della guerra di posizione: ad ogni battello veniva assegnato un zona di mare, dal quale non doveva assolutamente sconfinare, restando in attesa del passaggio di navi nemiche. Questa tattica, ereditata dall'esperienza della 1ª G.M., si dimostrerà infruttifera.

Per la Germania, invece, nel 1941 ebbe inizio la Rudeltaktik (tattica di gruppo) o branco di lupi: gruppi che andavano da 15 a 20 U-Boot pattugliavano le rotte in vicinanza della Gran Bretagna; quando un convoglio era avvistato, veniva inseguito da un sommergibile che ne trasmetteva per radio la posizione, la rotta e la composizione al quartier generale di Dönitz, con il quale si manteneva in collegamento finché altri sommergibili non avevano ricevuto i loro ordini e preso contatto. Poi gli U-Boot attaccavano simultaneamente, ma in modo indipendente, per riferire in seguito il risultato della loro azione a Dönitz, il quale impartiva gli ordini per un ulteriore attacco o un nuovo pattugliamento.

Per l'Italia in guerra fu molto più deleteria l'assenza di una stretta correlazione strategica tra Marina ed Aeronautica, fatto che impedì un coordinato impiego operativo delle forze. Il concetto di indipendenza di ciascuna Forza Armata, con quella aerea in grado di risolvere autonomamente

i futuri conflitti grazie al bombardamento strategico, ha un peso determinante sulla mancata formazione di una cooperazione aeronavale. Ma il tentativo di istaurare una collaborazione tra la Marina e l'Aeronautica ci fu, e fu più volte richiesta ed approvata, in via teorica, da tutti, ma in realtà si concretizzò molto raramente: questo fu un fatto grave perché impedì ai Comandi navali di sviluppare quell'atteggiamento mentale "aeronavale" e non solo navale, che sarebbe stato così utile nell'affrontare una Marina, quella inglese, dove tale mentalità era profonda e convinta.

La marina giapponese, invece, per poter combattere la numericamente superiore marina statunitense, dedicò molte risorse alla creazione di una forza superiore in qualità e quantità a ogni altra marina dell'epoca. In conseguenza di ciò probabilmente il Giappone disponeva, allo scoppio della seconda guerra mondiale della più sofisticata marina militare del mondo. Scommettendo sul successo di una tattica aggressiva il Giappone non investì in modo significativo in strutture difensive: avrebbe dovuto essere capace di proteggere le sue lunghe linee di rifornimento contro i sottomarini nemici, cosa che non riusì mai a fare, particolarmente non investì sufficientemente in navi scorta antisommergibile e antiaeree. Durante l'ultima fase della guerra la Marina Imperiale Giapponese ricorse ad una serie di misure disperate, incluso l'uso di attacchi kamikaze.

 

 

Le Potenze dell'Asse

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U-3008

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U-boot in navigazione

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Caricamento di un siluro su un U-boot

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U-505 catturato dagli americani

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Sommergibili italiani a Bordeaux

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Barbarigo a Bordeaux

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Sommergibile giapponese I-58

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Sommergibile giapponese I-58

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Mini sommergibile giapponese

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Mini sub giapponese

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Ariete destinato alla R.A. ma requisito dalla Luftwaffe dopo l'8 settembre

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Macchi Mc. 205 con i contrassegni della Luftwaffe

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Piaggio P108

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Piaggio P108

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ANNUNCIO IMPORTANTE

in relazione all'argomento della tavola 12 la commissione vuole precisare che l'argomento principe è il sommergibile (come si evince dalla tavola.

A seguito di attenta e prolungata valutazione, pur esprimendo profonda ammirazione per il lavoro di ricerca effettuato dal comandante Antonio, la Commissione si vede costretta a non prendere in considerazione le ultime 4 foto del post relativo a questa tavola da parte dello stesso c.te

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Guest Kashin

Germania :

BdU

Op - personale

 

Dal 1936 fino ad agosto 1939 Karl Dönitz condusse la forza di Sottomarini come FdU con un un ridottissimo personale addetto . La sigla FdU fu’ cambiato in BdU il 19 settembre, 1939. Alla stessa durata il personale di BdU fu diviso in due parti:

 

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BdU-Op

BdU - Operationsabteilung (reparto operativo)

Comando Tattico Sottomarini :BdU-org

BdU - Organisationsabteilung (reparto di organizzazione)

Addestramento personale Imbarcato

 

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Nell'autunno di 1939 fino a febbraio 1940 furono effettuate prove per comando e controllo . Ma poi Karl Dönitz comprese che era meglio dotare basi e unita’ di efficienti sistemi di telecomunicazioni .

 

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Il BdU-Op aveva il comando tattico con tutte le barche nell'Atlantico, il Mare del Nord e nell'Oceano indiano. Per le altre aree di combattimento esistite FdU speciale (il Mediterraneo, Mare Artico) o area speciale (Mare Nero e Baltico).

 

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Tattiche Tedesche : Il Wolfpack

 

Il wolfpacks, conosciuto dai tedeschi come Rudeltaktik, fu creato da Karl Dönitz come un mezzo di distruggere le scorte alleate ai convogli . Quando ebbe abbastanza sommergibili ed le installazioni per provare la sua idea dopo la caduta della Francia nel 1940. L'idea abbastanza era semplice; gruppi di Sottomarini in linee di perlustrazione zone d’interesse o di passaggio . Una volta localizzato il convoglio veniva designata una unita’ a fare "shadower"(Ombreggiare) che seguiva il convoglio da vicino e riportava tutti i movimenti e tipo di unita’ al BdU. Questo metteva in allarme tutti i mezzi in zona che cosi formavano un “Branco†pronti ad attaccare, più o meno tutti in una volta, di solito sulla superficie di notte.

 

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Questo tattiche che , insieme a nuove tecnologie e comandanti del peso di : Prien, Schepke, Kretschmer e Topp diedero risultati sorprendenti . I wolfpacks furono presentati a giugno, 1940 e trovò un successo immediato. Circa il 135 di tali gruppi furono formati durante 1940-1943, ogni uno dalla durata di circa 2 settimane. Il numero di Sottomarini in ognuno variavano da 3-4 a circa 20 nei più grandi gruppi.

 

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Giappone:

Il Giappone ha avuto la flotta sottomarina più varia di tutte le nazione nella seconda guerra mondiale. Questi hanno incluso le torpedini, i sommergibile midget , i sommergibile di portata media, i sommergibile per rifornimento (molti ad uso dell'esercito), i sommergibile a lungo raggio (molti di cui con un velivolo), i sommergibile con alta velocità sommersa ed i sommergibile che potevano trasportare bombardieri. Il Giappone costrui’ 65 sommergibili con autonomie che superavano le 20.000 miglia a dieci nodi, mentre gli alleati non hanno avuti sommergibile capace di questa abilità. Entro 1945, il Giappone aveva costruito tutti e 39 le dei sommergibile diesel-elettrici del mondo con più di 10.000 cavalli vapore e di tutti e 57 le dei sommergibile diesel-elettrici del mondo capaci di velocità di superficie dei nodi 23+.

 

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I sommergibile avevano le velocità subacquee più veloci di combattimento di qualsiasi nazione. Hanno impiegato 78 sommergibile minuscoli capaci di 18.5 - 19 nodi sommersi ed hanno costruito 110 altri capaci di 16 nodi. Mentre la guerra stava concludendo hanno completato quattro sommergibile di medie dimensioni capaci di 19 nodi sommersi. Ciò eccede le prestazioni dei 17.5 nodi del tipo tedesco XXI allo stesso tempo. Fin da 1938, il Giappone ha completato il numero sottomarino sperimentale 71, capace di più di 21 nodo sommerso.

 

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I sommergibile giapponesi hanno impiegato i siluri migliori disponibili durante la seconda guerra mondiale. Il tipo 95 ad ossigeno puro. Ciò ha dato loro circa tre volte la portata della controparti alleate. Il tipo 95 ha anche avuto il warhead di gran lunga più grande di qualsiasi torpedine sottomarina, inizialmente 405 chilogrammi, aumentate a 550 chilogrammi nella guerra. Tutte i siluri giapponesi fatti durante la guerra hanno usato esplosivo, una miscela di 60% TNT e hexanitrodiphenylamine del 40%. Per di più, il tipo 95 ha usato un “exploder†semplice a contatto ed era quindi molto più sicuro delle controparti americane. Il Giappone inoltre ha sviluppato ed usato un siluro elettrica, il tipo 92.

 

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. La dottrina navale giapponese è stata sviluppata intorno al concetto di combattimento in una singola battaglia decisiva, come avevano fatto a Tsushima più di 40 anni prima . Hanno pensato ai loro sommergibile come esploratori, di cui il ruolo principale era di individuare, ombreggiare ed attaccare le unita' operative navali alleate. Questo metodo ha dato un ritorno significativo nel 1942 quando hanno affondato un incrociatore ed alcuni caccia ed altre navi da guerra ed inoltre ha

 

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danneggiato due N.B. Si attribuisce alla flotta sottomarina giapponese l’affondamento di 184 navi mercantili di 907.000 tonn. Il giappone naturalmente, ha fatto alcuni attacchi a trasporto mercantile negli oceani pacifici ed indiani, ma queste erano la minoranza delle missioni. Il Giappone ha iniziato la guerra con 63 sommergibile d'alto mare (cioè, ad esclusione dei midgets) ed ha completato 111 durante la guerra, per un totale di 174. Tuttavia, tre quarti di questi (128 unita’) è stato perso durante il conflitto, una proporzione di perdita simile agli U-Barche della Germania.

 

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Confrontato ai sommergibile tedeschi, le unita’ del Giappone erano facili da avvistare visivamente e con il radar, lento a immergersi , poco manovriere in immersioni, facile rintracciare sul sonar e facile da colpire. Gli scafi giapponesi non erano inoltre forti quanto quelli delle unita’ tedesche e quindi non potevano immergersi in profondita’ né sopravvivere a grandi pressioni . Inoltre, difettavano del radar fino ad installazione nel giugno 1944 ma mai buoni come gli alleati .

 

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Italia:

All'inizio delle ostilità l'Italia possedeva 117 unità di cui solo 7 erano obsoleti.

I SSMMGG di medio tonnellaggio furono quelle della classe Mameli di 830 t. Nel 1932, i sommergibili della classe 600, unità 650 tonnellate. Poi i Sirena (12 unità), Perla (10 unità) Adua (17 unità). La classe Platino, di 13 unità da 710 tonnellate.

Nei primi giorni della II WW , la stazza fu aumentata. Le 13 unità classe Tritone raggiunsero le 905 tonnellate. 4 unità della classe Balilla. Furono da 1.405 tonnellate . Le unità medie e grandi erano armate da un singolo cannone a prua. Alcuni ne avevano due .

 

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I sommergibili italiani erano stati realizzati per essere impiegati con le tecniche che prevedevano di operare in emersione. Nel corso della II WW le tattiche furono cambiate vista anche l’efficienza dell’aviazione alleata , con la relativa immersione rapida , e dai convogli, che bisognava inseguire in mare. Per cui l’Italia, che era entrata in guerra con una flotta sottomarina piu’ numerosa di quella dell’alleato tedesco , si trovò in difficoltà nel cambiare le impostazioni fondamentali dei battelli.

 

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Dotati di lunghi periscopi, era quindi necessario sostenere i periscopi con una struttura di rinforzo per evitare oscillazioni , queste sovrastrutture ostacolava il tiro contraereo e rendeva il battello molto visibile . Furono ridotte, . Così che molti sommergibili italiani cambiarono fisionomia durante la guerra.Un’altra caratteristica dei sommergibili italiani era la forte spinta di galleggiamento che significava una “Rapida di 100 - 60 secondi. Un altro importante difetto dei battelli italiani era anche la rumorosità dei motori e di alcune apparecchiature che ne facilitavano localizzazione sonora al nemico.

 

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