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antonio

Tavola 3

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Lo stesso destino tragico e crudele ha legato indissolubilmente i nomi e gli uomini di due battelli italiani a poco meno di tre anni di distanza. Siamo in un momento storico in cui la Grande Guerra è lontana e l’altra non è nemmeno all’orizzonte.

E’ il 26 agosto del 1925 a circa sei miglia dalla costa di PortoPalo di Capo Passero (SR), il sommergibile Sebastiano Veniero (classe Barbarigo) si trovava in mare aperto per una esercitazione insieme ad altri due sommergibili: il Nani e il Marcello.

Da quella esercitazione il Veniero, sotto il comando del Capitano di Fragata Paolo Vandone, non farà più ritorno. Speronato all’alba, dalla motocisterna Capena della Società di Navigazione Roma, si inabisserà in pochissimo tempo e nessuno dei 48 membri dell’equipaggio riuscirà a salvarsi.

Il relitto del sommergibile Veniero giace a circa 55 metri di profondità ed è stato scoperto nel 1993 da Enzo Maiorca.

 

Il sommergibile Veniero in navigazione

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Il sommergibile Veniero in cantiere

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Tre anni dopo, il 6 agosto 1928, una esercitazione nelle acque istriane di Pola vedeva impegnati i due sommergibili gemelli F14 e F15 con altre unità di superficie.

Il sommergibile F14, partito all’alba del 6 agosto da Pola, fu avvistato intorno alle 8.40 dal cacciatorpediniere Abba che trasmette questo messaggio alle altre unità: "sommergibile a dritta al traverso"

Il sommergibile era in emersione e fu speronato a poppavia dal cacciatorpediniere Missori che, seguendo il cacciatorpediniere Abba, troppo tardi si accorse dell’ F14 che affondò con la prua in alto e adagiandosi su un fondale di circa 40 metri e inclinato di 70°.

Immediatamente si attivò la macchina dei soccorsi con le unità di superficie che lanciavano segnali di posizione e con il sommergibile F15 che si tenne in contatto con l’equipaggio del battello gemello mentre da Pola salpava un pontone da sollevamento che giunse nella notte sul luogo dell’incidente. Intanto le comunicazioni tra i due battelli si facevano sempre più deboli e cessarono del tutto intorno alle 21.50 dello stesso giorno. Un appunto del comandante Isidoro Wiel riporta:

<<Mentre davo aria ho visto il caccia, ho accostato in fuori, ho mollato la zavorra di poppa. Siamo in quattro in camera d manovra, tre in camera ufficiali, dieci a prora, gli altri sono chiusi a poppa vittime del dovere. Serenità a bordo. Si pensa a Dio, alla Famiglia, alla Patria. Attendiamo fiduciosi.>>

Dei 27 membri dell’equipaggio non si salvò nessuno a causa delle emissioni di gas di cloruro. La commissione d’inchiesta fece presente che il battello non era equipaggiato di apparecchi per la rigenerazione dell’aria o assorbimento dell’anidride carbonica. Per cui la riserva di aria era assicurata per un tempo non superiore alle 12 ore.

Il battello fu recuperato intorno alle ore 18 del giorno successivo.

 

Il recupero

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In bacino

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Il Comandante

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Bibliografia:

 

www.trentoincina.it

www.bagnonemia.it

www.***

www.sommergibiliitaliani.com

www.danielelorefice.it

www.lospecchiodellacitta.it

Edited by antonio

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Nel corso degli anni Trenta furono numerosi gli incidenti - e talvolta i disastri - che videro coinvolti sommergibili di diverse marine. Uno di questi ebbe come protagonista l'USS Squalus (SS-192) dell'U.S. Navy

Lo Squalus apparteneva alla classe "Sargo" e venne costruito dall'Arsenale di Portsmouth (Maine), entrando in servizio a marzo del 1939. Il 23 maggio dello stesso anno, durante una navigazione di prova al largo della costa del New Hampshire, la difettosa chiusura di una valvola di presa a mare portò all'affondamento del battello, che si adagiò sul fondo a sessanta metri di profondità. Tra il 24 e il 25 maggio, un "team" di palombari dell'U.S. Navy, al comando del c.f. Charles B. Momsen, riuscì a recuperare ben 33 uomini dell'equipaggio dello Squalus mentre, purtroppo, una trentina perse la vita nell'incidente.

Nel corso dell'estate del 1939 il battello fu recuperato e, con il nuovo nome di Sailfish, rientrò in servizio a maggio del 1940.

Durante la seconda guerra mondiale il Sailfish (ex-Squalus) affondò sette navi giapponesi (tra cui una portaerei di scorta) per circa 40.000 tonn di dislocamento complessive. Los stendardo dell'unità fu decorato con la "Presidential Unit Citation".

Il battello, dopo essere passato in riserva alla fine del conflitto, fu demolito nel 1948.

 

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Lo Squalus nell'aprile del 1939, poco dopo l'entrata in servizio.

 

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24 maggio 1939: messa a mare di una campana di profondità da bordo della nave salvataggio USS Falcon durante le operazioni di recupero dell'equipaggio dello Squalus.

 

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Cilindri di spinta utilizzati durante il recupero dell'USS Squalus (foto luglio 1939)

 

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Agosto 1939: lo Squalus riemerge al termine delle complesse operazioni di recupero.

 

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Lo scafo dello Squalus appena sotto il perlo dell'acqua e "sospeso" a diversi cilindri di spinta, viene rimorchiato verso l'Arsenale di Portsmouth.

 

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L'USS Sailfish (SS-192, ex-Squalus), in uscita dall'Arsenale di Mare Island (San Francisco) il 13 aprile 1943.

 

Tutte le immagini sono tratte dal sito dell'U.S. Naval Historical Center ( http://www.history.navy.mil/branches/nhcorg11.htm )

 

Bibliografia:

AA.VV., Dictionary of American Naval Fighting Ships (U.S.N-H.C., Washington, D.C., varie edizioni)

N. Friedman, U.S. Submarines through 1945 - An illustrated design history, Annapolis, USNI, 1995

 

Ulteriori risorse internet:

http://www.navsource.org/

http://www.hazegray.org/

Edited by Alagi

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Guest Kashin

Il sommergibile F.14, e F.15, partecipava ad una esercitazione in attesa del partito contrapposto formato dal gruppo “Brindisiâ€Â. Era salpato da Pola la mattina del 6 agosto 1928â€Â. Era appena emerso in affioramento molto vicino al caccia Missori, che lo vide in ritardo colpendolo perpendicolarmente alla poppa. Il sommergibile si poso su un fondale di circa 46/50 metri, inclinato di 70 gradi Le ricerche proseguirono nella giornata rintracciando il relitto e collegando una manichetta per l’aria, mentre salpava da Pola un pontone da sollevamento. Alle 18 emergeva il sommergibile e la successiva apertura dei portelli liberava nubi di gas di cloro che avevano provocato la morte di tutto l’equipaggio ( in 12 ore per mancanza di un minimo di attrezzature di sicurezza)- Il sommergibile fu fatto emergere in esattamente 34 ore.Il direttore del salvataggio arrivo’ in 95 minuti dopo il disastro, in aeroplano, da Roma. Era l’assistente tecnico navale generale Bernardis, subalterno all'ammiraglio Foschini. Il smg , date le ridotte dimensioni non era fornito di apparecchi di rigenerazione dell’aria ne di sostanze per l’assorbimento dell’anidrite carbonica. Bisogna aggiungere l’effetto deleterio dei gas di cloro sviluppatesi per l’avvenuto contatto dell’acqua di mare cogli accumulatori e penetrati nei locali ove il personale era raccolto, attraverso fenditure delle paratie.-

 

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Il sommergibile Sebastiano Veniero il 26 agosto 1925 , lasciata la base della Maddalena mentre partecipava alle manovre navali in agguato, al comando del C.Te Vandone ,fu’ speronata , in immersione dal piroscafo Italiano Capena nei pressi di C° Passero .Fu radiato nel 1926.-Una inchiesta in seguito ispeziono’ la prua del piroscafo e comunque il C.Te del mercantile dimostro’che la sua nave stava in acque libere e fuori da zone interdette alla navigazione.Tuttavia e’ credibile che il Veniero si trovasse in navigazione in affioramento ,appena sotto la superfice del mare .

 

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Fu da allora che gli strumenti di salvataggio inventati da Belloni vennero presi in considerazione.

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