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Alagi

Italian Heavy Cruisers Of Ww Ii

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Gordon E. Hogg, Steve Wiper

Italian Heavy Cruisers of WW II

(Warship Pictorial n° 23)

Classic Warship Publishing, Tucson, 2004, pag. 72, 90 foto in b/n, 8 foto a colori e 7 profili a colori

Cm 21 x 28, Euro 20

 

italianhcruisercoverrv4.th.jpg

 

 

Da qualche anno, la pubblicistica specializzata britannica e statunitense ha iniziato a dare rilevanza ad argomenti relativi alla partecipazione italiana ai fatti navali della seconda guerra mondiale, e in questo contesto si inserisce Italian Heavy Cruisers of WW II, un nuovo fascicolo fotografico (il n° 23) nella serie “Warship Pictorial”, edita dall’americana Classic Warship Publishing.

L’opera si presenta con un aspetto piuttosto “spartano”, e la maggioranza delle pagine è utilizzata per la riproduzione di fotografie in bianco e nero dei sette incrociatori pesanti italiani (tipi “Trento”, “Zara” e Bolzano), dall’entrata in servizio sino alla seconda guerra mondiale. Per ogni unità sono presentate 12/15 immagini, per la maggioranza riprodotte in grandi dimensioni ma – in buona parte – piuttosto conosciute o addirittura già precedentemente presentate su altri volumi, soprattutto di origine italiana, relativi agli incrociatori pesanti della Regia Marina.

Il gruppo più interessante di fotografie è costituito da otto belle immagini a colori (riprodotte a tutta pagina), scattate dal fotografo tedesco Hugo Jagger durante la nota “Rivista H” del 5 maggio 1938, tenutasi nel Golfo di Napoli in occasione della visita in Italia di Adolf Hitler. Gli “Agfacolor” dell’epoca raffigurano il Pola, lo Zara e il Fiume e, ancorchè non si tratti di documenti del tutto inediti, rappresentano probabilmente l’elemento iconografico più interessante di Italian Heavy Cruisers of WW II.

Nelle pagine centrali trovano altresì spazio sette profili a colori che raffigurano le varie unità in diversi periodi e risultano ben realizzati quelli del Gorizia, del Trento (datato, probabilmente per un errore di stampa, 1943), del Trieste e del Bolzano. Per contro, è del tutto fantasiosa la tavola a colori del Fiume con una colorazione a due toni di grigio quando – come è noto – la documentazione fotografica su questa unità mimetizzata è scarsissima se non praticamente inesistente, dato che una colorazione a chiazze fu applicata solamente pochissimo tempo prima dei fatti di Matapan, in cui l’incrociatore andò perduto.

Il testo è limitato ad una sola pagina per ciascuna unità, riportante in forma molto schematica i principali dati dell’attività operativa e (anche se non è questo il tipo di pubblicazione in cui approfondire l’argomento), mancano una sia pur minima descrizione tecnica ed un’introduzione generale all’impiego bellico degli incrociatori pesanti italiani tra il 1940 e il 1943.

Nel complesso, come gli altri volumetti della serie “Warship Pictorial”, Italian Heavy Cruisers of WW II è stato realizzato sulla falsariga dei noti fascicoli navali della “Squadron”, ricalcandone l’impostazione e le dimensioni; tuttavia la qualità generale dell’opera, soprattutto per quanto riguarda i testi e la parte grafica, è decisamente inferiore.

Probabilmente, il pregio maggiore di Italian Heavy Cruisers of WW II consiste nel presentare una buona raccolta fotografica riferita a tutti i sette “10.000” italiani e – per questo motivo – potrà essere apprezzato da quanti (soprattutto per motivi “anagrafici”) non hanno potuto acquistare i diversi volumi sull’argomento, realizzati negli anni Settanta dalla casa editrice Bizzarri per la vecchia serie “Orizzonte Mare”.

Edited by Alagi

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Guest Kashin

Non so' se essere contento o meno di questo interesse da parte dei nostri amici Americani e Inglesi ...e ovviamente sarei curioso di sapere cosa ne pensate voi professionisti del settore a proposito di questi "Amichevoli Saccheggi!......

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Non so' se essere contento o meno di questo interesse da parte dei nostri amici Americani e Inglesi ...e ovviamente sarei curioso di sapere cosa ne pensate voi professionisti del settore a proposito di questi "Amichevoli Saccheggi!......

 

C'è da dire che gli inglesi - di solito - citano la fonte, sono sicuramente più professionali. Gli americani, tolti alcuni "mostri sacri (A.D. Baker III, Norman friedman, Norman Polmar, P.H. Silverstone) sono molto più dei cialtroni. Il fatto è che mica possiamo impedirgli di saccheggiare.. ci farebbero molta più bella figura a citare da dove vengono certe immagini, così passano per filibustieri quali in realtà erano nei secoli passati...

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non so che dire... una ingenuità il non citare le fonti?

confesso che non ne sono convinto nemmeno io, però il semplice fatto che se ne parli può portare all'approfondimento da parte del lettore anglosassone. magari certi "semplicistici" commenti sugli Italiani potrebbero essere ridimensionati...

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