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GM Andrea

Il Buttafuoco - Cronache Di Guerra Sul Mare

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Titolo: IL BUTTAFUOCO - Cronache di guerra sul mare

Autore: DINO BUZZATI

Casa editrice: Mondadori

Anno di edizione: 1992

Pagine: 322

Dimensioni: 22,5x15

Prezzo originale:L. 30.000

ISBN 88-04-36363-2

Reperibilita: media

 

Recensione:

 

Dino Buzzati non ha bisogno di presentazioni, eppure non si sarebbe propensi ad accostare questo bellunese, alpinista e innamorato delle Dolomiti, alla guerra sul mare. E in realtà  Buzzati dal '40 al '43 fu corrispondente di guerra per il "Corriere", imbarcato sugli incrociatori Bolzano, Fiume e Trieste. Questo libro raccoglie i suoi articoli, nei quali c'è tutto Buzzati: il brivido metafisico, l'ossessione di scopire cosa c'è sotto la superficie del mare, le navi come esseri viventi che, colpite, non perdono nafta, ma sangue. La retorica obbligatoria del tempo è smorzata dalla genuinita  del racconto, sia che si tratti di piccoli episodi di vita di bordo che di celebri episodi: la notte di Matapan da lui vissuta a guardare immobile i lampi delle cannonate inglesi a decine di miglia di distanza, l'impresa di Forza, la distruzione del convoglio Duisburg.

L'ultimo articolo è meraviglioso: "Non tradirà le navi il vecchio fuochista". Quattro anni dopo l'affondamento del Trieste, occasionalmente a bordo del Garibaldi Buzzati ritrova anche il "fuochista", lo scarafaggio biondo che gli teneva compagnia in cuccetta, durante la guerra, sulla nave affondata. Reduce e canuto pure lui, ricorda gli amici scomparsi...e se ne torna nelle viscere della nave: "Addio. Me ne vado. Ora devo montare di guardia".

 

buttafuoco0ge.jpg

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Una vecchia ma valida recensione:

 

 

Leonardo Vergani, Il Corriere della Sera, 26.11.1992

 

LA GUERRA DEI MOSTRI MARINI: BUZZATI INVIATO SPECIALE

 

Per Dino Buzzati, uomo di montagna, abituato a scalare picchi e a superare crode, non dovette esser facile, scoppiato il secondo conflitto mondiale, diventare inviato di guerra sulle navi che combattevano nel Mediterraneo. Ma Buzzati aveva un po' l' anima del tenente Drogo del Deserto dei Tartari e non discuteva gli ordini, specialmente quelli del proprio giornale, il Corriere. Come il tenente Drogo sugli spalti della fortezza, egli passo' infinite ore a scrutare il mare procelloso in attesa del nemico. Solo di notte, in cuccetta, sognava picchi e ghiacciai. Ma poi, a poco a poco, persino nei suoi sogni le montagne sparirono, sostituite da corazzate e da incrociatori da incubo, alti centinaia di metri, da siluri, dagli sportelli d' acciaio delle torrette dei cannoni. Per due anni, dal ' 41 al ' 43, Buzzati visse gli eroismi e le tragedie delle nostre navi . ventimila marinai persero la vita in quelle battaglie . armato solo del proprio taccuino su cui disegnava con minuzia rotte, formazioni e manovre. Gli articoli che furono pubblicati sul Corriere, quelli respinti dalla censura militare, quelli affidati a qualche messaggero e che non arrivarono mai a destinazione sono oggi, a cinquant' anni di distanza, raccolti nel libro Il Buttafuoco, un' operazione di ripescaggio altamente meritoria. Manca forse un' introduzione che sarebbe stata utile ai lettori piu' giovani per mettere a fuoco storicamente il suo lavoro di quel periodo. Le grandi navi buzzatiane viaggiano nelle notti di pece, simili agli straordinari mostri che la fantasia dello scrittore riusciva a evocare, dinosauri marini coperti di scaglie metalliche, con cento bocche che eruttano fuoco. Nelle loro viscere scorre il sangue nero della nafta. Gli scontri sono brevi e terribili. Nell' articolo Fine di un sommergibile nemico Buzzati cosi' scrive: "Ecco lo schianto della prima bomba di profondita' : pare che venga da un sotterraneo remoto... Il sommergibile viene su in mezzo ad un frenetico ribollio, assomigliando ad un bestione in furore: e' stato colpito e ora cerca una disperata salvezza, cerca di sfuggire all' abisso che lo aspira. Quale dramma si compie nella cavita' dello scafo? Poi il mostro si riaffondera' nel gorgo, finche' non resta che un tremolio di risucchio che adagio si estingue...". Una prosa che ricorda Melville. Una cinquantina di "pezzi" scritti svicolando tra gli obblighi della retorica imposta dal regime fascista e quelli della censura. Buttafuoco diventa cosi' un vero romanzo sul grande dramma che, come il mitico Melstrom, inghiotti' un' intera generazione di quei nostri marinai oggi purtroppo ingiustamente dimenticati.

Edited by GM Andrea

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Un libro che promette molto bene. L'ho appena comprato presso una libreria antiquaria sul web, non vedo l'ora di leggerlo....

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Nell'universo buzzatiano il caso non è mai fortuito. Dietro ogni avvenimento c'è qualcosa (o qualcuno).

Capirete che non senza emozione tempo fa, nello sfogliare un vecchio libro appena acquistato, ho trovato un ritaglio di giornale con un titolo che ha subito attirato la mia attenzione: è proprio quel "Non tradirà le navi il vecchio fuochista" di cui parlavo nella recensione.

Si tratta evidentemente di un ritaglio del Corriere della Sera del 17 agosto 1947, ove venne pubblicato.

Ve lo propongo. Leggete, stupite, e meditate......

 

aaaaaesh.th.jpg

Edited by GM Andrea

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Interessante. Mooolto interessante. Se riuscissi a trovarlo potrei scriverci su la mia tesi di laurea :s41:

Il disegno di copertina, che immagino sia opera dell'Autore (lo stile perlomeno è il suo) mi ricorda un pò le corazzate giapponesi

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Il disegno di copertina è dell'Autore, tratto dal Poema a fumetti

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Buzzati ritrova anche il "fuochista", lo scarafaggio biondo che gli teneva compagnia in cuccetta,

 

Non sto scherzando...penso a una tesi di laurea ( e anche più) sullo Scarafaggio in letteratura....da kafka a Buzzati...gli americani on the road...

A me in genere fanno schifo, manco li ammazzo per non sentire lo "splash", ma i fuochisti li ho sempre considerati con un occhio di riguardo....non sono biondi, sono rossastri...quieti...con le antennine...

non riesco a leggere il ritaglio del Corriere

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Io invece pensavo di comparare i nostri Scrittori della battaglia dei convogli: Aldo Cocchia ed il diario di Rodolfo Del Minio, poi se riesco a trovare anche questo di Buzzati e l'opera di Incisa Della Rocchetta, ne avrei persino troppo!

Quest'anno ho comparato Manlio Cancogni e Mario Rigoni Stern nelle loro memorie d'Albania, i prof mi dicono che sarebbe meglio continuare con lo stesso tema.

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Non sto scherzando...penso a una tesi di laurea ( e anche più) sullo Scarafaggio in letteratura....da kafka a Buzzati...gli americani on the road...

A me in genere fanno schifo, manco li ammazzo per non sentire lo "splash", ma i fuochisti li ho sempre considerati con un occhio di riguardo....non sono biondi, sono rossastri...quieti...con le antennine...

non riesco a leggere il ritaglio del Corriere

 

In tema di scarafaggi & Buzzati è quindi imprescindibile il racconto Occhio per occhio; e anche Dolce notte, dedicato più in generale a quanto avviene fra insetti e artropodi assortiti in un "tranquillo" giardino durante una notte d'estate. Decisamente splatter.

A me però stanno più simpatici gli amici a 8 zampe. Più utili, e poi sono arrivati prima loro.

 

 

Io invece pensavo di comparare i nostri Scrittori della battaglia dei convogli: Aldo Cocchia ed il diario di Rodolfo Del Minio, poi se riesco a trovare anche questo di Buzzati e l'opera di Incisa Della Rocchetta, ne avrei persino troppo!

Quest'anno ho comparato Manlio Cancogni e Mario Rigoni Stern nelle loro memorie d'Albania, i prof mi dicono che sarebbe meglio continuare con lo stesso tema.

 

Sui convogli consiglio anche: Mario Miccinesi, Tra mine e siluri; Libero Accinni, La rotta della morte; La battaglia dei convogli, Atti del convegno dell'USMM

 

Sull'Albania, per un punto di vista (per quanto possibile) ironico, Le rose del ventennio di Giancarlo Fusco.

Edited by GM Andrea

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Sui convogli consiglio anche: Mario Miccinesi, Tra mine e siluri; Libero Accinni, La rotta della morte; La battaglia dei convogli, Atti del convegno dell'USMM

 

Sull'Albania, per un punto di vista (per quanto possibile) ironico, Le rose del ventennio di Giancarlo Fusco.

 

Ho preso nota e ringrazio calorosamente, mi accingerò quanto prima alla ricerca delle opere che immagino siano pressapoco introvabili :s01: ( :s68: ); questo però andrebbe a mio favore perché le ricerche sui grandi nomi sono difficili e stufano sia l'alunno che il direttore :s03: mentre riportare luce sui dimenticati è facile dato che nessuno li ha mai degnati d'interesse. Purtroppo il mio ramo letterario esclude quasi del tutto la ricerca storica che interessa solo per contestualizzare le opere, quindi credo farò a meno degli atti dell'Ufficio Storico.

Non sapevo dell'esistenza di quest'altro libro sulla guerra d'Albania, lo citerò nella mia lista :s01: Grazie ancora

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Una bella scoperta: l'UNUCI di Belluno ha onorato il concittadino Buzzati "Ufficiale e corrispondente di guerra sulle navi d'Italia" con una bella lapide sulla piazza principale della città

 

http://www.chieracostui.com/costui/docs/se...tre.asp?ID=4106

Edited by GM Andrea

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Il volume qui recensito non comprende tutto ciò che Buzzati scrisse riguardo alla Marina. Negli anni successivi, in molti suoi libri, articoli, disegni, l'esperienza della guerra sul mare tornò a farsi sentire.

 

Vi propongo un articolo comparso sul Corriere della Sera del 12 aprile 1963, due giorni dopo il tragico affondamento del sottomarino atomico statunitense Thresher.

 

Buzzati prende spunto dai fatti per un commosso ricordo dei sommergibilisti italiani.

 

 

Come allora

 

Dove siete, John, Archibald, Max, Peter, George, Horace, Arthur, Paul, Jim, membri dell'equipaggio del sommergibile Thresher? E dove sono gli altri centoventi vostri compagni?

E' bello essere marinai, ma veramente di straordinaria bellezza dev’essere appartenere a un sommergibile atomico, il più perfetto e potente del mondo. Per di più vi immaginavo alti, biondi, muscolosi, simpatici, allegri, sicuri di voi, la personificazione della gioventù moderna allineata sulle più orgogliose e audaci frontiere della tecnica. Dove siete?

Ogni volta che nelle telefoto dei vari o delle esercitazioni, vi si vedeva schierati sul dorso e sulle pinne del leviatano termonucleare, a me ogni volta tornava il ricordo dei nostri sommergibili dell’ultima guerra. E pensavo: questi sì sono dei veri Nautilus degni in tutto di Giulio Verne, altro che gli angosciosi budelli di ferro dentro ai quali i ragazzi di venticinque anni fa partivano a sfidare la sorte.

L’esperienza di chi scrive è molto esigua, addirittura insignificante: una missione notturna nel golfo di Taranto a scopo di ricognizione. Per gli uomini di bordo una specie di serata di vacanza, tanto era assurdo, in quella zona, il pensiero di incontrare il nemico. Eppure le poche ore passate nel battello che scivolava a quindici venti metri sotto il pelo dell’acqua, bastarono a farmi capire che cosa fosse quella vita. Dal comandante all’ultimo motorista, erano tutti tranquilli e sereni, quella notte, ridevano e scherzavano: sfido, era una missione di guerra per modo di dire. Ma dietro la precisa e flemmatica ripetizione degli ordini, dietro alle scherzose conversazioni, io riuscivo a intuire il sottofondo di muto sgomento e di insostenibile oppressione che ci sarebbe stato all’indomani, nella stessa camera di manovra, nella stessa sala macchine, quando, in acque roventi, sarebbe cominciata al di sopra la tormentosa ronda dei caccia britannici e il cupo tonfo delle bombe di profondità avrebbe percosso, sempre più sinistro e potente, la corteccia dello scafo, e i tocchi del peritero nemico avrebbero scudisciato sempre più fitti, con strani sibili metallici, le fragili lamiere, preannunciando la stretta fatale. Da quella notte in poi tutte le volte che vedevo partire i sommergibilisti per difficili missioni – e partivano allegri, lo giuro, come se andassero a una gita – provavo un senso di inferiorità. Mai, pensavo, sarei stato capace di affrontare un simile calvario, mai il mio sistema nervoso e il mio apprensivo cuore avrebbero resistito.

Ma nei sommergibili atomici no, in quei mastodontici battelli capaci di guizzare sott’acqua più veloci dei cacciatorpediniere di una volta, in quei meravigliosi squali dotati di nove sensi, solidi da sostenere il peso delle montagne, con un fiato da poter girare intorno alla Terra senza bisogno di tirar fuori la testa a respirare, in quei miracoli di tecnica e di scienza no, non ci poteva essere più la paura di una volta, guerra e non guerra. I vecchi sommergibili, al paragone, erano delle trappole embrionali, tarde, infide, sinonimo di mortale azzardo.

Ora, finalmente, veniva fatto di pensare, la potenza concentrata dei geniali cervelli aveva liberato il bastimento sottomarino da ogni incubo, ora l’eventualità della tremenda morte per schiacciamento nelle tenebre dell’abisso, la ipotesi di interminabili agonie nel tubo d’acciaio che si trasformava lentamente in bara, era passata nel novero delle antiche funeste leggende. Le forze nemiche della natura, la potenza maligna del mare? Cose buone per romanzi d’avventure, ormai. Scienza e tecnica le avevano domate.

Ed ecco, con strano suono di inverosimiglianza, come quando, per errore di trasmissione, arriva una notizia completamente sbagliata, ecco l’annuncio che il Thresher è andato a fondo, misteriosamente, senza aver lanciato un appello né lanciato un messaggio d’allarme, con 129 uomini a bordo.

E allora il superuomo torna a essere soltanto uomo, il genio infallibile della tecnica torna ad essere qualcosa che si affanna, e avanza, e fa cose formidabili, ma non può mai essere sicuro. E allora John, Archibald, Max, Peter, George, Horace, Arthur, Paul, Jim e il loro centoventi sventurati compagni, non sono più così superbi, alti, biondi, muscolosi, felici e sicuri di sé. All’improvviso, nonostante il dominio dell’atomo, la provvista di missili elettronici e i siluri volanti telecomandati, all’improvviso essi appaiono con le stesse angosce inconfessate, con lo stesso presentimento di buio, identici ai nostri commoventi marò che, pallidi ma scherzando, partivano, chiusi nelle loro temerarie scatole di latta, senza atomi e senza Polaris, in direzione della morte.

Edited by GM Andrea

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.. all’improvviso essi appaiono con le stesse angosce inconfessate, con lo stesso presentimento di buio, identici ai nostri commoventi marò che, pallidi ma scherzando, partivano, chiusi nelle loro temerarie scatole di latta, senza atomi e senza Polaris, in direzione della morte.[/i]

 

Buzzati è bravissimo, ma queste parole rimangono, personalmente (e forse perchè sono parte in causa) insuperabili..

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Rispolvero questo vecchio topic :s01: ho bisogno di un piccolo aiuto

 

E' ufficiale che farò la mia tesi di laurea su "Il giornalismo di Dino Buzzati in rapporto alla guerra sul mare"

Sto quindi cercando di mettere assieme tutti gli articoli che Buzzati scrisse a tal proposito.

 

Oltre a quelli del Buttafuoco finora ne ho elencati tre:

 

-Quello postato qui da GM Andrea sul Thresher

-Uno dell'Agosto 1940 (vado a memoria...) intitolato Ore 12.22... Fuoco!

-Uno del Dicembre dello stesso anno intitolato I sapienti occhi della nave

 

Volevo sapere quindi se eravate a conoscenza di altri articoli: devo fare una richiesta di documentazione alla direttrice del Centro studi Buzzatiani e credo che lei già mi odii abbastanza :s03: quindi prima di spedirle la bibliografia volevo essere il quanto più possibile sicuro di non tralasciare niente.

Grazie per l'interessamento :s01: se vorrete vi terrò informati sugli sviluppi del lavoro

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La (cortesissima) direttrice odia pure me :s03:.

In effetti vi è altra carne al fuoco da chiedere al Centro studi. Me ne ero interessato tempo fa, ma poi non ho coltivato la cosa. Dovevo procurarmi in particolare un saggio di Giorgio Dissera Bragadin, di sicuro interesse, pubblicato negli atti di un convegno buzzatiano alla Fondazione Cini di tanti anni fa. Comunque il Centro studi si trova a Feltre, mezz'oretta da dove abito. Ci farò un salto.

 

Un altro articolo assente nel Buttafuoco è Presepe in locale 20, Corriere del 31.12.1940, edito nell'antologia Il panettone non bastò.

 

Inoltre nella meravigliosa raccolta Cronache terrestri, pubblicata subito dopo la Sua morte, appaiono - oltre ad alcune fotografie di Buzzati a bordo - i seguenti articoli:

 

Battaglia nel Mediterraneo, aprile 1940, col dettagliato resoconto di Gaudo e Matapan [buzzati ne parla incidentalmente nel Buttafuoco nell'articolo Un comandante, dedicato al CV Toscano]

All'arrembaggio del sommergibile nemico, 19.10.1940, sul celebre episodio del Smg. Toti

Uno strano rotolio a prora, 23.01.1943, sui sommergibili

Sotto la cupola di tufo, 11.08.1944, sui bombardamenti aerei di Napoli

La verità sulla guerra navale: Matapan, 04.03.1947

 

 

Rammento - ma lo saprai di sicuro - che un breve saggio di Mario Cervi sui corrispondenti imbarcati (e su Buzzati in particolare) si trova negli atti del convegno La battaglia dei convogli, USMMI 1994.

 

Dei molti corrispondenti per la Marina, fra i quali oltre al Nostro si rammentano Monelli, Minchilli, Roberti, Lajolo, Pasetti, Cappellini etc., Buzzati è l'unico per il quale sia stata pubblicata un'antologia di di articoli. Molti altri hanno pubblicato volumi di ricordi, ma non i testi a suo tempo pubblicati sui giornali.

 

Resto ovviamente a completa disposizione per ogni evenienza.

Edited by GM Andrea

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Ho preso nota: ti ringrazio calorosamente :s20: :s20: :s20:

 

Avrò ancora bisogno di aiuto quando mi metterò a cercare di ricollegare i singoli articoli del Buttafuoco, salvo i più realistici ed evidenti, ai fatti d'arme reali. Di questo il mio direttore di ricerca se ne stropiccia, ma a me interessa :s41:

 

Per adesso grazie infinite :s01:

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Di Dino BUZZATI segnalo il racconto navale "La corazzata Tod" inserito nel libro "Mare, miti-mostri-misteri-segreti-battaglie-avventure" Mondadori 1978. Si tratta, ripeto, di un racconto e non di un articolo.

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Rieccomi con una questione più difficile :s06:

Il mio Direttore mi ha fatto notare che, analizzando l'aderenza dei pezzi di Buzzati alle direttive della propaganda di guerra, sarebbe cosa buona e giusta trovare dei documenti che definiscano precisamente queste direttive: serve infatti un riscontro preciso, per non lasciare il sostegno dell'affermazione che tale pezzo è più propagandistico di un altro al mio solo contestabile giudizio, e per poter dire con esattezza in cosa Buzzati si adeguava alle direttive ed in cosa se ne allontanava.

Cerco, in pratica, alcune delle famose "circolari" che penso fossero fatte leggere a tutti i corrispondenti di guerra prima che si mettessero al lavoro: si sa dove si possono trovare?

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Se vi erano disposizioni scritte ritengo che fossero emesse dall'Ufficio Stampa e Propaganda, retto in un primo tempo dal CV Bigi e poi dall'Amm. degli Uberti. L'Ufficiale che si occupava dei rapporti coi corrispondenti era il Maggiore commissario Ugo Gubitosi.

Si dovrà quindi verificare se presso l'Ufficio Storico della MM vi sia un fondo archivistico dell'Ufficio in questione.

Stasera verifico...

Edited by GM Andrea

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Ti ringrazio per la disponibilità: spero che potrò eventualmente far richiesta di avere copie di alcuni di quei documenti senza dover per forza andare in pellegrinaggio al santuario :s21: (quantunque volessi andarci comunque, per documentarmi sul CT Fulmine)

Nel frattempo mi son procurato, sperando che abbia informazioni utili, il libro di Paolo Muraldi Storia del giornalismo italiano

 

Nota: grazie alla pazienza della Dottoressa del Centro Studi, s'è scoperto che gli articoli di Buzzati aventi per tema la guerra sul mare e non contenuti nel Buttafuoco sono fra i 50 e i 60 :s07:

Peraltro mi piacerebbe scoprire chi è che ha curato questa raccolta: sul libro non c'è scritto da nessuna parte...

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Macchè, ho consultato in lungo e in largo la Guida dei fondi conservati presso l'Archivio dell'USMMI, ma non trovo un fondo specifico sui rapporti con la stampa (l'unico attinente, Stampa e radio, contiene in realtà i soli Bollettini del QG e documentazione post-bellica).

 

Ciò però non vuol dire che eventuale direttive per la stampa non siano conservate occultamente in qualche fondo.

 

Inoltre, a pensarci bene è anche verosimile che le principali direttive per la stampa non venissero da Supermarina, bensì dal Comando Supremo: nei cui archivi si dovrebbe andare a sfruculiare (all'Archivio Centrale dello Stato, I suppose)

Edited by GM Andrea

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Grazie per il tempo che mi hai dedicato :s01:

Comincerò con l'andare a visitare l'archivio locale, chissà che non abbiano qualcosa :s41: non foss'altro che giornali dell'epoca, bollettini et similia, tutto fa brodo

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