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Alfa Tau!

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Alfa tau!

1942, di Francesco De Robertis

Regia, soggetto e sceneggiatura: Francesco De Robertis; fotografia: Giuseppe Caracciolo; musica: Edgardo Carducci; interpreti: attori non professionisti; produzione: Scalera/ Centro Cinematografico del Ministero della Marina; Italia, 1942; durata: 90’.

 

Il film

Il sottomarino Toti rientra, dopo una missione, alla propria base e l’equipaggio approfitta della breve licenza per abbracciare le rispettive famiglie. Alcuni membri dell’equipaggio sono seguiti durante questa breve parentesi, allo scopo di mettere in evidenza la loro personalità e il loro carattere. Terminata la licenza, il sommergibile riparte verso nuove e pericolose missioni. Dopo aver affrontato le insidie dei sottomarini nemici e gli attacchi aerei, in uno scontro con un sommergibile inglese il Toti lo affonda.

 

In questo racconto tutti gli elementi rispondono ad un verismo storico e ambientale: l’umile marinaio, che ne è protagonista, ha realmente vissuto l’episodio che nel racconto rivive. Così pure il ruolo che ogni altro personaggio ha nella vicenda, corrisponde al ruolo che ognuno di essi ha nella realtà della vita. Gli elementi civili, appartenenti a varie classi sociali, hanno offerto la loro opera in un commosso segno di dedizione verso i combattenti del mare. Gli elementi militari si sono prodigati nelle brevi pause di riposo tra le missioni di guerra. L’episodio finale riproduce il non comune “incontro in superficie” fra il sommergibile Toti e un sommergibile inglese. Dopo 45 minuti di fuoco il nemico, avendo i suoi uomini decimati, non rispondeva quasi più, mentre il Toti, del tutto incolume, aveva talmente serrato le distanze che i due sommergibili vennero a trovarsi a pochi metri uno dall’altro. In quell’attimo un solo colpo di cannone avrebbe deciso le sorti. Ma il cannone del Toti si inceppò. Fu allora che il marinaio Stagi, dopo aver tentato in tutti i modi di far partire il colpo, si sfilò uno stivale e lo lanciò, rabbioso, contro il nemico, ripetendo inconsciamente l’epico gesto di Enrico Toti, di cui il sommergibile portava il nome.

 

De Robertis ha qui ripreso la cosiddetta formula di Uomini sul fondo e della Nave bianca. […] Egli vuole fare film tutti dal vero, con attori non professionisti, con una fotografia da documentario. E va bene, ma non c’è bisogno di dirle queste cose: tanto più quando la fotografia non è sempre quella fotografia piatta di certi giornali di attualità, […] quando fra i personaggi si riconoscono volti già apparsi sullo schermo, […] quando l’uso veramente eccessivo e non funzionale dei movimenti di macchina, certe […] fastidiose panoramiche […] combinate con carrelli incerti ,[…] ci dicono che tutto non è genuino[…]. Il film ha, d’altro canto, pezzi stupendi di cinematografo. […] Delle avventure cui partecipano, nelle poche ore di licenza, i componenti l’equipaggio di un sottomarino, quella del Comandante contiene gli spunti più felici: l’arrivo nella città bombardata, alla casa distrutta, l’allarme, il rifugio […] La battaglia è riuscita documentaristicamente efficace: quei siluri che rasentano il sottomarino senza colpirlo, […] quella febbrile preparazione al lancio del siluro che dovrà colpire il sottomarino nemico […]: qui De Robertis è più regista autore, che là dove ha voluto congegnare, più o meno abilmente, un episodio sentimentale. Il film finisce in minore, senza retorica: la missione di un sottomarino è finita, domani ne comincia un’altra. Non succede alcunché di eccezionale, di straordinario. Questa conclusione in tono minore costituisce dunque un pregio, che va segnalato.

Francesco Passinetti, I film della Mostra di Venezia, in «Cinema», 10 settembre 1942

 

Gli attori sono non professionisti, la fotografia è di stile documentario, i titoli di testa del film non riportano né cast, né credits. De Robertis ha cercato di attenersi a «un verismo storico e ambientale», per cui «il ruolo che … ogni personaggio ha nella vicenda corrisponde al ruolo che ognuno di essi ha nella vita» (le frasi sono nei titoli di testa). Il pregio maggiore dei film del comandante De Robertis è tuttavia la semplicità, la mancanza di retorica. Qualità tanto più meritorie se si tiene conto che Alfa Tau! è stato realizzato in tempo di guerra e, per di più, proprio dal Ministero della Marina. Presentato alla Mostra di Venezia del 1942, ottenne il Premio del Presidente della CIF (Camera Internazionale del Film) per la forma di realizzazione.

Alfredo Baldi, in Dizionario del cinema italiano, a cura di Fernaldo Di Giammatteo, Roma, Editori Riuniti, 1995, p. 10.

 

Francesco De Robertis nasce a San Marco in Lamis (provincia di Foggia) nel 1908. Ufficiale della Marina Militare, nel 1940 si vede affidare dal Centro Cinematografico della Marina il compito di realizzare un film che abbia come protagonisti «gli ufficiali, i sottufficiali e l’equipaggio di un nostro sommergibile da grande crociera»: nasce Uomini sul fondo (1941), primo di una trilogia della “guerra sul mare” che comprende La nave bianca (diretto da Roberto Rossellini) e Alfa Tau!. La secchezza di tipo documentaristico e la semplicità della storia hanno spesso indotto a vedere nei film da lui diretti (oppure supervisionati, come nel caso de La nave bianca) uno degli antesignani del neorealismo. In una critica contemporanea al film si legge:«il De Robertis tenacemente e pazientemente scruta ed esprime la sua realtà; tutto ciò è una severa lezione e può suscitare nel nostro cinema una tendenza […] in più, il valore dato al cosiddetto ambiente, in funzione di coro, di atmosfera, talvolta di protagonista; in più ancora, un’esatta intuizione di quali debbano essere i rapporti tra immagine e suono». Dopo la fine della guerra diresse ancora alcuni film. Morì a Roma nel 1959.

 

 

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