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Found 6 results

  1. bezukhov

    L'equipaggio Di Un U-Boot

    La documentazione sopravvissuta fino ad oggi permette di conoscere le liste complete di numerosi equipaggi di U-Boote. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questi documenti si limitano ad elencare i nomi, riportando raramente i gradi e ancor più raramente la categoria di ciascun membro dell'equipaggio. Di conseguenza non è semplice comprendere la struttura gerarchica e i rispettivi ambiti di competenza. Ho quindi deciso di creare uno schema che potesse, nel modo più intuitivo possibile, riportare tutte le informazioni note e fornire un quadro d'insieme. Come riferimento ho utilizzato la (poca) letteratura disponibile, scegliendo di descrivere l'equipaggio di uno specifico battello: l'U 99 di Kretschmer. Su quel sommergibile possiedo un'ampia documentazione originale e qualche dettagliata lista dell'equipaggio compilata dai veterani: di conseguenza è possibile conoscere con certezza non solo i gradi, ma anche le attività principali assegnate a ciascun membro dell'equipaggio. Lo schema presentato è comunque un'estrapolazione, cioè frutto di analisi effettuate su fonti molteplici e non sempre concordi. Si tratta di un lavoro originale, che può essere soggetto a imprecisioni e quindi a successive modifiche. Spero che possa essere un lavoro gradito a quanti, sul forum, sono appassionati di U-Boote; qualsiasi commento o critica è naturalmente benvenuto!
  2. Saiph

    U-Xxx

    Titolo: U-XXX Autore: Paolo ALLARA Casa editrice: Amazon Anno di edizione: 2013 Anno di riedizione: ------------- Pagine: 264 Dimensioni(cm): EBook Prezzo originale: 1,02 euro Prezzo di mercato: -------------- La recensione: Poichè ne sono l'Autore non sarebbe corretto farne una recensione, mi limiterò quindi ad una Sinossi. Nella Germania della Seconda Guerra Mondiale, un personaggio dell’oligarchia nazista, aiutato da un’Organizzazione segreta, architetta un complotto internazionale per fuggire da Berlino assediata dai Russi. Suoi complici, involontari, saranno Walter Boldt, il comandante di un sommergibile modernissimo per il 1945, e i comandanti di altri U-Boot sparsi nell’Atlantico, che saranno orchestrati, loro malgrado, come pedine in una mortale partita a scacchi. Questa è una storia verosimile, in cui la fantasia riempie quei vuoti che la Storia e il Tempo non hanno ancora rivelato né spiegato. La fantasia è quella di Paul Willis, ex Navy Seals e adesso ‘cacciatore di tesori’, che metterà insieme tutte le pedine di questo complicatissimo puzzle, aiutato dalla bella Kate, in un’avventura che lo porterà a ripercorrere le tappe di quel viaggio e a riscrivere una pagina ancora buia della Storia recente.
  3. Titolo: COUNT NOT THE DEAD - The Popular Image of the German Submarine Autore: Michael L. Hadley Casa editrice: Naval Institute Press, Annapolis Anno di edizione: 1995 Pagine: 240 Dimensioni(cm): 23,5x16,5x3 Prezzo originale: Sconosciuto Lingua: Inglese Reperibilità : media (via Internet) Tra la moltitudine dei libri che trattano la storia degli U-Boote, questo si distingue per la particolarità del soggetto trattato. Infatti Count Not the Dead - il titolo riprende il verso di una poesia di Hölderlin - non racconta direttamente la storia dei sommergibili, ma analizza le principali opere letterarie e cinematografiche aventi come soggetto gli U-Boote. Il volume è diviso in sei capitoli, ciascuno dei quali corrisponde a un intervallo temporale definito dall'apparizione di un'opera particolarmente significativa o da un evento storico importante. Nel suo libro, Hadley cerca di rispondere alla domanda: in che modo, nel corso degli anni e dei decenni, si è modificata la percezione che il grande pubblico (tedesco, ma non solo) ha avuto nei confronti degli U-Boote? Per rispondere al quesito non bisogna analizzare i libri di storia, che non hanno mai avuto una grande diffusione, ma i romanzi di successo, i film di propaganda e quelli commerciali. Quale appassionato di storia navale, di fronte al nome "U-Boot", non pensa immediatamente al film "Das Boot" (U-96) diretto da Wolfgang Petersen? Hadley, con metodica e scrupolosa attenzione, fornisce al lettore un campionario vastissimo di opere - oltre duecentocinquanta - che hanno contribuito a creare il mito degli U-Boote, cercando di analizzare il messaggio trasmesso da ciascuna di esse, insieme alle ragioni dell'eventuale successo. La parte più interessante del libro di Hadley riguarda gli ultimi capitoli, nei quali viene discussa la rivisitazione del passato in termini di una sensibilità e di un insieme di valori che non erano più quelli degli eventi narrati. Se infatti durante la guerra il sacrificio, il valore e il dovere erano stati glorificati - determinando quindi il successo di opere che oggi definiremmo propagandistiche -, a partire dagli anni '50 i romanzieri iniziarono a prendere le distanze dal recente passato e nel corso del tempo forgiarono una diversa immagine del sommergibilista: non più "Cavaliere degli Abissi" ma "vittima" della sua stessa arma. Uno degli aspetti più paradossali di questa trasformazione di vedute è che essa fu compiuta da un gruppo di autori che durante la guerra avevano lavorato come giornalisti di propaganda. Count Not the Dead aiuta a fare chiarezza sul valore di opere generalmente sopravvalutate o ormai dimenticate; ad esempio Hadley scrive e riporta duri commenti nei confronti di Herbert Werner (autore del famoso libro "Le Bare di Ferro"), accusato senza mezze misure di essere un ipocrita e un voltagabbana, oltre che uno spregiudicato manipolatore della realtà storica - ciò nonostante, il suo libro è stato tradotto nelle principali lingue e ha venduto milioni di copie(*). Ovviamente Hadley dedica molto spazio al lavoro di Büchheim, autore del romanzo "Das Boot", che viene esaminato in dettaglio anche alla luce dello straordinario successo ottenuto dall'omonimo film. La lettura di Count Not the Dead non è facile e presuppone un forte interesse unito a una conoscenza di base sull'argomento. L'autore (professore di Germanistica alla Victoria University) ha svolto una ricerca rigorosa; il volume è arricchito da numerose note, una bibliografia imponente e l'indice analitico. Sono presenti anche 35 fotografie, non tutte di buona qualità ma per la maggior parte inedite. Nel complesso Count Not the Dead rappresenta un tentativo, onesto e ben riuscito, di analizzare "il culto e la cultura riguardanti una delle armi più mitizzate nella storia della guerra". _____________________________________ (*)Una recensione di "Le Bare di Ferro" è presente in questo forum: http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=19082
  4. Titolo: Neither Sharks Nor Wolves - The Men of Nazi Germany's U-Boat Arm 1939-1945 Autore: Timothy P. Mulligan Casa editrice: US Naval Institute Press, Annapolis Anno di edizione: 1999 (USA), 1999 (UK) Anno di riedizione: 2011 Pagine: 340 Dimensioni: 23,5 x 16 cm Prezzo originale: 25£ (edizione inglese) Reperibilità: facile (su internet) Questo non è il primo nè l'unico libro che racconta e analizza la composizione, i compiti e la vita degli equipaggi degli U-Boote durante l'ultima guerra; tuttavia si distingue da tutti gli altri per la varietà degli argomenti trattati e per il metodo di ricerca che hanno portato al risultato finale. L'idea alla base di questo saggio è il tentativo di rispondere nel modo più fedele e completo possibile alla domanda: chi erano gli uomini che combattevano dentro gli U-Boote? Si tratta di un interrogativo semplice solo in apparenza, perchè la risposta - o meglio, le risposte - necessitano un'analisi minuziosa, competente e multidisciplinare che pochissimi storici saprebbero effettuare. L'autore si è avvalso dell'aiuto di Horst Bredow (*) e della sua rete di conoscenze per ottenere da oltre 1100 veterani sommergibilisti un sintetico profilo della loro esperienza di guerra, insieme ad altre informazioni molto specifiche come ad esempio il mestiere del padre, il livello di istruzione e l'attività lavorativa svolta prima dell'arruolamento. Completando questi dati con le conoscenze personali dell'autore, nei diversi capitoli del libro vengono presentati e analizzati praticamente tutti gli aspetti relativi agli individui che combatterono sui sommergibili. L'età, la provenienza sociale e geografica, le ragioni dell'arruolamento, la paga e le promozioni, la struttura gerarchica e funzionale dell'equipaggio, il ruolo degli ufficiali e le differenze tra le diverse specializzazioni sono solo alcuni dei temi che vengono trattati nell'opera, con tale precisione e completezza che non trovano uguali in ogni altra pubblicazione in lingua inglese sull'argomento. L'autore non tralascia nemmeno i temi più delicati e controversi - i rapporti dell'arma sottomarina e dei suoi singoli membri con il Partito, le punizioni per insubordinazione e le condanne a morte per tradimento. Nel corso della sua analisi, Mulligan rivede e contraddice un certo numero di luoghi comuni sui sommergibilisti tedeschi: ad esempio è falso che la loro l'età media si sia abbassata verso la fine del conflitto, così come è falso il fatto che la durata dell'addestramento ricevuto abbia giocato un' influenza significativa sulla probabilità di sopravvivenza degli equipaggi. Non meno importante degli argomenti trattati è l'abbondante presenza di note e una bibliografia di assoluto rilievo (oltre 70 pagine alla fine del testo sono dedicate ai riferimenti): questa precisione rende il libro un vero e proprio paradiso per i ricercatori, che possono prontamente andare a verificare o approfondire ogni affermazione fatta dall'autore. Una volta letto, Neither Sharks nor Wolves rimane nella libreria come un sicuro riferimento su quasi ogni aspetto riguardante gli equipaggi degli U-Boote. Oltre a quanto già detto finora, due caratteristiche positive sono ancora da riportare: 24 tavole che illustrano con precisione ciò che sarebbe troppo lungo o impossibile da spiegare nel testo (elenchi, statistiche, comparazioni, etc.); e la continua e pertinente presenza di esempi tratti dalla storia operativa della U-Bootwaffe, che donano ulteriore credibilità al testo e ne aumentano la godibilità. Unico aspetto negativo: non è un libro che dedica molto spazio alle fotografie, anzi esse sono presenti in numero limitato (24) e non apportano alcun contributo alla qualità complessiva dell'opera. In conclusione, Neither Sharks nor Wolves è un libro consigliatissimo (direi quasi un must) per chiunque voglia comprendere la realtà della guerra sottomarina tedesca, la quale - va detto - non si limita a quella descritta in modo incompleto e spesso poco obiettivo da autori ben più famosi di Mulligan, come ad esempio Buchheim (Das Boot) o Werner (Le bare di ferro). ___________________________ (*) Per una sintetica descrizione del lavoro di Horst Bredow, si veda ad esempio http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=42270 e http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=42275.
  5. bezukhov

    U-Boot Museum, Altenbruch

    Dopo una lunga pianificazione sono riuscito il mese scorso, insieme alla mia fidanzata, a visitare due tra i luoghi che rappresentano il sogno di ogni appassionato di sommergibili tedeschi: sto parlando dell'U-Boot Archiv e dell'U-Boot Museum ad Altenbruch, in Germania. Bisogna sottolineare fin da subito che non si tratta di un museo e un archivio nel senso tradizionale del termine: infatti essi sono gestiti da una fondazione privata, che non riceve alcun tipo di finanziamento pubblico. Il direttore, Horst Bredow, è un ex-ufficiale sommergibilista che sopravvisse alla guerra grazie ad un ricovero in ospedale: il suo U-Boot salpò senza di lui, e venne affondato con tutto l'equipaggio. Nel tentativo di conoscere la sorte dei suoi ex-camerati e tramandarne la memoria, a partire dal 1947 il signor Bredow iniziò a mettere insieme ogni sorta di cimeli e documenti riguardanti la guerra sottomarina. Nel corso dei decenni le dimensioni della collezione sono cresciute fino a generare seri problemi di spazio; nella sistemazione attuale una palazzina ospita il Museum, mentre una seconda palazzina, recentemente acquistata, contiene l'Archiv. Perchè queste istituzioni sono di grande interesse e importanza per chiunque sia interessato alla storia degli U-Boote? E' semplice: il Museum e l'Archiv rappresentano, rispettivamente, la più grande e importante collezione di oggetti e il più grande archivio al mondo dedicati ai sommergibili tedeschi. Dato che si tratta di due realtà abbastanza differenti le descriverò in due post separati, limitandomi per ora all'U-Boot Museum. L'esterno del Museum. Si tratta di una abitazione privata che viene aperta solo per i visitatori. Per visitare il Museum è necessario un appuntamento che viene fissato con uno dei volontari della fondazione. Nel mio caso il signor Peter Monte (un ex-ufficiale della Bundesmarine estremamente gentile e disponibile) ha fatto da guida attraverso le stanze che ospitano la collezione. Partendo dalla storia dei battelli antecedenti la Prima Guerra Mondiale, il visitatore si trova di fronte a pezzi unici e di grande valore sia storico che simbolico: quadri e uniformi, bandiere di combattimento, piccole parti di sommergibili, oggetti personali appartenuti ai più famosi comandanti. Una curiosità suggestiva: è possibile entrare nello studio personale del comandante Otto Hersing, i cui mobili sono stati donati alla Fondazione che li ha riposizionati esattamente nella configurazione originale (non manca nemmeno la macchina da scrivere). Tra i pezzi unici della collezione sono presenti, ad esempio, la Croce di Ferro che adornava la torre dell'U 9 e la bandiera di combattimento di uno degli U-Boote di Lothar von Arnauld de la Perière, il miglior comandante di sommergibili di sempre. Il problema che ho subito riscontrato nel Museum è la enorme quantità di "pezzi" che sono letteralmente stipati nelle piccole stanze del museo - non bisogna dimenticare che di fatto si tratta di un'abitazione privata, non progettata per soddisfare le esigenze espositive di un museo. Osservare tutti i cimeli con attenzione richiederebbe una quantità di tempo notevole (almeno due giorni), quindi è meglio arrivare avendo già un'idea di cosa andare a cercare. Purtroppo la disposizione dei vari oggetti, gli spazi molto ristretti e l'illuminazione "casalinga" hanno reso impossibile fare buone fotografie durante la mia visita. A sinistra: le pareti sono letteralmente tappezzate con ogni tipo di oggetti, ad esempio ritratti firmati e targhe commemorative. A destra: intere vetrine sono riempite di medaglie ed effetti personali appartenuti ai sommergibilisti. Il cuore del museo è costituito dagli oggetti relativi agli U-Boote della Seconda Guerra Mondiale. Il pezzo più appariscente è senza dubbio un autentico cannone da 88mm, che occupa un'intera stanza del museo e proprio per le sue dimensioni è impossibile da riprendere per intero in una foto. Innumerevoli sono gli oggetti di ogni tipo che adornano le pareti delle diverse stanze: c'è un'ampia collezione di medaglie, uniformi di ogni tipo, un apparato respiratore "Tauchretter", numerosi modelli (alcuni di grandi dimensioni) che rappresentano ogni singolo tipo di U-Boot in servizio durante la guerra. Se si cerca qualcosa legato a un U-Boot in particolare, la cosa migliore è chiedere al signor Bredow che nonostante i suoi novant'anni ha un'ottima memoria ed è in grado di indicare con precisione dove si trovano gli oggetti di maggior interesse. Questa foto rappresenta solo una piccola parte degli omaggi che da ogni parte del mondo sono stati donati al Museum nel dopoguerra. Tra i numerosi crest figurano anche quelli di alcune unità italiane. Una stanza del museo è dedicata alla Bundesmarine e ai battelli del dopoguerra: da ogni parte del mondo i numerosi estimatori del museo hanno donato memorabilia e oggetti di ogni tipo. Tra i molti che sono presenti nella stanza ne ho individuato con orgoglio uno proveniente dal nostro "Nazario Sauro". Il Museum non testimonia solamente la storia dei sommergibili: un paio di stanze sono riservate alla flotta di superficie (c'è un modello dello Scharnhorst lungo oltre due metri) e un'altra stanza è dedicata interamente agli incrociatori ausiliari. All'esterno dell'edificio sono sistemati altri reperti: l'ancora di un U-Boot tipo VII, una mina navale, la coda di un siluro G7a e un intero siluro americano. Nel museo è presente un gran numero di modelli, che rappresentano tutti i tipi di U-Boote in servizio durante la guerra. Si va dai piccoli modelli realizzati con kit di montaggio fino a vere opere d'arte lunghe quasi due metri. L'impressione che si ha dopo aver visitato il Museum è che una collezione di quel tipo meriterebbe spazi molto più grandi, una maggiore visibilità e un generoso supporto pubblico. Il paesino che lo ospita è decisamente fuori dai tradizionali percorsi turistici: ci si arriva con il treno sia da Amburgo che da Brema, ma ad Altenbruch il Museum e l'Archiv sono gli unici luoghi di interesse. In definitiva una visita a questo posto, che come ho detto non può essere "casuale" data la sua ubicazione, è ovviamente consigliata a coloro che hanno un forte interesse per la storia degli U-Boote. Il fatto che la fondazione sia privata pone dei limiti al visitatore: è necessaria la presenza di un volontario che faccia da guida, il Museo è aperto solo la mattina ed è obbligatorio prenotare la visita. Non è richiesto il pagamento dell'ingresso, ma sono accettate offerte. Per maggiori informazioni il sito del museo è http://www.u-boot-archiv-altenbruch.de/lang1/ (in inglese) oppure http://www.u-boot-archiv-altenbruch.de/home.html(in tedesco). In un prossimo post cercherò di descrivere l'Archiv, che a mio parere ospita oggetti ancora più interessanti rispetto a quelli nel Museum.
  6. bezukhov

    U-Boot Archiv, Altenbruch

    In quest post vorrei presentare le caratteristiche di maggior rilievo dell'U-Boot Archiv di Altenbruch, in Germania. Anch'esso, come il Museum descritto in un mio post precedente, è il frutto di un lavoro durato oltre sessant'anni e portato avanti in gran parte da Horst Bredow, fondatore e direttore di entrambe le istituzioni. L'U-Boot Archiv, proprio come l'U-Boot Museum, è ospitato all'interno di una abitazione privata. La visita all'Archiv è stata il vero motivo del mio viaggio, infatti non nascondo che dal mio punto di vista l'Archiv ha una importanza molto maggiore rispetto al Museum. All'interno dell'Archiv un ricercatore può trovare una enorme mole di documenti - la più grande al mondo - riguardanti quasi ogni aspetto della guerra sottomarina in entrambe le guerre mondiali. La parte relativa alla Kaiserliche Marine mi è stata descritta solo sommariamente, dato che non conteneva alcuno dei documenti di mio interesse. In generale per ogni sommergibile della prima guerra mondiale è stata creata una cartella, nella quale vengono conservate sia le foto che i documenti relativi al sommergibile stesso. La parte relativa alla Kriegsmarine costituisce il cuore dell'Archiv ed è organizzata in modo simile a quanto appena descritto per il periodo 1914-1918, con la differenza che la quantità di documenti disponibili è molto maggiore. Essi comprendono, per ogni U-Boot, il giornale di bordo con tutti i suoi allegati e i dati essenziali (varo, consegna, affondamento ecc.). L'Archiv conserva oltre 170.000 fotografie sulla storia degli U-Boote, per la maggior parte inedite o uniche, che sono state accuratamente catalogate e suddivise nelle varie cartelle. All'interno dell'Archiv sono contenuti altri cimeli degni di un museo: in questa vetrina sono conservate, tra le altre, le uniformi di Dönitz e di Günther Prien. Il materiale disponibile su ogni battello varia molto a seconda della sua sorte. Fin dalla fondazione dell'Archiv il signor Bredow ha avuto cura di preservare un gran numero di documenti e testimonianze di ex-sommergibilisti, i quali dopo la guerra hanno lasciato numerosi ricordi sotto forma di lettere, diari, liste dell'equipaggio, e così via. Non si contano le riunioni di veterani organizzate in passato dalla Fondazione; ognuna di queste è stata un'occasione unica per salvare dall'oblio un pezzo di storia. La biblioteca offre un gran numero di titoli relativi alla guerra navale, che il visitatore può liberamente consultare. Quanto descritto fin'ora riguarda ciò che uno si aspetterebbe di trovare leggendo le brevi note contenute nel sito dell'Archiv. Ciò che ho trovato, tuttavia, ha superato di gran lunga le mie aspettative. In particolare, l'Archiv dispone di altre tre "caratteristiche" particolarmente interessanti: - una biblioteca multilingue liberamente consultabile che accoglie gran parte dei titoli pubblicati negli ultimi cinquant'anni riguardanti non solo i sommergibili, ma la guerra navale in generale (in italiano c'erano solo due volumi, una pubblicazione dell'USMM e un libro di Trizzino). Senza alcuna pretesa di completezza - che sarebbe comunque impossibile da ottenere - la biblioteca contiene un gran numero di volumi spesso rari e/o costosi. - una sezione dedicata all'aspetto tecnico della guerra sottomarina. Decine di cartelle contengono documenti relativi a periscopi, siluri, schnorkel, batterie, rivestimenti anti-sonar, cannoni antiaerei e così via. Sono ovviamente presenti descrizioni dettagliate di ogni tipo di U-Boot in servizio. - una sezione dedicata alla guerra "vista dall'altro lato", cioè quello degli Alleati. Una serie di cartelle ospita tutti i documenti disponibili relativi alle navi colpite dagli U-Boote, mentre un'altro gruppo di cartelle contiene una serie di rapporti che a mio parere rivestono un'importanza fondamentale (e totalmente ignorata dalla maggioranza degli storici): i British Monthly Anti-Submarine Reports. Si tratta di documenti pubblicati durante la guerra, segretissimi, riservati agli ufficiali impegnati nella lotta anti-sommergibile, che mese dopo mese illustrano lo svolgimento della guerra sul mare contro gli U-Boote tedeschi e i sommergibili italiani. I British Monthly Anti-Submarine Reports contengono una miniera di informazioni significative e altrimenti introvabili, per fare qualche esempio: descrizioni grafiche di alcune battaglie di convogli, analisi delle tattiche di attacco e difesa degli U-Boote, situazione generale delle forze anti-sommergibile inglesi, efficacia delle armi impiegate, rapporti di combattimento, ecc. Non ho potuto fare a meno di leggere molte pagine relative ad affondamenti di sommergibili italiani... Non meno importante della sezione dedicata ai sommergibili, questa parte dell'Archiv contiene i documenti inglesi e americani relativi alla Battaglia dell'Atlantico. Per fortuna l'Archiv si è dotato di un servizio informatico tramite il quale è possibile "ordinare" i documenti di interesse, che vengono inviati in formato digitale direttamente all'indirizzo e-mail del richiedente. I prezzi sono assolutamente convenienti rispetto alla grande maggioranza degli archivi governativi tedeschi, inglesi o americani. Il sito che gestisce la ricerca online è differente da quelli relativi all'Archiv e al Museum, il suo indirizzo è http://www.uboot-recherche.de/en-us/home.aspx. Le istruzioni del sito sono esaurienti quindi non è necessario che le ripeta qui. In generale, dato che il lavoro dell'Archiv è gestito quasi interamente da volontari (il signor Bredow è ormai cieco) il servizio online è da consigliarsi quando viene richiesto un numero limitato di documenti; viceversa, se è necessario consultare un gran numero di cartelle, è consigliata una visita personale che può protrarsi anche per più giorni. Una nota importante: a causa delle condizioni di salute del signor Bredow, l'Archiv rimane aperto per tre ore al giorno, solitamente dalle nove a mezzogiorno circa. Concludo sottolineando che l'Archiv mette a disposizione una piccola libreria di titoli (prevalentemente in tedesco) relativi alla guerra navale, che vengono venduti a un prezzo che definire vantaggioso è riduttivo. Per fare un esempio, ho comprato entrambi i volumi della celeberrima opera di Eberhard Rössler: Die Geschichte des Deutschen U-Bootbaus per 10 euro complessivi. Una lista dei titoli disponibili è riportata qui: http://www.uboot-recherche.de/en-us/books.aspx Io non l'ho mai fatto, ma i libri in vendita possono anche essere spediti su richiesta.
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