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  1. Forse non tutti sanno che sul margine nord di ciascuna delle spalle che reggono i due bracci del ponte girevole di Taranto sono apposte queste due lapidi commemorative La lapide si trova sul margine alto destro della spalla sopra l'arco della terza apertura (murata) Qui sotto un ingrandimento della lapide Ingrandimento della lapide apposta sulla spalla - lato città vecchia Qui la lapide si trova sul margine alto sinistro della spalla sopra l'arco della prima apertura (anch'essa murata) Qui sotto un ingrandimento della lapide Ingrandimento della lapide apposta sulla spalla - lato città nuova La prima delle due lapidi, quella con la scritta più leggibile, venne scoperta il giorno dell’inaugurazione del ponte girevole il 22 maggio 1887 al termine di una cerimonia che nelle cronache dei giornali risentì dell’accesa polemica politica di quei giorni. Le numerose autorità politiche, civili e militari presenti per l’occasione si concentrarono nella piazza del Municipio (l’attuale piazza Castello). Il sindaco Sebastio, insieme alla giunta comunale, scese dal Palazzo municipale alle 10,35 e, preceduto dalla banda della Marina Militare, si incamminò lungo il pendio La Riccia seguito dal numeroso corteo. Attraversò per l’ultima volta la passerella provvisoria di collegamento tra le due sponde del canale e giunse sul lato orientale. Qui venne accolto dagli onorevoli Pietro D’Ayala e Alfonso Pignatelli, dai senatori Nitti e Schiavoni e dal nutrito gruppo di Ufficiali del genio militare che, a vario titolo, avevano avuto un ruolo nella realizzazione dell’opera: i generali Guarasci e Prato, il maggiore Cugini, il capitano Micheluccini ed il direttore dei lavori capitano Giuseppe Messina. Alle ore 10,45, a bordo di una lancia a vapore, giunse anche il vice ammiraglio Ferdinando Acton in rappresentanza del Ministro della Marina, Generale Benedetto Brin. Mentre l’Ammiraglio e le altre autorità salivano verso l’imboccatura del ponte, sfilando davanti ad una grande folla che intanto si era assiepata lungo il canale, dalla parte opposta (lato città vecchia) era intanto arrivato l’Arcivescovo Pietro Jorio “in pompa magna, col clero e i seminaristi”. Immaginiamo la scena: all’imboccatura di ciascun lato del ponte si trovano schierati, a mo’ di disfida, i prelati dal lato della città vecchia e le autorità civili, politiche e militari dal lato della città nuova Ne seguì un gustoso siparietto. Il prologo si era avuto nei giorni precedenti quando la presenza del presule e la benedizione che avrebbe dovuto impartire al ponte avevano innescato una vivace polemica. Massoni ed anticlericali, infatti, non avevano gradito né la partecipazione del Vescovo né tantomeno la benedizione. Di conseguenza l’invito era pervenuto a mons. Jorio solo la sera precedente e, pare, su pressione dell’Ammiraglio Acton il quale, forse paventando un grave incidente diplomatico con la Chiesa, aveva minacciato che, altrimenti, non si sarebbe presentato alla cerimonia inaugurale. Mons. Jorio, però, non perse occasione per togliersi il sassolino dalla scarpa e al momento giusto fece una domanda in apparenza innocente: ”che nome darete al ponte?" – Umberto, gli fu risposto, in omaggio al Re. “E io ci aggiungerò il nome Cataldo, in omaggio al santo Patrono: il trono e l’altare”. Un gesto polemico che si sarebbe potuto risparmiare dal momento che si battezzano le persone e non le cose. Probabilmente in quella solenne occasione il Vescovo volle affermare di fronte a tutti l’importanza del suo ruolo e di ciò che rappresentava. Ma la cerimonia doveva continuare e così Acton dette il segnale di chiusura del ponte. Tra gli applausi della folla i due bracci cominciarono a muoversi fino a toccarsi e, infine, a chiudersi dopo pochi minuti con la benedizione del Vescovo. Poi Acton e Jorio, al suono della marcia reale, avanzarono dalle sponde opposte per incontrarsi esattamente nel mezzo del ponte dove l’Ammiraglio “fece un profondo inchino imitato da tutti gli altri del seguito”. Concluso il siparietto il generale Guarasci lesse un breve discorso che concluse con un caloroso saluto all’ammiraglio Acton e con un “evviva” al re ed alla Regina. Subito dopo il capitano Messina ordinò l’attenti e, mentre ancora risuonavano le note dell’inno reale, l’ammiraglio Acton diede il segnale per lo scoprimento della lapide. La scritta che si svelò al pubblico recita: ARDITA OPERA DI NAZIONALE INDUSTRIA QUESTO PONTE LA EDIFICAZIONE PER L’ARSENALE DELLA REGIA MARINA INIZIANDO APRIVASI AL PUBBLICO TRANSITO IL XXII MAGGIO MDCCCLXXXVII Veniamo ora alla seconda lapide, quella sul lato della città nuova. La scritta soffre dell'ormai lungo tempo trascorso. E’ in buona parte danneggiata, scolorita e quasi illeggibile ma con un’opera di tenace ed attenta interpretazione potrebbe essere riportata così: ADDI’ XXI AGOSTO MDCCCXXXIX UMBERTO I RE D’ITALIA SULL’INCROCIATORE SAVOIA ATTRAVERSAVA QUESTO CANALE PER VISITARE LE PRIME (OPERE) DELL’ARSENALE MILITARE COMINCIATE NEL DICEMBRE MDCCCLXXII (ESEGUITE) DAL GENIO MILITARE ESSENDO (ACTON) MINISTRO DELLA MARINA Le parole che ho chiuso tra parentesi sono quelle più incerte in quanto risultano quasi o del tutto illeggibili. In particolare la parola Acton è frutto di una mia personale interpretazione basata sulle parole abbastanza certe che seguono; “Ministro della Marina”. Nel dicembre 1882, infatti, Ministro della Marina era lo stesso Ammiraglio Ferdinando Acton che avrebbe poi partecipato cinque anni dopo all’inaugurazione del canale e del ponte girevole. Diversamente dall’altra (per la quale ho attinto notizie in particolare dal volume "Il ponte girevole di Taranto" - autore Giovanni Acquaviva - Edizioni Archita -), di questa frase e delle circostanze riguardanti l’apposizione della lapide non ho trovato traccia nei numerosi testi e articoli che ho consultato. Per cui saranno ben accolte eventuali ulteriori notizie al riguardo, come anche possibili diverse interpretazioni delle parole incerte che ho segnalato. Quello che comunque mi è apparso assai interessante in quella scritta è la frase riportata nel quarto rigo: “per visitare le prime opere dell’arsenale militare”. Perchè interessante? Perché rappresenta un documento di ciò che, da tempo, è ormai risaputo e che avevo riportato anche in un mio precedente post a proposito della nascita “clandestina” dell’Arsenale http://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/48207-il-vinzaglio-nella-cruna-dellago/ . Nella data del XXI Agosto 1889, riportata negli annali della città come quella dell'inaugurazione ufficiale dello stabilimento, il Re, recatosi Taranto per la prima volta, non fece alcuna inaugurazione (che in effetti non c'è mai stata) ma si limitò a visitare lo stato dei lavori dell'Arsenale ancora in costruzione. Arrivando ai giorni nostri, è giusto segnalare che negli ultimi mesi del 2023 la Marina procederà ad effettuare gli ormai necessari lavori di ristrutturazione del ponte che, ricordiamolo, ha raggiunto la veneranda età di 65 anni (quello attuale, inaugurato il 10 marzo 1958 ed intitolato a San Francesco di Paola ha, infatti, sostituito il ponte originario del 1887). In occasione di tali lavori i due bracci del ponte saranno smontati e portati in Arsenale per ricontrollare tutte le lamiere e cambiare la parte stradale che diventerà più moderna grazie all’utilizzo di materiali ad alta tecnologia che garantiranno maggiore resistenza. Non dimentichiamo che il ponte attuale è in acciaio chiodato, caratteristica che, nonostante l’età, e pur con qualche doverosa cautela adottata da qualche tempo (autobus e mezzi pesanti possono percorrerlo solo uno per volta), continua ad assolvere regolarmente il suo compito. In conclusione mi faccio portatore di una proposta che vorrebbe essere anche un auspicio: visto che il ponte dovrà essere smontato, quale migliore occasione per riportare alla originaria chiarezza le due lapidi? Anche loro, per tornare nuovamente lustre e con le frasi ben visibili, hanno bisogno di rifarsi il trucco con una accurata pulizia ed un ritocco di colore sulle parole che vi sono incise. Rappresentano un pezzo della nostra storia e meritano di non essere abbandonate all’oblio.
  2. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Grazie Per una volta ha fatto lui da bersaglio... La prossima proposta Premetto che non si tratta di un militare ma ha contribuito molto nella nascita di una famosa piazzaforte della nostra penisola
  3. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Simo Hayha, detto "la morte bianca" famoso cecchino nella guerra russo/finlandese
  4. Rostro

    Duello in Adriatico?

    Milites forse dovrebbe porre un po' più di attenzione nel riportare il nome delle nostre unità (marcegaglia? longobardi?)
  5. Gli anfratti del Castello li ho esplorati tante volte quando ero un ragazzino e mio padre, terminato l’anno scolastico, mi portava con se quando faceva servizio al Comar. Durante le mie esplorazioni i militari di servizio, che ben mi conoscevano, mi tenevano d’occhio ma allo stesso tempo mi intrattenevano con storie e spiegazioni affascinanti. A metà mattinata, poi, arrivava l’immancabile rituale della rosetta con la mortadella a ricaricare le energie. All’epoca il castello era ancora una caserma e quegli spazi che anni di scavi e di sapienti restauri hanno ora riportato alle antiche origini, erano ancora adibiti ad uffici, camerate, cucine, mense, bar, cooperativa marinai, casermaggio, prigioni e, dove ora è la cd. sala Celestino V, anche una piccola rimessa per le due FIAT 1100 blu di servizio. Come se non bastasse, nella piccola cappella di san Leonardo ho fatto la prima comunione. Di quella cerimonia ricordo ancora oggi la penetrante suggestione ispirata dal luogo, piccolo e raccolto, dove sacro e militare si mescolavano trasmettendomi un sentimento di reverente rispetto che il cappellano militare officiante, esigente catechista nei mesi precedenti, aveva contribuito ad alimentare. Non solo di anfratti si tratta, Totiano. Di quel Castello credo di aver respirato nelle mie frequentazioni molti frammenti della storia che nei secoli lo ha caratterizzato. Il legame è così tenace che ogni tanto torno a visitarlo per aggiornarmi sulle nuove scoperte che riservano gli scavi tuttora in corso e per riaffacciarmi in quegli ambienti che, chiudendo gli occhi, rivedo pieni della vivace operosità di un tempo. La foto con il cartello d’epoca l’ho fatta proprio durante l’ultima visita un paio di settimane fa. Il “capo” che guidava il gruppo di visitatori, nel suo giro ci ha condotti dalla banchina all’interno della torre di san Lorenzo raccontando, con ricchezza e precisione di particolari, la storia dell’originario movimento del ponte che forse solo io già conoscevo. Ecco allora che, scivolato in fondo alla fila, ho potuto osservare meglio e più da vicino quel posto, custode di uno dei frammenti di storia che grazie alla Marina restano tuttora vivi ed affascinanti.
  6. Durante alcune recenti passeggiate alla scoperta (o forse dovrei dire riscoperta) della mia città mi sono imbattuto in particolari che in occasioni precedenti avevo osservato senza farmi troppe domande. Da tempo però, sarà l’età che avanza, la mia curiosità è aumentata e queste domande ho cominciato a pormele con risultati che si sono rivelati sorprendenti. IL VECCHIO PONTE DI PORTA LECCE Quando il canale navigabile ancora non esisteva Taranto era concentrata sull’isola (l’attuale città vecchia) ed era protetta a levante dal fossato del castello aragonese. La città era inoltre circondata da mura fortificate sulle quali si aprivano due porte di accesso: Porta Napoli a ponente e Porta Lecce a Levante. Uscendo da Porta Lecce un ponte in muratura a tre arcate permetteva di attraversava il fossato in direzione della città salentina. Per trasformare il vecchio fossato in canale navigabile si dovette procedere ad ingenti lavori di scavo e banchinamento che comportarono la demolizione di alcune fortificazioni della città vecchia e del ponte di Porta Lecce. Il Ponte di Porta Lecce. A destra si vede bene il ballatoio risparmiato dalla demolizione Una testimonianza di quel ponte tuttavia è rimasta. Si decise infatti di risparmiarne il ballatoio, e cioè la soglia della porta sulla quale poggiava il ponte levatoio. Quello che oggi si vede è un terrazzino che sporge sul muraglione del canale, sostenuto da beccatelli e circondato da alcune piante. Ciò che rimane oggi del vecchio Ponte di Porta Lecce LA RINGHIERA DEL CANALE NAVIGABILE Guardate ora questo disegno che appare sulla ringhiera che corre lungo tutto il canale navigabile: E' composto da elementi che non furono scelti a caso. Il progettista del canale, l’allora maggiore del Genio Giuseppe Messina, disegnando una stella a cinque punte, segno distintivo dei militari, ed aggiungendovi l’ancora con timone, segni distintivi della gente di mare, aveva voluto evidenziare, con orgoglio e passione per il lavoro svolto, che quella era un’opera militare-marittima e che sarebbe toccato poi al Comune occuparsi del resto. L’ORIGINARIO SISTEMA DI APERTURA DEL PONTE GIREVOLE In questa vecchia immagine del Castello aragonese si osserva una struttura cilindrica sulla sommità del torrione di san Lorenzo. Forse non tutti sanno che in origine il ponte girevole sul canale navigabile si muoveva grazie ad un sistema di turbine idrauliche poste sotto ciascuna spalla del ponte. Le turbine, che avevano un consumo di 70 litri al secondo ed una la caduta utile di 20 metri, erano alimentate da un serbatoio collocato alla quota di 22 metri sull’attiguo castello. Il serbatoio aveva una capacità di 600 metri cubi di acqua, era formato da un cilindro di lamiera di ferro di 12 metri di diametro e 5 metri di altezza ed un fondo a calotta sferica avente saetta di 1,50 metri (immaginiamo questo cilindro come fosse un siluro messo a testa in giù e tagliato al di sopra della punta. La distanza tra il punto centrale della calotta ed il centro del piano dove è stato tagliato è la c.d. “saetta”). La capacità di 600 mc era sufficiente per assicurare quattro manovre (di apertura e chiusura) che, calcolate con condizioni estreme di vento, comprese eventuali false manovre e perdite di tempo, avevano la durata di 1000’’ (cioè circa 8 minuti per ciascun movimento). Il serbatoio era rifornito di acqua di mare “aspirata” per mezzo di due pulsometri ad azione diretta piazzati sotto la torre del castello, affianco alla caldaia che generava il vapore per alimentarli. Per attivare il meccanismo di apertura del ponte, l’acqua per le turbine veniva fatta scendere dal serbatoio in due ampie tubolature posizionate in un vano praticato all’interno della torre. Giunte al livello della banchina le due tubolature si separavano. Una girava a nord (verso mar piccolo) per mettersi in comunicazione con la turbina sotto la spalla occidentale del ponte. L’altra continuava la sua discesa verticale nel pozzo, entrava in una galleria sottomarina dopo un percorso a sifone sotto il canale, usciva dalla banchina di fronte e andava a mettersi in comunicazione con la turbina esistente sotto la spalla orientale del ponte. Apposite valvole chiudevano l’emissione dell’acqua. Le turbine venivano invece messe in moto attraverso volantini posizionati sulle piattaforme delle spalle. Varie coppie di ingranaggi conici comunicavano il movimento dell’albero verticale delle turbine ad altri alberi orizzontali che mettevano in movimento le ruote di spostamento del ponte. Foto recente all'interno del torrione di San Lorenzo con cartello d'epoca alle cui spalle si intravede la griglia di sicurezza che copre il pozzo dove scorrono le vecchie tubolature Un sistema apparentemente complesso ma in realtà semplice, dotato di facilità di manovra e poco dispendioso per la sua manutenzione. Venne sostituito da un più pratico sistema di motori elettrici solo nel 1932 in occasione di lavori di ristrutturazione del canale. Ciò permise di rimuovere quell’orribile serbatoio che per anni aveva sfregiato l’immagine del castello. Per chiudere inserisco qui di seguito il link di un bel video trovato su internet che illustra molto meglio della mia approssimativa spiegazione il vecchio meccanismo a turbine idrauliche: https://www.telmarnetwork.it/ponte-girevole-di-taranto-funzionamento-in-data-1887/
  7. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    È il generale Giuseppe Messina progettista ed esecutore del canale navigabile di Taranto. A te la mano Red
  8. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Uhm, sembra che la situazione ristagni... Proviamo a fornire qualche particolare: siciliano di nascita ma tarantino di adozione. Ebbe un ruolo fondamentale per la nascita della piazzaforte marittima nella città dei due mari.
  9. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Ufficiale del Genio
  10. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    Grazie Red. Ecco la nuova proposta
  11. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    E' l'ammiraglio Philip Vian
  12. In uno dei miei consueti giri alla scoperta della storia militare di Taranto, mentre mi recavo al Castello aragonese sono passato davanti ad una targa apposta dal Comune per indirizzare i visitatori verso l’entrata del maniero. Sarò passato decine di volte davanti a quella targa senza dedicarle particolare attenzione. Di recente, però, mi sono soffermato a leggerla più attentamente scoprendo, con una certa sorpresa, un errore inaspettato. La parete su cui la targa è sistemata è ciò che rimane del muro che collegava la torre sant’Angelo al resto del Castello prima che venissero entrambi abbattuti per far posto al ponte girevole. C'è stato un periodo, quindi, in cui Il Castello contava cinque torri che, collegate tra loro, davano alla fortezza la caratteristica forma di un aquilone. In un locale ricavato all’interno della parete amputata si trova oggi la galleria comunale ed un ufficio che offre informazioni turistiche. Sull’attendibilità di tali informazioni, però, ho cominciato a nutrire qualche dubbio dopo la poco incoraggiante rilettura della targa. Ma veniamo a noi. La targa di cui sto parlando è questa: Si legge: “INGRESSO AL CASTELLO ARAGONESE – PONTE DEL SOCCORSO –“ Sotto la scritta compare una freccia rivolta a destra ad indicare la direzione da percorrere per raggiungere la fortezza (che, è bene ricordarlo, può essere visitata gratuitamente con la competente ed appassionata guida di personale della Marina Militare). Ma analizziamo dov'è l'errore. Le informazioni offerte dalla targa indicano che per accedere al Castello si dovrà attraversare il “ponte del soccorso”. Proseguiamo lungo il percorso indicato dalla freccia. Dopo una cinquantina di metri, lasciata a sinistra torre dell’Annunziata, si raggiunge l’ingresso del Castello. Questa è la vista che si apre al visitatore: Ci troviamo sul lato di ponente del maniero. Per giungere all’interno occorre percorrere il ponte di pietra che vedete qui sopra e che, continuando a prestare incondizionata fiducia alla targa vista prima, dovrebbe chiamarsi ponte del soccorso. Il ponte che si attraversa per entrare nel Castello, tuttavia, non si chiama ponte del soccorso ma ponte dell’avanzata. Il ponte del soccorso ormai non esiste più da tempo. Si trovava sul lato di levante del maniero e cadde in disuso quando il Castello cessò la sua funzione di struttura difensivo-militare. Forse non tutti sanno che in origine le cinque torri del Castello erano circondate da un ampio fossato che comunicava liberamente con il mare. La fortezza, così isolata, era collegata alla terraferma da due ponti, ciascuno terminante con un ponte levatoio. Quello a ponente, dalla parte della città (oggi la c.d. città vecchia) e tutt'oggi esistente, si chiama ponte dell’avanzata. L’altro, a levante, che metteva in comunicazione con la campagna (sul lato dove oggi c'è il canale navigabile e la città nuova), si chiamava ponte del soccorso. Immagine tratta da "Storia militare di Taranto negli ultimi cinque secoli" di G.C. Speziale - Laterza editore - Bari 1930 Il nome dato ai due ponti non era casuale; aveva un significato ben preciso. L’ingresso a ponente, come detto, era servito dal ponte dell’avanzata, termine che ne sottolinea la funzione di accesso principale al castello. Ma perché l’altro sul lato opposto era chiamato ponte del soccorso? Torniamo indietro nel tempo e diamo uno sguardo alla facciata del Castello. Questa foto recente mostra al centro della facciata due aperture ed una scalinata. In origine non era così. Di aperture ve ne era una sola, quella più alta . Quella più bassa, insieme all'odierna scalinata vennero realizzate durante i lavori di costruzione del canale navigabile per consentire il collegamento tra il piazzale interno del castello e la neonata banchina sottostante. L’apertura superiore era quella che ospitava la seconda porta del Castello, che si raggiungeva percorrendo il ponte del soccorso. L'entrata era più bassa di circa un metro rispetto al piano della campagna e di circa 2,5 metri rispetto al piano di calpestio del piazzale interno. Perché questi dislivelli? Erano studiati per ragioni di sicurezza. Chi entrava, infatti, non aveva accesso immediato al piazzale ma raggiungeva un vano rettangolare, una sorta di camera di compensazione che avrebbe messo gli eventuali intrusi in una situazione di inferiorità. Per poter accedere al piazzale occorreva salire ancora una rampa di scale (alta 2,5 come abbiamo visto) che avrebbe consentito ai difensori di colpire il nemico da una posizione di vantaggio. Quel vano rettangolare rappresentava quindi una vera e propria trappola per l'attaccante che fosse riuscito a superare il ponte levatoio e a varcare la soglia di ingresso. Guardando questa foto immaginate il pavimento all'altezza dell'ingresso superiore (quello inferiore in origine non esisteva) e una rampa di scale che metteva in collegamento il vano "trappola" con il piazzale interno. Ma completiamo ora la spiegazione ed il significato del c.d. “ponte del soccorso”. Secondo i criteri di costruzione della fine del XV secolo, periodo al quale risale il Castello aragonese, ogni fortezza doveva avere la possibilità di ricevere un soccorso sicuro, e consentire inoltre, all’occorrenza, una via di fuga. In applicazione dei principi dettati dal famoso architetto militare vissuto in quell’epoca, Francesco Di Giorgio Martini, nel castello di Taranto questa prescrizione era assicurata da due ingressi e da due ponti. Il particolare, poi, che fossero situati uno a ponente e l’altro a levante aveva la funzione di non esporli alla provenienza delle minacce più probabili e pericolose da parte del nemico, il cui attacco più prevedibile sarebbe giunto dal mar grande, sul lato del Castello esposto a sud. Riassumendo, mentre il primo ingresso e relativo ponte (dell’avanzata) era quello di regolare accesso al castello, il secondo ingresso ed il secondo ponte (del soccorso) avevano la funzione di assicurare l’aiuto portato da rinforzi in caso di attacco o, eventualmente, una via di fuga sicura se la difesa non era più possibile. E’ da questa particolare caratteristica che deriva il nome di “ponte del soccorso”. Ho provato a far notare l’errore al personale della Marina incaricato delle visite al Castello. Ma al di là di una iniziale, comprensibile sorpresa non so se il Comune ne sia stato informato o, se informato, se ne sia semplicemente disinteressato. Purtroppo, ad oggi, la targa "incriminata" non è stata corretta e rimane intatta al suo posto. Taranto, la città dei fantasmi, mi è venuto di pensare. Di quello del forte Laclos, avevo parlato qui http://www.betasom.it/forum/index.php?/topic/48419-il-fantasma-del-forte-laclos/ .Ora si è aggiunto quello del ponte del soccorso. Chissà se più avanti mi capiterà di incontrarne altri…
  13. Rostro

    Quiz: Indovina Il Personaggio

    E’ Umberto Cagni, divenuto famoso per aver tentato insieme al duca degli Abruzzi, con l’appoggio della nave Stella Polare, di raggiungere il polo nord per via di terra.
  14. Rostro

    PORTASIGARETTE ATLANTICO

    In Marina, donare da parte dello Stato Maggiore un portasigarette all'Ufficiale che sbarca dall'unità è una tradizione di vecchia data. Questo è quello donato a mio padre quando sbarcò dal Montecuccoli
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