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marcellodandrea

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  1. Due foto della paratia sotto il castello con i due portelli laterali (col primer sono quasi invisibili... e se poi diventa tutto grigio scuro / nero sarà ancora peggio, salvo che mi invento qualcosa per evidenziarli). Ma tenete presente che la paratia tutta intera è larga 16 mm. Sempre seguendo le preziose informazioni del mio amico modellista esperto di navi tedesche, i portelli veri erano larghi 85 cm, ed io ho trovato tra tutte le mie fotoincisioni questi due (provenienti da un vecchio set GMM della corazzata Yamato) che in scala sono esattamente di questa grandezza. La struttura centrale su cui sta la ruota del timone "di prua" è conica sia di profilo che frontalmente (qui è un tondino di plastica rastremato). La paratia sembra un po' interna, ma ho seguito le misure del disegno e la lunghezza della rotaia sul ponte, che finisce proprio lì (si intende decimo più, decimo meno). Successivamente ho fatto gli oblò a prua. La fila inferiore è in corrispondenza degli alloggi degli equipaggi (gli oblò sono spostati molto in alto nelle pareti degli alloggi, sopra le cuccette e sono quasi a filo con il ponte di coperta (si veda l'ultimo disegno del post precedente). Ho poi cominciato a mettere le rotaie circolari dei lanciasiluri (listelli di plasticard): devo sistemarle prima di quelle rettilinee del carrello, a sinistra, perché le rotaie circolari passano sopra quelle lineari (presumo ci fosse un sistema per sollevarle, per far passare il carrello). In questa foto di dettaglio proprio del Muavenet (una delle tante foto celebrative fatte dopo il siluramento del Goliath) si vede abbastanza bene. Immagino che ci fossero delle cerniere all'interno che permettevano di alzare tutta la parte esterna e permettere il passaggio del carrello portasiluri. Comunque sul modello questo dettaglio sarebbe invisibile e quindi passo oltre... Ho ritracciato i cerchi delle rotaie circolari a compasso ovviamente. Si noti che le prime due rotaie circolari si trovano al di sopra di quelle rettilinee sul fianco sinistro della nave (l'ultima no, perché le rotaie diritte finiscono prima). Seguono le rotaie diritte del carrello, ottenute riciclando, anche qui, alcuni resti del foglio GMM della Yamato (qui le rotaie di poppa per gli idrovolanti). A poppa ho cominciato a mettere anche i paraeliche. Lungo le fiancate della nave, al bordo inferiore del settore curvo laterale, corre una sorta di cordone metallico di rinforzo (forse una saldatura tra le murate e i ponti) che ho replicato con semplice sprue stirato. L'anello sul tagliamare (la strisciolina bianca) è carta indurita con attack. Non avevo niente altro di abbastanza sottile. Dovrò forarlo con il trapanino a mano se è il caso, ma è davvero minuscolo. Per ora è tutto. Nel prossimo post parlerò di un problemino che è sorto relativo al castello e che forse dovrò correggere.
  2. “Poi, con il permesso di Allah, li sconfissero. Dâvut (Davide) uccise Jalut (Golia), Dio gli diede sovranità e saggezza e gli insegnò molte cose che desiderava ". (Bakara suresi 251). "(Davide) ...Prese invece il suo bastone, si scelse cinque lucidi ciottoli dal torrente e li pose nel suo sacco da pastore e nella tasca; poi, con la sua fionda in mano, si avviò verso il Filisteo" (1Samuele, 17, 1-54). ************* Nella notte tra il 12 ed il 13 maggio 1915, durante le operazioni franco-britanniche per la conquista di Gallipoli, il piccolo cacciatorpediniere Muavenet-i Milliye (74 mt di lunghezza e 765 ton di stazza) della marina turco-ottomana (ex torpedoboote S 165), attaccò e affondò con tre siluri la corazzata britannica HMS Goliath (131 mt per 13.141 ton), che stazionava in una baia all'estremità più occidentale dello stretto dei Dardanelli (Canakkale). Il Muavenet effettuò l'attacco da solo, nell'oscurità della notte (secondo alcune fonti col favore della nebbia), costeggiando su fondali bassi la penisola a velocità ridottissima per non rendersi visibile con le scintille emesse dai fumaioli, con metà carico di carbone e petrolio e senza le scialuppe di salvataggio per ridurre il peso ed il pescaggio della nave, anche gli oblò verniciati di nero e armato solo di quattro siluri, tre nei lanciatori ed uno di riserva. L'equipaggio era in parte turco e in parte tedesco. Il caccia effettuò l'ultimo avvicinamento per portarsi a ridosso della corazzata durante il cambio di turno dopo mezzanotte. Quando fu a breve distanza un bengala lo illuminò e dalla corazzata chiesero la parola d'ordine per tre volte. Erano le 01.15 del mattino. A circa 300 metri, il Muavenet lanciò tre siluri in rapida successione, centrando la corazzata in altrettanti punti lungo la fiancata. La Goliath affondò in pochi minuti trascinando con sé oltre 600 uomini di equipaggio. Mentre i cacciatorpediniere inglesi si precipitavano a soccorrere la nave e a cercare l'attaccante, il Muavenet scivolò via invertendo la rotta di 180 gradi e alle 02.00 del mattino raggiunse indenne il suo ancoraggio. ***************** Spero di aver reso, in breve, l'aura di "santità" (proprio così li chiamano: "santi") che circonda i marinai turchi e tedeschi che, a bordo del Muavenet-i Milliye, affondarono la Goliath. Le storie, più o meno vere o presunte, raccontate a proposito di quella vicenda, si ammantano di mistica e leggende varie, fino ai presagi sui nuovi "Davide" che armati solo di coraggio e poco più corrono ad abbattere i nuovi "Golia". Chi vuole, e ha pazienza di tradurre con Google Chrome o coi traduttori i testi turchi, può facilmente rendersene conto da solo, per esempio leggendo questi documenti, oppure questi. Un filmato (l'unico che esista, per quanto ne so) del Muavenet-i Milliye in navigazione di fronte al Bosforo, è a questo link di youtube. La storia più completa di tutta l'operazione, con molte foto interessanti, è a questo link (sempre in turco). ********************* Una cartolina a colori illustrante un caccia della classe Muavenet-i Milliye (ma di solito celebrano quello, di 4 unità), è il seguente e vale anche per mostrare l'aspetto generale di queste navi meglio di quanto farebbero le poche foto in b/n d'epoca (che comunque vedremo in seguito). Il disegno di questa classe di navi (anche di queste parleremo in seguito) si trova, liberamente disponibile, su questo topic di un forum russo. Nel topic ci sono anche diverse foto interessanti di questa e di altre navi pariclasse. il Muavenet-i Milliye apparteneva ad un gruppo di 4 navi (che nella marina ottomana formarono una classe a sé stante) tutte provenienti dai cantieri navali Schichau-Werke di Elbing in Prussia orientale (oggi in Polonia). La classe tedesca di provenienza era la S138 (65 navi, di cui 61 alla marina germanica), formata da battelli di varie dimensioni e diverse caratteristiche, compresi differenti apparati motore. Le navi turche furono varate tutte nel 1908 e acquisite dalla marina ottomana nel 1909: sigla tedesca: nome turco: S 165 Muavenet-i Milliye S 166 Yadigar-i Millet S 167 Numune-i Hamiyet S 168 Gayret-i Vataniye Nel caso delle navi turche, la propulsione era assicurata da 2 turbine a vapore. La velocità raggiungeva i 30-32 nodi. L'equipaggio era di 3 ufficiali e circa 80 uomini. L'armamento (del Muavenet e del Gayret; sullo Yadigar, stando alle fotografie che ho [ma su una ho dei dubbi], mancavano i cannoncini da 37 mm; non ho foto, per il momento, del Numune sotto bandiera turca) era costituito da due cannoni da 88 mm SK L/35 sul castello di prua e all'estrema poppa, 2 cannoni da 37 mm a centro nave, 3 tubi lanciasiluri da 460 mm. Un elenco completo di tutta la classe S138 si trova a questo link. I cantieri tedeschi, a fine XIX secolo, erano diventati leader mondiali nella costruzione di naviglio leggero di questo tipo, torpediniere e cacciatorpediniere. Anche la Regia Marina italiana aveva acquisito, negli ultimi decenni del XIX secolo, 8 torpediniere appartenenti ad una classe "S" di cui solo una però, la 102 S, costruita nei cantieri Schichau di Elbing: si trattava comunque di unità diverse e più piccole, da non confondere con quelle di cui trattiamo qui. Ugualmente, ad esempio, i sei cacciatorpediniere della classe Lampo (1899 - 1900) furono costruiti tutti nei cantieri Schichau. **************** Una finestra su "Davide e Golia", con svariati passi del diario della missione scritto dall'ufficiale silurista tedesco imbarcato a bordo. Un altro pdf abbastanza dettagliato sulla missione. Un report piuttosto interessante (le prime due immagini della pagina) sulle associazioni che furono costituite in Turchia al fine di sovvenzionare la marina militare. Tra queste la "Osmanî Muavenet-i Milliye Cemiyeti" della Marina (19 luglio 1909-2 aprile 1919), per mezzo della quale furono acquistati molti cacciatorpediniere, compresi i 4 "Muavenet". Le foto originali di questi 4 cacciatorpediniere in livrea turca sono oggettivamente poche e per la maggior parte hanno per soggetto il Muavenet: per fortuna, l'affondamento del Goliath lo ha reso improvvisamente famoso e perciò questa nave ha avuto un po' più attenzione, comprese alcune foto a bordo con l'equipaggio e altri personaggi che saranno senz'altro utili. Vedremo in seguito il modo di identificarle stando al codice di segnalazione adottato dai turchi. Non c'è, purtroppo, una "foto di riferimento" del Muavenet, a parte quelle prese a bordo, tutte le altre lo mostrano ad una certa distanza. Ci sono però diverse immagini molto chiare di queste navi nel 1908-1909, quando erano ancora sotto bandiera tedesca e a quelle farò riferimento, salvo diverse indicazioni. Per fare un esempio, la foto qui sotto è riportata come Muavenet (sono "tutti" Muavenet nei siti turchi ...), a volte come Yadigar. Ma dato l'aspetto generale delle costruzioni intorno, il colore nero della nave e l'albero di maestra (dietro) basso (in seguito sarà molto più alto), è una foto ripresa subito dopo il varo, nel 1908/09 in Germania. Queste navi erano nere in Germania. In Turchia, negli anni 1910-inizi 1915, furono ridipinte in grigio chiaro come le navi maggiori (così appare nelle foto b/n; in un forum inglese ho letto anche di un possibile color kaki...). Dal 1915 in poi, comunque, furono ridipinte in un colore scurissimo (sempre dalle foto) e l'albero di maestra (quello dietro) fu rialzato, rispetto a quello iniziale originale. Per finire questa lunga introduzione, per ora, alcune foto del modello iniziato. Lo scafo (lungo in scala 211 mm... o quasi) fatto con il mio solito sistema a strati sovrapposti di legno pressato. Prima le fiancate rivestite di plasticard... Poi il ponte di coperta. Il bordo tra ponte e fiancata, in queste navi, è arrotondato. Inserisco una strisciolina di milliput tra i due elementi e poi liscio fino ad ottenere il corretto bordo curvo. Lo stesso metodo applicato al castello. Per finire questi preliminari, lo scafo sostanzialmente completato e lisciato (con una passata di primer per verificare le eventuali imperfezioni) , con riportate a lapis le strutture principali. Un mio amico modellista, esperto del settore navale e con molte conoscenze in Germania mi ha fornito qui molti dettagli su alcuni particolari meno chiari del disegno che sto seguendo (disegno, per inciso, che ho sì trovato su un forum russo ma è tratto da una rivista di modellismo turca): questa immagine in particolare, tratta da un libro estremamente completo sulle torpediniere d'alto mare tedesche (Harald Fock: Schwarze Gesellen: Torpedoboote bis 1914, Koehler 1979): Il primo dubbio riguardava l'allestimento della sezione ai margini del castello, dove si trova la "cosa" indicata dalla freccia rossa. Il mio amico modellista mi spiega che si tratta di un volano a 6 raggi,, al centro del ponte, utilizzato per governare la nave con il timone di prora (che poteva essere abbassato all'occorrenza per ormeggiare in porto: si vede sotto la prua). Ai due lati c'erano due portelli arrotondati. Quello di sinistra (guardando verso proravia) serviva a far uscire il siluro, che veniva sollevato dal deposito, agganciato ad una rotaia sul soffitto del compartimento a livello della coperta, poi trasferito (freccia blu verso sinistra) fino al portello. Da lì veniva caricato su un carrello che scorreva sulle rotaie esterne e portato ai lanciasiluri. Quindi il prossimo passo sarà di chiudere lo spazio sotto il castello e inserire questi dettagli. Per ora è tutto. Ciao alla prossima.
  3. marcellodandrea

    La Regia Marina Nella Prima Guerra Mondiale: Torpediniere

    Qualcuno può dirmi quale era il colore applicato allo scafo in Germania alle torpediniere "S" ?
  4. marcellodandrea

    cacciatorpediniere Turbine 1942 1943

    Auguri di buon Anno nuovo a tutti !!!
  5. marcellodandrea

    cacciatorpediniere Turbine 1942 1943

    Scusate, qualcuno ha il libro di Bagnasco sui cctt classe Soldati? Diverse unità dei Soldati furono modificate sostituendo il secondo lanciasiluri con la plancetta in questione. Potrebbe essere di qualche utilità vedere se il libro parla di come la plancetta era allestita su queste navi (poi, certo, non sono il Turbine, ma potrebbero esserci state delle similitudini).
  6. Su questo filmato dell'Istituto Luce si vede, quasi alla fine (al tempo 3.25), la poppa di una nave armata con una torre trinata (in primo piano) di scorta ad un convoglio italiano. Il filmato è datato 2 giugno 1941. La poppa della nave è dotata di bande di identificazione rosse e bianche. Qualcuno sarebbe così gentile da aiutarmi a identificarla, almeno approssimativamente? Potrebbe essere un incr legg tipo Abruzzi o Garibaldi? C'erano altre navi con le bande rosse/bianche a poppa? grazie
  7. marcellodandrea

    cacciatorpediniere Turbine 1942 1943

    Ho chiesto anche al comandante Bagnasco in merito, e lui mi ha consigliato di confrontare, per l'appunto, le plancette simili montate su altri caccia dal 1943 , anche perché effettivamente foto del Turbine sufficienti a capire qualcosa della situazione non sembra che esistano. Comunque sul suo libro delle armi delle navi italiane non ci sono notizie particolari sul Turbine. In quanto ai "lanciabombe" mi sa che in qualche sito dove ho letto la notizia c'è stato un equivoco, scambiando questi con le due tramogge per bombe di profondità installate effettivamente all'estrema poppa della nave a inizio guerra. Per cui tutto il mistero si riduce alla questione delle scalette sulla nuova piattaforma montata al posto del secondo impianto lanciasiluri. Sto aspettando qualche altra consulenza, appena avrò notizie vi farò sapere
  8. marcellodandrea

    cacciatorpediniere Turbine 1942 1943

    Grazie Iscandar, sì conosco bene e seguo sempre il sito che mi dici, ovviamente è una vera miniera di informazioni e fotografie. In quanto al modellino è appunto quello della Delphis Model, la foto che mi mandi tu è forse quella di un modello di Maurizio Boverio comparsa in un suo articolo sul notiziario IPMS? Comunque, nel frattempo ho chiesto anche altre consulenze, diciamo così... pare che la piattaforma fosse del tutto simile a quella presente su alcuni Soldati (il Carabiniere e il Granatiere per esempio) nonché sull'Oriani, perché si trattava (cosa abbastanza prevedibile) di una struttura standardizzata. Ma devo risolvere alcuni problemi, per esempio come ci si accedeva, perché nelle foto di carabiniere e Granatiere non vedo scalette laterali. Mi viene il sospetto che si entrasse sulla plancetta passando dalle tughe a proravia (quella con il telemetro) e poppavia (quella con i cannoni) a meno che non ci fosse qualche scaletta interna e un osteriggio relativo. C'è poi il problema di dove fossero sistemati i due lanciabombe di profondità. la solita consulenza di cui sopra mi suggerisce all'altezza della tuga poppiera dei cannoni. Ma questo lo devo verificare del tutto. Forse potrebbe esserci qualcosa sul libro di Bagnasco relativo alle armi delle navi italiane, ma io non ce l'ho purtroppo.
  9. ciao a tutti volevo chiedervi se qualcuno ha disegni, foto o altro relativo alle modifiche all'armamento effettuate dal cacciatorpediniere Turbine (della classe omonima) a fine 1942. So che furono imbarcate due armi AA (Breda 37/54) al posto del secondo lanciasiluri e due lanciabombe di profondità. Quello che non conosco invece è l'aspetto in particolare di queste modifiche, nel caso volessi riprodurle su un modello in scala 1/350. Ho notato che il modellino della Delphis Model in 1/700 mostra l'ammodernamento relativo alle armi AA, situate su una piattaforma leggermente sopraelevata dal ponte al posto, appunto, del secondo lanciasiluri. Sul libro di Bagnasco relativo alla mimetica delle navi italiane, c'è pure un minuscolo profilo del Turbine nel 1943 con questa piattaforma. La stessa piattaforma si nota, anche se ripresa da lontano, su alcune foto del ct sotto bandiera tedesca (TA 14). Mi è stato suggerito che fosse un allestimento del tutto simile a quello effettuato su alcuni ct classe Poeti, come l'Oriani, su cui egualmente fu sostituito il secondo lanciasiluri con una piattaforma alloggiante due Breda AA disposte in sequenza. In seguito, dopo essere stata consegnata ai tedeschi, la nave fu dotata di molte più armi antiaeree. Ma a me interesserebbe sostanzialmente l'aspetto della prima metà del 1943. Grazie se qualcuno può darmi informazioni in merito. ciao e buon Natale a tutti
  10. marcellodandrea

    pirofregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo, 1863/4

    Nelle mie foto c'era, tra le altre, quella dell'equipaggio della Re d'Italia fotografato nel 1864 al momento dell'arrivo della nave in Italia. L'avevo trovata in internet ed era un po' troppo piccola. Sulla passerella sopraelevata dietro la maestra compariva una strana linea curva che poteva anche assomigliare, così mi sembrava, alla ruota di un timone (mentre secondo Andrea, un altro modellista del forum modellimopiù, poteva trattarsi del berretto di un marinaio). Ho pensato che fosse il caso di verificare per quanto possibile. Di per sé non sarebbe stato molto strano, sulle passerelle delle navi coeve spesso si trovano ruote del timone. Ne vediamo una qui sulla nave russa "Oleg", situata davanti alla mezzana e, si noti, in corrispondenza con un'altra ruota di timone proprio sotto, in coperta. Qualcosa del tutto simile ma dietro la maestra è presente sulla pirofregata russa "Askold" , potete vedere qui diverse belle foto di un modello di museo a circa metà pagina. In altri casi non ci sono timoni sulle passerelle: restando al medesimo link a pagina 7 i piani della fregata "Oslyabya" mostrano la timoneria sul ponte davanti alla mezzana e, sopra, una passerella ma senza timoni supplementari. Nel caso di navi italiane, la famosa foto della "Varese" a Napoli nel 1867 mostra un timone sopra la passerella davanti alla maestra e, al di sotto, un casottino che probabilmente ospitava un'altra timoneria. Qualcosa di simile, ma davanti alla mezzana, si trova sulle "Maria Pia". Si noti però che se ci sono timoni sulle passerelle questi sono in corrispondenza con altrettanti timoni sotto, sul ponte. Stando ai piani su Warship International delle due nostre "Re", la timoneria si trovava davanti all'albero di mezzana, mentre stando alla foto della "Re di Portogallo" a Napoli nel 1866 e a quelle con l'equipaggio e lo stato maggiore della "Re d'Italia" del 1864, ("stando alla foto", perché sui disegni e sul grosso modello nel museo croato la passerella non c'è proprio) la passerella era proprio dietro la maestra (cioè non in corrispondenza con la timoneria a poppa). Grazie a DJ del forum modellimopiu, ho potuto vedere una versione a migliore definizione di quella foto, tratta dal libro di Gay sulle navi di linea italiane. Come si può vedere qui sotto a ingrandimento adeguato, la linea curva altro non è che il profilo di un berretto di marinaio, combinata con altri berretti adiacenti. Anche qui è istruttivo di come le foto, a volte, possano ingannare. Presumo perciò che sulla passerella non ci fosse alcuna ruota di timone (o perlomeno sulla parte visibile...) PS - per quanto possa valere, non si direbbe che ci sia un timone neppure nell'unico quadro che conosco dove si vede la passerella della Re d'Italia a Lissa, dipinto da Giovanni Serritelli pochissimo tempo dopo la battaglia. (cliccare sul quadro per ingrandire).
  11. marcellodandrea

    pirofregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo, 1863/4

    Ora dovrò rallentare per forza di cose, perché un paio di miei contatti da cui aspettavo del materiale sono bloccati dalle restrizioni per il virus. E infine non ho avuto risposte neppure dal museo di Venezia, anche se nel frattempo ho scritto al direttore, ho avuto l'indirizzo personale dai funzionari dei musei civici di Venezia MUVE (il museo navale non fa parte dei musei civici ovviamente, ma io avevo scritto a loro perché non trovavo altri recapiti, e così me lo hanno comunicato). In questi giorni Zailan del forum modellismopiù.it mi ha accennato alla presenza/assenza della passerella sopraelevata a poppavia dell'albero di maestra sulle due "Re": infatti, nei disegni citati anche qui (quelli da Warships International) la passerella non c'è. Non c'è nella tavola a colori presente sul libro di F. Gay su le navi di linea italiane, ma viene citata nel testo. E curiosamente non c'è neppure nel modello della Re d'Italia presente nel museo croato. Ma si tratta di omissioni. A meno che non stia prendendo fischi per fiaschi, la passerella è visibile nella solita foto della Re di portogallo a Napoli nel 1866 così come in due foto prese a bordo della Re d'Italia, una con l'equipaggio e l'altra con lo stato maggiore della nave. Le foto dovrebbero risalire all'arrivo in Italia, quindi al 1864. Non lascia poi il tempo che trova, dal momento che esistono le prove fotografiche, un dipinto del 1866 segnalatomi ugualmente da Zailan, di Giovanni Serritelli (1818-1891), dove ugualmente la passerella c'è (mentre in molti altri non c'è). Il ché mi porta anche ad una considerazione sul modello presente nel museo croato. La nave manca della passerella, e manca pure del piccolo castello ottenuto, cito F. Gay nel solito libro sulle navi di linea italiane, spostando sopra coperta l'ospedale di bordo, nel corso del 1865. Presenta invece la colorazione grigia adottata per la campagna di Lissa nel 1866. C'è quindi qualche incongruenza...
  12. marcellodandrea

    pirofregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo, 1863/4

    Ho passato le mie osservazioni sulle polene al museo tecnico navale di La Spezia. Mi dicono che anche nei loro documenti (cioè nell'elenco dei materiali a carico) la polena della Re di Portogallo sembra essere stata sempre nella configurazione attuale, cioè a mezzo busto. Anche a loro il sostegno visibile dalla foto sembra, appunto, un semplice sostegno e non gambe e piedi. Se davvero così fosse, ecco spiegato come poteva Franco Bargoni distinguere le due polene, e quindi le due navi, sulla base di una foto tutto sommato così poco definita come quella in questione.
  13. marcellodandrea

    pirofregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo, 1863/4

    Linko qui con un bel "no comment" la relazione sui costi delle due "Re", inserita nel volume sullo stato della flotta nel 1867. Volendo, comunque, potete scorrere l'intero volume e anche scaricarlo, utilizzando i menù a sinistra della pagina. Più avanti nello stesso volume, la relazione sui danni subiti dalla Re di Portogallo durante la campagna di Lissa. Per finire, sulle stesse pagine, se con "find" (in alto a destra) si cerca "Re di Portogallo", si possono consultare tutte le pagine che ne parlano (sono parecchie): Lo stesso per "Re d'Italia". Nel testo, avendo la costanza di leggerselo tutto, si deducono anche molti dettagli delle sistemazioni di bordo delle due navi.
  14. marcellodandrea

    pirofregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo, 1863/4

    Sempre Zailan, del forum modellismopiù.it mi indica il link ad una foto ad alta risoluzione della General Admiral sullo scalo dei cantieri Webb di New York nel 1858, pochi anni prima la costruzione delle due "Re". A metà di questa pagina c'è invece una discreta foto della stessa nave sullo scalo ma vista di poppa. La poppa della Re d'Italia è una questione da vedere in seguito ed avere una foto della poppa di una nave così simile può essere di aiuto. Sul forum tsushima.ru (apritelo con Google chrome e usate il traduttore, è in russo), a metà di questa pagina, si trovano diverse altre foto della General Admiral in cantiere: Zailan nota giustamente che questo è curioso, perché a questa nave tante foto e alle due "Re" solo una a testa? Sempre nella stessa pagina si trova anche una litografia (riprodotta in bianco/nero) della nave russa che assomiglia moltissimo, nella concezione (c'è pure la barchetta in lontananza a prua), a quella di Endicott della Re d'Italia riportata più sopra. Per il resto poi sono diverse ovviamente, la nave russa aveva il doppio dei cannoni delle navi italiane, un ordine di vele in più, le vele quadre alla mezzana e il bompresso molto diverso. Curiosamente però non ha la bandiera americana al trinchetto come presenta invece la litografia della Re d'Italia: mi aspettavo ci fosse, dal momento che proviene dal medesimo cantiere.
  15. marcellodandrea

    pirofregate corazzate Re d'Italia e Re di Portogallo, 1863/4

    Intanto che aspetto lumi sulla polena della Re di Portogallo, vi metto qui un link che Zailan, del forum modellismopiù.it, mi ha gentilmente segnalato. Si tratta di un articoletto scritto da un noto ... (? come lo definisco?) diciamo "appassionato" russo di storia navale, che compara la fregata General Admiral, costruita dai cantieri Webb per la Marina Russa nel 1859, con la Re d'Italia, costruita dai medesimi cantieri nel 1863. E' in russo, quindi apritela su Chrome e usate il traduttore... Se andiamo a controllare l'elenco delle costruzioni dei cantieri Webb, ecco il link, la General Admiral è archiviata al numero 51.17. Questo il link ad una descrizione della nave e una sua foto. I disegni della Re d'Italia presenti sono tratti dall'articolo di Warship International che ho linkato quasi all'inizio di questa discussione. Per il resto, nell'articoloci sono alcune note interessanti sulle somiglianze tra queste due navi.
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